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gringox
07 Luglio 2016, 13:30

Re: Uno Storico Ritorno: Georgia.
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Sabato 25 giugno.

Subito il primo giorno, per puro caso, facciamo la conoscenza con Nodari, colui che diventerà il nostro “voditel’” (autista) per tutta la permanenza a Batumi. In realtà non è un caso conoscere per caso gente in Georgia (e il gioco di parole è letteralmente voluto)... un aspetto della società che mi ha sempre colpito da queste parti è il fatto che pare che qui si conoscano tutti tra loro. Questo, unito alla proverbiale ospitalità dei georgiani, si riflette nella disponibilità e nell’efficacia di risolverti i problemi sul momento, di trovare la persona giusta al momento giusto, anche grazie ad un’istantanea telefonata. E così, parlando con un vicino di casa per la questione dell’acqua calda, il discorso cade sull’escursione a Mahuntseti che ho intenzione di fare in giornata, come da mio programma. Questo gentilissimo signore non ci mette nè uno nè due che ha già la soluzione: il taxista Nodari, un suo amico – dice – molto onesto, disponibile e conoscitore della zona.

Insomma, dopo meno di un’ora, caricati lo zaino “porta-Giorgetto” e il mio zainetto, siamo già in macchina con lui, e partiamo alla volta di Mahuntseti. Nel rivedere vecchi posti cerco sempre di studiare varianti nuove in modo da appprofondire la conoscenza del territorio, e rendere più stimolante la permanenza; e so che qui intorno a Batumi ci sono ancora diverse zone, soprattutto nell’entroterra montano, da esplorare. Il programma dunque prevede la sosta alla cascata di Mahuntseti, il ponte della regina Tamara sul fiume Adjaristzkali e, rientrando verso Batumi, la visita al “vinnij dom” (la casa del vino) con degustazione del tipico vino Chkhaveri che viene lì prodotto. 

Ci troviamo a 30 km. da Batumi, il mare non si vede più e sinceramente non parrebbe neppure di averlo così vicino vedendo la fitta vegetazione di questo paesaggio pre-montano intorno; già si sente una certa frescura e un assaggio di aria di montagna. Ma fa comunque caldo, anche perchè qui siamo bassi e le “vere” montagne si incontrano più avanti, verso Akhaltsihe. Forse per la calura, ma forse più per esibizionismo vedo qualche turista in costume tentare di reggersi in piedi sotto il potente getto freddo della cascata, alta circa 30 m. La cascata è carina, c’è parecchio movimento di gente che si sofferma, fa foto, e si gode gli spruzzi. Nodari ci dice che un paio d’anni fa è successo un brutto incidente: una mucca che pascolava nei prati al di sopra della cascata, non si sa come, è scivolata giù trascinata dall’acqua e l’hanno trovata morta nel ruscello qui sotto. Povero animale... 


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La cascata di Mahuntseti.


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Cucinano shashlyk in un ristorantino accanto alla cascata.


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Due simpatici georgiani; uno di loro mette in bella mostra la "panzetta" a prendere aria... è un atteggiamento tipico dell'uomo georgiano in estate :smile: 


Da qui al ponte della regina Tamara è un attimo. Appena lo vedo mi torna in mente questo nome – quello della “mitica” regina Tamara che visse a cavallo tra il XII e il XIII sec. – che tanto ha lasciato alla Georgia in termini di eredità architettonica, oltre ad aver contribuito fortemente alla cristianizzazione della regione e alla difesa del Cristianesimo dall’Islam. Di lei si sente parlare spesso in Georgia, perchè a lei si riconduce uno dei periodi storici più floridi nella storia georgiana. Mi ricordo di aver anch’io toccato con mano, anni fa durante uno dei miei primi viaggi nel Caucaso, uno tra i più famosi lasciti della regina Tamara: l’impressionante monastero di Vardzia, scavato nella roccia, pieno di cunicoli, corridoi e stanze, che poteva accogliere oltre 360 persone.


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Il monastero di Vardzia, scavato nella roccia. Foto d'archivio tratta dal mio viaggio in Georgia del 2003.


Ed ora ritrovo qui la regina Tamara, neanche troppo lontano da Vardzia, e mentre cammino lentamente su questo piccolo e “solitario” ponte tutto in pietra del XII sec., guardo il fiume dall’acqua marrone per le piogge di qualche giorno prima scervellandomi su come sia stato possibile costruire un’arcata così precisa nella curvatura e una struttura così stabile da essere rimasta intatta fino ai nostri giorni. Al di là del fiume ci aspetta una piacevole sosta. 

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Il ponte della regina Tamara.


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Vista dal ponte sul fiume Adjaristzkali e sulla valle.


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Il ponte e, al di là, il ristorantino dove mi sono fermato a mangiare.


La vista di alcuni “domiki” sparsi qua e là lungo la sponda del fiume, e l’olfatto che viene stimolato dal profumo della carne alla brace producono uno scossone per lo stomaco che inizia a mostrare i segni della fame. Propongo a Nodari di pranzare con noi, lui è mio ospite. E lui senza indugio ci consiglia di fermarci proprio in quel ristorantino al di là del ponte; è un posticino delizioso, ombreggiato e tranquillo. Bellissimo! Tanto per cambiare Nodari saluta il simpatico padrone del locale come se si conoscessero da una vita. Mangiamo un succulento shashlyk di montone e maiale accompagnato dalla solita birretta fresca e ci riposiamo degnamente.

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Eccolo qui il ristorantino...


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...e un tipico "domik" a picco sul fiume


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Il caro Nodari - nostro "voditel'" - e il succulento shashlyk... il shampur (spiedino) a destra è di carne di montone.


Prima di ridiscendere verso Batumi ci fermiamo al "vinnij dom". Questa moderna cantina è stata pure visitata da Hillary Clinton ai tempi in cui Saakashvili era presidente della Georgia, qualche anno fa. Ovviamente di questo particolare l’azienda vinicola se ne fa un vanto e ci sono foto che immortalano quel momento. La particolarità sta nel fatto di essere praticamente l’unica realtà produttiva di vino in una regione – quella dell’Adjaria con capoluogo Batumi – troppo umida e poco adatta alla viticoltura. Di per sè non ha nulla di diverso da certe cantine nostrane; elegante e sfarzoso il ristorante con ambienti ideali per banchetti e matrimoni; curatissimo il giardino-ristorante e moderna la tecnologia di produzione del vino. Per curiosità ci concediamo una degustazione di Chkaveri – il vino qui prodotto... meglio non l’avessimo fatto, visto il conto per un calice (20 lari – circa 8 Euro)... e il vino non certo di qualità pari al Saperavi, al Kindzmarauli o alla Kvanchkara.


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Il "vinnij dom"


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...alle prese col modo tradizionale di bere il vino... 


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Il vigneto dell'azienda.


Gringox


