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Losagen
04 Novembre 2011, 22:23

Re: Viaggiare In Russia Nel 1967
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LaStampa - 26.08.1961 - numero 202 - pagina 3


Le cose che non accadevano in Russia al tempo di Stalin

&#65279;Le cose che non accadevano in Russia al tempo di Stalin UN OCCIDENTALE PER LE VIE DI MOSCA Le cose che non accadevano in Russia al tempo di Stalin Bimbi che chiedono al forestiero biro o gqmma da masticare - Un cordiale colloquio con due tenentini: « Quale paese vi piacerebbe visitare? » - Vivo interesse per la letteratura ed il cinema italiani -1 giovani « dandies » della società proletaria - Malgrado la pena di morte è attivissimo il mercato nero del dollaro - La spinta popolare verso l'occidente (Da) nostro inviato speciale) Mosca, agi sto. « Give me biro ». « Give me chewing-gum» Sono tre mar. micchi, il maggiore nvrà otto anni, il più piccolo sei: occhi ceru'.ei, luminosi, e capelli color del grano maturo. Di inglése conósoonp solo quelle tre o quattro parole: quanto basta per chiedere ad un occidentale una penna a sfera e una utr'-^la di gomma americana. Si u ritti davanti a me seduto in una panchina del giardinetto prospiciente il Teatro Bolshoi, mi guardano negli occhi sema neppure un'ombra di soggezione: stanno eretti sulla personcina, sono seri. Stento a convincerli che io, sebbene occidentale, non uso pènne a sfera e non mastico gomme americane Per dimostrare che la mia non è cattiva volontà, metto sul palmo della mano alcuni nichelini. 1 tre marmocchi scuotono il capo, rapidi mi voltano le spalle. Al tempo di Stalin, queste cose non accadevano. Mi dicono che quando gli occidentali camminavano nelle strade di Mosca, i passanti voltavano la testa dall'altra parte: tanta era la paura che un poliziotto potesse accusarli di avere scambiato un cenno d'Intesa con uno straniero, un nemico potenziale, probabilmente una spia. Oggi invece potete discorrere ed intrattenervi . con i russi. Specialmente i giovani sono aperti e senza diffidenza. Eccomi, per esempio/ in un ristorante a conversare con due ufficiali usciti di fresco dall'Accademia militare ed in attesa di destinazione. Rispondono senza riserbo a molte mie domande, anche di carattere militare. Sorridono sempre, con premura. Vorrebbero visitare l'Occidentet E quali nazionit «Si, certamente », mi rispondono insieme I due tenentini. Poi si consultano tra di loro, ed uno aggiunge: « Gii Stati Uniti, perché ci piacerebbe vedere un sistema politico e sociale del tutto diverso dal nostro. Ma anche l'Italia e la Francia per la loro bellezza. Sono davvero cosi bellet ». Otto anni dopo la morte di Stalin, non basta dire che c'è curiosità per l'Occidente. Soprattutto in mezzo alle classi giovani, è più esatto par lare di attrazione per l'Occidente. Nel passato, tutto il buono era di qua, tutto il male di là. Oggi si vorrebbe capire, i libri e i film occidentali hanno una fortuna talora immeritata. Quando capito in ambienti di intellettuali sovietici, spesso non riesco a cavare una informazione: son loro che mi mitragliano di domande. Conoscono i nomi di decine di scrittori italiani e su ciascuno vorrebbero notizie precise sul modo in cui vivono, scrivono, quanto guadagnano, quale nuovo romanzo stanno preparando. Ci sono poi i cinematografari. La loro ammirazione non ha limiti per i maestri del neo-realismo italiano. Di certi film italiani ricordano scene secondarie, particolari minimi. E si capisce subito che anch'essi vorrebbero fare i film con una maggiore aderenza alla realtà ed alla verità. Sanno tuttavia che un film che cogliesse gli aspetti meno rosei della società sovietica, un film, per esempio, sulle miserie della coabitazione, non sarebbe mai permesso dalle autorità. E sospirano, sperano in tempi meno, conformisti. Parlate ora con gli archi.tetti sovietici. Non protestafno più quando un occidenti'le dice bhe i grattacieli di Mosca sono una modesta copia dei grattacieli che gli americani costruivano trenta o quarant'anni fa e che ora stanno demolendo. Non battono ciglio quando dite che le decine di miliardi spesi per i padiglioni permanenti all'Esposizione delle realizzazioni economiche a Mosca sono stati bruciati sull'altare del cattivo gusto. Non trovano neppure da ridire quando osservate che le costruzioni della metropolitana, orgoglio di Stalin, sono brutte cattedrali sotterranee, dove poca è l'arte, molta la pacchianeria. Gli architetti sovietici non protestano. Qualcuno, anzi, rincara la dose. La colpa viene data a Stalin, al suo culto per le pompe di carattere fastoso e funebre. Mi spiegano che Kruscev non ha la pretesa di dettar legge nelle cose di cui non s'intende, per. esempio le arti; e si rende conto che lUrss è rimasta indietro di mezzo secolo all'Europa sul piano artistico. Si propone perciò di dare agli artisti una libertà maggiore, di rendere più frequenti gli incontri con l'Occidente. Un esemplo: nei prossimi anni sarà tenuta a Mosca una grande Esposizione di architettura. Nella capitale saranno invitati i più noti architetti dell'Occidente, anche i più arditi od astrusi, e incaricati di costruire edifici destinati ai più diversi scopi. Ritorniamo ora per le strade di Mosca, fra la gente comune. Qui l'attrazione per l'Occidente palpita da mille indici. La musica jazz ha travolto tutti gli argini della censura e straripa in ogni luogo.- Le canzoni occidentali sono le grandi favorite: il motivetto dell'italiana « Marina » irronpe persino nelle celebrazioni ufficiali, alla presenza di Kruscev. Ormai le automobili dell'Occidente si incontrano frequentemente: eppure la gente non manca mai di adunarsi intorno ad esse, contemplarle, studiarle con occhi avidi. Capannelli si formano persino intorno alle vetture più modeste. Ogni mattina, quando esco dall'albergo, trovo gruppetti di persone che scrutano con sguardi melanconici e toccano con dita trepide una « eoo > targata Pescara. Ci sono poi gli aspetti meno belli, più chiassosi o ribaldi dell'influenza occidentale sulla Russia di Kruscev. Mettiamoci un sabato sera al ristorante situato all'ottavo &#9632; piano dell'albergo Moskva. C'è l'orchestra, si balla. Ci sono tavoli occupati da comitive di ventenni; devono essere xeìativamenip ricchi, dal momento che .tn una sera possono scialare il salario che alcune categorie di lavoratori guadagnano in quindici giorni. Osserviamoli un po' più da vicino . questi azzimati dandies di una società proletaria e tuttavia protesa verso modi di vivere borghesi. Nessuno più porta i tradizionali pantaloni larghi, a vela: i pantaloni di questi ragazzi sono strettissimi, aderenti in m.aniera ridicola. E poi giacche tunghe attillate. Colletti stretti e che salgono fino alle orecchieCapelli arricciati sul collo, basette lunghissime. Le loro compagne s'atteggiano a divette: capelli gonfi, a criniera, gonne ampie e inamidare, labbra cariche di rosso, occhi bistrati. E quanto bevono: cominciano con vino zuccherato e gelato, poi subito vodka, molta vodka, poi champagne russo che è dolce, poi vino comune, anche quello dolciastro, e poi di nuovo vodka, champagne, i-ino gelato. Di solito ballano' il cha-cha-cha, i più audaci accennano passi di rock' n' roll, il ballo, proibito. Vorrebbero essere disinvolti, ma si capisce subito che sono i primi a sentirsi come la parodia d'un modello vagheggiato. Se non tutti hanno la possibilità di andare il sabato sera a ballare in un ristorante di lusso, molti sono i giovani che incontrate nelle strade delle città, a Lenin¬ grado specialmente, vestiti come lo sono da noi i giovani di vita: maglioni neri, stretti ed accollati, capelli scarruffati, una maniera malandrina di camminare e di guardare. Volentieri si adunano in bande, spesso le loro compagne sono ragazze della stessa- pasta. Pare che attualmente il loro passatempo preferito consista nel picchiare i miliziani, ossia le bonarie guardie civiche. Una notte ho assistito a una rissa fra due bande di ragazzacci (qui li chiamano « stiliaghi &#9632;») ; si picchiavano di santa ragione, ' dall'altra parte della strada un miliziano si affannava a soffiare dentro un fischietto. Però si guardava bene dall'intervenire. Faceva bene, quel miliziano sapeva il fatto suo. Quando le guardie civiche s'intromettono in un regolamento di conti fra bande rivali, ne buscano da tutte e due le parti. Nei giorni scorsi hanno fucilato due ragazzi appunto perché ave/vano percosso guardie civiche. Ma dove attingono il denaro per la loro vita scioperata questi figli degenerati delia rigida morale sovietica? Soprattutto dal mercato nero Ai turisti stranieri isolati offrono rubli o piaceri peccaminosi contro scarpe e cravatte occidentali, calze di nailon, rossetti, dischi, capi di biancheria intima. Oppure oggetti che non si producono nell'Urss e che di conseguenza non sono in vendita: come le penne a sfera e la gomma americana. Oppure offrono tre rubli per un dollaro, sebbene al cambio ufficiale un dollaro valga novanta centesimi di rublo. Questa faccenda dei rubli c dei dollari sta diventando una calamità. Fino a pochi mesi fa i trafficanti di valuta erano puniti con condanne che non potevano superare i quindici anni di detenzione: ora invece c'è la fucilazione, Plotoni di esecuzione hanno già dato i primi esempi. Tuttavia si direbbe che la fame di dollari siq,, ptù forte di qualsiasi mwtac-. eia o paura. Nelle ^traile*e< nei musei, negli alberghi e nei ristoranti, vivace si man¬ tiene l'incetta di dollari e di altre valute straniere. Afa dove vanno a finire i dollari raccolti a rischio di morte f Una parte serve ad alimentare il contrabbando di merci occidentali. Un'altra parte viene acquistata dai russi che ottengono il permesso di visitare paesi dell'Occidente: ed infatti l'anno scorso, in occasione delle Olimpiadi romane, il dollaro al mercato nero ebbe un'improvvisa impennata. Mi dicono però che la parte piU considerevole dei dollari raccolti illegalmente viene tesaurizzata dai russi danarosi: hanno fiducia nella moneta americana, oppure sono persuasi che verrà un tempo in vai russi e americani potranno visitarsi con maggior libertà d'ora. Ci sono poi motivi occasionali impellenti. Per esempio otto mesi fa il governo decise di effettuare il cambio della moneta: per ogni dieci rubli vecchi portati alle banche, 4 cittadini avrebbero ricevuto un rublo, nuovo. Fu un cataclisma per coloro che avevano accumulato ingenti fortune. Come giustificarle agli occhi delle autorità t Molti risolsero il problema acquistando dollari: a qualsiasi prezzo. Chiamatela come volete: curiosità per l'Occidente, attrazione, tentazioni. Il nome non interessa. Importa di più registrare il fenomeno, sottolineare la sua novità. Queste cose, al tempo di Stalin, non accadevano: oggi ow«ngono. Ma come dobbiamo interpretare il fenomenol Come una spinta irresisfiWJe e destinata ad allargarsi sempre di piùt Oppure come qualcosa dt effimero e che una stretta di frpni dovrà, prima o dopo, eliminare f E' difficile pronunciarsi. La Russia sta attraversando un periodo delicato, di transizione. Non vuole essere più quale era al tempo di Stalin, ed è incerta sulla strada da imboccare. Personalmente ritengo che, se i ci sarà la pace, la spinta popolare verso Occidente nei prossimi anni diventerà più robusta. Potrà perfino contribuire al . crollo di molte barriere


