La Russia abbandona Assad
Maurizio Molinari su La Stampa


Il presidente siriano Bashar Assad oramai è sotto un vero assedio diplomatico: Russia e Germania si uniscono alle pressioni internazionali per il ritiro delle truppe dal Libano mentre Arabia Saudita e Egitto gli suggeriscono fare in fretta.La discesa in campo di Mosca, Berlino, Riad e Il Cairo trasforma le difficoltà  di Damasco in una pericolosa solitudine. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, con un'intervista alla Bbc ha fatto mancare ad Assad il sostegno del più tradizionale alleato. «La Siria deve ritirarsi dal Libano in maniera che ciò non pregiudichi gli equilibri in un Paese etnicamente difficile» ha detto Lavrov, sottolineando che la risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu sul ritiro «deve essere applicata» anche se laRussia si astenne. Solo due settimane fa Mosca aveva sfidato Washington assicurando la vendita di missili antimissile a Damasco ma l'assassinio a Beirut dell'ex premier Rafik Hariri e le manifestazioni di piazza dell'opposizione hanno cambiato lo scenario.

Ora il Cremlino sembra non volersi schierare a sostegno di un partner divenuto molto scomodo. Il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder ha parlato poche ore dopo Lavrov. «La risoluzione Onu deve essere applicata per dare un'opportunità  di sovranità  e sviluppo al Libano» ha detto durante una visita in Yemen. Si chiude così il cerchio delle grandi potenze: se sono state Washington e Parigi a prendere l'iniziativa di mettere sotto pressione Assad dopo l'assassinio di Hariri ed è stata poi Londra a unire la propria voce ora il consenso di Mosca e Berlino fa trapelare un forte consenso fra i Paesi che siedono nel Consiglio di Sicurezza. Non a caso il Segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, ha rimandato in Medio Oriente il proprio rappresentante Terje Larsen dicendo di aspettarsi da Damasco «progressi entro aprile», ovvero il ritiro totale delle truppe prima delle elezioni libanesi in maggio. Questa proposta è stata presentata concretamente ad Assad ieri a Riad dal principe ereditario Abdallah e dal ministro degli Esteri Saud alFaisal.

L'Arabia Saudita è un attore-chiave nella partita libanese perchè fu sul suo territorio che vennero firmati nel 1989 gli accordi di Taif, che autorizzavano la presenza dei siriani in Libano ma ne prevedevano anche il ritiro entro il 1992 grazie ad un accordo fra i due Paesi. Quel testo non è mai stato rispettato ed ora sono stati i leader sauditi a farlo presente ad Assad, spiegandogli che gli accordi di Taif possono essere la via d'uscita alla crisi. «Damasco richiamandosi a Taif può annunciare il ritiro senza cedere alle pressioni di Washington e Parigi» spiega una fonte diplomatica al Palazzo di Vetro, precisando che «Assad potrebbe presentare il rispetto di Taif come la strada araba per ottemperare alla risoluzione Onu 1559». Proprio questo è il senso del messaggio che il presidente egiziano Hosni Mubarak - che ha incontrato il ministro al-Faisal a Sharm el-Sheik - recapiterà  di persona al presidente siriano durante l'imminente visita a Damasco. «Dovete lasciare subito il Libano altrimenti le nostre relazioni ne risentiranno» ha avvertito al-Faisal ad Assad anticipando cosa dirà  Murabak.

Se Assad dovesse rifiutare la soluzione suggerita da sauditi ed egiziani rischierebbe un nuovo pronunciamento dell'Onu con l'adozione di misure contro la Siria. E' questo lo scenario a cui, si apprende a Washington, si sta lavorando al Dipartimento di Stato nella convinzione che difficilmente la Cina opporrebbe il veto di fronte ad un testo condiviso dagli altri quattro membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Usa, Gran Bretagna, Francia e Russia). Ad accrescere ulteriormente la pressione su Damasco è l'inizio dell'inchiesta condotta dall'Onu sull'assassinio di Hariri. A guidarla è il vice capo della polizia irlandese Peter Fitzgerald ed il suo team, composto da investigatori svizzeri, sta esaminando il filmato della telecamera di una banca nel quale si vedrebbe l'autobomba poco prima dell'esplosione. Se gli accertamenti confermeranno le generalità  della vettura ciò potrebbe favorire l'identificazione dei mandanti che l'opposizione continua ad indicare negli 007 siriani.