Quando gli amici tornano, a tutti i costi devo essere presente, per cui col mio potente e vecchio bolide ormai d'epoca, nella notte fra il venerdi e il sabato parto dal ridente paesino posto sul lato francese del cucuzzolo della montagna per poter ritornare nella città dove da alcuni mesi soffia un vento nuovo, fresco profumato, allegro pieno di amicizie ed amore.
Appena valico la periferia della città del vento nuovo che soffia, un magone pervade il mio corpo più malato che sano, e mano a mano mi avvicino sempre più al centro meneghino, una immensa tristezza ha il sopravvento su tutto il resto nel vedere in quale stato pietoso, lercio e abbastanza vomitevole questa mia amata città dalla madunnina bela e pscininina si sta riducento. Come un incantesimo ecco l'apparizione soave dei fratelli di certa gente che rompono i maroni ai semafori con richieste di sonanti monetine, il voler pulire i vetri a tutti i costi e qualcuno che ha persino fame chiede un panino... beh la mia opera misercodiosa anche in quel momento l'ho fatto donando a loro un bel prezioso bigliettino da visita di coloro che sicuramente saranno ben felici di ospitarli nelle loro accoglienti case per curarli così bene come molti facevano quando scoppiò la moda del tamagoci, con l'unica differenza che quello era un giocattolo, ma questi sono in carne ed ossa e per giunta son loro fratelli.
Finalmente arrivo nella mia tana e mi preparo per fare le pulizie personali necessarie per presentarmi in perfetto stato alla fantastica riunione di amici, che da mesi non vedo. Una bel bagno come si deve con tanto di sapone di marsiglia, che con la sua delicatezza ringiovanisce la pelle rendendola così liscia e morbida simile a quella della graziosa principessa pakistana conosciuta tanti anni fa nel bresciano e con la quale trascorsi bellissime settimane di intenso amore.
Nel frattempo l'ora dell'incontro s'avvicina sempre più. Un saltino di qua, un giretto in metro in lieta compagnia di suonatori elemosinanti che sembrano essere usciti come formiche da chissà dove, per cui alla seconda fermata decido di ritornare finalmente alla luce rendendomi conto di aver fatto un'opera benefica a questa città e alla sua nuova giunta vittoriosa, regalando 1,50 euro a queste menti illuminate ma che di illuminato non hanno proprio nulla. Due passi, per ammirare le belle vie cittadine, i palazzi ottecenteschi imbrattati da coloro che dai maniscalchi dediti alla politica, più per interesse personale, sono difesi e adulati. beh che dire: anche i fancazzisti dio li fa e poi li accoppia, e il bello che io pago pure, a mia insaputa, i difensori di chi lercia ai danni della comunità, ma ancora per poco, spero. Gli ubriaconi che sembrano degli zombi che da 5 mesi a questa parte hanno fatto una massiccia apparizione nelle vie di porta venezia, la schifezze presenti sui marciapiedi, alcune delle quali profumati regalini di presunti animali che alcuni esseri umani dicono di amare, per non parlare poi delle bellissime piste ciclabili fatte e progettate alla caxxo di cane.
Dopo il mio girovagare cittadino nel tentare di vedere qualcosa di intelligente, saltando su alcuni cocci di vetro di bottiglie e bicchieri, molto facilmente rimasugli della sera precedente lasciati da maleducati zozzoni che infestano un grazioso locale nei pressi della calda e fresca residenza, finalmente di nuovo nella amata tana, una mangiata veloce, una rinfrescatina ascellare, una pulitina ai denti, la pappa alle due gatte del cortile, ed ecco arrivare l'orario prestabilito. Arrivo al locale prescelto. Sono in ritardo, entro ed eccoli li i vecchi amici insieme a una sfilza di graziose pulzelle. Mi siedo, e davanti a un narghilè di uva e menta, mi ritornano in mente i fantastici ricordi vissuti nel deserto sahariano con il defunto amico generale, la mauritania con l'attraversamento dei campi minati, lo sfrecciare a 130 km/h sulle piste sahariane, marocchine, algerine e libiche delimitate dalle amate balise, l'accoglienza amichevole in una tenda tuareg dove due fantastici occhi verdi-marrone di una graziosa tuareg, figlia del capo, ci offrì una tazza di the secondo la loro tradizione ed usanza di benvenuto, thè che non deve mai essere rifiutato, ma ad un certo punto questi pensieri e questi ricordi svaniscono nel nulla grazie più alla stonatura di gin, vodka e rhum che alla bellissima ed estasiante visione delle nuove amiche ucraine, al blaterare ormai marziano dell'amico gringox e al continuio strofinamento di baffi del baffuto Mr G.
I minuti passano veloci, e diventano così ore, quando ad un tratto ecco le 00:20???? che facciamo??? se all'inizio la voglia era quella di andare nella fantastica discoteca di tardone tanto amata dal Tecnico, la yana si alzò e ci disse....vi porto io in una bella discoteca, sita al secondo piano di una casa. Allibiti al solo sentire del secondo piano, la curiosità l'ebbe vinta sulla discoteca delle tarde laddove un gruppo di calde amiche russe ci attendeva...chissenfrega delle ragazze, alla fine troverrano sempre l'affamato di turno che se le scarrozza anche perché, la compagnia è bella, per cui andiamo dove la yana ci vuole portare. Usciamo dal locale arabo e rimiamo allibiti nel vedere sull'angolo della via, a una trentina di metri dal pub, in una volta sola...tanti masculi...masculi soli, nemmeno una donna, molti dei quali mano nella mano e nel mezzo del marasma qualcuno faceva pure un ghiotto e sano girolimoni con il suo sbarbato sculettatore di turno. Vabbè...che dire... Una volta attraversata questa selva umana di masculi vogliosi, i nuovi paladini della vita mondana milanese, desiderosi di una sola cosa, finalmente eccoci alle nostre macchine. la yana sul suo lexus 3000 cc, io e l'amico gringox sulla fiestina tutta scassata e Mr G con le altre donzelle sul suo poderoro station tutto svedese, ma che di svedese ormai ha poco nulla. Naturalmente noi maschietti siam saliti dopo esserci tolte le nostre belle mutande di ghisa indossate all'ultimo momento per evitare eventuali penetrazioni anali indesiderate durante l'attraversamento di una così folla umana del tutto maschile. Se a loro piace dare ma soprattutto ricevere la nerboruta verza ... noi preferiamo ancora la sana e profumata orchidea femminile. Ma a quel punto sorse un problema... dove girare? L'amico gringox alla guida della sua fiestina non voleva attraversare quell'orda umana selvaggia allo stato prado. Forse nemmeno il vecchio Tiger con il temibile 88 mm ricevuto in eredità da non so chi e parcheggiato in svizzera da qualche parte, anche perchè il poderoso mezzo da 30 e passa tonnellate, fa 400 metri con un litro di benza e non ho i soldi per trasportarlo, sarebbe riuscito ad attraversarla, a meno che aprire il gas, far tremare i muri delle case adiacenti e passare sui loro corpi con i cingoli...ma ormai sono più di 3 secoli che ho cambiato vita...non sono più in grado di portare morte, distruzione, carestie e pestilenze come ai vecchi tempi...anche perchè della onorata e gloriosa cambusa son rimaste solo le ceneri, l'amata bandiera alla quale giurai fedeltà eterna ormai è ripiegata da centinaia di anni in un armnadio della mia tana, anche perché non ho più nulla in cui credere.
Svoltiamo allora a sinistra, e come spesso capita in queste situazioni, ci si perde a vicenda...ma noi furbeschamente avevamo fissato un punto d'incontro non poco distante...peccato che dietro l'angolo c'era il peccato della fame... la paninoteca che da oltre trent'anni è famosisissima per i suoi panozzi che sono una libidine...e vedendo l'ora che si erano fatte, ecco ritornare i bei ricordi, quando milano era viva, questa paninoteca era il punto di riferimento delle persone buongustaie che vivevano la milano notturna, quando un groviglio di persone che partiva dal riccastro di turno per teminare al delinquente di prima categoria, inframmezzati da impiegati, operai, qualche mezzo tossico che si mischiava con qualche disk jockey famoso delle radio locali, si ritrovavano uno a fianco dell'altro a mangiare un sano panozzo. Come al solito e nell'attesa, dò il via alle danze, alla fine tutti con un bel panozzo in mano.
FInalmente arriva la Yana e come degli indiani in fila indiana ci dirigiamo verso la discotechina... Passiamo sotto i ponti di periferia, passiamo quattro distributori, giriamo a destra, entriamo in un labirinto di stradine. Ad un certo punto faccio fermare la lunga colonna. Per me era giunto il momento di dare alla natura ciò che è della natura. Ridato il tutto alla natura, risalii sulla fiestina, e ripartimmo spediti quando ad un certo punto, si entra in un cancello, lo si oltrepassa passando sotto un caseggiato più industriale che civile, ed ecco che arriva un'omone grande e grosso e inizia a borbottare...niet machine...machine na ulitza .... ma cavolo sono nella città del vento nuovo che soffia o a kiev??? così l'amico gringox fece manovra e mentre stavamo uscendo, ripassando sotto il caseggiato per poi uscire dal cancellone, ecco un nugolo di ragazzi e ragazze tutti festosi, allibiti nel vedere italiani in un posto fuori dalla noma, ci salutavano, allegramente e ci davano appuntamento all'interno della discoteca.
Finalmente parcheggiamo...eccitatissimi per la curiosità, con la yana davanti che faceva da guida, le altre tre donzelle che sgambettavano come delle anatre, e noi dietro come degli orsi... finalmente arriviamo all'entrata... i due energumeni ci fanno passare attraverso la folla come se fossimo delle rock star, saliamo le scale, arriviamo al secondo piano, apriamo una porta tutta nera ed eccoci immersi in un altro mondo... mi sembrava di essere a kiev, nella classica discoteca di quartiere, laddove esiste il vero divertimento e la vera allegria ucraina, con musiche dance del luogo, dove la gente ad un certo punto si prende per mano e inizia a fare i girotondi, saltando, urlando., il d.j che starnazza come un matto, e tant'altro...peccatop che non c'è il tanto atteso spettacolino dove in quella terra lontana persino le fanciullotte con tanta disinvoltura applaudono, ma chissenfrega, alla fine sanno di essere nella nazione dei puritani, per cui certi spettacolini meglio non farli. Usciamo per andare sul pienerottolo della scala a fumare, vedere arrivare colui che svolge il compito del cameriere e in perfetto stile ukraino prende il portacenere pieno e lo sotituisce con quello vuoto, (nemmeno in italia e nel migior ristorante quando era amesso fumare maleducatamente la sigaretta di fine pasto ci sognavamo un servizio del genere), ragazze e ragazzi che attaccano bottone con noi con grossi sorrisi per capire come mai noi eravamo lì e che rimangono a bocca aperta nel sentire che parliamo la loro lingua. Una serata di divertimento in una città ormai diventata da anni una merda e che peggiora sempre più, un divertimento sano e allegro che non ha nulla a che vedere con sta città e nazione fatta di mentecatti modaoli, guidata da politici fancazzisti falliti, e così con tristezza ecco arrivare l'alba. Ma un qualcosa per l'ennesima volta passa per la testa: il ricordo delle tante fantastiche notti trascorse con amici e amiche in una città al di la dei carpazi, situata sulle larghe rive del Dnjepr, che pochi stranieri sanno apprezzare e che la sanno vivere, le mitiche 5 della mattina, con l'unica differenza...che a kiev i mac donald sono aperti, mentre in questa città troglodita e nevrastenica, fatta di arroganti, menefreghisti, elemosinanti, fatta di persone maleducate, irrispettose e per giunta monnezzare a tal punto che chiamarle barboni è un'offesa per coloro che effettivamente lo son diventati per causa di forza maggiore, venditori di rose ambulanti che ti scassano la uallera 15 volte in dieci minuti, ormai una città da quinto mondo, nemmeno l'ombra.












fuerteventura --- bye bye italy for ever










milano

