Nella ricca Mosca la società civile riscopre l’impegno politico
Che diventa trendy
LUCIA SGUEGLIA
mosca
I nuovi Romeo e Giulietta russi si innamorano marciando contro Putin. Look da rivoluzionari, cantano a memoria le nuove hit dissidenti. E’ anche questo, il risultato di oltre due mesi di inattesa «primavera politica» a Mosca. Dopo il conformismo degli anni putiniani, torna di moda l’idealismo. La creatività è esplosa in piazza, tra slogan ironici, manifesti irriverenti e performance di strada. Ora, dopo 20 anni in cui «impegno» equivaleva a una parolaccia, lo spirito della piazza comincia a riversarsi nell’arte.
Dal cinema alla musica, dalle mostre alla moda, il tormentone è ovunque. Le performance isolate, come quelle del gruppo Voina (Guerra), artisti-attivisti sociali al limite del teppismo, o le «monstratzie» di Artem Loskutov a Novosibirsk regolarmente sanzionate dalla polizia, diventano cortei e flash-mob, e in attesa del voto del 4 marzo se ne stanno preparando decine, la protesta entra nel mainstream culturale.
Il cinema fiuta una nuova audience e arriva una docu-fiction (prodotta nientemeno che da Timur Bekmambetov, regista di blockbuster prestato a Hollywood), che vedrà protagonisti una giovane pasionaria dell’opposizione e un «Omon», membro della polizia antisommossa russa che fino al 4 dicembre scorso, giorno del voto alla Duma che ha dato la stura alle proteste antibrogli, era nota per picchiare duro i dimostranti. Simbolo di «due parti della società russa che oggi si contrappongono e rischiano lo scontro, una cronaca del nostro tempo», spiega il direttore Nikita Trynkin precisando: «Una storia d’amore tesa e tragica, non un film politico». Finora la politica era tabù nel cinema russo, specie quello destinato alla tv.
Ma anche la moda si fa influenzare dalla «rivoluzione hipster»: una parola di cui qualche sera fa, intervistato da Xenia Sobchak sulla tv trendy Dozhd, il leader comunista Ziuganov, candidato alle presidenziali, ha confessato di non conoscere il significato. A fissare la svolta, dopo il kitsch degli Anni 90 e il «glamour» del 2000, è il blog «Moda sulle barricate» (www. fashionprotest.ru), un’idea dello stilista Aleksandr Arutiunov: «Non ci sono più dubbi, salire sulle barricate è una nuova tendenza. Questo blog parla di persone che la rendono elegante e dignitosa. Personaggi, regole di stile, e tutto ciò che può esservi in comune fra rivoluzione e moda - o il contrario, decidete voi».
Tanti post e foto: il look del perfetto rivoluzionario (a vincere la competizione per i maschi è il blogger Alexei Navalny); gallerie di ragazze e ragazzi in piazza, flashback di stile dalle rivoluzioni “colorate” al golpe a Mosca nel 1991, al 1968 a Parigi. Out: il tacco 12. In: i valenki, mitici stivali di feltro dell’Armata Rossa rispolverati per contrastare il gelo. Magari in versione fucsia. E il thermos griffato. Out: «lavorare per il potere e per far soldi». In: usare la politica «come fonte di ispirazione», per esempio per la t-shirt col volto del miliardario Prohorov. La sezione «sistema multipartitico» suggerisce il look per diversi partiti, rigorosamente griffato.
Nelle gallerie d’arte si inaugurano mostre in tema: da Paperworks «Per elezioni libere» unisce nomi stranoti come Dmitri Gutov a nuove leve. Alla «Rivoluzione Bianca all’Ottobre rosso», la street art più povera e spontanea nata intorno alle proteste e sul web (svetta P183, il «Bansky russo»), primo bersaglio Putin. Al Centro di Arte Contemporanea un ciclo di seminari su «Arte e Politica - lo specchio infranto del Potere». La prospettiva è storica, ma l’ideatore Serghey Hachaturov commenta: «Da noi arte e politica hanno sempre confinato, è un leitmotiv dai Soviet alla Soz-Art a oggi, coi web-attivisti. Riguarda il rapporto col potere, ora pienamente screditato». E i fotografi Liudmila Zinchenko e Artem Zhitenev immortalano i dissidenti rifacendosi alla pittura classica e all’estetica delle masse pre-rivoluzionarie.
Si protesta anche a teatro, nella scena off di Teatr.doc che dal 14 ha in cartellone il Berlusputin, un Dario Fo rivisitato alla russa. Le Pussy Riot, punk-band femminista, portano fin sulla Piazza Rossa le loro performance-blitz illegali e provocatorie: «Rivolta in Russia - il carisma della protesta/Rivolta in Russia - Putin ha paura!», prima di venire fermate dalla polizia. La «agit-art» ha una lunga tradizione, e l’arte di strada rende difficile la repressione. Come dice Vor, fondatore del gruppo Voina, un altro che in cella è di casa: «In Russia protestare è un lavoro creativo. Lavorare per la rivoluzione e prenderla in mano è un dovere degli artisti, dall’Ottobre in poi».
http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/442310/












Sagrado (GO)




