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n4italia
24 Ottobre 2012, 13:22

Re: Lettera Sul Nuovo Stabilimento Della Missione De’ Padri Gesuiti Nella Crimea, 1713
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SEGUITO DAL POST PRECEDENTE


Non avrò io forse la faccia d’importuno, se oso suggerire un mezzo di carità ben meritoria, a chi ancor nutre qualche zelo per impedire il perdimento delle anime, che tanto costarono al loro Salvatore? Si è questo il riscatto di numerosi Cristiani fanciulli, maschi e femmine, nati da parenti schiavi, o condotti da’ Tartari nelle loro scorrerie. Queste innocenti creature abbandonate a loro stesse, ed a tutta la brutalità de’ loro padroni, null’altro apparano fin dalla tenera lor giovanezza, se non il vizio. Giunti appena all’età di dieci anni, sono esposti in vendita, e di già son’essi corrotti e pervertiti. Un rigoroso digiuno nel tempo del ramadan, o quaresima de’ Turchi, e le dure percosse se cosa alcuna avvicinano alla lor bocca, [foss’anche erba,] li costringe a farsi Maomettani. Dopo lo sforzato digiuno son’essi circoncisi, ed eccoli perduti. Le fanciulle sono poste nell’harem, o appartamento delle donne, ove una volta entrate più non v’è speranza che n’escano; prima però di condurle a sì terribile passo, è facile il comprarle, e salvarle. Ne’ tempi di guerra con sessanta franchi si compra uno di que’ fanciulli. Le giovani zitelle si manderebbero a servire nelle famiglie cattoliche di Costantinopoli, o altrove, ed i fanciulli sarebbero allogati nelle case degli operaj cristiani del paese, ove col tempo e co’ nostri giornalieri ammaestramenti, formar potrebbero un corpo di fedeli. Chi più degli altri poi dimostrasse attitudine alle lettere ed al servigio di Dio, saria educato da noi, e coll’andar del tempo adempirebbe l’ufficio di catechista. Perchè non poss’io ad alta voce dir quanto scrivo, alle porte di tante opulenti case che Dio ha ricolmo de’ suoi benefizj, ed ove forse chi li possedè un uso ne fa del tutto inutile per l’ora di morte!
Tali sono, monsignore, i principali mezzi che mi sembrano si possano prendere per stabilire solidamente la religione in Crimea, da dove non sarà forse così difficile diffonderla nel paese del Noghesi, in cui c’è un mondo di schiavi cristiani che sono come perduti in queste vaste regioni e ai quali nessuno pensa.
Si potrebbe ancora provare di introdurla nella Circassia, dove ci sono ovunque testimonianze di una sua precedente penetrazione.
Sua Grandezza ha avuto la bontà di farmi presentare alcune questioni che toccano quel paese (45). Unisco a quella lettera le questioni e le loro risposte, secondo ciò che ho potuto capire di più costante e di più vero dai resoconti di persone che vi sono state. Sono con un rispetto profondo, ecc.

A Bagchsaray, li 20 maggio 1713.

[size=14][color=red]Risposta[/color][/size] (46)

Si distinguono oggidì i Circassi della pianura, e i Circassi delle montagne. Quelli della pianura sono compresi tra Taman, ed il fiume Kouban (47). Quelli delle montagne estendonsi risalendo verso la sorgente di questo fiume. I primi sono governati da alcuni bey della loro nazione, i quali pagano al kan un annuale tributo di pellicce, di mele, e di una certa quantità di giovani schiavi de’ due sessi. Trovansi fra loro molti Tartari sultani, senza impiego, che vivono da principi particolari, e che assumono l’autorità del comando, quando sono i più forti.
I Circassi delle montagne erano retti, or sono cinque anni, al par di quelli della pianura; ma dappoi che nel 1708, sconfissero con istratagemma, la tartara armata, reggonsi a loro posta, e udir non vogliono parlar di tributo. Kabarta (48), la più forte contrada, confida ne’ suoi trinceramenti, e nelle sue dirupate montagne. Gli abitatori strinsero legami collo czar, senza però dipendere da lui. Il gran signore non ha veruna giurisdizione sulla Circassia, nè della pianura, né delle montagne.
I bey sono per lo più Maomettani, buoni o cattivi, ed il sono per compiacere i Tartari, co’ quali hanno continui rapporti. Il popolo poi non è nè cristiano, nè maomettano, non, avendo l’uso nè del battesimo nè della circoncisione. Parlano essi una lingua particolare, del tutto diversa delle altre tartare; talvolta io qui l’odo parlare, e parmi di dolcezza piena.
Evvi fra loro alcuni, che cercano di sapere il tempo della nostra quaresima, e la osservano; conoscono i santi nomi di Gesù e di Maria, non invocando però il primo, se non col nome di Allah, Dio, che è comune alla Trinità, dal che si potrebbe credere che hanno qualche rozza idea, ed imperfettissima de’ misterj della Trinità e della Incarnazione. Del resto non veggonsi fra loro altri esercizj di religione, se non alcune superstiziose assemblee che fanno in alcuni tempi sotto alti alberi, a’ quali sospendono varj ceri, mentre quegli che l’uffizio adempie di papas, per tre volte si aggira colla comitiva dintorno all’albero, borbottando alcune preci. Per lo più essi mangiano, e pubblicamente, la carne di porco.
I papas non sanno nè leggere nè scrivere, e tutta la loro morale, tutta l’assistenza che prestano al popolo è riposta nelle loro poche preci, che per tradizione ripetono. I sacerdoti greci poi, o armeni, che l’avidità del guadagno trae talvolta dietro a’ mercatanti, non avendo nè capacità, nè zelo, rivolgono i loro pensieri a’ particolari affari, senza impacciarsi d’altra cosa.
Dalle notizie quasi generali di coloro che praticano co’ Circassi, non sono questi popoli da noi lontani; e forse si potrebbe collo stesso loro culto superstizioso, insinuare la verità de’ nostri santi misterj; forse permetterebbero pur anco di battezzare i loro figli; ma non si potrebbe prudentemente conferire il battesimo se non a quelli che per avventura si trovassero in pericolo di vicina morte, poichè la maggior parte destinati sono a’ Turchi ed a’ Tartari, la cui religione diviene poscia la loro. Aggiungo, che nelle presenti congiunture, un sacerdote franco occupar non si potrebbe alla conversione de’ Cristiani Circassi della pianura, poichè i Tartari se ne adombrerebbero, ed i sultani sparsi in ogni parte vi si opporrebbero, siccome ad una pericolosa novità.
Col tempo, forse le cose potranno cambiare, e sperar conviene che Dio, tocco dalla compassione per questo povero popolo, farà nascere qualche occasione più favorevole per penetrare nel loro abbandonato paese.


http://www.larici.it/culturadellest/storia/gesuiti/index.htm


