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Russia: Il fattore nucleare 07/02/2005
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Messaggio Russia: Il fattore nucleare 07/02/2005 
 
Russia: Il fattore nucleare nell'ex impero sovietico  

di  Liliana Adamo

 In che modo l'ex Unione Sovietica, controlla il suo obsoleto deposito per l'energia nucleare? Secondo l'organizzazione ambientalista norvegese "Bellona", lo fa con metodi molto dubbi e, francamente, la cosa non può sorprenderci più di tanto. Negli ultimi dieci anni i paesi del G8 e dell'Unione Europea, hanno sprecato miliardi di dollari per mantenere a galla l'industria nucleare russa, non rendendosi garante dei minimi standard di sicurezza, un sistema in cui hanno collaborato donatori occidentali e contribuenti russi.

Il portavoce del gruppo verde norvegese, Igor Kudrik, da Oslo, fa sapere che gli Stati Uniti, da soli, negli ultimi dieci anni, hanno trasferito in Russia circa una decina di miliardi in dollari, ed altri venti ne sono stati promessi entro il 2010 dal gruppo del G8.

A ragione, Kudrik sostiene, che, grazie all'enorme aiuto finanziario pervenuto da ogni parte, l' industria nucleare russa si prepara al cambio delle burocrazie, ma non rivede, piuttosto, quelle infrastrutture così antiquate e rischiose; impianti ed attrezzature che funzionano come all'epoca della guerra fredda e continueranno a funzionare grazie ai cospicui sostegni occidentali.

Per mettere in luce ed arginare il problema, il gruppo norvegese ha preparato un manuale destinato non esclusivamente agli addetti ai lavori. Il titolo è: "Russia's Nuclear Industry, the Need for Reform", concepito come uno studio dettagliato sui rischi concernenti il vecchio nucleare dell'ex impero sovietico e subito riprodotto in lingua russa, perchè ciò che è accaduto a Chernobyl (1986) non presuma l'inconsistenza e la genericità  del dimenticatoio .

Il rapporto del "Bellona" indica ad un cambiamento sostanziale delle infrastrutture, o altrimenti gli aiuti finanziari degli USA e dell'UE, appariranno come il modello di un ennesimo spreco. La Russia tratta diffusamente molte tecnologie ripudiate dallo stesso Occidente, compreso il ciclo del combustibile chiuso (che consiste nel rimaneggiare la materia in precedenza utilizzata, una sorta di riciclaggio del plutonio). Questo è un modo come un altro per far sopravvivere sul posto, un sistema basato sul ricatto e sul profitto, mentre da qualche tempo, Francia e Regno Unito, tentando in tutti i modi di "ritrattare"la materia prima, hanno abbandonato il progetto, ritenendolo poco conveniente, sia per questioni economiche, che per impatto ambientale.

Altro esempio di pessima gestione, è la circostanza nella quale si dipanò la vicenda (tragica) del sommergibile nucleare Kursk affondato il 12 agosto del 2000. Una dimostrazione lampante di come i programmi internazionali siano attuati in maniera scriteriata, senza compiere analisi di sicurezza ambientale, senza studiare a fondo procedure ed obiettivi. Queste problematiche si sono evidenziate nel momento in cui il K219, con i missili atomici e il suo bagaglio umano, si è inabissato.

Qualcuno potrebbe obiettare che un sommergibile della flotta militare, non rientrava certo in un progetto internazionale, eppure, nel giugno del 2003, a seguito della tragedia, la Norvegia mise in bilancio 13 miliardi per la rimozione e la distruzione d'altri due sottomarini russi dello stesso tipo, finiti nel fondo del mare, come il Kursk nelle acque di Barents.

Esistono molte altre situazioni a rischio in regioni come la Siberia del sud, o nella zona di Chelyabinsk, presso l'impianto di Mayak, adibito proprio allo stoccaggio di combustibile nucleare. L'epilogo dell'era nucleare sovietica, ha più di uno strascico, dieci persone, ex operai di Chernobyl, proseguono lo sciopero della fame, iniziato a Sestroretsk, (un sobborgo di San Pietroburgo), la scorsa settimana. A causa delle temperature glaciali e del digiuno, per alcuni si è ritenuto necessario il ricovero in ospedale, rifiutato dagli stessi scioperanti. Sergei Kulish, in testa al gruppo, ha parlato con Alexander Rzhanenkov, un rappresentante del governo Putin a San Piertroburgo, a diciannove anni di distanza, sono stati promessi 40 milioni di rubli per ripagare gli operai dal disastro di Chernobyl.

Intanto, nell'altra parte d'Europa, il rapporto curato dal "Bellona" è stato presentato al Parlamento dell'U.E. e accolto da grande interesse. La presentazione del libro-inchiesta è durata circa quattro ore e secondo Igor Kudrik, "questa volta, ognuno è rimasto seduto dov'era", evitando d'affollare i corridoi attigui e nascondere (aggiungo...) la testa nella sabbia.
 




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Andrea
 
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