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gringox
17 Giugno 2011, 9:56

Re: Gringox d'Ucraina (sola lettura).
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[b]Post del 06 aprile 2006.[/b]


Cronaca di dieci minuti sotto la neve al Parco Golosejvskij (Novembre 2005 - Kiev). 

Oggi cade la prima neve a Kiev. Non e' una domenica come tutte le altre. C'e' nell'aria qualcosa di speciale, qualcosa di fiabesco. Almeno questa e' la sensazione che io percepisco. Non sono abituato a uno spettacolo del genere. Dovevo uscire di casa per qualche acquisto ma, di primo acchito, pensando al freddo che ci sarebbe stato fuori riconsidero il mio programma. Mi fermo qualche minuto affacciato alla finestra a vedere fioccare; ma improvvisamente qualche brivido mi assale e la sensazione visiva non mi basta piu'. Sento una voglia strana. Tutto d'un tratto scaturisce in me un grande desiderio di estraniarmi per un po', di mescolarmi con la natura per parlare un po' con essa e di godermi questa prima neve che viene giu' fitta e silenziosa. Devo uscire e incamminarmi verso il parco Golosejvskij per godere piu' intensamente di questa piacevole sensazione. 
Cammino nel parco, voglio spingermi il piu' possibile all'interno per non sentire piu' il rumore delle macchine che scorrono veloci lungo la Sorokoletija*. 
Eccomi qui, finalmente solo, fermo, in piedi, unico elemento vivo ad interrompere la monotonia di una natura che sembra morta e che pare accettare con felice rassegnazione l'inevitabile incontro con l'inverno. 
Intorno a me solo betulle magre e spente, tronchi sottili che si stagliano verso il cielo bianco e basso sopra di me, che si confonde con il bianco e il grigio che sono intorno. La neve implacabile scende fitta e si deposita su quelle forme inerti vestendole con un manto di purezza. Guardo in profondita', un gioco visivo incantevole; i rami che si intersecano tra loro e formano griglie intricate e multiformi. 
“E voi che fate rametti solitari che portate ancora addosso un piccolo residuo di chioma? Chissa' perche' quelle fogliette marroni e morte vi sono ancora rimaste addosso”. Forse esse volevano ribellarsi al ritmo delle stagioni, volevano rimanere attaccate per dimostrare di resistere all'inverno, forse serbavano la speranza di poter sopravvivere alla rigida temperatura incalzante, alla neve, al gelo e al vento che soffia pesante. Forse, quando erano ancora in vita, hanno sviluppato una linfa particolare che ha permesso loro di rimanere attaccate al ramo che andava pian piano in letargo insieme con tutto l'albero. “O avete forse stipulato un tacito accordo con loro - i rametti - di poter rimanere attaccate fino alla primavera per poter poi ritornare verdi, in cambio di tener loro compagnia per tutto l'inverno e apportargli un po' di calore?”. Con la voce dell'intimo mi rivolgo alla natura, ma non riesco a percepire alcuna risposta e rimango nel mistero. E le fogliette sono li, tante, ripiegate su stesse, raggrinzite e penzolanti, in balia degli spostamenti d'aria, senza alcuna speranza di poter rivivere, di poter fronteggiare la natura. Beffate forse da una promessa che non può in alcun modo essere mantenuta perche' così scritto nel libro sacro della natura. In attesa che una folata di vento piu' forte o il peso della neve che si accumula su di esse, le faccia cadere definitivamente. 
Intorno a me il silenzio. L'immagine comune che la neve diffonde al genere umano di purezza e candore e' tutta qui, di fronte ed intorno a me, viva e profondamente vera. Il bosco, custode eterno di innate e misteriose percezioni per l'essere umano, delle paure più profonde e delle sensazioni di oppressione e del profondo senso di solitudine, svela in quest'atmosfera tutta la sua limpidezza. Chiudo gli occhi nella speranza che questa immagine entri dentro di me e si depositi creando uno strato morbido di purezza sulla mia anima, che possa emergere ogniqualvolta ve ne fosse il bisogno, sotto forma di vivido ricordo di questo momento. Pensieri vari mi scorrono come sequenze confuse di un film che solo a tratti ricordo. Sono confuso e triste e completamente assorto nel vortice di quei pensieri che inseguo come un gatto che cerca di mordersi la coda. 

Improvvisamente mi risveglio squarciato dalla voce di un cane che qualche metro più in là scorrazza felice zompettando nella neve fresca; evidentemente anche lui sente la novita' e si diverte come puo'! Io, d'un tratto, mi ricordo che ho finito tutti i miei cambi e se non lavo le mie mutande, rischio di rimanere al fresco; era forse per questo, se non ricordo male, che sono uscito di casa, per andare a far due compere al Velika Kishenja**; o forse quella era solo la scusa “terrena” per nascondere l'imbarazzo di ammettere lo stimolo di una ricerca interiore che la mente fatica a volere o ad accettare, ma a cui l'animo tende inevitabilmente, svincolato da ogni razionalità e suscettibile alle situazioni anomale che lo riescono a turbare e che ogni tanto lo “svegliano” dalla condizione di sottomissione alla mente, ponendolo - in quei momenti - a prevalere sulla ragione stessa e a ritagliarsi un suo piccolo spazio…

Gringox 


* Ul. Sorokoletyja: Via “Sorokoletija”. 
** Velika Kishenja: supermercato vicino a casa nel quale mi reco sempre a fare la spesa.


