https://www.russia-italia.com/viewtopic.php?f=36&t=752&p=9190#p9190
-----------------------------------
Rodofetto
28 Gennaio 2005, 23:29


-----------------------------------
[size=18][color=darkblue]La scuola di Beslan[/color]
[color=red]di Evghenij Evtushenko [/color][/size]

Io sono uno che non ha mai finito una scuola in vita sua 
Uno che ha sempre pagato per le malefatte altrui 
ma ora vengo a te, Beslan, 
per imparare davanti alle rovine della scuola tua. 

Beslan, lo so, sono un cattivo padre io, 
ma davvero dovr&ograve; assistere 
alla fine di tutti i cinque figli miei 
sopravvivendo nella vecchiaia per castigo? 

Lo so, non sono in una citt&agrave;Â  straniera 
mentre cerco il mio cuore tra i fiotti del dolore 
inciso goffamente col coltello 
in quell'ultimo banco bruciato della scuola. 

Che cosa sarai mai in Russia tu, o poeta? 
Paragonato al tritolo, sei un moscerino. 
E non abbiamo oggi scusa alcuna 
se sulla terra tutto questo accade. 

Come ad un tratto l&igrave; a Belsan tutto si fonde ancora: 
l'inafferrabilit&agrave;Â , il caos, l'orrore 
l'imperizia di saper salvare senza fare vittime 
e al tempo stesso tutte quelle storie di coraggio. 

E il passato, guardandoci, trema 
e il futuro, promessa innocente, 
tra i cespugli si sottrae al presente 
che gli spara alla schiena. 

Ma la mezza luna abbraccia la croce. 
Tra i banchi bruciati e tra i cespugli 
come fratelli vagano Maometto e Cristo 
raccogliendo dei bambini i pezzi. 

Oh Dio dai tanti nomi, abbracciaci tutti! 
Che davvero dovremo seppellire senza gloria 
accanto ai bambini di ogni credo 
noi stessi nel cimitero di Beslan? 

Quando andavano i convogli in Kazakhstan, 
stracolmi di ceceni ammassati l'un sull'altro, 
il terrore futuro si stava generando l&agrave;Â , 
nel liquido amniotico di quei nascituri. 

Laggi&ugrave;, in quella prima culla sempre pi&ugrave; cattivi, 
si stringevano loro, felici di nascondersi cos&igrave;, 
eppur sentivano attraverso il grembo della madre 
il calcio dei fucili sulle teste. 

E certo non pregavano Mosca 
che li confinava nella steppa, dove tutto &egrave; piatto e spoglio, 
come se per incanto sulla terra 
Satana avesse cancellato i monti antichi. 

Ma la lama ricurva della luna, l&igrave; 
tra le fessure nei tetti delle case di terra 
ricordava loro il segreto dell'Islam 
tra gli slogan sovietici dell'inganno 

E l'arroganza plebea di Eltsin, 
e la fanfaronata di Graciov su quella "guerra-lampo" 
li spinsero poi verso i primi attentati,, 
e allora alla guerra non ci fu pi&ugrave; scampo... 

Le kamikaze cecene portano esplosioni sul petto, 
alla vita, e al posto della collana al collo. 
E come sempre, tanti pi&ugrave; morti si lasciano alle spalle 
tanto pi&ugrave; basso &egrave; il prezzo della vita. 

Com'&egrave; cambiato il volto del firmamento, 
la tenebra a Beslan esplode solo per i tank, 
e ha sussultato al pensiero della fine 
in quella scuola e il quel campo di basket laggi&ugrave; 
la mina innescata da Stalin. 

Ma a niente serve la vendetta. 
Salvaci, Dio dai molti nomi, dalla vendetta. 
Finch&egrave; ci sono ancora bimbi vivi, 
non ci dimentichiamo la parola "insieme". 

Nessuno di noi &egrave; eroe da solo, 
ma dinnanzi alla nuda verit&agrave;Â  tutti noi siamo nudi. 
Io sto insieme ai bambini bruciati. 
Sono anch'io uno di loro... Uno della scuola di Beslan. 

(traduzione di Nadia Cicognini)


