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niczano
17 Marzo 2009, 15:17

Re: Se Vado In Un Appartamento Privato, Per Il Visto?
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Beh ragazzi, ero convinto di averne vista di buorocrazia e cattiva gestione degli uffici pubblici in Italia, ero pure quasi convinto che fossimo i peggiori . . . beh, non conoscevo il consolato della Federazione Russa a Roma . . .

Pazzesco, apriva alle 8.30. Ero lì alle 7.55. Nonostante la mia previdenza la fila era già composta da una ventina di persone. Si affaccia il portiere, un simpatico signore sui cinquanta dall'alito di aglio e vodka, sicuramente il punto di snodo per informazioni e organizzazione degli ingressi più importante, ma che ciononostante, udite udite, parla solo russo. Badate bene, non capisce neppure l'ucraino e non si sforza più di tanto di interpretare il mio russo basico, sicuramente imperfetto, ma che mai prima d'ora aveva impedito di farmi comprendere da russi. Inizia a dividerci in gruppi a seconda del servizio richiesto. Noi (io e i miei due compagni di viaggio) per il visto necessitiamo del talloncino azzurro. Si entra cinque alla volta e finche il talloncino non torna nessun'altro puo' passare . . . fra stritolamenti nell'angusto gabbiotto, insulti in cinque lingue, è la sindrome dei topi di Maltus, passano due ore e mezza. Il caso più eclatante è quello di una coppia di Matera. Erano lì per la cittadinanza di lei. Talloncino richiesto: rosso. Anzi no, quello rosso con scritto "nulla osta" . . . ma oggi hanno deciso improvvisamente e senza motivazione, che non lo danno. "Torna domani!" . . . "maccome noi veniamo da Matera, non sono romano, dove dormiamo?" Tocca a me. Naturalmente non possiamo entrare tutti insieme con il medesimo talloncino, così prendo tutti documenti io ed entro solo. Mi ero lasciato sfuggire questa frase prima di entrare "una volta dentro è fatta!" L'avessi mai detto. All'interno dell'edificio del consolato scopro che per avere il visto sono in fila dieci persone e che il vice-console, personaggio da cui non è possibile prescindere, riudite-riudite, è arrivato da venti minuti . . . Ma non basta, il simpaticone rifiuta almeno tre domande, fra le quali quella di una giovane vulcanologa che aveva commesso l'errore di non indicare nell'anketa, con precisione, tutte le località che avrebbe visitato, e che per recuperare si era limita a farsele comunicare via telefono dal capo . . . guai! Ora serve una dichiarazioen scritta della società per cui lavora! A casa! 
Mentre aspetto, oltre a sentire le voci "fantozziane" più incontrollate, roba tipo "c'è un ragazzo che è qua da mezzanotte e non è riuscito a fare la pratica", scorgo un foglio appeso al muro . . . parla dell'assicurazione sanitaria . . . dice una roba incomprensibile su delle fotocopie . . . non vorrà dire granchè ma mi solleva un dubbio. La fila che sto facendo è per il viceconsole che accetta le domande, ma per l'assicurazione? Il sito diceva chiaramente che l'assicurazione la si poteva richiedere durante la domanda . . . certo, tutto vero. Ma scopro di doverla fare in un'altra stanza presso una signora che siete in un banchetto. Guai ad entrare dal console senza! Così perdo tutte le priorità di fila acquisite, compro l'assicurazione anche per i miei amici, previa altra fila, e vi torno . . . ma è troppo tardi! Intanto si sono fatte le 12.30 e il viceconsole è stanco e deve chiudere l'ufficio . . .

In Italia avevo imparato una cosa (sono stato anche assistente di un avvocato, quindi so bene cosa vuol dire girare per tribunali ed uffici pubblici e compilare moduli): se conosci tutti i dettagli della procedura, ti procuri tutti i documenti e ti rechi all'ufficio mezz'ora prima che apra, riesci sempre a fare tutto. Questo a quanto pare non vale per il Conoslato della Federazione Russa a Roma.

Saluti
Niccolò


