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gringox
04 Luglio 2016, 20:24

Re: Gringox d'Ucraina (sola lettura).
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[b]Post del 05/02/2014.[/b]



Eccomi qui, reporter per un giorno. Dalla prima linea dei Berkut, a 30-40 m. dalle prime barricate dei rivoltosi.


Grazie al permesso ottenuto dal ministero degli Interni entriamo nel territorio gestito dalle forze dell’ordine. Qui nessun civile entra senza l’autorizzazione. Ci portano i responsabili della sicurezza con una macchina coi vetri tutti neri.

Subito mi accorgo di un grande trambusto, vedo mezzi blindati parcheggiati in orizzontale sulla strada a mò di posto di blocco) e soldati ovunque.


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L’atmosfera che si respira è pesante anzitutto per l’odore di affumicato che aleggia tutt’intorno. Sopravvive ancora il retrogusto dei copertoni bruciati dai manifestanti duranti i giorni dei sanguinosi combattimenti la scorsa settimana. Adesso brucia la legna nei falò che ardono dentro dei bidoni di tolla sparsi qua e là per la strada sconnessa (per la neve e per il lastricato divelto dai combattimenti) di ul. Grusheskogo; per terra è scivolosissimo , a tratti, si cammina su delle lastre di ghiaccio appena appena cosparse di segatura sopra. Intorno ai fuochi si scaldano questi ragazzi, nonostante oggi il freddo non sia così pungente come qualche giorno fa. Pesante ancora per l’assordante volume con cui dal “kamaz” posteggiato qui accanto, echeggiano canti patriottici sovietici misti a canzoni popolari ucraine e russe, alternate a qualche pezzo di musica pop russa dei nostri giorni. Questa strategia dell’assordamento funge da contraltare al tentativo dei rivoltosi di far sentire alla militsja le notizie e le immagini che vengono proiettate da un artigianale proiettore verso le fila dei Berkut. E serve ovviamente per “pompare” i soldati e mantenerli con l’animo giusto. Anche questa è una guerra che si combatte da giorni tra le opposte barricate: la guerra della propaganda!


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Più leggera invece è l’atmosfera psicologica tutt’intorno. Almeno in apparenza. Sembra di essere in un’accampamento di soldati delle retrovie, in guerra, ma in un momento di tregua in cui non tuonano i cannoni. Li vedi questi ragazzi giovanissimi che passano il tempo in qualche modo in attesa di ordini. Chi telefona al cellulare, chi fa foto, chi si scalda intorno ai fuochi, chi con l’accetta spacca dei tronchi di legno per fare degli sgabelli, chi gioca a carte. Poi ci sono quelli della prima fila, ritti in piedi con le mani poggiate sui loro scudi metalici, la visiera del casco giù e lo sguardo serio. L’umore in generale è buono. Tutti comunque sono ben bardati, con giubbotti antiproiettile, casco ed alcuni con passamontagna in testa che lascia intravvedere solo gli occhioni grandi per la maggior parte azzurri e vivaci. Si notano le diverse divise di questi uomini del ministero dell’Interno: ci sono i Berkut, le forze d’elite della militsja, omoni giganteschi che paiono ancora più grossi nella loro uniforme zebrata di colori blu e grigio, e ci sono le forze speciali (V.V. – vnutrennye voiska) che hanno invece la divisa tutta nera e il casco nero.


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Al di là della prima linea, a 30 m., ecco le barricate, i resti delle marshrutke incendiate e rovesciate, le mura di copertoni e la prima linea avversaria. Là tante bandiere ucraine che sventolano, ne ho contata solo una europea, le altre sono soprattutte quelle rosso-nere dell’esercito di liberazione di Bandere. Si vedono le sentinelle coi binocoli, che scrutano i movimenti della militsja e sono pronti nel caso ad avvisare la retroguardia. A quel punto mi spavento, ho la sensazione di essere visto, credo che per un pò di tempo sarà meglio non mettere piede dall’altra parte del centro, non si sa mai che mi arrivi una bastonata in testa...
Tutt’intorno la devastazione. Cartelli pubblicitari divelti, a fianco un palazzo tutto nero porta i segni dell’incendio; vedo anche una scritta ristorante pure incendiata. 


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Ad un certo punto facciamo la conoscenza con un capitano delle forze del ministero dell’interno. Un’ottimo inglese e una sveltezza e una preparazione nel dare risposte che mi sorprende. Risponde come probabilmente avrebbe risposto un qualsiasi poliziotto in servizio in un qualsiasi stato del mondo. Con diplomazia, con pacatezza, ma questo capitano è particolarmente simpatico. Ha l’aria di essere una buona persona. Ci racconta gli attimi della guerriglia, la sua versione (che è quella ovviamente della militsja in generale) di colui che è stato aggredito e ha dovuto reagire, la sua speranza che tutto finisca presto e pacificamente, il suo totale disinteresse per la politica o per un qualche partito o personaggio, la ferma condanna del radicalismo di una certa parte dei manifestanti. Si dice invece assolutamente favorevole alla manifestazione pacifica del dissenso. Ma conclude con il tributo alla deontologia professionale: “io sono qui a tutelare l’ordine pubblico, non in nome di un partito o di un presidente, ma della legge; se arriva l’ordine di agire, lo eseguo”.


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Usciamo dal posto di blocco, rientriamo nella “normalità” cittadina – una città che sembra non accorgersi di questo conflitto nel suo cuore. 

Mi porto dietro per tutto il resto della giornata quell’odore di affumicato che ha impregnato i miei vestiti durante l’escursione tra i Berkut, e con l’odore resta anche l’eccitazione e il ricordo di quel momento vissuto dalla parte di qua delle barricate. Dall’altra parte ormai è banale, è pieno di “turisti” che vanno e vengono, di qua invece non è dato a tutti entrarci.

 
Gringox


