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di Stefano Grazioli
(© La Presse) Vladimir Putin, premier della Russia.
Si sa già chi possa essere il vincitore della corsa per le elezioni presidenziali russe, ma ai blocchi di partenza domenica 4 marzo si presentano comunque in quattro a fare compagnia a Vladimir Putin. Eccoli in rassegna.
PUTIN RIMANE IL SUPERFAVORITO. Il superfavorito, l'attuale premier ed ex inquilino del Cremlino prima del mandato di Dmitrij Medvedev, compie 60 anni il 7 ottobre e vuole passare i prossimi sei come presidente della Russia. Si presenta per la terza volta, dopo i successi del 2000 e del 2004.
La notte di Capodanno del 2000 il presidente Boris Eltsin annunciò in televisione le dimissioni e designò Putin alla successione. A marzo la nomina fu poi suffragata dalla vittoria con il 53% al primo turno di fronte al 29% di Gennadi Zyuganov.
NEL 2000 CENTRALIZZAZIONE DEL POTERE. Il suo primo mandato fu dedicato a riportare sotto il controllo del Cremlino uno Stato sfilacciato e in balia degli oligarchi dell’era eltsiniana. Chi non accettò il patto - continuare a fare affari senza mettere il naso nella politica - venne costretto all’esilio (Boris Berezovsky, Vladimir Gusinsky) o spedito in Siberia (Mikhail Khodorkovsky).
La stragrande maggioranza degli altri si adeguarono alle nuove leggi del padrone. Il potere venne centralizzato e l’economia si riprese dopo il default del 1998.
Il terrorismo indipendentista nel Caucaso restò un problema irrisolto, con la lunga scia di sangue della strage del teatro Dubrovka (2002) a della scuola di Beslan (2004).
RIELETTO NEL 2004 CON IL 71%. Nel 2004 la rielezione di Putin fu una formalità (71%). La Russia si riaffacciò fortificata sulla scacchiera politica internazionale: dopo l’alleanza con gli Usa in seguito all’11 settembre 2001 e la collaborazione nella lotta all’estremismo islamico, i primi screzi con Washington arrivarono dopo le rivoluzioni in Georgia, Ucraina e Kirghizistan.
La guerra in Georgia del 2008 fu il segnale che Mosca non tollerava più intromissioni nella propria area di influenza.
PASSAGGIO DI CONSEGNE CON MEDVEDEV. Nell’agosto del 2008, Putin consegnò la poltrona al delfino Dimitrij Medvedev e divenne primo ministro: a marzo i due, secondo un patto già annunciato, hanno in agenda di scambiarsi i ruoli. Ma le proteste degli ultimi mesi hanno messo in discussione il piano: la rielezione di Putin è una cosa certa, il passaggio dell'attuale presidente a premier molto meno.
Il programma del primo ministro è semplice: stabilità e modernizzazione, con un piano di snellimento dello Stato, lotta alla corruzione e rilancio dell’economia, puntando anche sulle nuove tecnologie.
Zyuganov, il segretario del Partito comunista sconfitto già due volte
(© Getty Images) Gennadi Zyuganov, candidato al Cremlino per il Partito comunista.
Zyuganov è il rivale più accreditato dai sondaggi. A giugno compie 72 anni e dal 1993 è segretario del rinato Partito comunista: per lui è la terza candidatura alle elezioni presidenziali.
Nel 1996 è stato sconfitto al ballottaggio da Eltsin in una tornata elettorale truccata con le risorse amministrative, il denaro degli oligarchi e i media di quest’ultimi impegnati per evitare la vittoria del leader comunista.
Zyuganov ottenne oltre il 40% dei consensi, una decina di punti in più rispetto al duello con Putin nel 2000.
BATTUTO DA MEDVEDEV NEL 2008. Nel 2004 lasciò il passo al collega Nikolai Kharitonov che si schiantò contro il muro dell'attuale premier, mentre contro Medvedev nel 2008 raccolse oltre il 17% delle preferenze: lusinghiero successo, merito anche della debole immagine del candidato del Cremlino.
DIFESA DEI LAVORATORI E DEI PIÙ DEBOLI. Il terzo tentativo è destinato a essere comunque una sconfitta, anche se l’alleanza con il giovane Sergei Udaltsov, leader del Fronte della sinistra, uno dei motori della protesta di piazza, indica che il fiuto del politico di razza è ancora buono e il potenziale della sinistra di vecchio stampo nella Russia di oggi è ancora alto.
Il programma è quello classico della difesa dei lavoratori e delle fasce più deboli della popolazione.
Zhirinovski, il nazionalista liberaldemocratico che sfidò Eltsin
(© Getty Images) Vladimir Zhirinovski, leader del Partito liberaldemocratico.
Come Zyuganov, anche il nazionalista Vladimir Zhirinovski è un veterano: da 20 anni è a capo del Partito liberaldemocratico più di nome che di fatto.
A quasi 66 anni tenta per l’ennesima volta il suo ingresso al Cremlino. Zhirinovski nel 1991 aveva partecipato alle prime elezioni libere dell’ancora esistente Unione sovietica, raccogliendo il 7,8% dei voti, ben lontano dal vincitore Eltsin.
IN DIFESA DELL'IDENTITÀ RUSSA. È stato sempre presente dal 1996, con l’eccezione del 2004, quando il potere di Putin era all’apice.
La sua campagna elettorale è stata impregnata da soliti slogan e programmi law and order: difesa dell’identità russa e lotta all’immigrazione illegale.
Prokhorov, il candidato del Cremlino che propone l'evoluzione
(© Getty Images) Mikhail Prokhorov: è il terzo uomo più ricco della Russia.
L'oligarca Mikhail Prokhorov è l’oggetto misterioso di queste elezioni. Il miliardario 46enne è il terzo uomo più ricco del Paese, ma politicamente ha una grandezza limitata.
Molti lo hanno accusato di essere un progetto del Cremlino per accalappiare l’elettorato liberale, lui ha sempre smentito, dicendo comunque che la Russia non ha bisogno di una rivoluzione bensì di un'evoluzione.
RIFORME E LOTTA ALLA CORRUZIONE. Nonostante una campagna elettorale a suon di miliardi, i sondaggi l’hanno sempre rilegato nelle posizioni di rincalzo, dietro il duo Zyuganov-Zhirinovski: difficile che possa fare un exploit.
Più probabile sarebbe invece la sua entrata nella prossima compagine governativa, nel caso Putin volesse fare non tanto una concessione all’opposizione o alla piazza, quanto proprio personalmente a Prokhorov. Nel suo programma liberalizzazioni, lotta alla corruzione, riforme democratiche.
Mironov, da alleato di Putin a sfidante del partito del potere
(© Getty Images) Sergei Mironov, leader socialdemocratico.
Lo spento leader socialdemocratico Sergei Mironov è il leader socialdemocratico ed è il candidato che i sondaggi della vigilia danno in ultima posizione.
Ha appena compiuto 59 anni e questa è la sua seconda apparizione in un elezione presidenziale. Nel 2004 si è fermato allo 0,75%, ultimo arrivato.
Prima alleato del Cremlino - il suo partito Russia Giusta è nato nel 2007 con lo scopo di strappare a favore del blocco di potere qualche voto alla sinistra estrema - ora tenta una nuova strada indipendente.
NUOVE PRESIDENZIALI GIÀ NEL 2014. Sostituito nel 2011 al vertice del Consiglio della federazione dalla putiniana Valentina Matvienko si rivolge all’elettorato moderato che rifiuta il comunismo di Zyuganov.
In campagna elettorale, oltre a presentare un programma con riforme socioeconomiche di orientamento socialista, ha dichiarato di voler rimanere in carica solo due anni per introdurre riforme costituzionali e anticipare al 2014 nuove elezioni presidenziali e parlamentari.
Giovedì, 01 Marzo 2012


















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