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Desdem
08 Mag 2006, 20:45


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Il libro racconta il passaggio dalla Russia sovietica a quella neocapitalista attraverso la storia di Vavilen Tatarskij, indimenticabile personaggio che da aspirante scrittore si tramuta, nella Russia contemporanea, in un copywriter avvezzo alle pi&ugrave; sottili falsificazioni dei media. "Babylon" non &egrave; solo un romanzo, &egrave; una sorta di violento pamphlet che dipinge a tinte forti e visionarie lo scenario inquietante e iperrealistico di una societ&agrave;Â  sottomessa al regime dell'informazione televisiva e pubblicitaria. 



Generation "P" 


Una volta in Russia &egrave; davvero vissuta una generazione giovane e spensierata, che aveva sorriso all'estate, al mare, al sole e aveva scelto la Pepsi. 
Ormai &egrave; difficile scoprire perch&egrave; le cose siano andate cos&igrave;. Pu&ograve; darsi che a spiegarlo non basti il gusto eccezionale di questa bibita. E neanche la caffeina, che induceva i ragazzini a pretenderne di continuo una nuova dose, accompagnandoli con mano sicura dall'infanzia fin sulla via della cocaina. La ragione non era forse neanche da ricercarsi in una banale bustarella: sarebbe stato bello credere che il burocrate di partito dal quale era dipesa la conclusione del contratto un giorno si fosse semplicemente innamorato di questo liquido scuro e frizzante con ogni fibra della sua anima ormai disillusa dal comunismo. 

Molto probabilmente il motivo era che gli ideologi dell'URSS erano convinti che di verit&agrave;Â  ce ne potesse essere una sola. Perci&ograve; la generazione "P" non aveva avuto realmente alcuna possibilit&agrave;Â  di scelta, e i bambini sovietici degli anni Settanta avevano scelto la Pepsi esattamente allo stesso modo in cui i loro genitori avevano scelto Breznev. 

Comunque sia, questi bambini, sdraiati d'estate in riva al mare, se ne stavano ad ammirare il limpido orizzonte azzurro sorseggiando Pepsi-Cola calda imbottigliata negli stabilimenti di Novorossijsk e sognando il giorno in cui quel mondo lontano e proibito dall'altra parte del mare sarebbe entrato nella loro vita. 

Passarono dieci anni e questo mondo cominci&ograve; a filtrare all'interno. In un primo momento lo fece con cautela e con un sorriso gentile, poi in modo sempre pi&ugrave; sicuro e deciso. Uno dei suoi biglietti da visita fu lo spot pubblicitario della Pepsi-Cola che, come hanno fatto notare molti studiosi, ha impresso una svolta decisiva allo sviluppo di tutta la cultura mondiale. Nello spot venivano messi a confronto due scimmioni: uno di loro beveva "la solita Coca", e di conseguenza diventava capace di eseguire alcune primitive azioni logiche con cubetti e bastoncini, l'altro scimmione invece beveva Pepsi-Cola. Sbuffando tutto contento, avanzava con una jeep in direzione del mare abbracciato a fanciulle che se ne fregavano allegramente della parit&agrave;Â  fra i sessi. Quando si ha a che fare da vicino con delle scimmie &egrave; molto meglio non pensare neppure a questioni del genere, perch&egrave; sia la parit&agrave;Â  che la sua assenza risulterebbero ugualmente deprimenti. 

A rifletterci un po', gi&agrave;Â  allora ci voleva poco a capire che in realt&agrave;Â  la posta in gioco non era la Pepsi-Cola, ma i soldi cui questa era strettamente connessa. A tale conclusione si arrivava anzitutto tramite una classica associazione freudiana indotta dal colore del prodotto, e in secondo luogo grazie a una deduzione logica: l'assunzione di Pepsi-Cola consentiva di acquistare automobili costose. Ma non &egrave; nostra intenzione addentrarci troppo nell'analisi di questo spot (anche se forse proprio grazie a esso si potrebbe capire perch&egrave; la generazione degli anni Sessanta si ostini a insignire la "generazione P" dell'appellativo di "ciucciamerda"). Ci&ograve; che per noi conta &egrave; che lo scimmione sulla jeep fin&igrave; per assurgere a simbolo della generazione "P". 

Era un po' offensivo scoprire come i ragazzi delle agenzie pubblicitarie sulla Madison Avenue s'immaginavano il loro pubblico, il cosiddetto target group. Ma era difficile non rimanere stupiti della loro profonda conoscenza della vita. Proprio questo spot fece capire al gran numero di scimmioni che trascinavano le loro vite in Russia, che era arrivato il momento di salire sulla jeep e, come dice la Bibbia, unirsi alle figlie dell'uomo. 

Sarebbe sciocco mettersi a ricercare in tutto ci&ograve; tracce di un complotto antirusso. Esiste senz'altro un complotto antirusso, ma il punto &egrave; che ne &egrave; coinvolta tutta la popolazione adulta della Russia. Quindi la Pepsi-Cola non c'entra niente. L'accaduto era parte di un processo globale che trov&ograve; eco in molte opere letterarie. Basti ricordare L'attesa delle scimmie di Andrej Bitov, o La spiaggia di Brazzaville di William Boyd. Da questo processo non era uscita indenne neanche l'America, anche se l&igrave; la faccenda era andata in tutt'altro modo. Lo sfondo rosso della Coca-Cola aveva espulso dal territorio conteso la Pepsi-Cola in modo completo, definitivo e irreversibile, cosa che per un esperto in materia era paragonabile alla vittoria di Waterloo. Il fatto era legato all'attivit&agrave;Â  della destra religiosa, molto potente negli Stati Unit&igrave;, che non ammette l'idea di evoluzione. La Coca-Cola si addice meglio alla loro visione generale dei mondo, perch&egrave; la scimmia che la beve resta pur sempre una scimmia. D'altronde ci siamo fermati a parlare di scimmie troppo a lungo, mentre invece la nostra intenz&igrave;one era quella, come diceva Diogene, di Ã‚Â«cercare un uomoÃ‚Â». .... segue
 
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hei studentessadisperata , hai scelto il nome giusto !


