Feliks Ėdmundovič Dzeržinskij (in polacco Feliks Dzierżyński, in russo Феликс Эдмундович Дзержинский, in bielorusso Фелікс Эдмундавіч Дзяржынскі) (Vilnius, 11 settembre 1877 – Mosca, 20 luglio 1926) è stato un politico e rivoluzionario sovietico.
Nato in una famiglia polacca di origine ebraica, Dzeržinskij aderì giovanissimo al marxismo e venne espulso da tutte le scuole di Vilnius nel 1896 per "propaganda rivoluzionaria". Fondatore, membro ed attivista di numerosi gruppo di estrema sinistra, passò la maggioranza della sua vita in prigione: ad esempio fu deportato in Siberia dal 1897 al 1900 su ordine della polizia zarista.
Nel 1901 si trasferì a Berlino, salvo poi tornare in patria nel 1905 per prendere parte alla sollevazione dello stesso anno: fu per questo nuovamente arrestatato, rilasciato nel 1910 ed ancora imprigionato (stavolta per un periodo brevissimo); dal 1912 fino al resto dei suoi giorni soggiornò a Mosca: nella capitale russa aderì al bolscevismo per la sua dedizione alla causa venne soprannominato "Feliks di Ferro".
Dal 1917 al 1918, dopo il successo della rivoluzione russa di cui fu entusiasta sostenitore, divenne il capo della Čeka, la polizia politica dei bolscevichi, che si trasformò successivamente in GPU. Dapprima fu un grande amico nonché collega di Lenin (che lo scelse come Ministro dell'Interno e delle comunicazioni, cariche che ricoprì dal 1921 al 1924) e dopo la morte di quest'ultimo si schierò dalla parte di Stalin e morì proprio mentre stava pronunciando un discorso contro l'opposizione trockijsta.
Davanti alla Lubjanka, ovvero il futuro palazzo del KGB, sorgeva una grande statua raffigurante Feliks Ėdmundovič Dzeržinskij che venne però abbattuta dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Nella stessa piazza aveva sede la fabbrica, da lui fondata, delle calcolatrici meccaniche Feliks, le più diffuse nell'URSS prima dell'avvento dell'elettronica. Anch'esse erano chiamate "Feliks di Ferro"












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