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direttore
26 Agosto 2010, 10:30

Re: Le Interviste Di Direttore
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Cari amici pubblico l'intervista di Gavrik in due parti, una oggi, la seconda domani. Buona lettura.

[color=darkred]Direttore intervista Gavrik[/color]

La parola “Russia” è parola che riaffiorava periodicamente nei discorsi che udivo già sin dalla più tenera età, insieme con la parola “Don”. C’era un fratello della nonna che era stato spedito là, e non era più tornato. Non avevo certo ancora studiato la geografia, ma già conoscevo questa parola. E mi dicevano: “ E’ lontano, fa freddo, i cosacchi ti prendono e non torni più”. Storie, appunto, di famiglia, senza analisi storiche ed ideologiche, nella rielaborazione di un lutto ormai lontano, che si stemperano nella trasmissione di generazione in generazione. E’ nei primi anni del liceo che la conoscenza della Russia si va via via facendo più strutturata, anche se non si trasforma, come accadrà poi, in passione e sconfinato amore. Letture di Tolstoj, di Cechov (che all’epoca certo non potevo sapere avrei finito per tradurre e pubblicare in italiano anche io!), di inverni raccontati da Mario Rigoni Stern, di improbabili viaggi di Don Camillo in una altrettanto improbabile Russia come è quella raccontata da Guareschi. Ma è anche il tempo in cui per la Russia si profila un interesse maggiormente scientifico. Ho avuto, negli anni a seguire, un percorso accademico e professionale orientalistico, interessandomi in particolar modo di mondo islamico (anche se ormai, paradossalmente, mi interesso più di Russia che di Islam, facendo l’islamista per professione ed il russista per amore). Mondo islamico che non è, tuttavia, estraneo all’universo russo, come tutti noi sappiamo. Letture, quindi, e molte, di relazioni di viaggio, e di studi sull’Islam pre-sovietico e sovietico (post-sovietico ancora non si poteva dire, eravamo nei primi anni ’90 del secolo scorso, l’Unione Sovietica andava sì trascolorando, ma l’ombra ne permaneva ancora), di Islam caucasico. 

[color=darkblue]Come ti sei avvicinato alla lingua russa?[/color]

     La prima volta che ho udito parlare russo è stato, sempre in giovanissima età, in due film interpretati da Mastroianni, il primo è “I Girasoli”, il secondo “Oci Ciornie”, per la regia di Nikita Michalkov. Avendo una passione smodata per le lingue (ne uso correntemente e quotidianamente cinque, ma mi sono iniziato ad almeno un’altra mezza dozzina) non potevo non desiderare di accostarmi al russo. L’anno della svolta è il 2002, quando esce il film “Arca Russa” di Sokurov. E’ in quel momento che decisi fermamente che, costi quel che costi, io avrei imparato il russo non per balbettare qualche frase, ma per partecipare attivamente e pienamente alla vita di quel mondo. E di qui, corsi all’Istituto di Lingua e Cultura Russa e a San Pietroburgo ed una pratica quotidiana con questa lingua che dura ormai da 8 anni. E viaggi, e amicizie, e scambi intellettuali di ineguagliabile valore e preziosità. Un amore smisurato ed infinito, e la consapevolezza che anche dentro di me vive di vita propria un’anima russa. Molti nel forum avranno avuto occasione di notare che mi interesso molto di traduzione letteraria dal russo, soprattutto poesia, causando anche accesi dibattiti filologici : )))))) come accaduto di recente. La mia iniziazione letteraria, nel senso più alto, all’universo russo (un universo russo però fatto di russi, di tatari, di morvini, di ciuvasci, di bashkiri) e alla traduzione letteraria delle sue opere devo molto, se non tutto, all’incontro e alla frequentazione di un maestro straordinario come è Gianroberto Scarcia, a cui devo molto, in ambito russistico, se non tutto. Se oggi per esempio sono a buon punto nella realizzazione di un’antologia di versi di Gumilev (che procede lentamente da anni solo perché – dovendo come tutti lavorare per vivere – non le posso dedicare il tempo che vorrei), se in autunno uscirà la mia traduzione in italiano (e non ce ne sono neanche in inglese e francese!) di quello che è il “poema nazionale” dei ciuvasci, e se l’anno prossimo – a Dio piacendo – mi metterò a studiare il tataro, lo devo soprattutto a lui. E lo ringrazio. Questo per dire che non è mai troppo tardi per iniziarsi al russo, anche se nella vita avevate scelto di fare altro. Un rapporto, come si è visto, agli inizi molto tormentato, come spesso accade nelle più grandi storie d’amore, quelle che però, nel tempo, sanno durare. .......

CONTINUA...............


