Le prime domande sulla Centrale elettrica in Siberia
Il disastro alla centrale idroelettrica in Siberia suscita tutta una serie di interrogativi riguardanti i rifornimenti alla regione e la possibile ricaduta economica. Ma prima di tutto ci si chiede come sia stato possibile e se e’ possibile escludere in futuro analoghe catastrofi.
Abbiamo posto queste ed altre domande al signor Serghej Pikin, direttore dell’Istituto del Fondo per lo sviluppo energetico.
Ecco ci ha detto:
Serghej Pikin: Nelle centrali idroelettriche c’e’ sempre qualche problema. Si sapeva che nella diga di Sajan-Sciuscensk c’erano delle fessure che richiedevano continui interventi.
E’ probabile che siano stati commessi degli errori di calcolo o di progettazione,forse la pressione dell’acqua e’ stata superiore al previsto. Comunque non significa che adesso l’acqua inondera’ ogni cosa. Vi e’ stata un fortissimo urto idrico che ha danneggiato la sala macchine. Vediamo cosa dira’ la commissione di inchiesta. L’arresto di una centrale di tale potenza, si tratta di 7 gigawatt non potra’ non avere delle conseguenze sull’economia della regione che alimentava per il 25%.
E’ stato gia’ annunciato che e’ entrato in funzione uno schema di riserva attraverso l’attivazione di centrali termiche che in estate di regola vengono spente. La popolazione non dovrebbe essere toccata. Per gli stabilimenti industriali inverce e specialmente quelli che producono alluminio le cose si mettono male. E’ noto che un arresto di produzione,oltre un certo limite massimo, provoca dei danni irreversibili da rendere piu’ economico costruire una nuova fabbrica. Comunque niente di catastrofico. Gli enti locali della regioni invece sarano duramente colpiti nelle entrate perche’ quella Centrale rappresentava il loro principale contribuente.
Irreparabile invece e’ la morte di tanta gente,mentre il numero delle vittime continua a crescere e vi sono sempre decine e decine di dispersi.
Aggiunge il noto ecologo Aleksei Jablokov:
Aleksei Jablokov: Ho l’impressione che fosse una catastrofe annunciata. Le grandi opere suscitano sempre dei forti timori. Certo sono in grado di produrre grandi quantita’ di energia. Quella di Sajan-Sciunscenk aveva la potenzialita’ di tre centrali atomiche ed era stata costruita soltanto 30 anni fa.
Adesso bisogna chiedersi come si siano svolti i lavori, se il cemento adoperato era adeguato. Pero’ anche al massimo livello di qualita’ nessuno e’ al riparo dai disastri. Per esempio le piattaforme petrolifere del Brasile e della Norvegia sembravano che fossero il massimo eppure sono andate distrutte. La statistica ci dice che disastri del genere capitano una volta su un milione… Poi succede Cernobyl. Si dice che su questi impianti i disastri siano superiori a quelli calcolati. Rinunciare nel XXI secolo all’energetica? Nemmeno per sogno!. 30 anni fa i verdi avanzarono l’idea che bisognasse ridurre le dimensioni di ogni impianto idrico,chimico,petrolifero. A mio avviso in futuro avremo impianti piu’ compatti e vicini al consumatore. Il disastro su una centrale di 500 kw non rappresentera’ una tragedia mondiale.
Pero’ la Russia si estende su due continenti e non e’ affatto il Principato di Monaco. Che fare in questa situazione? A questo interrogativo non vi sono risposte.