L'allarme di Rodotà : «Troppi dati nella Rete, privacy a rischio»
di red.
Un bilancio fatto di luci e ombre quello tracciato dall'Autorità garante per la privacy, nell'aula Koch di Palazzo Madama . Con lo sguardo rivolto alle nuove tecnologie, ai rischi per il diritto alla privacy e al pericolo di «un'impropria deriva tecnologica». Una relazione sull'attività del 2004, pronunciata alla presenza di Carlo Azeglio Ciampi, del presidente del Senato Marcello Pera, dei rappresentanti di Parlamento e Istituzioni, per ricordare con precisione tutti gli interventi attuati. Ma anche per bacchettare la maggioranza e ammonire: «La natura delle autorità di garanzia va salvaguardata».
Stefano Rodotà parla con chiarezza del «rischio di una gogna elettronica, rappresentata da una perenne presenza in rete di un numero crescente di dati personali». Per questo, mette in guardia da «alcune proposte di costituzione di banche dati del Dna». Proposte pericolose e da trattare con la dovuta cautela. Per il presidente dell'Autorità è al contrario preferibile una normativa che «seguendo le indicazioni della Corte Costituzionale, disciplini il prelievo di campioni genetici per finalità di giustizia, in forme rispettose delle garanzie della libertà personale e della dignità Â».
E ancora: «Per la costituzione di banche dati del Dna di persone condannate, imputate o indagate, vanno rispettati i principi di necessità , finalità e proporzionalità che, in primo luogo, richiedono un rigoroso controllo della rilevanza di dati genetici per ciascun tipo di reato. Che senso ha il prelievo di una campione di Dna da un imputato o condannato per corruzione o diffamazione?».
In una società tecnologicamente avanzata e per questo sempre più controllata, la tutela della privacy è «una necessità Â»: «Senza una resistenza continua alle micro violazioni - è il ragionamento - i controlli continui, capillari, oppressivi o invisibili che invadono la vita quotidiana, ci ritroviamo nudi e deboli di fronte a poteri pubblici e privati: la privacy si specifica così come una componente ineliminabile della società della dignità Â».
Una relazione scandita dall'elenco degli interventi effettuati in un anno: nuovi elenchi telefonici, riservatezza nelle strutture sanitarie, ricette anonime, videofonini, voti scolastici, propaganda elettorale e spamming. Ma che non ha risparmiato critiche a quei ministeri disattenti nei confronti del diritto alla privacy: «Non consultare il Garante - avverte Rodotà - rischia di produrre un ridimensionamento della protezione dei dati, in forme contrarie ai principi di legalità Â». «àˆ il caso dell'ultima finanziaria - prosegue - che prevede un centinaio di decreti attuativi, dei quali almeno un terzo incide sulla materia della protezione dei dati». Senza che il Garante fosse minimamente consultato.
Lo scarso rispetto dell'Autorità non è l'unico problema sul tavolo. C'è il nodo risorse da prendere in seria considerazione e la salvaguardia della natura di tutte le autorità di garanzia: «Non chiediamo soltanto risorse. Crediamo che sia necessario salvaguardare la natura delle autorità di garanzie, consentire che possa consolidarsi e rafforzarsi un nuovo circuito istituzionale che sta disegnando nuovi equilibri tra i poteri».
da "l'Unità " (9 febbraio 2005)












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