Mondiali di Atletica leggera 2007


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Titolo: Mondiali di Atletica leggera 2007
ATLETICA LEGGERA


Campionati Mondiali di Atletica Osaka 2007


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IL NAGAI STADIUM DI OSAKA



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Titolo: Re: Mondiali di Atletica leggera 2007
RIEPILOGO PRIMA GIORNATA


Gli azzurri in gara
Migidio Bourifa è nel mucchio degli atleti ritirati nella maratona, condizioni più difficili anche di Atene a giudicare dal numero di atleti che non hanno completato la gara.
Eliminata in batteria nei 3000 siepi Elena Romagnolo giunta nona nella sua batteria in 9:50.79, ma questa volta entrare in finale era veramente difficile.
Ce l’ha fatta invece Christian Obrist nei 1500 con una volata finale è andato a prendersi il quinto posto per la qualificazione di diritto per la semifinale, in semifinale anche Elisa Cusma negli 800 ripescata nonostante un’ingenuità nel finale.
Nel primo turno dei 100 i nostri atleti sono apparsi in ottima forma: Collio ha raggiunto il terzo posto nella propria batteria in un 10.22 (-1.5) rallentato nel finale mentre La Mastra è stato ripescato grazie al 10.27 (-0.1) suo nuovo primato personale. Al turno successivo (i quarti di finale) i due azzurri si sono fermati al quinto posto appena fuori dalle porte della semifinale, mentre può essere soddisfatto La Mastra la delusione di Collio è evidente. Collio ha dichiarato di non aver potuto mangiare, né riposare a causa delle operazioni antidoping dopo la prima gara.
Molto al di sotto delle proprie possibilità Nicola Vizzoni 73.64 nel martello e Fabrizio Donato 16.20 nel triplo finiscono qui il loro mondiale.
Buona prova di Gianni Carabelli nei 400H che si aggiudica un terzo posto in batteria che lo qualifica con agio al prossimo turno

Vittoria come da pronostico per Hoffa nel peso, che dopo un primo lancio a 21.81 tanto per gradire chiude definitivamente la partita con 22.04 miglior misura ai campionati mondiali. Nulla può il campione del mondo uscente Adam Nelson, sempre carichissimo in pedana, che deve accontentarsi del secondo posto con 21.61. Terzo posto per il bielorusso Mikhnevich (21.27) che si fa vivo nei grandi appuntamenti e giù dal podio l’olandese Smith (21.13). Tanta delusione per uno dei favoriti Joaquim Olsen che è rimasto fuori dalla finale per 3 nulli.

La maratona primo evento dei campionati si è svolta in difficili condizioni climatiche: caldo e alta percentuale di umidità. Il vincitore, il keniano Kibet 2:15:59, già abituato a gare in condizioni difficili come la maratona di Vienna ad Osaka ha trovato pane per i suoi denti e ha vinto una maratona con il 35% di ritirati. Piano piano ha eliminato tutti i compagni di fuga, anche il favorito della vigilia il qatariano (ex keniano) Shami. Shami ha vinto tutte le maratone a cui ha partecipato tranne questa, dove si è dovuto accontentare del secondo posto. Gara accorta dello svizzero Rothlin (che mise a dura prova Baldini a Goteborg) che con una tattica di gara più prudente ha raccolto e superato gli atleti di testa William Kiplagat e l’eritreo Asmerom piazzandosi al terzo posto a ridosso di Shami. Festa per il pubblico giapponese per celebrare la vittoria di squadra, grazie al quinto, sesto, settimo posto dei suoi atleti il Giappone ha vinto la coppa del mondo.

Nei 10000 donne cosa non è successo! Tutti si aspettavano una gara scontata con un podio tutto etiope, niente di più falso. Circa a metà gara una caduta ha fatto perdere una scarpa all’etiope Tufa che è rimasta indietro insieme a Tirunesh Dibaba (che ha accusato problemi di stomaco). La Tufa ha subito recuperato la testa della corsa per poi ritirarsi in preda a crampi, mentre la Dibaba è rientrata in progressione giusto in tempo per rispondere all’attacco della Abeyelegesse al’ottavo chilometro. Una fuga a due con altre tre atlete ad inseguire ma di africane nemmeno l’ombra la lotta per il terzo posto è fra la neozelandese Kim Smith, la statunitense Goucher e la britannica Pavey. Alla campana Tirunesh mette la freccia e con il suo giro in 60 vince facilmente sulla turca Abeylegesse. La Pavey sbaglia il momento per l’attacco e viene superata dalla Goucher che si va a prendere un impronosticabile terzo posto.

Dopo 4 gare nell’eptatlon Carolina Kluft è a 4162 punti e sembra non solo lanciata verso la vittoria ma anche verso il proprio primato personale. Ha cominciato con un personale eguagliato nei 100 ostacoli 13.15 (0.1), personale nell’alto ad 1.95 e dei buoni 14.81 nel peso e 23.38 (0.3) nei 200. A seguirla a distanza ci sono nell’ordine Blonska, Sotherton ed Ennis.

Qualificazioni e batterie
Eliminazioni illustri di Ivan Heshko nei 1500 e della Cherkasova negli 800. Tutti i migliori hanno passato il turno.
Nei 100 eliminato per falsa partenza uno dei grandi protagonisti Francis Obikwelu e la curiosità di vedere all’opera il nome nuovo dell’atletica asiatica l’ex nigeriano Francis ha avuto vita breve perché l’atleta non ha terminato la gara. I grandi protagonisti, dopo essersi nascosti in batteria, nei quarti si sono impegnati un pochino ed ecco il 10.01(0.8) di Powell, 10.02(0.8) di Atkins e 10.06 (-0.5) di Gay. Grande impressione il giapponese Asahara e il giovane inglese Pickering.
Pioggia di eliminazioni di peso nel triplo maschile, dopo il forfait dello svedese Olsson per infortunio arriva anche quello di Marian Oprea che non partecipa nemmeno alle qualifiche. Eliminati fra gli altri Betanzos, Burkenya, Valyukevic e Sands.
Nei 400 ostacoli da notare il ritorno in grande forma di Felix Sanchez, oltre agli americani buona impressione da Keita e dal canadese Kunkel, incredibilmente fuori uno dei favoriti il sudafricano Van Zyl.

Il Kenyano Luke Kibet vincitore della maratona

morello
Titolo: Re: Mondiali di Atletica leggera 2007
RIEPILOGO SECONDA GIORNATA


E' Tyson Gay l'uomo più veloce del momento, e per i tifosi di Asafa Powell, il giamaicano che passa buona parte dell'anno nel nostro Paese, non è una buona notizia.
Alle 22.22 ora di Osaka arriva la notizia worldwide: gli atleti sono sui blocchi della finale dei 100 m in una serata calda e umida (ideale per gli sprinters) e non vi sono partenze false, Asafa Powell parte bene (tempo di reazione 0.145 contro 0.143 del rivale, il migliore è il nigeriano Fasuba con 0.13 ma conta poco)e prende il largo fino ai 60 m, poi la sua meccanica di corsa si inceppa, le frequenze perdono di intensità e il giamaicano finisce addirittura rialzato, rassegnato ad un bronzo che è comunque la prima medaglia individuale importante della sua carriera costellata di record e di strepitose vittorie nei meeting. Tyson Gay mette la freccia e conclude in 9"85 con vento contrario di 0,5 m/s, seguito dal sorprendente bahamense Derrick Atkins, nato in Giamaica, lontano cugino di Asafa, che chiude con uno strepitoso record nazionale di 9"91, Asafa chiude "solo" in 9"96. Dietro Olusoji Fasuba dimostra di essere in progresso di condizione con un buon quarto posto in 10"07, Churandy Martina delle Antille Olandesi è quinto in 10"08, il britannico di colore Devonish, alla miglior stagione della carriera a 31 anni, chiude sesto in 10"14 ed è il miglior europeo (il connazionale Lewis-Francis non si era qualificato di un soffio, battuto da Fasuba per 1/100) davanti al sorprendente sloveno Matic Osovnikar, bronzo europeo un anno fa a Goeteborg, unico bianco nella finale dei figli del vento, settimo con un discreto 10"23 che però fa un po' rammaricare per l'assenza di Collio in semifinale (Osovnikar si era qualificato con 10"17 nella prima vinta ancora da Atkins su Powell mentre l'ottavo della finale, il ritrovato trinidegno Marc Burns, con 10"21 aveva bruciato al fotofinish l'ex-campione del mondo di St. Kitts and Nevis Kim Collins, contro il personale di Collio di 10"18 realizzato al Golden Gala in una serata simile a questa).
E dopo la doverosa partenza dedicata alla finale dei 100 maschili, vediamo le altre gare, con un occhio rivolto ai nostri atleti.
Nella 20 km di marcia partita alle ore 8 locali a causa del caldo e dell'umidità a livelli insopportabili Ivano Brugnetti, il trentenne milanese campione olimpico ad Atene 2004 dopo aver vinto giovanissimo l'oro della 50 km a tavolino ai Mondiali di Siviglia di fine secolo scorso per la squalifica per doping (sopraggiunta due anni dopo!) del russo German Skurygin, ci ha fatto sognare a lungo, andando in fuga prima di metà gara ed arrivando a vantare un vantaggio di 18" al 12° km sul folto gruppo degli inseguitori, ma a ridosso del 15° km, quando già aveva il fardello di due ammonizioni per sospensione irregolare, è stato dapprima raggiunto dal gruppo, poi si è involato con il formidabile ecuadoregno Jorge Jefferson Pérez, che ha trovato ancora una volta le condizioni ideali per far valere la sua classe, e dopo 1h01'53" al nostro portacolori è stata purtroppo comminata la terza e decisiva proposta di squalifica, che ha fatto andare in fumo i suoi sogni di gloria. L'ecuadoregno Pérez ha suggellato una volta di più una carriera strepitosa, degna dei mostri sacri della marcia come il sovietico Golubnikhyi ed il nostro Maurizio Damilano, andando a cogliere il terzo titolo mondiale consecutivo dopo St. Dénis 2003 ed Helsinki 2005, che si aggiunge all'oro olimpico di Atlanta '96, alle tre vittorie in Coppa del Mondo ed ai tre successi ai Panamericani, inclusi gli ultimi di fine luglio scorso a Rio de Janeiro, con un tempo ("alto") di 1h 22'20" che ben riflette la difficoltà della gara, e con un vantaggio di 20" sugli inseguitori, accasciandosi poi subito dopo l'arrivo per dei crampi che fossero arrivati prima lo avrebbero messo ancor di più in difficoltà. Alle sue spalle il favorito spagnolo Francisco "Paco" Fernandez ha invece fatto il tris di argenti mondiali dietro l'ecuadoregno, sua vera bestia nera, con una gara che lo ha visto dapprima in difficoltà di fronte all'incalzare del trionfatore e del bravissimo tunisino Hatem Ghoula, poi, nel rettilineo conclusivo dello stadio, ha innestato una progressione formidabile ma "sospetta" che lo ha portato a beffare il maghrebino in evidente crisi nelle strisce orizzontali dell'arrivo. Tanto "sospetta" che inizialmente "Paquillo", fin lì senza ammonizioni, era stato addirittura squalificato dalla giuria per "evidente marcia irregolare"! Il provvedimento (molto discutibile) è stato poi ritirato di fronte al reclamo spagnolo. Ma con 1h23'39", soli 3" dietro il messicano Eder Sanchez quarto, un grandissimo Giorgio Rubino, laziale di 23 anni di belle speranze, con una splendida gara in rimonta è riuscito a chiudere in un bellissimo quinto posto che lo consacra nell'èlite mondiale. Ottimo decimo la nostra grande speranza per l'intera rassegna iridata, ma sulla gara dei 50 km di sabato 1° settembre, l'altoatesino 21enne Alex Schwazer con 1h24'39", preceduto, oltre che dai citati, dall'irlandese Heffernan, dall'australiano Adams, dal norvegese Tysse e dall'ex-campione mondiale russo Ilja Markov.

Nella terza finale della giornata, il getto del peso femminile, abbiamo avuto un'altra italiana in finale, ma avrebbero potuto benissimo essere due. Mentre la padovana dalla simpatia travolgente Chiara Rosa nelle eliminatorie mattutine aveva chiuso con una grande quinta misura di qualificazione con 18,77, la campana Assunta Legnante, splendida quarta un anno fa agli Europei di Goeteborg, ha chiuso 13. e prima delle escluse con un deludente 18,19, a pari misura con la russa Avdeenko, che però aveva un secondo lancio inferiore. Il rammarico è accentuato dal fatto che l'ultima delle qualificate era la grande favorita della gara e campionessa in carica, la bielorussa Nadezhda Ostapchuk, capace solo di un 18,23 al primo lancio di qualificazione (e la penultima è stata la campionessa olimpica cubana Cumbà con 18,29). La gara di finale non è stata però entusiasmante, anche se Chiara ha conquistato l'ottavo posto per i tre lanci conclusivi con 18,35 che ha poi migliorato con 18,39 al quarto lancio, chiudendo comunque ottava. Le emozioni per le medaglie non sono mancate.
La bielorussa Ostapchuk ha cercato di fare subito dimenticare i brividi della qualificazione aprendo con un 20,04 al primo lancio che la issava in testa, seguita però ad un soffio dalla neozelandese Valerie Adams-Vili con 19,89. Nei lanci successivi la Vili non demordeva, piazzando ancora 19,74, 19,80, nullo al quarto ed un 19,95 al quinto che la portava ad una manciata di cm dalla campionessa in carica, che invece non dava segni di ulteriore miglioramento. Alle loro spalle la tedesca Nadine Kleinert risorgeva dal letargo dimostrato tutta la stagione con un buon 19,45 al secondo lancio che scavalcava la giovane connazionale Petra Lammert, fin lì terza con 19,33. Nei due ultimi lanci di finale la Kleinert, già argento mondiale (doppio) ed olimpico, cercava addirittura la vittoria, portandosi a 19,77 e 19,72 rispettivamente. Andava allora in pedana la Vili, che nell'ultimo lancio esplodeva uno strepitoso 20,54, record del Commonwealth e miglior prestazione mondiale dell'anno, che la portava in testa, a dodici anni di distanza dell'altro oro all-black nei lanci femminili, quello della discobola Beatrice Faumuina a Goeteborg 1995. Nadezhda Ostapchuk aveva l'ultimo lancio della gara a disposizione e cercava quindi di raccogliere le ultime forze e se ne usciva con un 20,48 che sfiorava solo il secondo oro mondiale consecutivo per lei.
Dietro la cinese Ling Li aveva già superato a sua volta la Lammert con 19,38 per il quarto posto, seguivano le connazionali Mejiu Li con 18,83 e Lijiao Gong con 18,66. Solo nona e fuori dai lanci di finale la vincitrice di Coppa Europa, la russa Anna Omarova con 18,20, decima l'ex-campionessa mondiale bielorussa Korolcik-Pravalinskaya al rientro dopo la squalifica per doping, agli ultimi due posti le cubane Gonzàlez e Cumbà.

Ma per le atlete azzurre c'era già stata una altra gara appassionante. Nella prima semifinale degli 800 la piccola modenese Elisa Cusma Piccione, figlia dell'ex-campione europeo dei pesi piuma di pugilato Lucio, si era inserita nel treno lanciato dalla possente bielorussa Svetlana Usovich, che aveva chiuso una gara tutta di testa con il personale di 1'58"11 dopo un passaggio ai 400 in 58", ed aveva chiuso al quarto posto dopo una bella volata con altri mostri sacri con il suo nuovo personale di 1'58"63, che migliora di 27/100 il tempo fatto sulla magica pista di Rieti la stagione scorsa. La campionessa europea, la bella russa Olga Kotlyarova, si era già qualificata con il secondo posto, mentre la biondina slovacca Lucia Klocovà aveva beffato nel finale di un solo centesimo la nostra Cusma, arrivando anch'essa al personale. Sembravano tempi da finale, come testimoniava la seconda semifinale, vinta dalla russa Klyuka sull'esperta spagnola Martinez con un 1'58"97 che dava come tempo di possibile ripescaggio solo un 1'59"51 della marocchina Amina Ait-Hammou (solo mestamente ottava la campionessa mondiale uscente cubana Zulia Calatayud, eliminata anche un'altra favorita, la giamaicana Sinclair solo quinta), ma c'era ancora da attendere la terza batteria per sancire un risultato strepitoso: la prima qualificazione di un'italiana in una finale mondiale degli 800!
Purtroppo lì il treno della kenyana Janeth Jepkosgei, anch'essa rinata dopo un anno fin qui incolore, era ancora più impetuoso: 56"8 ai 400 (!) ed un 1'56"17 di oltre 2" miglior prestazione mondiale dell'anno. Dietro di lei l'altra marocchina Hasna Benhassi bronzo olimpico ad Atene rimontava Maria Mutola in curva e chiudeva con un grande 1'56"84, mentre la Mutola stessa (all'ennesima finale a 35 anni suonati, stavolta non sarà la favorita) e la slovena Brigitta Langerholc, già finalista mondiale, si aggiudicavano i tempi di ripescaggio con 1'56"98 ed il personale di 1'58"41. Peccato quindi per la 26enne ragazza con le treccine, ma è arrivato un grande tempo, il secondo italiano di sempre, ad 1" scarso dal record di Gabriella Dorio più vecchio di lei (risale al 1980...)e la conferma che la minuta emiliana è davvero entrata nel Gotha del mezzofondo femminile.

Si è chiusa anche l'avventura di Gianni Carabelli, che nella terza semifinale dei 400 hs ha chiuso solo settimo con 50"35, lontano 2" dai tempi necessari per il ripescaggio. In questa gara, grande prima semifinale del polacco Plawgo, capace di correre in nona corsia in 48"18 e di battere il favorito americano James Carter, che ha dovuto sudare non poco per imporsi sui ripescati Danny Mc Farlane (vecchia volpe giamaicana) e Derrick Williams, mentre nella seconda è avvenuto il patatrac per il campione mondiale in carica Bershawn Jackson, in testa fino al 10° ostacolo che si è però dimenticato di ...saltare, calpestandolo e buttando alle ortiche una qualificazione tranquilla, appannaggio del rinato dominicano Felix Sanchez, dominatore della prima parte del millennio fine ad Atene 2004, in un ottimo 48"35, e dell'altro outsider greco Periklis Iakovakis. Ottima vittoria infine nella terza per l'altro favorito americano Kerron Cklement, che ha controllato battendo di un soffio la sorpresa canadese Kunkel. Appuntamento per una gara che si preannuncia molto incerta per martedì 29.

Daniela Reina può invece proseguire sui 400 femminili, la camerte ha ottenuto la qualificazione alle semifinali piazzandosi quinta nella quinta batteria con un discreto 52"02, miglior tempo stagionale, che le è valso il penultimo tempo dei ripescaggi, mentre la vittoria con un ottimo 50"46 è andata alla rientrante inglese Ohuruogu. Nella quarta batteria buona impressione della giamaicana Novlene Williams, impostasi in scioltezza con 50"21.

Non ce l'ha fatta l'altoatesino Hannes Kirchler nelle qualificazioni del disco maschile che hanno chiuso la sessione mattutina. Con una serie di 57,09 - 60,28 - 60,34 si è piazzato lontano dalle misure che servivano per la finale (ultima misura 62,68 del qatariano Al-Dosari). In questa prova Alekna e Kanter hanno destato una buona impressione con lanci oltre i 67 m, il quarto nella gara del peso, l'olandese Rutger Smith, ha fatto il personale con 66,60, mentre è stato eliminato l'ex-sudafricano ora finlandese per matrimonio (ha sposato la bellissima ex-triplista Koivula) Frantz Kruger che sembrava in forma nelle ultime gare con 60,72.
Chiusa la giornata degli italiani, è doverosa l'attenzione per il miglior risultato tecnico fin qui dei Mondiali, il record europeo nell'eptathlon della grande Carolina Klueft. Con 7032 punti l'imbattibile scandinava ha migliorato di 31 punti il risultato ottenuto vincendo il suo primo oro mondiale a Parigi nel 2003 (seconda di sempre dopo la fenomenale Jackie Joyner-Kersee), con parziali di 13"15 (personale eguagliato) nei 100 hs, 1,95 (personale e terza misura di sempre in Svezia) nell'alto, 14,81 nel peso e 23"38 nei 200 conclusivi nella prima giornata, poi 6,85 (vento + 1) nel lungo, 47,98 (personale) nel giavellotto e 2'12"56 negli 800 conclusivi. A soli 24 anni la fidanzata di Svezia può vantare tre titoli mondiali, un titolo olimpico e due titoli europei, senza contare gli allori giovanili! Dopo il forfait della rivale Eunice Barber, degna comprimaria è stata l'ucraina Lyudmila Blonska, già squalificata per doping, che con 6.832 punti ha stabilito il record nazionale a sua volta (parziali di 13"25-1,92-14,44-24"09-6,88-47,77-2'16"68), mentre la più esperta Kelly Sotherton ha vinto l'ennesimo bronzo della sua carriera sconfiggendo nel derby inglese la giovane Jessica Ennis (comunque miglioratasi) con 6.510 punti contro 6.469. In lizza per le medaglie è stata fino all'ultimo anche la tedesca Lilli Schwarzkopf, che ha chiuso a sua volta col personale di 6.439 punti, così come l'esperta lituana Austra Skuyité (6.380, penalizzata da un 2'23"76 negli 800 conclusivi), l'altra tedesca Jennifer Oeser (personale di 6.378), l'altra ucraina Natalia Dobrynska (6.327). L'attesissima russa Tatyana Cernova si era ritirata al termine della prima giornata dopo una serie di risultati non brillanti.

Tyson Gay vincitore dei 100 metri

La svedese Carolina Klueft medaglia d'oro nell'eptathlon

morello
Titolo: Re: Mondiali di Atletica leggera 2007
RIEPILOGO TERZA GIORNATA


Si è conclusa la terza giornata di questi caldi campionati del mondo con pochi azzurri in gara, con l’assegnazione del titolo di regina dei 100, con un regale Bekele sui 10000 e con molto altro.
Gli azzurri
Giornata molto sbiadita per i colori azzurri. Si sapeva che le speranze di vedere cose esaltanti erano misere e così è stato.
Nel mattino giapponese sono stati molto sfortunati i nostri altisti Bettinelli e Nicola Ciotti a mancare la qualificazione per 3 cm, entrambi a 2.26.
Il caldo, unito al mattino, momento della giornata in cui i piedi non sono ancora al massimo della reattività, non ha aiutato i nostri saltatori da cui ci si aspettava magari una sorpresa.
Durante il pomeriggio è stata la volta di Christian Obrist e Daniela Reina.
Nella semifinale dei 1500 non era assolutamente facile andare avanti, in una gara tattica in cui bisogna avere ancora tanta benzina nel finale e quell’elasticità necessaria per il cambio di ritmo. Il 3:42.93 con cui ha chiuso Obrist è lontano quasi due secondi dalla speranza di ripescaggio.
Lima, invece, il suo record stagionale la marchigiana Daniela Reina con 51.99. A lei era improponibile chiedere un accesso alla finale, ma forse sperava, come ha detto ai microfoni, un tempo intorno ai 51.50 (senza le batterie sulle gambe questo obiettivo sarà sicuramente raggiungibile).
Le finali
Sono serviti diversi minuti per interpretare il photofinish dei 100 donne e sguardi surreali fra Lauryn Williams e Veronica Campbell prima dell’ufficialità: pochissimi millesimi hanno deciso il passaggio dello scettro dall’americana alla giamaicana, entrambe a 11.01.
Il 10.99 della Campbell in semifinale faceva sperare bene quanto la bella corsa elegante di Torri Edwards in 11.02 dell’altra semifinale.
In finale le carte si sono però scambiate: la Edwards con 11.05 non è nemmeno riuscita a salire sul podio battuta dalle due connazionali presenti, Williams appunto e Carmelita Jeter con 11.02.
Da notare l’ottima prova di Lauryn Williams che, dimenticando tutti i pronostici a sfavore, ha fatto sia una stagione che un mondiale in crescendo, in cui solo i millesimi le hanno tolto la soddisfazione del secondo titolo iridato.
Per la Campbell quest’oro è solo un mattoncino in attesa dei 200, in cui incontrerà altre americane agguerrite, e della staffetta 4x100.
Da segnalare il quinto posto di Kim Gevaert in 11.05 davanti alla francese Arron 11.08, a Kerron Stewart 11.12 e alla nigeriana Osayomi.
Poco prima della finale dei 100 andavano in scena i i 25 giri dei 10000 uomini con i fari puntati sul grande favorito Kenenisa Bekele.
E’ subito partito forte l’eritreo campione di corsa campestre Tadese, dalla corsa spalle avanti un po’ forzata, cercando di imporre di un certo ritmo.
Questa scelta non è dispiaciuta a Kenenisa Bekele, amante dei ritmi sostenuti.
Al penultimo giro si è iniziato a staccare un gruppetto formato dagli etiopi Bekele e Sihine e dal keniano che vive in Giappone Martin Irungu Mathathi.
L’attacco di Sileshi Sihine all’ultimo giro sembrava aver messo in seria difficoltà Bekele ma così non è stato. Il primatista del mondo si è ripreso, ha agguantato il connazionale ed è giunto al traguardo con un cospicuo vantaggio con il tempo di 27:05.90. Dietro di lui si sono piazzati Sihine 27:09.03, Mathathi 27:12.17 e Tadese 27:21.37, con tutti gli altri molto più lontani.
Altra finale dai contenuti di primissimo livello è stata quella dei 3000 siepi donne dove la russa Volkova, oltre a stabilire il nuovo record dei campionati e il nuovo record europeo , si è piazzata con 9:06.57 IL VIDEO al secondo posto della lista all-time. Dietro di lei a suon di personale troviamo l’altra russa Petrova in 9:09.19 mentre la keniana Jepkorir completa il podio staccatissima a 9:20.09. Clamoroso, invece, il settimo posto della favorita delle russe, in quanto primatista del mondo e leader mondiale stagionale, Samitova-Galkina.
Molto belle anche le due finali dalle pedane.

Stupenda quella del martello maschile. Nei primi turni di lanci il più in forma di tutti sembrava Kozmus, che lanciava 80m con una facilità disarmante.Ma quando il bielorusso quasi primatista del mondo Tiskhan è sceso in pedana per l’ultimo turno è emersa una classe immane e non ce n’è stata per nessuno: 83.63, migliore prestazione mondiale dell’anno, gl’è valso l’oro e la gloria. Dietro di lui bravissimo lo sloveno Kozmus con 82.29, Charfreitag con il personale di 81.60 davanti di soli 3 centimetri all’altro bielorusso Devyatovskiy.
Il salto triplo ci regala la definitiva e importante consacrazione del portoghese Nelson Evora, esplosione che i più esperti attendevano. Con un 17.41 al primo salto ha messo subito le cose in chiaro dimostrando un gran momento di forma, ma quello che ha prodotto al terzo turno è di livello straordinario: dopo aver azzeccato un bell’asse di battuto, è riuscito a mantenere una velocità d’esecuzione che l’ha portato al fantastico record nazionale di 17.74 +1.4.
Jadel Gregorio era forse l’unico in grado d’impensierirlo. Il gigante brasiliano è riuscito stavolta a fare un’ottima misura anche lontano dal suo Sudamerica con 17.59 +0.3 (da notare che i giudici gl’hanno misurato un nullo a 17.86).
Non potevano invece impensierire il portoghese (originario delle isole di Capoverde) Walter Davis, bravo ad agguantare il podio con 17.33 ma chiaramente fuori condizione, il cubano Osniel Tosca, molto piacevole da veder saltare e molto continuo ma non oltre 17.32, l’americano Wilson dall’azione un po’ forzata con 17.31 o l’inglese Idowu che supera i 17 e rischiava di non esserci per problemi fisici.
Qualificazioni, batterie e semifinali
Senza colpi di scena le batterie dei 100h donne in cui le migliori hanno tutte passato il turno. Tutte le migliori atlete hanno cercato di rispiarmarsi per i turni successivi con il miglior tempo di 12.66 che viene dalla svedese Susanna Kallur. Osaka sta portando bene all’interessante giovane australiana dell’86 Sally McLellan che, dopo il personale di 11.17 e l’accesso alla semifinale sui 100, supera anche il turno dei 100h.
Senza uscite importanti anche le batterie dei 400h donne in cui molte atlete sono scese già con facilità sotto i 55. Sto parlando di Yuliya Pechenkina 54.50, Tiffany Ross-Williams 54.24, Tetiana Tereschuk-Antipova 54.74 e Jana Rawlinson 54.77.
Belle semifinali dei 1500 in cui si possono fare delle interessanti considerazioni in vista della finale di dopodomani. Non è piaciuto Alan Webb che ha sofferto tantissimo nel finale mentre sono piaciuti Ramzi, assente durante la stagione ma con le idee ben chiare per questi mondiali, e l’altro statunitense Bernard Lagat dominatore nel finale della prima serie.
Anche le semifinali dei 400 donne ci regalano alcuni spunti e alcune atlete sotto i 50, nonostante l’assenza della regina Sanya Richards.
Nella prima semifinale la giamaicana (favorita) Novlene Williams impressiona correndo un tempo da oro di 49.66, vicinissima al suo PB; lontana dietro di lei ma in netta crescita Ana Guevara in 50.19. Natasha Hastings esce con 51.45, ma va capita perché la sua stagione è stata infinita e il futuro, quando cambierà programmazione, probabilmente sarà con lei. Dalla seconda serie emerge una fortissima Nicola Sanders in 49.77 che non dovrebbe sorprendere se si pensa che alle indoor correva in 50 netti; poco dietro di lei la russa Antyukh in 49.93 e una DeeDee Trotter ripescata in 50.31. Nella terza serie qualificazioni per l’inglese Ohuruogu e per l’americana Wineberg di poco sopra i 50.
Dalle pedane altre qualificazioni in mattinata.
Nel disco femminile escono entrambe le americane Breisch e Powell che erano andate fortissimo quest’anno in certe gare ventose, così come esce Pospíšilová-Cechlová, atleta forte e d’esperienza. Miglior lancio quello di Franka Dietzsch con 65.17.
Eccezionale la pedana del lungo che già in qualificazione regala misure da podio: sia Kolchanova che Gomes 6.96, la brasiliana Maggi 6.95, la tedesca Kapller 6.85 ma anche buon 6.84 della Lebedeva e 6.83 per la giovane dell’86 Brittney Reese (personale). Con l’ultima misura delle qualificate accede alla finale facendosi il regalo di compleanno anche la campionessa in carica Tiaanna Madison con 6.59, latitante su misure modeste quet’anno. Fuori Eunice Barber che aveva già rinunciato all’heptathlon per problemi fisici.
Squalificati di prestigio dall’alto maschile: tutti e tre gli americani Williams, Dilling e Nieto, l’ucraino campione in carica Krymarenko, il russo Tereshin che era addirittura tra i favoriti e il ceco Ton.

La giamaicana Veronica Campbell vincitrice dei 100M femminili

La russa Ekaterina Volkova vinvitrice dei 3000 siepi

Il bielorusso Ivan Tsikhan medaglia d'oro nel lancio del martello

morello
Titolo: Re: Mondiali di Atletica leggera 2007
RIEPILOGO QUARTA GIORNATA


Osaka incorona la Isinbayeva e' sempre lei la numero uno


Nella 4ª giornata dei Mondiali la 25enne russa si conferma iridata nell'asta e tenta invano il primato della specialità a 5.02. Clement vince i 400 ostacoli, tripletta keniana nei 3000 siepi e successo della Lebedeva nel lungo

OSAKA (Giappone), 28 agosto 2007 - Russia e Kenia sono state le mattatrici della quarta giornata dei mondiali. Due ori e due triplette per entrambe le nazioni. Uno, due e tre nel lungo e oro nell’asta femminile per la Russia; 800 donne e bottino pieno nei 3000 siepi per il Kenia. Gli altri due ori sono finiti all’Estonia con Kanter nel disco che ha finalmente battuto il plurimedagliato Alekna (finito solo quarto) e agli Stati Uniti con Kerron Clement sui 400 ostacoli.
ASTA – Le è bastato saltare a 4,80 metri per vincere. Tre soli salti, il primo a 4.65, un nullo a 4.80 seguito da un salto valido. Tanto è stato sufficiente a Yelena Isinbayeva per portarsi a casa un nuovo titolo mondiale. Già 2 anni fa a Helsinki fece cosa simile con 3 soli salti, ma tutti validi a 4.50, 4.60 e 4.70 per poi trovare il record del mondo a 5.01. Due anni fa andò bene il secondo tentativo, quest’anno invece l’appuntamento col nuovo record mondiale è stato rimandato ad altra data. IL VIDEO
400 OSTACOLI – Ha dominato togliendo il titolo iridato dalle spalle di Felix Sanchez. Lo statunitense Kerron Clement diventa quindi il nuovo re della specialità con un eccellente 47”61, miglior tempo stagionale. Il giovane talento americano, nato a Trinidad nel 1985 (a fine ottobre compie 22 anni) ha così coronato una carriera iniziata molto presto. Aveva spesso mancato i grandi appuntamenti per il suo problema di non essere in grado di affrontare gli ostacoli con tutte e due le gambe, trovandosi spesso in difficoltà nel rettilineo d’arrivo. Ma questa volta ha tenuto bene anche se nell’ultimo ostacolo sembrava che Sanchez potesse raggiungerlo. Clement ha però chiuso di potenza aggiudicandosi il titolo mondiale. Il dominicano comunque, anche se non è riuscito a fare il tris, ha dimostrato di essere tornato in gran forma. Terzo posto inaspettato per il polacco Plawgo che ha tolto la medaglia al favorito della vigilia James Carter.
800 METRI – 24 anni da compiere a dicembre: è Janeth Kepkosgei uno dei nomi nuovi di questi campionati del mondo. Ha vinto la gara con carattere e determinazione, quasi carismatica. Keniana, si allena con il team del dottor Gabriele Rosa che già molti campioni ha sfornato. In semfinale aveva dimostrato di avere talento da vendere e in finale ha fatto un vero e proprio assolo. Partita subito in testa non si è mai fatta raggiungere. Ai 600 metri ci ha provato l'eterna Maria Mutola, prima di fermarsi per un guaio muscolare, ma la keniana non solo ha saputo resistere ma anche a fare un cambio di marcia e vincere con sicurezza. Nel finale la marocchina Hasna Bendassi ha tentato di prenderla, invano. La vera curiosità è che sul podio non è salita neanche una delle mezzofondiste russe o del vecchio blocco dell’est Europa. Infatti terza all’arrivo è stata la spagnola Mayte Martinez.
LUNGO – Forse il sogno di fare la doppietta lungo/triplo per Tatyana Lebedeva si riuscirà a realizzare in questo mondiale. Intanto ha messo il primo mattone vincendo bene il salto in lungo.IL VIDEO Due salti identici a 7.03 metri, il secondo e il terzo. Sola a superare i 7 metri, Lebedeva deve adesso vincere il triplo che però è la specialità in cui è più forte. Anche se già all’Olimpiade di Atene, nel 2004, prima vinse il salto in lungo con 7.07, ma poi si vide superare dalla camerunese Mbango e dalla greca Devetzi. Alle spalle della Lebedeva l’altra russa Kolchanova (6.92) e Kotova (6.90). La portoghese Gomes non è riuscita a guastare la festa.
DISCO – Finalmente ce l’ha fatta Gerd Kanter, ha vinto il titolo mondiale battendo tutti con un lancio a 68.94 metri. Molto sottotono invece l’altro favorito Virgilius Alekna arrivato sulla soglia del podio: il lituano ha chiuso quarto con un lancio di 65.24, non degno della sua portata. Argento al tedesco Harting e bronzo all’olandese Smith.
3000 SIEPI – Tripletta keniana ancora una volta non di difficile previsione. Battuto però il campione del mondo in carica Ezekiel Kemboi e oro al connazionale Brimin Kipruto; terzo Richard Mateelong. Per buona parte della corsa lo svedese Mustafa Mohamed aveva tentato di forzare i ritmi per fare una gara più consona al suo stile, ma non ha potuto fare meglio che arrivare quarto. Quinto il francese Tahri.
200 METRI, 100 OSTACOLI E 400 OSTACOLI – I quarti di finale dei 200 maschili hanno mostrato il giamaicano Usain Bolt in forma strepitosa, correndo bene e rilassato in 20”13. Ma anche la risposta del campione del mondo dei 100 Tyson Gay è stata forte (20”08). Da vedere quanto la stanchezza possa influenzare la sua gara visto che Bolt sembra pronto a mordere e vendicare il connazionale Asafa Powell. Le semifinali dei 100 ostacoli hanno promosso tutte le migliori. La capolista stagionale e campionessa del mondo in carica Michelle Perry (Usa) ha segnato il tempo migliore con 12”55 ma anche bene sono andate la canadese Felicien e la svedese Sanna Kallur. Nei 400 ostacoli è l’australiana Jana Pittman a fare il miglior tempo (53”57) e a candidarsi per il titolo.

La russa Yelena Isinbayeva, medaglia d'oro nel salto con l'asta

Il salto della Isinbayeva che vale la medagli d'oro

La russa Tatyana Lebedeva medaglia d'oro nel salto in lungo

Lyudmila Kolchanova seconda classificata

morello
Titolo: Re: Mondiali di Atletica leggera 2007
RIEPILOGO QUINTA GIORNATA


La Martinez come Howe Bolt e Gay accendono i 200


Nella 5ª giornata dei Mondiali la triplista di origini cubane imita Andrew e si qualifica per la finale grazie a un 14.62 al primo salto. Il giamaicano vince la sua semifinale in 20"03, lo statunitense risponde con 20"00

OSAKA (Giappone), 29 agosto 2007 - Giornata ricca la quinta ai Mondiali e anche felice per i colori azzurri che, dopo Howe, ottengono le qualificazioni in finale di Martinez e Weissteiner.
TRIPLO – Magdelin Martinez si qualifica bene per la finale. Un solo salto, ma a 14,62 ovvero 22 centimetri oltre la misura di qualificazione. L’azzurra è sembrata in forma eccellente e potrà quindi dire la sua anche in finale, magari per un posto sul podio: “Io sto benissimo – ammette – e ho fatto quello che dovevo fare. Adesso arriva la finale e spero vada bene. Io mi sento convinta come quando ho preso il bronzo a Parigi”. La sua buona condizione pare le arrivi da nuovi modi di allenamento: "Ho lavorato molto sulla tecnica e adesso mi sento più leggera”. Martinez con il suo salto, è comunque la terza tra le qualificate con la sola greca Devetzi ad andare oltre i 15 metri (15.09). Seconda la cubana Savigne, altra candidata all’oro, con 14.67.
200 - Eccellente testa a testa tra Usain Bolt e Tyson Gay nelle semifinali dei 200: il giamaicano ha vinto la prima semifinale in 20"03 senza forzare e lo statunitense ha risposto con un 20"00 che sarebbe stato un tempone se gli utlimi 20 metri non fossero stati corsi col freno tirato. Tutto secondo copione nei quarti femminili con la giamaicana, naturalizzata statunitense, Sanya Richards autrice dl miglior tempo (22"31).
400 – Semifinali scoppiettanti che promettono una finale davvero mozzafiato venerdì. Nella prima serie Angelo Taylor ha fermato il cronometro a 44”45, trascinando lo svedese Johan Wissman a un nuovo record nazionale con 44"56. Nella seconda serie Jeremy Wariner ha risposto in maniera convincente, fermandosi nel finale con un crono di 44”34. Dietro di lui la sorpresa bahamense Chris Brown. Nella terza semifinale ancora un ottima prestazione a 44”31 per lo statunitense Lashawn Merritt che porta il francese Lesile Djhone al record di Francia (44”46). Ripescati in finale anche il canadese Tyler Christopher e l’altro bahamense Avard Moncur.
400 DONNE - Manca Sanya Richards ma dal risultato finale non si sente. Onore all’Inghilterra che riesce a fare doppietta oro-argento, solo la Cecoslovacchia della Kratochvilova e gli USA – una volta ai mondiali e una all’Olimpiade – c’erano riusciti. Vince Christine Ohuruogu, recuperando nel finale sulla giamaicana Novlene Williams che finisce poi terza. Secondo posto a Nicola Sanders. La vincitrice è stata da poco riammessa alle gare (il 5 agosto scorso) dopo 1 anno di squalifica per aver saltato, nel 2006, 3 controlli antidoping consecutivi.
1500 – Vince lo statunitense di origine keniana Bernard Lagat che finalmente ottiene un risultato importante. Secondo all’Olimpiade di Atene 2004 per i colori del Kenia. Secondo anche ai mondiali di Edmonton nel 2001 e terzo ai Giochi di Sydney 2000. Sempre sul podio quindi ma per la prima volta ottiene la medaglia più preziosa, a quasi 33 anni. Lagat, con il tempo di 3’34”77 ha battuto Rashid Ramzi (Bahrein - 3’35”00) e il keniano Shedrack Korir (3’35”04). A secco uno dei favoriti, l’altro statunitense Alan Webb, finito ottavo. Al quarto posto il giovanissimo keniano (solo 18 anni) Asbel Kiprop.
ALTO - Podio inedito. A vincere è stato Donald Thomas dalle Bahamas con 2.35 superato al primo tentativo. Stessa misura anche per il russo Rybakov, unico nome noto, e il cipriota Ioannou. Subito eliminati invece due dei favoriti: lo svedese Linus Thornblad con 3 nulli a 2.21m e il russo Andrey Silnov, campione europeo lo scorso anno a Göteborg.
100 OSTACOLI – La statunitense Michelle Perry si conferma campionessa del mondo, dopo Helsinki 2005. Anche in questa gara, come nei 100 piani, è stata una gara giocata al filo di lana con tutte le migliori in una manciata di centesimi. Per buona parte della gara è sembrato che la svedese Susanna Kallur potesse battere le americane, ma alla fine è stata la statunitense a tagliare per prima il traguardo in 12”46. A tre centesimi è arrivata la canadese Perdita Felicien e attaccata anche la giamaicana Delloreen Ennis-London che ha battuto la Kallur, per il bronzo, di un solo centesimo.
DISCO – Titolo senza sorprese per la tedesca Franka Dietzsch che ha fatto atterrare il suo disco a 66.61 metri. Alle sue spalle arrivano la russa Darya Pishchalnikova con 65.78 e la cubana Yarelis Barrios con 63.90.
5000 – Ottima prestazione di Silvia Weissteiner che centra la finale con un buon tempo di 15’15”74. Undicesima tra le due batterie e prima delle ripescate.

Il russo Yaroslav Rybakov medaglia d'argento

La russa Darya Pishchalnikova medaglia d'argento nel lancio del disco

morello
Titolo: Re: Mondiali di Atletica leggera 2007
RIEPILOGO SESTA GIORNATA


Howe, argento da record


All'ultimo salto, Andrew balza a 8.47, primato italiano, e il panamense Saladino risponde all'azzurro con uno spettacolare 8.57. E' la prima medaglia della spedizione italiana. Nei 200 Gay fa doppietta con 19''76, davanti a Bolt

OSAKA (Giappone), 30 agosto 2007 – Emozioni. Emozioni allo stato puro quelle vissute sia dagli italiani che da tutti gli appassionati di atletica in questa serata della sesta giornata dei Mondiali di Osaka. Due atleti veri hanno combattuto fino all'ultimo salto nel lungo e due atleti veri si sono giocati i 200 metri sotto i 290 secondi. Hanno vinto i favoriti ma i secondi non sono stati da meno.
HOWE D'ARGENTO – Era una gara quasi addormentata fino all'ultima serie di salti ma i campioni in verità non dormono mai. E come aveva detto Andrew Howe, lui ha fatto il "serpente nelle acque" ed ha colpito quando ha dovuto. Solo che di fronte non ha trovato la preda impotente ma ha trovato una "bestia" con vero carattere. Se Howe è stato grandioso, ancora più grandioso è stato Irving Saladino. Il panamense vince la medaglia d'oro con il suo nuovo primato personale di 8.57, una misura che centra perfettamente la media delle misure che hanno assegnato l'oro nelle 10 precedenti edizioni iridate. Ma è storica, straordinaria, la prestazione di Andrew Howe, che all'ultimo tentativo si era portato in testa con 8.47, nuovo record italiano (precedente Evangelisti 8.43, 6/05/1987). E probabilmente deve anche ringraziare l'ucraino Lukashevych che ha smosso le famose acque dove "dormiva" il serpente Howe. L'ultimo salto a 8,25 dell'ucraino ha fatto reagire l'azzurro: "Ma no! Stavo reagendo per conto mio… ma forse sì, dai, visto che l'ho sempre battuto e non ci stavo che mi avesse tolto il bronzo" dice Howe. E lì ha saputo tirar fuori il carattere che si addice ad un vero campione. Un salto che lo ha fatto sperare di diventare campione del mondo.
SALADINO D'ORO - Una speranza durata qualche minuto in più per la premiazione dei 400 ostacoli femminili che ha fermato Saladino all'ultimo salto. "Sapevo che questo lo avrebbe aiutato a rilassarsi – continua Howe – per poi tirar fuori il salto della vita. E così ha fatto! E' un vero campione". Anche Saladino ammette di non aver sofferto per la pausa: "Del salto di Howe a 8,47 non me l'aspettavo, lo ammetto. Pensavo di aver vinto. So che Howe era pericoloso ma in quel momento pensavo di aver vinto. Poi c'è stato il suo salto e quindi ho dovuto ritrovare forze e concentrazione e sono felice che sia andata alla meglio. Non posso chiedere di più". L'azzurro chiude al 2° posto, miglior prestazione di sempre in campo maschile e consegna all'Italia la prima medaglia di questa spedizione. Un argento che, comunque, consentirà di chiudere questi Mondiali meglio di Helsinki 2005, dove il solo Schwazer arrivò al bronzo.
GAY VINCE I 200 – Altra gara memorabile quella dei 200. Si sapeva che la sfida era Tyson Gay – Usain Bolt e così è stato. Ma per battersi hanno dovuto correre veloce e andare entrambi sotto i 20 secondi. Ha vinto, confermando quindi il titolo mondiale dei 100 diventando il terzo a fare doppietta, dopo Maurice Greene (Siviglia ’99) e Justin Gatlin (Helsinki 2005). Tyson Gay ha quindi salvato lo sprint americano arrivato qui distrutto e quasi senza squadra. Ma sono bastate le sue corse per far dimenticare che le speranze di vedere gli USA vincere la staffetta sono per la prima volta nella storia, davvero minime. Sarà forse la medaglia che riuscirà a rendere la pillola meno amara per la Giamaica. Tyson Gay che si allena per procura con il suo allenatore Lance Barman finito in carcere per truffa e sta finendo di scontare la pena di un anno. A seguirlo in Giappone l’ex velocista Jon Drummond che si occupa anche delle staffette USA. Gay diventa quindi la nuova stella dello sprint mondiale con un crono davvero memorabile sui 200 metri: 19''76 che non è il suo personale (vanta un 19''62 corso a Indianapolis a giugno) ma che migliora il record dei campionati che apperteneva a Michael Johnson (19''79 di Goteborg '95).
Al cospetto del salto in lungo e dei 200 le altre finali passano in secondo piano. Ma non toglie il valore a Jana Pittman che si riprende il titolo vinto a Parigi 2003, proprio davanti alla campionessa in carica Yuliya Pechonkina. 53''31 per l'australiana e 53''50 per la russa. Al terzo posto la polacca Anna Jesien (53''92). Il martello femminile si risolve per una questione di pochi centimetri. Ha vinto la tedesca Betty Heidler con 74,76, due soli cm meglio della cubana Yipsi Moreno. Terza la giovanissima cinese Zhang Wenxiu. Settima l'azzurra Clarissa Claretti.
Si sono svolte anche altre gare come le qualificazioni dell'asta con la sola eliminazione dell’americano Hartwig come sorpresa. Poi le batterie degli 800 e le semifinali dei 5000 con la conferma di tutti i favoriti. Nelle semifinali dei 110 ostacoli и rimasto fuori dalla finale il campione del mondo in carica, il francese Ladji Doucourй lasciando quindi il titolo vacante per, probabilmente uno tra il cinese Liu Xiang e l’americano Terrence Trammell. Anche se hanno destato ottima impressione l’altro americano, arrivato in extremis la sera prima delle qualificazioni per rimpiazzare l’infortunato Arnold, David Payne e il numero 2 cinese Shi Dongpeng. E sarа entusiasmante anche la finale dei 200 metri femminili con la sfida tra le americane Allyson Felix e Sanya Richards. Anche se sicuramente la giamaicana Veronica Campbell tenterа di imitare Tyson Gay facendo doppietta 100/200.

La russa Yuliya Pechenkina e l'australiana Jana Rawlinson durante la finale dei 400 ostacoli

L'italiano Howe vola al primo posto battendo il record italiano

Ma il panamense Saladino non ci sta e decolla a 8m 57cm



Ma Saladino non ci stà

morello
Titolo: Re: Mondiali di Atletica leggera 2007
RIEPILOGO SETTIMA GIORNATA


UN ORO E DUE ARGENTI PER LA RUSSIA


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Per i colori azzurri non è cominciata nel migliore dei modi la terzultima giornata di gare dei mondiali di Osaka; la mattina giapponese ha visto il ritiro di Elisa Rigaudo nella 20km di marcia femminile. Dopo alcuni problemi di salute legati ad una bronchite che l’ha tenuta lontana dagli allenamenti per circa due settimane (ad un mese dalla rassegna mondiale), la marciatrice piemontese si è presentata alla partenza in condizioni non ottimali, e poco dopo il decimo chilometro è stata costretta al ritiro. Peraltro non è mai entrata nel vivo della competizione, tanto che a metà gara era in decima posizione con un notevole distacco dalla russa Olga Kaniskina, dominatrice della gara dal primo all’ultimo chilometro, che ha chiuso in 1:30’09. Piuttosto lontana alle sue spalle, la connazionale Tatyana Shemyakina si è classificata seconda con 1:30’42; terzo posto invece per la spagnola Maria Vasco con 1:30’47. Grande stupore ha destato il ritiro dopo nemmeno 8 minuti dall’inizio della gara di una delle favorite, la campionessa mondiale uscente Olimpiada Ivanova, probabilmente dovuto a problemi fisici presenti già in precedenza.

E’ bastato attendere meno di due ore per rinfrancar l’animo grazie al salto verso la finale di Antonietta Di Martino. La gara del salto in alto donne ha registrato un livello tecnico decisamente alto, tanto da costringere gli organizzatori ad una finale a 16 (anziché a 12, come avviene di consueto). Qualificate tutte le migliori, la favorita Blanka Vlasic, Kajsa Bergqvist, Yelena Slesarenko, la campionessa europea Tia Hellebaut, Ruth Beitia, per citarne alcune. Antonietta ha dimostrato di aver superato i recentissimi acciacchi fisici e, pur con un errore a quota 1,88, ha raggiunto la finale valicando l’asticella al secondo tentativo al limite di qualificazione posto a 1,94. La rivedremo in pedana dopodomani alle 11,30 (ora italiana).

I salti non finiscono di regalare soddisfazioni all’Italia dell’atletica: Magdelin Martinez è sesta nella finale del triplo donne con un fantastico 14,71. Dopo una stagione un po’ nell’ombra, l’italo-cubana è tornata per dimostrare ancora una volta il suo valore, migliorando quel 14,62 della qualifica che già aveva riportato il sorriso sul suo volto. La medaglia di bronzo di Parigi 2003 giunge sesta ad un solo centimetro dal quinto posto della slovena (tesserata per la Jaky-Tech Apuana) Marija Sestak. Primo posto e miglior prestazione mondiale dell’anno per la cubana Yargelis Savigne che alla prima prova piazza un 15,28 rimasto imbattuto fino al termine della gara; una buona conferma per quest’atleta che già ad Helsinki 2005 si era messa in evidenza giungendo seconda alle spalle della giamaicana Trecia Smith, illustre assenza della finale di oggi. Non riesce a bissare il successo del salto in lungo Tatyana Lebedeva che ottiene comunque un ottimo 15,07 al quinto salto che le permette di superare il 15,04 d’apertura di Hrysopiyì Devetzì. L’atleta greca è stata purtroppo danneggiata da ben quattro salti nulli che probabilmente le avrebbero permesso una rivincita sulla russa Lebedeva che agli europei di Goteborg 2006 le tolse l’oro all’ultimo salto.

Sorpresa nelle qualifiche del giavellotto maschile per l’eliminazione del campione uscente Andrus Varnik (EST) e per la necessità di ricorrere al ripescaggio di uno dei favoriti, il finlandese Tero Pitkamaki. Quest’ultimo, dopo un’iniziale 80,62 che gli ha permesso la qualificazione, si è lasciato andare ad un deludente 78,54 ed un lancio nullo. Sorprendenti invece le misure del lettone Vadims Vasilevskis e dello statunitense Breaux Greer: il primo agguanta la finale con un lancio da 87,37 metri ed il secondo con 86,78. In finale anche l’altro favorito della gara Andreas Thorkildsen con un 82,33 comunque al di sotto delle sue potenzialità.

Composta anche la startlist della finale dei 1500 metri femminili, dopo due semifinali decisamente differenti tra loro: la prima molto più lenta (soprattutto nelle prime fasi), con la qualificazione delle prime cinque atlete ed il primo posto di Maryam Yusuf Jamal per il Bahrein con 4’14”86, la seconda più veloce di ben nove secondi, che ha visto giungere per prima al traguardo l’ucraina Iryna Lishchynska con un crono di 4’03”84.

Ancora semifinali, questa volta con gli 800 maschili suddivisi in tre gruppi. Nel primo si qualificano Alfred Kirwa Yego per il Kenia con il primato stagionale pari a 1’44”54, il sudafricano Mbulaeni Mulaudzi con 1’44”71 ed il giovanissimo ugandese, classe 1988, Abraham Chepkirwork con 1’44”84. Sorprende nel secondo gruppo l’ultimo posto di Rashid Ramzi, classificatosi secondo appena due giorni fa nella finale dei 1500 metri. Superano il turno il canadese Gary Reed ed il marocchino Amine Laalou con 1’44”92 e 1’45”11. Nel terzo ed ultimo gruppo accedono alla finale due dei nomi più importanti della specialità: Yuriy Borzakovskiy (RUS) con 1’45”12 e Wilfred Bungei (KEN) con 1’45”20; passa in finale grazie al ripescaggio anche Mohammed Al Sahi per l’Arabia Saudita che supera nell’ultimo rettilineo Youssef Saad Kamel, nato Gregory Konchellah (e figlio di Billy), causandone l’eliminazione.

Non ce l'hanno fatta gli azzurri della 4x100 che per 25 centesimi restano fuori dalla finale. Per Rosario La Mastra, Simone Collio, Maurizio Checcucci e Jacques Riparelli resta comunque la soddisfazione di aver corso una buona staffetta in 38"81, classificatasi quarta nella prima delle due semifinali, alle spalle di Brasile (38"27), Gran Bretagna (38"33) e Polonia (38"70). Nella seconda semifinale si qualificano invece Giamaica (38"02 e incredibile rimonta di Asafa Powell in quarta frazione), Stati Uniti (38"10) e Giappone (38"21).

Ma veniamo alle finali della giornata: la ceca Barbora Spotakova ribalta il pronostico del giavellotto donne che voleva vincitrice Christina Obergfoll va a prendersi la medaglia d’oro grazie ad una serie strepitosa e un miglior lancio di 67,07 metri, record nazionale della Repubblica Ceca. Solo seconda la tedesca Obergfoll con 66,46 metri, davanti alla connazionale Steffi Nerius con 64,42.

Non ce n’è per nessuno nella finalissima dei 200 metri femminili: irraggiungibile Allyson Felix che con uno strepitoso 21”81 si piazza al vertice delle classifiche mondiali stagionali. Medaglia d'argento per Veronica Campbell, già campionessa mondiale nei 100 metri, con 22"34. Stupisce il terzo posto raggiunto da Susanthika Jayasinghe con 22"63 dopo aver superato varie difficoltà, tra cui una squalifica per doping. Niente da fare per Torri Edwards che neanche stavolta riesce a salire sul podio: seconda medaglia di legno per lei con 22"65. Dietro di lei una Sanya Richards decisamente sottotono che dopo aver ripetutamente detto ai microfoni che gareggiava per l'oro, deve accontentarsi addirittura del quinto posto con 22"70.

Podio a stelle e strisce nei 400 uomini, dove a trionfare è stato il "solito" Jeremy Wariner, che si avvicina di un altro passo al 43"18 del mitico Michael Johnson; 43"45 per lui che si conferma il migliore al mondo nel 2007. Alle sue spalle LaShawn Merritt che sigla il suo nuovo record personale ed il suo primo "sub-44" con 43"96, e Angelo Taylor che va a prendersi il bronzo in 44"32.

Non ce la fa nemmeno stavolta lo statunitense Terence Trammell che per l'ennesima volta soccombe al talento del primatista mondiale dei 110 ostacoli Xiang Liu. L'atleta cinese, relegato in nona corsia a causa del crono ottenuto nelle semifinali, è artefice di una notevole rimonta che gli ha addirittura permesso di tagliare il traguardo con la testa girata, a controllare che fosse davvero davanti a tutti. Per lui un grandiso 12"95, non troppo lontano dal 12"88 che lo scorso anno gli ha permesso di entrare nella storia. Trammell non può far meglio che correre in un comunque ottimo 12"99. Terzo posto e grande soddisfazione per David Payne, giunto ad Osaka in extremis come sostituto dell'infortunato Dominique Arnold; personal best per lui con il tempo di 13"02.

Infine, oggi si è sono svolte cinque delle gare che compongono il decathlon, la più estenuante delle prove dell'atletica leggera. Nei 100 metri impressiona il 10"44 dell'americano Brian Clay, seguito dal 10"62 di Maurice Smith (JAM) e dal 10"67 di Francois Gourmet (BEL); tempi superiori nelle altre serie, dal 10"70 del kazako Dmitriy Karpov al 11"44 di Attila Zsivoczky (HUN), passando per l'11"04 del plurimedagliato Roman Sebrle.
Brian Clay si aggiudica anche il salto in lungo con un buon 7,65, davanti al 7,25 di Aleksey Drozdov, per quanto riguarda il gruppo A; nel gruppo B, miglior misura per Andrei Krauchanka per la Bielorussia che con 7,58 precede il ceco Sebrle che salta a 7,56. Terzo Maurice Smith con 7,50.
Quest'ultimo sbaraglia tutti nel lancio del peso con un 17,32 (933 punti) che lo porta lontano da tutti; la seconda miglior misura nella classifica complessiva appartiene a Drozdov (16,49). 16,31 per Tom Pappas (USA) e 15,92 per Sebrle (CZE).
Nella serata nipponica, vittoria e primato stagionale nel salto in alto per Roman Sebrle che riesce a superare l'asticella posta a 2,12 all'ultimo tentativo. Stessa misura, ma più errori, per Aleksei Drozdov (RUS). Dietro di loro, a quota 2,09, i due cubani Yordani Garcia e Alberto Juantorena (figlio del celeberrimo "caballo"), e, nella seconda serie, l'ungherese Zsivoczky.
A chiudere le cinque fatiche di oggi, i 400 metri, che hanno visto chiudere con il miglior tempo Karpov con 47"44 (primato stagionale), davanti a Maurice Smith che sigla il nuovo personale con 47"48. Sotto i 48" anche Hamdi Dhouibi (47"59), Norman Muller (47"58) e Francois Gourmet (47"98). 48"80 per Sebrle e addirittura non classificato il giamaicano Smith.
Nella classifica complessiva, la prima giornata di gare del decathlon si chiude con Smith in testa con 4525 punti, secondo posto per Karpov con 4439 punti, terzo per Sebrle con 4434 punti, quarto per Drozdov con 4353 punti e quinto per Pappas con 4342 punti.

Le russe Olga Kaniskina (101) e Tatyana Shemyakina (111) dominatrici dei 20 km di marcia

morello
Titolo: Re: Mondiali di Atletica leggera 2007
RIEPILOGO OTTAVA GIORNATA


SCHWAZER CI RESTA DI BRONZO


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E’ medaglia di bronzo, un bronzo che per tutto il movimento dell’atletica italiana è una gioia immensa, una boccata d’aria fresca su questa edizione mondiale finora senza acuti (se si esclude l’argento, in parte atteso ma tutt’altro che scontato di Howe)… ma lui, il 22enne bolzanino di Calice, deve ancora metabolizzarla: sicuramente più passeranno le ore e più capirà il capolavoro fatto, la riconferma della splendida sorpresa di 2 anni fa in terra di Finlandia quando fu splendido terzo e unica medaglia azzurra della spedizione. La rabbia evidente nei gesti, le lacrime quasi inconsolabili, le parole di rimprovero contro se stesso ai microfoni della Rai dovranno essere rivalutati con serenità perché questa medaglia è comunque importante: importante perché gli ha dimostrato di non essere stato solo una meteora “finlandese”; è importante perché ha cancellato la delusione dello scorso anno agli europei di Goteborg; è importante perché sicuramente darà nuova fiducia e esperienza a questo giovane campione. Quella esperienza che probabilmente se avesse avuto in questa mattinata giapponese (notte italiana), non gli avrebbe fatto lasciare andare troppo presto il gruppetto dei fuggitivi e perdere quel terreno, che neanche un finale incredibile come è stato il suo, gli ha permesso di riguadagnare. Ma si sa, con i se e con i ma non si va da nessuna parte: dovrà essere contento di questa medaglia, perché come lui stesso ha detto, vincerne una è il sogno di tutti gli atleti; ma giustamente, sempre dalle sue parole, lui si era allenato per l’oro di questo mondiale, questo era il suo obiettivo e come sempre, mancare un’obiettivo (non importa quanto questo sia grande) lascia sempre un po’ d’amaro in bocca!
Dei dettagli della gara è già stato detto: resta il risultato finale, quel 3:43’53” con il quale l’australiano (che quest’anno per gareggiare in Europa si è trasferito per il periodo estivo in Toscana) Nathan Deakes, che con questa medaglia ha suggellato il record del mondo sulla distanza che già deteneva. Secondo, il francese Yohan Diniz, campione europeo 2006 a Goteborg, che ha marciato nel tempo di 3:44’22”, giusto 16” in meno di Schwazer (3:44’38”).
In gara con lui c’erano anche Diego Cafagna, che è stato 18esimo con il tempo di 4:06’03” e Marco De Luca, che si è ritirato.
Per l’Italia oggi era impegnata anche Silvia Weissteiner nella finale dei 5000m: anche lei altoatesina (vive a Casateia, frazione di Racines; Racines è anche il comune di Calice, dove vive Schwazer); per lei le ambizioni erano più personali, ma la 28enne allenata da Ruggero Grassi non ha tradito: come sempre nelle grandi manifestazioni, si è saputa muovere nel gruppo, non perdendo mai contatto con le più forti atleti africane, e riuscendo (grazie anche ad un ritmo non infernale impostato dalla keniana Vivian Cheruiyot) a farsi trascinare al primato personale. Alla fine è stata 12esima con 15’11”81.

IL PRIMO MONDIALE

La mattinata, oltra alla marcia e le batterie della 4x100 donne, vedeva impegnati i ragazzi del Decathlon; la prima giornata si era chiusa ieri con la rivelazione di questo mondiale, il giamaicano Smith in testa con 4525 punti, secondo posto per Karpov con 4439 punti, terzo per Sebrle con 4434 punti. Per Šebrle, già campione europeo, olimpico e primatista mondiale, la vittoria al mondiale rischiava di diventare un vero tabu. Questa mattina (la notte italiana) invece è riuscito a reagire e risollevarsi, siglando ben 3 migliori prestazioni stagionali, sui 110H (14”33), nel disco (48,75m) e nell’asta (4,80m); ma questo non bastava perché Smith aveva piazzato un 13”91 nei 110h abbastanza notevole, ma anche una bella bordata nel disco con 52,36m (nell’asta aveva ottenuto la stessa misura di Sberle). Anche Karpov si difendeva, facendo meglio del ceco nei 110H (14”03), nel disco (48,95m) e nell’asta (5,00m). Ma alla penultima prova della competizione, il giavellotto, il campione ceco ha tirato fuori dal cilindro una misura eccezionale: alla prima prova ha lanciato a 71,18m siglando anche il suo record personale e lasciando di stucco i diretti avversari; Karpov si è difeso ma non è riuscito a fare meglio di 59,84m, Smith è rimasto lontano con 53,61. A quel punto Roman era in testa alla classifica generale per 44pt davanti a Smith, terzo Karpov.
I 1500 non hanno regalato sorprese: Smith ci ha provato a seguire il ritmo dei migliori, ma Šebrle e Karpov gli si sono incollati come francobolli; all’ultimo giro il giamaicano ha allungato, ma ai 300 anche Šebrle ha reagito (Karpov è rimasto sul passo). Alla fine Smith è stato 4° con 4’33”52 ma Sebrle gli era subito dietro con 4’35”32 e così riusciva a portarsi a casa questa medaglia d’oro che era stata irraggiungibile nelle passate edizioni dei mondiali. La classifica finale ha visto trionfare il ceco con 8676pt, secondo Smith con 8644pt e terzo Karpov con 8586pt.

LA PRIMA VOLTA PER L’AMERICA

Oltre a quella di Šebrle, c’è stata un’altra prima volta in questa giornata del mondiale: è stata quella del primo americano, nella storia dei Campionato del Mondo, a vincere nel salto con l’asta: dopo le prime 6 vittorie del re Bubka, quella dei russi Tarasov (1999) e Markov (2001), quella di Gibilisco nel 2003 e quella dell’olandese Blom nel 2005, a Osaka ha trionfato il 26enne americano Brad Walker (già secondo a Helsinki 2005) con la misura di 5,86m saltata alla prima prova; dietro di lui, si è classificato secondo il francese Romain Mesnil sempre con 5,86 ma saltato alla seconda prova (personale stagionale). A completare il podio di questa specialità che non ha ancora un vero e proprio leader, il tedesco Denny Ecker con 5,80m.

ANCORA ETIOPIA

Dopo la vittoria della Dibaba nei 10000m, anche la distanza più corta, quella dei 5000m è appannaggio dell’Etiopia: la vittoria finale, di una gara condotta su ritmi tattici (prima dalla padrona di casa, la giapponese Kayoko Fukushi e poi dalla keniana Vivine Cheruiyot), l’ha conquistata Meseret Defar con il tempo di 14’57”91 che di per se non ha molto valore, ma impressionante è stato l’attacco che la Defar è riuscita a fare ai 200m dall’arrivo: una volata degna della collega Dibaba. Alle sue spalle le keniana Cheruiyot (14’58”50) e Priscah Jepleting Cherono (14’59”21 per l’atleta che corre in Italia vestando i colori della Camelot). Quinta la medaglia d’argento dei 10000m, la turca di origine etiope Abeylegesse (15’00”88).

CONFERME E RIVINCITE

Sono stati assegnati anche i titoli dei quartetti veloci: a farla da padrone le squadre di USA e Giamaica, sia in campo maschile che femminile; questi scontri potevano quindi fornire l’occasioni per confermarsi o vendicarsi, ai protagonisti delle gare di sprint quali Powell, Gay, Bolt tra gli uomini e Campbell, Edwards e Williams tra le donne.
In entrambe le gare, hanno dominato gli Usa, ma opposto è stato il valore di queste vittorie: tra gli uomini è stata la conferma di Gay, come re assoluto della velocità in questo mondiale (si porta a casa ben 3 ori!) su Powell; tra le donne invece Williams & C si portano a casa la rivincita sulla giamaicana Campbell che le aveva beffate nei 100m: in realtà la Edwards in ultima frazione ha fatto tremare le americane, a fronte di una Campbell scatenatissima sul lanciato, ma alla fine è riuscita a tenerla dietro per 3 centesimi.

41”98 (miglior prestazione mondiale stagionale) contro 42”01 i tempi di americane e giamaicane; terze e grande sorpresa le belghe capitanate dalla campionessa europea Kim Gevaert, capace con un’ultima frazione impressionante da raccogliere bronzo e record nazionale con le compagne Olivia Boree, Hanna Mariën e Elodie Ouédraogo (42”75). Solo quarta la Gran Bretagna con 42”87 e quinta la Russia con 42”97; ancora peggio la Francia che in mattinata non si era qualificata per la finale correndo in un misero 43”88.
Anche gli uomini hanno dovuto ottenere la miglior prestazione mondiale stagionale per vincere il titolo: con 37”78 Darvis Patton, Wallace Spearmon, Tyson Gay e Leroy Dixon si sono lasciati alle spalle per 11 centesimi la Giamaica di Marvin Anderson, Usain Bolt, Nesta Carter e Asafa Powell (37”89); curioso però che mentre Powell si lanciava nella frazione finale, Gay ha corso la terza evitando quindi sia il primatista mondiale che il vice campione dei 200 Usain Bolt. Terza la Gran Bretagna (Christian Malcolm; Craig Pickering; Marlon Devonish; Mark Lewis-Francis) con il primato stagionale di 37”90.

QUALIFICAZIONI

Si sono svolte anche le qualificazioni delle staffette del miglio.
Per quanto riguarda le donne, la battaglia tra Russia (Yelena Migunova; Natalya Nazarova; Lyudmila Litvinova; Tatyana Levina) e Stati Uniti d’America (DeeDee Trotter; Monique Hennagan; Mary Wineberg; Natasha Hastings) si preannuncia avvincente: entrambe hanno corso fortissimo, rispettivamente in 3’23”49 e 3’23”37. Ma anche Bielorussia e Gran Bretagna hanno ben impressionato correndo in 3’25”14 e 3’25”45 (la Gran Bretagna ha lasciato a riposo la campionessa mondiale dei 400m Christine Ohurougo).
Tra gli uomini, i migliori tempi sono arrivati dalla prima batteria ad opera di Bahamas (Nathaniel McKinney; Michael Mathieu; Chris Brown; Andrae Williams) con 3’00”37, Giamaica (Michael Blackwood; Ricardo Chambers; Leford Green; Sanjay Ayre) con 3’00”99 e Russia (Maksim Dyldin; Vladislav Frolov; Konstantin Svechkar; Denis Alekseyev) con 3’01”07; ma gli Stati Uniti d’America, che hanno corso in 3’01”47 con Bershawn Jackson, Kerron Clement, Darold Williamson e Angelo Taylor restano comunque i favoriti.

Le ragazze statunitensi vincono la staffetta 4x100 femminile


L'italiano Alex Schwazer tezo classificato nella 50 Km di marcia

morello
Titolo: Re: Mondiali di Atletica leggera 2007
RIEPILOGO NONA GIORNATA


Di Martino favola d'argento con 2.03 è ancora record


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Nell'ultima giornata dei Mondiali la saltatrice in alto campana è seconda col primato italiano eguagliato alle spalle della croata Vlasic: per gli azzurri è la terza medaglia dopo quelle di Howe e Schwazer

OSAKA (Giappone), 2 settembre 2007 - L’ultima giornata dei Mondiali di regalano all’Italia una medaglia che nelle ultime settimane sembrava insperata. Antonietta Di Martino coglie l’argento quando in pochi se lo aspettavano visto che era rimasta pressoché ferma un mese per un problema al piede di stacco. L’Italia conclude quindi il suo mondiale con 2 argenti (Howe e Di Martino) e 1 bronzo (Schwazer), in pratica confermando le 3 speranze di medaglia che esistevano alla vigilia dei mondiali.
SALTO IN ALTO – Ha dovuto saltare il suo primato nazionale per arrivare a medaglia. 2.03 per la seconda volta nella sua vita, eguagliando il suo primato nazionale fatto all’Arena di Milano il 24 giugno nella finale di First League di Coppa Europa. Misura che le regala la medaglia d’argento, battuta solo dalla favoritissima croata Blanka Vlasic (2.05) che tenta anche invano di superare l’asticella a 2.10 per il nuovo primato del mondo. Ma sembra solo un appuntamento rimandato vista la facilità con cui ha superato i 2.05. Antonietta Di Martino sorprende quindi, non per il risultato e nemmeno per la misura che quest’anno aveva dimostrato di avere nelle gambe, ma solo perché era rimasta ferma per quasi un mese a causa di un’infiammazione al piede sinistro (quello di stacco). Un infortunio che era quasi uno micro-frattura che l’avrebbe tenuta ferma molto più tempo. Un mese di arresto che le è anche servito per concentrarsi unicamente su questa gara e ritrovare forza e energia. E le ha messe tutte in pedana. Aveva cominciato subito male con un brutto errore a 1.85, poi invece una serie senza errori su tutte le misure fino ai 2 metri. Ancora un errore al primo salto a 2.03, per poi superarlo al secondo tentativo. Percorso simile anche per la russa Anna Chicherova che si prende la medaglia d’argento a pari merito con Di Martino.
5000 – Gara lenta, troppo lenta da parte dei keniani che permettono all'ex connazionale, ora statunitense, Bernard Lagat di fare una doppietta riuscita in grandi eventi in precedenza ad atleti del calibro di Nurmi ed El Guerrouj. 1500 e 5000 non sono facili da vincere nello stesso campionato, ma Lagat ci riesce proprio grazie ai ritmi lentissimi di una gara corsa nel caldo umido. Un solo sprint finale lo fa finire davanti agli altri africani. Secondo il keniano Kipchoge e terzo l’ugandese Kipsiro, battuti invece tutti i rappresentati dell'Etiopia.
800 – Che Yuriy Borzakovskiy non sia un vincente è ormai cosa chiara. Neanche quando il campo dei partecipanti mette solo lui come favorito riesce a vincere. Il titolo degli 800 lo vince a sorpresa il keniano Alfred Kirwa Yego davanti al canadese Gary Reed che perde per un solo centesimo.
GIAVELLOTTO – Lanciando quasi a 90 metri (89.19) al primo lancio e oltre i 90 all’ultimo (90.33) il finlandese Tero Pitkamaki, passato alle cronache a luglio per aver involontariamente infilzato il lunghista francese Sdiri al Golden Gala, si prende una grande soddisfazione vincendo il titolo mondiale. A cercare di contrastarlo ci ha provato solo il norvegese Andreas Thorkildsen, secondo con 88.61. Terzo lo statunitense Breaux Greer, tra i grandi favoriti della vigilia ma mai in grado di competere con i primi due (86.21).
1500 DONNE - Sorpresa col successo di Maryam Yusuf Jamal di origine etiope ma che corre per i colori del Bahrain. Alle sue spalle la russa Yelena Soboleva e l’ucraina Iryna Lishchynska.
4x400 DONNE – Vincono le statunitensi senza sorpresa. Con questa vittoria Allyson Felix, in seconda frazione, si porta a casa il terzo oro come il suo compagno di squadra Tyson Gay. Valori rispettati anche per il secondo e terzo posto con Giamaica e Gran Bretagna.
4x400 UOMINI – Valori confermati con gli Stati Uniti che non hanno rivali. Corrono praticamente in solitario anche se il bahamense Chris Brown in ultima frazione ha tentato di recuperare terreno. Ma gli Usa avevano il campione del mondo Jeremy Wariner e chiudono con uno straordinario 2’55”56. Seconde le Bahamas con 2’59”18, terza la Polonia con 3’00”05. (fonte gazzetta.it)


Il salto della Di Martico che vale la medaglia d'argento

Il salto della croata Blanka Vlasic che con 2.05 vince la medaglia d'oro

La russa Yelena Soboleva seconda classificata nei 1.500 metri


La cerimonia di chiusura


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