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Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Articolo tratto dalla rivista Internazionale (Italia) :
"Non credo che Anna si sarebbe scandalizzata per il silenzio di Putin sulla sua morte. Anzi, per lei sarebbe probabilmente stato il riconoscimento più alto", scrive Alexej Pankin
"L'ultima cosa che avrei voluto fare è intervenire nel dibattito sulla copertura mediatica dell'omicidio di Anna Politkovskaja prima che fossero trascorsi quaranta giorni dalla sua morte. Secondo la tradizione russa, solo allora finisce il periodo di lutto. Ma non ho altra scelta".
Il columnist del Moscow Times Alexej Pankin risponde con indignazione a un articolo del Financial Times "in cui il giornalista critica il silenzio dei connazionali di Politkovskaja e pretende di spiegare ai russi – e in particolare ai giornalisti russi – come ci si comporta in simili circostanze. Conoscevo Anna abbastanza bene da immaginare cosa starebbe pensando ora. Come prima cosa non apprezzerebbe questa pioggia di superlativi: il Times di Londra l'ha definita 'praticamente l'unica giornalista investigativa del paese'".
"Io e Anna abbiamo fatto parte per anni della giuria del premio Sakharov, e lei era la prima a sostenere che fare giornalismo d'inchiesta per un piccolo quotidiano locale era molto più rischioso che lavorare per una testata nazionale. Gli stranieri non hanno il diritto di celebrare un eroe russo a scapito di tanti altri. Inoltre, non credo che Anna si sarebbe scandalizzata per il silenzio di Putin sulla sua morte. Anzi, per lei sarebbe probabilmente stato il riconoscimento più alto. E di certo non avrebbe gradito il modo in cui molti sfruttano il suo nome per difendere in propri interessi politici. Va bene parlare di Anna – conclude Pankin – ma facciamolo con onestà e serietà. E dopo i quaranta giorni".
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#41 06 Novembre 2006, 13:31 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Gennaio 2003 Anna Politkovskaya scrive un articolo sull'assenza della politica europea sulla vicenda cecena:
" E' inutile nascondersi dietro le belle parole: in Cecenia sono stati traditi i mandati europei. Così ha ordinato il Cremlino, e l'Europa ha ubbidito docilmente, distruggendo tutti i valori che il nostro continente difendeva dalla fine della seconda guerra mondiale e che si sono sbriciolati scontrandosi con la tragedia chiamata seconda guerra cecena.
La conclusione è una soltanto: non credete ai discorsi pronunciati dalle grandi tribune sui diritti dell'uomo e sulla loro priorità assoluta. Siamo davanti a una nuova realtà internazionale in cui non esiste nulla di ciò che costituisce il fondamento delle costituzioni dei paesi civili, in cui l'Osce e il Consiglio d'Europa tollerano lo spargimento di sangue in una parte della stessa Europa. E se lo tollerano ne sono anche complici. Si sono resi conto di cosa è successo. E dopo essersene resi conto sono strisciati via.
L'Europa ha profanato se stessa. Prima limitandosi a osservare il massacro che si consumava in Cecenia. E ora rinunciando persino a questo, dopo aver dimostrato che non esiste più l'Europa che per tanto tempo abbiamo considerato il baluardo dei diritti dell'uomo e la speranza di tutti gli umiliati e gli oppressi. Fine. È calato il sipario.
Ma è veramente un vantaggio per l'Europa? Proviamo a pensare in grande, strategicamente e non in modo grettamente politico come ora ragionano Blair, Chirac, Schröder. È un vantaggio per gli europei costretti a vivere con la consapevolezza che un attentato terroristico come quello compiuto a Mosca nello scorso ottobre può ripetersi in qualsiasi posto e in qualsiasi momento, e non solo per mano dei palestinesi?
Pensateci europei. E dopo aver deciso, fatevi sentire. La Cecenia è stanca di aspettare".
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#42 06 Novembre 2006, 21:34 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Nuovo rapporto dell'associazione Reporters senza frontiere sulla libertà d'espressione:
"Corea del Nord, Arabia Saudita e Cina. Ma anche Cuba, Tunisia e, per la prima volta, Egitto. Sono i Paesi "nemici di Internet", che insieme a Bielorussia, Birmania, Iran, Siria, Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam fanno parte di una speciale classifica stilata dall'associazione Reporters Senza Frontiere. Paesi in cui ci si può trovare in prigione da un giorno all'altro per aver scritto sul proprio blog o su un sito internet opinioni contrarie al regime. Secondo le ultime stime, nel mondo oltre sessanta cyber-dissidenti (52 solo in Cina, quattro in Vietnam, tre in Siria, e uno in Iran) sono tuttora in carcere per aver fatto circolare online opinioni considerate inaccettabili dai governi locali.
Molti dei Paesi inseriti all'interno della "lista nera", come Cina e Birmania, sono regolarmente sotto i riflettori dell'opinione pubblica perché negano ai propri cittadini la libertà di espressione. A Cuba, ad esempio, il governo vieta ai dissidenti e ai giornalisti indipendenti di poter utilizzare la rete, e la punizione per aver scritto un articolo per un sito web straniero può arrivare anche a un anno di carcere. L'Egitto, invece, è una new entry, ed è stata inserita - spiegano da Reporters Senza Frontiere - per il suo comportamento nei confronti dei diari online: "Tre bloggers sono stati arrestati quest'anno per essersi schierati a favore di riforme democratiche. Quello che facciamo è anche un appello al governo egiziano, affinché cambi le proprie leggi in materia". Il Cairo, infatti, ha emanato recentemente una norma secondo la quale un sito può essere chiuso immediatamente se considerato un rischio per la sicurezza nazionale.
Dalla classifica emerge anche qualche buona notizia. Nepal, Libia e Maldive, che comparivano fino allo scorso anno, sono stati rimossi. "Il fatto che abbiamo potuto rimuovere tre Paesi dalla lista è sicuramente positivo, e ci dà la forza di sperare che la situazione possa migliorare di anno in anno". La Libia, in particolare, si trova però ancora sotto osservazione: in una recente visita di Reporters Senza Frontiere è emerso che la rete non è più esposta alla censura, anche se il presidente Maummar Gheddafi è ancora considerato un "predatore della libertà di stampa".
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#43 09 Novembre 2006, 12:40 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
"I servizi di sicurezza egiziani hanno arrestato lunedì sera un giovane blogger per «attentato all'Islam e all'istituzione Al Azhar». Lo si è appreso da fonti della stessa sicurezza. Abdel Kerim Suliman, 22 anni, che è stato preso nella sua casa di Alessandria, è accusato di «diffusione di voci malevole tendenti ad attentare all'ordine pubblico e di diffamazione nei riguardi del Presidente della Repubblica, d'incitamento all'odio dell'Islam e dell'istituzione di Al Azhar, la più alta autorità musulmana del paese, e della sua università», dalla quale il giovane è stato espulso un anno fa. «Sono andato a studiare all'Università di Al Azhar su richiesta dei miei genitori, malgrado il mio disgusto per le sue idee religiose e sono stato espulso da quella università per i miei interventi su internet», scriveva Suliman nel suo ultimo messaggio del 28 ottobre scorso sul suo blog. «Ho detto ad Al Azhar, alla sua università, ai suoi professori, voi finirete tutti nella pattumiera della storia», aveva anche scritto. L'arresto di Suliman coincide con la pubblicazione da parte di Reporter senza frontiere di un rapporto in cui l'Egitto è classificato tra i 13 paesi «nemici di internet»".
Fonte: Corriere della Sera ( Italia)
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#44 09 Novembre 2006, 12:44 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Questo è il racconto di Anna Politkovskaya datato novembre 2002 sulla vicenda degli ostaggi al teatro Dubrovka di Mosca ( ricordo che la giornalista ha condotto i negoziati su richiesta del commando ceceno). Ho diviso l'articolo in quattro parti, questa è la prima, la seconda in serata  :
"Il mio ruolo in questo dramma è cominciato il 25 ottobre, intorno alle due del pomeriggio. Alle 11.30 avevo parlato per la prima volta al cellulare con le persone che avevano catturato gli ostaggi. Alle 13.30 ero arrivata al centro operativo.
Un'altra mezz'ora era passata per definire la questione: qualche sconosciuto decideva qualcosa dietro porte che continuavano a sbattere. Finalmente mi hanno portato nella zona, dove c'era un cordone di camion. Mi hanno detto: "Va', provaci. Magari ci riesci". Con me è venuto il dottor Roshal. Ci siamo trascinati fino alle porte, non ricordo neppure come: avevamo paura. Tanta.
Entriamo nell'edificio. Gridiamo: "Ehi, c'è qualcuno?". L'unica risposta è il silenzio. Sembra che in tutto il teatro non ci sia anima viva. Mi metto a gridare: "Sono la Politkovskaja! Sono la Politkovskaja!". Comincio lentamente a salire la scala sulla destra – il dottore dice che sa dove andare. Anche nel foyer del primo piano c'è silenzio, buio e freddo. Non un'anima. Grido di nuovo: "Sono la Politkovskaja!".
Finalmente da quello che era stato il bancone del bar emerge un uomo. Sul viso ha una maschera nera piuttosto sottile, i tratti del viso si distinguono perfettamente. Nei miei confronti non è aggressivo, ma il dottore gli sta antipatico. Perché? Non riesco a capirlo. Ma cerco comunque di placare gli animi che stanno per infiammarsi. "Allora dottore, vuoi fare carriera?", insiste la "maschera".
Questo dottore ha 70 anni, è un grande studioso, e ha già fatto tante cose importanti nella sua vita che per lui pensare alla carriera non ha senso: se l'è già costruita. Lo dico ad alta voce. Comincia un battibecco. È chiaro che bisogna "abbassare i toni", altrimenti…"
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#45 10 Novembre 2006, 13:32 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Ecco la seconda parte del racconto. Invierò le ultime due parti domani:
"La maschera sottile si allontana nel buio del foyer e continua a borbottare: "Perché dici di aver curato i bambini ceceni, dottore?". Ancora delle esclamazioni sgradevoli e confuse, e per questo mi limito a riportarne il senso generale: "Tu, dottore, parli in particolare dei bambini ceceni. Quindi i bambini ceceni per te non sono come gli altri. Noi ceceni non siamo persone?". La solita storia. Mi intrometto, ma non per dovere, è solo che non lo sopporto più. Dico: "Tutti gli uomini sono uguali. Hanno la stessa pelle, le stesse ossa, lo stesso sangue". Inaspettatamente questo concetto non troppo originale ha un effetto calmante.
Chiedo di sedermi sull'unica sedia del foyer, a cinque metri dal bancone del bar, perché le gambe mi cedono. Mi danno il permesso. Le suole delle scarpe scivolano su una melma rossastra. Osservo con prudenza perché ho paura di sembrare troppo curiosa ma ho ancora più paura di calpestare del sangue raggrumato. Però, grazie a Dio, forse è gelato alla frutta. Visto che non è sangue, i brividi si calmano. Aspettiamo una ventina di minuti: sono andati a chiamare il "capo".
E intanto dall'alto, dalla balconata, ogni tanto si affacciano delle teste mascherate. Alcune maschere sono spesse e nascondono completamente i tratti del viso. Altre sono sottili come quelle del primo uomo che abbiamo incontrato, quello che stava dietro al bancone.
"Eri tu a Chotuni?", chiedono le teste. "Sì". Le "teste" sono soddisfatte. Chotuni (un villaggio nella regione di Vedeno) diventa il mio lasciapassare: era lei, possiamo parlarci.
"E lei di dov'è?", chiedo a quello che sta dietro il bancone.
"Io sono di Tovzeni", risponde. "Qui ce ne sono molti di Tovzeni e in generale della regione di Vedeno".
Poi c'è qualche confuso segnale di una tragedia in corso: alcune maschere arrivano, altre se ne vanno – il tempo inghiottito dal nulla stringe il cuore con presentimenti assurdi. E il "capo" ancora non si vede. Magari adesso decidono di spararci.
Finalmente arriva un uomo in tuta mimetica e con il viso completamente coperto, grosso, tarchiato e con lo stesso identico portamento dei nostri ufficiali dei reparti speciali, sempre attenti alla forma fisica. "Seguitemi", dice. Le gambe non mi reggono, eppure mi muovo.
Ci ritroviamo in un locale sporco accanto al buffet saccheggiato. Dietro c'è un rubinetto d'acqua. Qualcuno cammina alle nostre spalle e mi volto; mi rendo conto di apparire nervosa, ma che ci posso fare? Eppure sembra che io sia una con una grande esperienza di rapporti con i terroristi in situazioni estreme… È il "capo" in persona a restituirmi l'uso della ragione. "Non dovete guardare dietro! Parlate con me, perciò guardate me".
"Chi è lei? Come si chiama?", domando senza sperare troppo in una risposta.
"Bakar. Abubakar".
La maschera se l'è già alzata sulla fronte. Il viso è aperto, largo, e ha un che di tipicamente militaresco. Sulle ginocchia ha un mitra. Solo alla fine del nostro colloquio se lo mette dietro la schiena e addirittura si scusa: "Ci sono così abituato che non me ne accorgo più. Ci dormo, ci mangio, è sempre con me". Ma anche senza queste spiegazioni per me è chiarissimo: appartiene a quella generazione di ceceni che non hanno fatto altro che combattere per tutta la vita. "Quanti anni ha?". "Ventinove". "Ha combattuto in tutte e due le guerre?". "Sì". "Non si è rifugiato in Georgia?". "No. Non mi sono allontanato dalla Cecenia".
Esiste una nuova generazione di ceceni: Bakar è uno di quelli che negli ultimi dieci anni hanno conosciuto solo il mitra e le foreste, e prima hanno avuto appena il tempo di finire la scuola, e così, poco a poco, vivere nella foresta per loro è diventato l'unico modo di vivere possibile. Un destino senza varianti".
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#46 10 Novembre 2006, 17:40 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Penultima parte dell'articolo di Anna Politkovskaya sui negoziati a al teatro Dubrovka di Mosca, nel pomeriggio invierò la quarta e ultima parte:
"Veniamo al dunque?".
"D'accordo".
"Innanzitutto i bambini più grandi. Bisogna liberarli, sono bambini". È il primo problema che Sergej Jastrzhembskij, collaboratore del presidente russo, mi ha chiesto di affrontare con "loro".
"Bambini? Qui non ci sono bambini. Nei rastrellamenti prendete i nostri bambini quando hanno dodici anni, e noi qui ci terremo i vostri".
"Per vendicarvi?".
"Per farvi capire cosa si prova".
Sono tornata molte altre volte sui bambini, pregandoli di fare delle concessioni. Per esempio portargli del cibo. Ma le risposte sono sempre state categoriche. "Ai nostri bambini durante i rastrellamenti non danno da mangiare, devono resistere anche i vostri".
Nel mio elenco c'erano cinque richieste: cibo per gli ostaggi, articoli di igiene personale per le donne, acqua, coperte. Anticipo i fatti: siamo riusciti a metterci d'accordo solo sull'acqua e i succhi di frutta. Nel senso che io li avrei portati, avrei gridato dal basso di averli con me e allora mi avrebbero lasciato passare.
"Mi farete entrare più di una volta? Non riuscirò a portare granché in una volta sola… C'è tantissima gente. Magari potreste far venire con me anche un uomo". "Va bene". "Potrei portare un nostro giornalista?". "Sì, e anche qualcuno della Croce rossa". "Grazie".
Comincio a chiedere cosa vogliono. Ma politicamente Bakar è in difficoltà. Lui è "soltanto un soldato" e nient'altro. Spiega a lungo e confusamente a che serve questa azione, e si possono trovare quattro punti. Primo, Putin deve "dire una parola": annunciare la fine della guerra. Secondo: entro ventiquattr'ore deve dimostrare che non sono solo parole, per esempio deve ritirare le truppe da una regione.
"Da quale regione? La vostra? Da Vedeno?".
"Sei una spiona? Fai un interrogatorio proprio come una spiona. Basta, vattene!".
Mi rendo conto che non posso andarmene, anche se mi piacerebbe moltissimo. Per questo pronuncio parole quasi di scusa – sono un'idiota, certo: "Vedete, dobbiamo sapere cosa volete. E dobbiamo saperlo con precisione. Altrimenti…". Continuo a impuntarmi sulle parole. Il mio cervello si scontra con un problema superiore alle sue forze: cercare di salvare gli ostaggi, dato che hanno accettato di parlare con me, e allo stesso tempo non perdere la dignità. Ma purtroppo non riesco a venirne a capo. Sempre più spesso non so cosa dire, e blatero delle sciocchezze, purché Bakar non dica: "Basta!", e io non debba andarmene a mani vuote, senza aver ottenuto niente. Così ci avviciniamo al terzo punto del "loro" piano.
Ma proprio allora Bakar riceve una telefonata sul cellulare da Boris Nemtsov. Questo telefono i combattenti l'hanno preso a uno degli ostaggi, un musicista dello spettacolo Nord-Ost, e ora lo usano per le loro conversazioni. Bakar, dopo aver parlato con Nemtsov, riceve una telefonata "da casa", dalla regione di Vedeno, in Cecenia.......
Dopo il colloquio con Nemtsov Bakar comincia visibilmente a innervosirsi. In seguito mi avrebbe detto che Nemtsov lo prendeva in giro: il giorno prima aveva detto che la guerra in Cecenia poteva cessare, mentre oggi, il 25 ottobre, sono ripresi i rastrellamenti. Allora gli chiedo: "Voi a chi credereste? Chi può darvi la sua parola per confermare il ritiro delle truppe?". Viene fuori che si fidano di lord Jadd (il capo dell'assemblea parlamentare del consiglio d'Europa)".
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#47 11 Novembre 2006, 8:48 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Ultima parte del racconto di Anna Politkovskaya sui negoziati al teatro Dubrovka:
Passiamo al "loro" terzo punto. È semplice: se saranno attuati i primi due, libereranno gli ostaggi. "E voi?". "Resteremo a combattere. Accetteremo la lotta e moriremo in battaglia". "Ma voi in realtà chi siete?", chiedo, e mi spavento e penso, oddio, ho esagerato! "Un battaglione di esplorazione e diversione". "Siete tutti qui?". "No, solo una parte. Siamo stati selezionati per questa operazione. Hanno preso i migliori. Perciò anche se moriremo ci sarà sempre chi porterà avanti la nostra causa". "Ubbidite a Maskhadov?".
Noto un certo turbamento e poi di nuovo una grande irritazione. Le spiegazioni sconnesse possono ridursi alla formula: "Sì, Maskhadov è il nostro presidente, ma noi combattiamo per conto nostro".
È la conferma dei peggiori timori: si tratta di uno dei reparti che in Cecenia fanno tutto da soli. Hanno una loro guerra autonoma, ed è assolutamente radicale. E se ne infischiano di Maskhadov: perché non è un estremista. Proseguo: "Eppure voi lo sapete, i colloqui di pace sono condotti da Iljas Akhmadov in America e da Akhmed Zakaev in Europa – i rappresentanti di Maskhadov. Magari volete mettervi in contatto con loro, oppure potrei chiamarli io. Non dovete fare altro".
"E perché? A noi non piacciono. Conducono questi negoziati con lentezza perché non hanno nessuna fretta, e noi intanto moriamo nelle foreste. Ci hanno stufato".
Nel "loro" piano non ci sono altri punti. Bakar aggiunge molte frasi forti: "Per un anno e mezzo le persone hanno chiesto di poter fare i kamikaze e di venire qui". "Siamo venuti a morire". Non dubito affatto che siano condannati e pronti a morire – e a portare con sé tutte le vite che vorranno.
Il cellulare squilla. Bakar ascolta e comincia a gridare: "Non telefonate più. Questo è un ufficio. Disturbate il mio lavoro".
"Posso parlare con gli ostaggi?". "È impossibile". Ma dopo cinque minuti, dice a un "fratello" seduto proprio dietro di me: "Portali, va bene".
Quello fa uscire dalla sala una ragazza bella e spaventatissima, Masha, che non riesce a spiccicare parola per il terrore e la debolezza – gli ostaggi non hanno mangiato niente. Bakar è irritato dal suo balbettio e ordina di portarla via. "Prendetene una un po' più grande". Mentre il "fratello" va nella sala e torna, Bakar mi spiega quanto sono nobili. Ci sono tante belle ragazze nelle loro mani – e Masha è veramente bellissima – ma non hanno alcun desiderio, tutte le loro forze sono assorbite dalla lotta per la liberazione della loro terra. Interpreto le sue parole nel senso che devo essergli grata di non aver violentato Masha.
Il "fratello" porta un'altra bella ragazza con i nervi molto scossi. "Sono Anja Andrijanova, inviata di Moskovskaja Pravda. Cercate di capirci: noi siamo già rassegnati a morire. Ormai l'abbiamo capito: il paese ci ha abbandonato. Noi siamo un altro Kursk. Se volete salvarci, scendete in piazza. Se mezza Mosca implorerà Putin, riusciremo a sopravvivere. Per noi è chiarissimo: se oggi moriremo, domani in Cecenia comincerà un nuovo massacro che poi rimbalzerà qui, provocando nuove vittime".
Anja parla senza fermarsi. Bakar è nervoso, ma Anja non se ne accorge. Ho di nuovo paura che Bakar cominci a dimostrare la sua forza. Finalmente Anja viene portata via. E stabiliamo che adesso penserò a portare dell'acqua. Bakar a sorpresa aggiunge spontaneamente: "Potete portare anche dei succhi di frutta". "Per voi?". "No, noi ci prepariamo a morire, non beviamo e non mangiamo niente. Per loro". "E magari qualcosa da mangiare? Almeno per i bambini". "No. I nostri soffrono la fame. Che soffrano anche i vostri".
Questa giornata di storia è finita. Poi c'è stato l'attacco. E io continuo a chiedermi: abbiamo fatto tutto il possibile per contribuire a evitare che ci fossero vittime? È stata davvero una grande "vittoria"? E io personalmente sono servita a qualcuno con i miei succhi e i miei tentativi sull'orlo del baratro?
La mia risposta è sì, sono servita. Ma non abbiamo fatto tutto il possibile. Perché abbiamo ancora molto davanti a noi, anche se alle nostre spalle c'è già troppo. La tragedia del Nord-Ost non è nata dal nulla e non segna la fine. Adesso vivremo nel terrore costante vedendo uscire di casa i bambini e gli anziani: li rivedremo di nuovo? Proprio come ha vissuto in questi ultimi anni la gente in Cecenia.
Ci sono solo due varianti.
La prima: finalmente ci renderemo conto che più aumentano la violenza, il sangue, le vittime, i sequestri e le umiliazioni, più si moltiplicano quelli che vogliono vendicarsi, nonostante tutto e malgrado tutto. E più arrivano nuove reclute nell'esercito di chi vuole morire vendicandosi. E poiché questa guerra non si combatterà sul campo di battaglia, ma accanto a noi e con la partecipazione di gente che non c'entra niente – noi tutti – saremo condannati a un altro Nord-Ost, e nessuno potrà sentirsi sicuro in nessun luogo, per strada come nel proprio appartamento.
Un uomo con le spalle al muro inventa metodi sempre più astuti per vendicarsi.
La seconda variante è difficile, impegnativa, ma almeno si muove in direzione di un miglioramento: bisogna cominciare a parlare con colui che resta aggrappato all'ultimo filo del suo potere, con Maskhadov. Altrimenti saremo condannati a negoziati come quelli del Nord-Ost, segnati alla disperazione. Quando la posta in gioco è la vita degli innocenti.
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#48 11 Novembre 2006, 16:09 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Questo è il frammento di un articolo di Bernard-Henri Lévy, filosofo e scrittore francese, sulla morte di Anna Politkovskaya. L'autore critica duramente e senza giri di parole il presidente russo Vladimir Putin accusandolo di avere forti responsabilità per il clima pesante creatosi in Russia nei confronti dei giornalisti. Riporto testualmente le sue parole :
" Putin è l'uomo che sfodera il revolver appena sente parlare di stampa libera, è il Presidente sotto il cui regno sono stati già uccisi, prima della Politkovskaya, altri 12 giornalisti. Dodici! La cifra è debitamente documentata, purtroppo, da Reporters sans frontières! Così come è documentata l'uccisione di altri 30 giornalisti e reporter nel periodo precedente, fra il 1992 e il 2000, nell' esercizio del loro mestiere. E noi, possiamo accettare senza urlare di collera e di disgusto la frase che alla fine s'è lasciato sfuggire, davanti ad Angela Merkel, come unico omaggio funebre alla sua compatriota assassinata: «La sua capacità d'influire sulla vita politica del Paese era insignificante »?
Cosa fare? Prima di tutto, una commissione d'inchiesta internazionale. Poi, non lasciare più in pace il presidente russo; non concedergli alcuna tregua, finché non sarà fatta piena luce sulla tragedia; fare in modo che non vi sia vertice, non vi sia visita di Stato né conferenza stampa comune con uno qualsiasi dei suoi colleghi senza che gli sia posta la domanda, continuamente, instancabilmente: «Allora? A che punto siamo? Cosa ha di nuovo da dirci sui mandanti di quel crimine?». Anna Politkovskaya era la coscienza della Russia. Deve diventare la cattiva coscienza del suo presidente, lo spettro che lo assilli, il suo rimorso. Ancora, raccomando di non esagerare negli omaggi d'ogni genere di cui si continua a gratificare il padrone del Cremlino: un giorno, è l'Accademia francese a riceverlo, come se fosse un'autorità letteraria e morale; un altro, sono gli ex, i futuri e gli attuali ministri degli Esteri che fanno a gara di adulazione per esaltare il suo nobile contributo alla causa della democrazia; e un altro giorno, appena due settimane prima dell'omicidio, è stato lo stesso presidente francese a consegnargli le insegne di Gran Croce della Legion d'onore, il massimo grado dell'Ordine più elevato della meritocrazia repubblicana.
Poiché la sorte di questa donna abbattuta come un cane, di una donna che era, appunto, l'onore della Russia, è un atto chiaramente contrario all'onore e poiché pesanti indizi, se non di colpevolezza, perlomeno di complicità pesano sul padrone del Paese, una misura di «sospensione provvisoria», tipo quella che Chirac ha pronunciato qualche anno fa nei confronti del generale torturatore Aussaresses, mi sembra imporsi. Altrimenti, la promozione di quest' uomoal rango più elevato dell'Istituzione di cui il presidente è il Grand Maître rimarrà come uno sputo in faccia ad Anna Politkovskaya e a tutti noi".
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#49 13 Novembre 2006, 11:50 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Questo articolo è del giornale Moskovskie novisti e si riferisce ai giochi politici per il controllo sui media. Il pezzo tratto dall'archivio del giornale è datato giugno 2005 e anche se è trascorso più di un anno credo che il servizio possa dare qualche spunto di riflessione  :
"Giugno è stato un periodo di tempesta per la stampa russa. Hanno cambiato proprietà due note testate, le riviste Ogonek e Kompanija, ma il fatto più importante è stato la vendita del quotidiano Izvestija, ceduto dall'oligarca Vladimir Potanin al colosso petrolifero Gazprom, controllato dallo stato.
Secondo alcuni esperti, con questo acquisto il regime di Putin ha portato avanti il suo tentativo di avere il pieno controllo della carta stampata del paese. Ma non è detto che ci riesca. Sempre a giugno, infatti, l'oligarca Boris Berezovskij ha annunciato una ristrutturazione manageriale del gruppo editoriale Kommersant, che pubblica l'omonimo quotidiano, i settimanali Vlast e Dengi e altre testate. I nuovi dirigenti vengono tutti da aziende di oligarchi contrari a Putin e questo sembra indicare la definitiva trasformazione di Kommersant in organo ufficioso degli oligarchi di opposizione.
È stata infine annunciata la vendita di un altro quotidiano noto per le sue critiche a Putin, la Nezavisimaja Gazeta. Gli acquirenti sarebbero vicini al partito Unione delle forze di destra (Sps) che, secondo alcuni osservatori, potrebbe rendere più morbida la politica editoriale della testata".
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#50 14 Novembre 2006, 11:34 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Servizio ( sintesi) tratto dalla rivista Novaja Gazeta dell'ottobre 2005 :
"Di recente Vladimir Putin si è prestato a uno spettacolo di stampo populistico. Per quasi tre ore il presidente russo ha risposto in diretta alle domande del pubblico dagli schermi della tv di stato. Ovviamente le domande erano state filtrate, per creare un'atmosfera di completa armonia tra Putin e i cittadini russi.
Durante la trasmissione il presidente ha parlato anche del nuovo fondo di stabilizzazione, creato dal governo di Mosca per custodire parte dei ricavi provenienti dalla vendita del petrolio. Il denaro – una cifra notevole, intorno ai 150 miliardi di dollari – è stato investito in titoli di credito statunitensi a basso reddito. La rivista d'opposizione Novaja Gazeta considera una follia tenere inutilizzati questi fondi in un momento in cui l'economia russa ha bisogno di investimenti.
Nonostante le enormi entrate petrolifere degli ultimi anni, la Russia di Putin rimane economicamente un paese del terzo mondo. Ma con una punta di ironia il settimanale constata che forse è meglio che i proventi del petrolio non siano stati investiti nell'economia reale, perché quest'ultima è totalmente in mano agli oligarchi e ai burocrati vicini a Putin. I soldi quindi sarebbero finiti direttamente nelle loro tasche".
Fonte: Novaja Gazeta ( Russia )
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#51 15 Novembre 2006, 13:24 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
"Se in termini di libertà di informazione la situazione dei media in Russia non è rosea, le cose non vanno molto meglio per quanto riguarda il comportamento del pubblico. Nel commentare un recente sondaggio, il settimanale moscovita Novoe Vremja constata che "si registra un ritorno massiccio agli atteggiamenti che prevalevano durante il totalitarismo sovietico".
Per il 79 per cento dei russi la maggiore fonte di informazioni rimane la tv statale. Solo il 14 per cento attinge le proprie informazioni principalmente dalla carta stampata. Una percentuale preoccupante di russi (il 22 per cento) ritiene che la principale funzione dei media sia difendere gli interessi della nazione, mentre solo per il 10 per cento i loro compiti più importanti sono condizionare il potere e formare una società civile.
Circa il 60 per cento degli intervistati ritiene che i media abbiano piena libertà di parola, contro un 37 per cento che li considera troppo poco liberi. Una libertà che non pare molto gradita: ben il 28 per cento dei russi ritiene "assolutamente necessaria" una qualche forma di censura, e questa percentuale sale al 75 per cento tra le persone con un grado di istruzione universitario".
Fonte : Novoe Vremja ( Russia )
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#52 16 Novembre 2006, 12:17 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
BAGDAD (Iraq) - Un'altra giornalista irachena e' stata uccisa ieri notte a Baquba. Si tratta di Luma Mohammed, corrispondente del quotidiano iracheno Addustur (La costituzione). Poche ore prima a Mosul era stata assassinata una reporter che lavorava per il settimanale al Masaar (Il percorso). E' la terza vittima da lunedi', quando un gruppo di uomini armati avevano ucciso a Mosul Mohammed Mahmoud al Baan, fotoreporter della tv satellitare irachena Al Sharqiyah
Fonte : Corriere della sera ( Italia )
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#53 16 Novembre 2006, 13:20 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
L'associazione "Reporters senza frontiere" ha stilato una lista dei " Predatori della libertà di stampa nel mondo". Segnalati una trentina di leader che secondo l'associazione reprimono la libertà di stampa e il diritto di informare dei giornalisti. Ve ne segnalerò due-tre al giorno per farvi un'idea
Cuba
Fidel Castro Presidente del Consiglio di Stato e Primo Ministro
"Ventidue giornalisti che hanno desiderato liberare notizie e informazioni dalla dominazione del governo sono in prigione.
I giornalisti che non sono in prigione sono minacciati costantemente. Il rilascio del giornalista e poeta Raúl Rivero alla fine
del 2004 non è stato accompagnato da alcun cambiamento significativo nella libertà della stampa ".
Fonte: Reporters senza frontiere
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#54 16 Novembre 2006, 18:35 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Corea del Nord
Kim Jong-il Segretario Generale del partito dei lavoratori coreano
" L'erede del padre, "il presidente eterno" Kim Il-Song. Kim Jong-Il il " Caro leader" ha ordinato alla polizia segreta il controllo e l'ispezione delle emittenti radiofoniche per evitare che la popolazione possa ottenere notizie dall'estero".
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#55 16 Novembre 2006, 23:39 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Cina
Hu Jintao Presidente
" Hu , al potere dall'ottobre del 2003 ha regolato il dipartimento della propaganda del governo sui media e una dozzina di giornalisti e cyber dissidenti sono stati arrestati dalla polizia segreta. Hu (anche capo del partito comunista e dell'esercito) ha ordinato personalmente l'arresto di Zhao Yan del New York Times e del giornalista investigativo Ching Cheong di Hongkong. Ha espresso ammirazione nel 2004 per l'uso a Cuba di un Internet filtrato e sul modo di controllare i giornalisti stranieri".
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#56 17 Novembre 2006, 11:24 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Vietnam
Nong Duc Manh Segretario del Partito
"Considera i mass media semplicemente come organi di propaganda. I giornali di governo difendono le virtù del socialismo. Almeno sei cyber-dissidenti ed altri utenti sono in prigione da quest'anno. Il governo ha stretto la presa sui cybercafés nel mese di luglio del 2005".
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#57 17 Novembre 2006, 13:07 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Siria
Bashar el-Assad Presidente
"Assad è accusato di essere dietro l'omicidio dell'ex primo ministro libanese Rafik Hariri e di parecchi giornalisti anti-siriani. Continua a controllare rigorosamente tutte le notizie in Siria ed i funzionari del partito censurano in anticipo la stampa. I giornalisti stranieri sono sotto sorveglianza e raramente ottengono l'accreditamento. Internet inoltre è censurato ed il giornalista Massoud Hamid è finito in prigione per avere inviato le foto di una manifestazione popolare in Siria su un sito web straniero".
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#58 18 Novembre 2006, 12:50 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Iran
Mahmoud Ahmadinejad Presidente
"Presidente della Repubblica islamica iraniana dal 3 agosto 2005, sostituì immediatamente i riformisti presenti al ministero della Cultura ( che sorveglia la stampa ) con i sostenitori della linea dura. Parecchi ministri attuali sono inoltre responsabili di arresti, torture e uccisioni di giornalisti iraniani nel 1998".
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#59 18 Novembre 2006, 17:37 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Pakistan
Pervez Musharraf Presidente
"Ha attacato i media ( che hanno criticato la sua alleanza con gli Stati Uniti) e i giornalisti investigativi che hanno indagato sugli abusi del potere politico. La sua polizia segreta ha rapito parecchi giornalisti ( compresi Rashid Channa a Karachi e Hayatullah Khan nelle zone tribali) per interrogarli".
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#60 18 Novembre 2006, 17:52 |
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