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n4italia
16 Febbraio 2020, 18:24

Re: Raccontiamo Le Primissime Impressioni Entrati In Terra Russa (o Italiana Per I Russi) Per La Prima Volta.....
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5 marzo 2011: prossimo a mettere in atto il percorso che avrebbe portato me e mia moglie al matrimonio, parto per Velikij Novgorod per andare a conoscere i futuri suoceri. 

Titubanze iniziali (poche, per la verità) superate, il primo visto russo applicato al passaporto pronto, unico intoppo la mancanza di posti nei parcheggi esterni dell'aeroporto di partenza, Venezia. Risolvo la cosa chiedendo a un collega che vive alle porte di Treviso di lasciare l'auto da lui. Il volo è Venezia - Roma - San Pietroburgo, con Alitalia. 

Giunto a Fiumicino, dov'ero passato una settimana prima per motivi di lavoro, vado in un bar posto nella zona sicura dell'aeroporto (presso il quale mi ero fermato nell'occasione precedente) e chiedo 12 cannoli siciliani: il barista, abituato al solito tran-tran giornaliero mi grida "...li mangia qui...?...", dalla mia risata si rende conto che se mangio 12 cannoli invece di prendere l'aereo prendo l'ambulanza e mi fa "...da portare via, vero...?", me li mette in due scatolette di cartone con le quali riempio lo spazio lasciato libero nel bagaglio a mano. La mia valutazione iniziale si rivela corretta: l'unico controllo che devo superare in territorio italiano è quello dei passaporti, quindi i cannoli raggiungono con me la cabina dell'aereo. Adesso l'unico timore è che ai controlli in territorio russo me li facciano lasciare, infatti non dico ancora nulla alla mia allora fidanzata. In volo, un po' prima dell'atterraggio, compilo la carta d'immigrazione, avendo cura di scrivere in caratteri cirillici, poi l'atterraggio, passo nell'aerostazione, supero senza problemi il controllo passaporti e recupero il bagaglio. Proseguendo verso l'area degli arrivi giungo al "temuto" controllo del bagaglio (temuto solo per via dei cannoli siciliani). In effetti mi chiedono di aprire il bagaglio a mano..., per un attimo mi assale un altro timore: al suo interno c'è una piccola scacchiera in pietra, una scatola che al suo interno contiene le pedine, che porto in dono al suocero appassionato di scacchi, e mi viene il dubbio che scambino questo oggetto (acquistato nel negozio di un amico che vendeva artigianato etnico) per qualche antichità o oggetto di valore. Non degnano la scacchiera neppure di un'occhiata, ma mi chiedono (prima ancora che io apra la borsa) come mai ho tanti cavetti, microchip e simili. Tiro un sospiro di sollievo e faccio vedere che si tratta di un semplice computer portatile accompagnato dalle sue chiavette USB, da cavi e cavetti di ogni tipo, cavi di ricarica dei telefoni e via dicendo. Anche i cannoli passano senza essere minimamente interessati al controllo..., altro sospiro di sollevo...Nel salone degli arrivi mi aspetta la futura moglie, venuta da Novgorod con una marshrutka. Passiamo un'oretta all'interno dell'aeroporto, dopodiché usciamo per aspettare la marshrutka che lei aveva prenotato e che invece non arriva... La temperatura non è eccezionalmente fredda, siamo intorno ai -16°, ma il vento pietroburghese ne aumenta parecchio l'efficacia. Dopo una telefonata per sapere come mai questa marshrutka non giungesse e saputo che non sarebbe più arrivata e che dovevamo prendere la prossima dopo più di due ore, rientriamo nell'aerostazione per rimanere al caldo: altro controllo del bagaglio, ma più sbrigativo di prima. Dopo un paio d'ore riusciamo e finalmente si vede giungere il nostro pullmino: per com'era quella volta l'aeroporto, lo vedo giungere a tutta velocità in direzione dell'aeroporto e fare una curva a 90° all'ultimo secondo, quando già pensavo che sarebbe andato a sfondare uno degli ingressi..., poi ricordo che qualcuno mi ha detto che in Russia sulla neve e sul ghiaccio sono obbligatori i pneumatici da neve e capisco perché non è andato a schiantarsi su una delle porte a vetri... 
E' ormai sera inoltrata e, dopo una sosta a San Pietroburgo per caricare i passeggeri della città, ci inoltriamo sull'autostrada per Mosca, dalla quale poi esce la strada per Novgorod: malgrado l'ora piuttosto tarda, il freddo, il ghiaccio che ricopre l'autostrada e tutto il resto, il traffico è intenso. Mi rendo conto di essere sulla principale (allora) via di comunicazione tra San Pietroburgo e Mosca e la cosa non mi sorprende più di tanto. Si lascia la periferia della città e iniziano i sobborghi più rurali: inizio a intravedere le prime case di legno, quasi sorpreso che ancora esistano così vicino a una grande città..., poi mi renderò conto che esistono anche in diverse città, specie nelle periferie..., mi ritrovo a pensare alla Russia letta nei libri di scuola, nei romanzi per ragazzi, nei racconti per persone più mature... Con la mia futura moglie siamo seduti in fondo al pullmino, io nel posto d'angolo, dove uno squarcio nella carrozzeria lascia entrare un soffio d'aria inopportunamente gelido: dopo un po' decido che è meglio togliere il giubbotto di dosso e appallottolarlo sullo squarcio, la situazione migliora e ricevo anche un ringraziamento da parte della persona seduta accanto alla mia fidanzata. Incontriamo il primo dei due incidenti stradali che ci faranno perdere più di un paio d'ore, poi riusciamo a proseguire fino a una stazione di servizio nella quale l'autista dice che fa una sosta di dieci minuti. Una corsa nel piccolo bar annesso, per prendere un paio di "pirazhocki" e qualcosa da bere, torniamo verso la marshrutka e vedo l'autista impegnato a trattare il parabrezza con uno spray antigelo. Allo scadere abbastanza preciso dei dieci minuti, un rapido controllo dei presenti e si riparte alla volta di Novgorod, ma il secondo incidente ci blocca di nuovo: un autotreno si è rovesciato sulla strada, ponendosi di traverso e bloccando l'intera carreggiata. Nataliya mi dice scherzosamante: <Ecco..., la Russia si è presentata a te..., ti ha detto "Этa я!..."...>  La sosta forzata è più lunga della precedente e riusciamo a giungere a Novgorod verso le 4 del mattino. Ovviamente la nostra fermata è l'ultima, quindi giriamo per la città per una mezz'ora abbondante e ho modo di fare una prima panoramica di questa città che ancora oggi continua ad accogliermi per periodo anche discreti, già più di una volta ci abbiamo trascorso più di un paio di mesi. 
Un paio di centinaia di metri sul ghiaccio cittadino e con il bagaglio al seguito ci portano finalmente all'ingresso del palazzo dove vivono i suoceri: il padrone di casa, in giacca da camera, mi da il benvenuto e mi invita a entrare, la suocera attende in cucina. E' la prima volta che mi vedono - a parte qualche visione sfuggevole su Skype - e mi accolgono con calore. Sono ormai quasi le 5 del mattino, ma la tavola è pronta per il té, la suocera ha appena preparato i blinì..., dice che prima di andare a riposare bisogna rimettersi in forze..., poi è la volta dei cannoli siciliani a giungere in tavola: malgrado il viaggio, sono arrivati in perfetto stato e mi consentono subito di "inquadrare" correttamente il suocero dal punto di vista alimentare. Dopo questa colazione (decisamente abbondante), finalmente riusciamo ad andare a dormire. 
Appena svegli, la prima uscita a poche centinaia di metri da casa per prendere un mazzo di fiori alla padrona di casa: e qui inizio a vedere dal vivo questi negozi aperti negli orari più assurdi, un'infinità di chioschi e chioschetti, molti annessi alle fermate di bus, palazzi enormi e un traffico da città "viva". 
Il giorno successivo, il mio primo viaggio nella dacia dei suoceri: durante il viaggio di andata siamo rimasti due volte bloccati  per la neve e il trattore di un vicino chiamato dal suocero ci ha tirati fuori e scortato fino quasi a destinazione. Il terzo "blocco" lo avremo sulla via del ritorno e, al posto del trattore, ci ritroviamo con i passeggeri di una seconda macchina - anch'essa bloccata - e tutti insieme riusciamo a staccare le auto dal fondo della strada sul quale si sono adagiate sulla neve e a trascinarle in posizione idonea a farle ripartire. In questa prima occasione riesco a vedere l'insieme della dacia soltanto in parte: siamo sempre sulla quindicina di gradi sottozero ma le nevicate di questo inverno sono state eccezionalmente oltre la norma: la neve supera il metro e mezzo di altezza, anche in città, dove si cammina in piccoli sentieri ricavati tra i cumuli di neve che arrivano quasi alla mia spalla. Con Nataliya e suo padre - che vorrebbe mostrarmi la banja - iniziamo a scavare un tunnel nella neve, ma desistiamo poco dopo metà percorso, anche perché nel frattempo è calato il buio e l'oscurità impedisce di vedere a pochi metri. Sempre nella dacia finiscono il loro percorso gli ultimi due o tre cannoli siciliani..., penso a come potrebbe essere orgoglioso il pasticciere che li ha preparati a Palermo e spediti col primo aereo del mattino a Roma se sapesse fin dove sono arrivati... 
Nei giorni successivi inizio a conoscere la città, il suocero coglie ogni occasione per uscire insieme a me..., iniziamo a diventare amici..., andiamo anche a trovare un'amica di Nataliya, la cui figlia allora neanche decenne mi accoglie cantandomi una canzoncina in italiano, conosco le prime persone della cerchia frequentata dai suoceri..., tutti fanno quasi a gara per accogliermi nel migliore dei modi..., provo l' "ebbrezza" della prima registrazione del visto alle Poste..., mi cimento col mio poco russo, ancora molto incerto, ma tutti sono piacevolmente sorpresi che io conosca quel po' della loro lingua e fanno di tutto per aiutarmi a dialogare..., una puntata di due giorni a San Pietroburgo, dove assistiamo a un balletto al Teatro Marinskij, un primo passaggio d'avanti all'Ermitage..., c'è il pranzo - nello stesso locale di Novgorod che uno o due anni dopo ospiterà parte di un Raduno del Forum - durante il quale io e Nataliya "ufficializziamo" con i suoceri la nostra intenzione di sposarci di lì a pochissimi mesi..., sono giunto da turista e vado via già praticamente da nuovo membro della famiglia..., cose difficili da dimenticare, anche ad anni di distanza..., come quei cannoli siciliani che di tanto in tanto fanno ancora sorridere me, mia moglie e i suoi genitori...


