Da "La Stampa" del 17/3/1967
Anno 101 Numero 64 LA STAMPA Venerdì 17 Marzo 1967 Il capo dell' «lntourist» a Torino parla dei viaggi nell' Unione Sovietica Si può viaggiare da soli e in comitiva, gli itinerari comprendono cento città di particolare interesse - Dal Baltico alle spiagge del Mar Nero alla Siberia, dove è prevista anche la caccia all'orso - Favoriti gli escursionisti in automobile - Alcuni esempi di prezzi - Il visto si ottiene in una settimana - Il nuovo impegno turistico dell'Urss coincide con la campagna indetta dalle Nazioni Unite con lo slogan «Turismo, passaporto per la pace» Nelle campagne piemontesi, un tempo, era frequente un detto : « Vai in Siberia ». Lo si rivolgeva al seccatore per invitarlo ad andarsene verso una regione lontanissima, leggendaria, diffìcilmente accessibile, inospitale. Il mondo oggi è diventato piccolo e le frontiere più sottili. La Siberia è compresa negli itinerari turistici delle visite in Urss. Con i giganteschi aerei a reazione si copre il percorso Roma-Mosca in poco più di tre ore di volo. L'organizzazione turistica consente prezzi accessibili: sette giorni nella capitale sovietica (viaggio, permanenza a pensione completa, quattro spettacoli teatrali ecc.) costano 142 mila lire. Ci sono anche combinazioni a prezzi inferiori. Interessanti notizie sulle possibilità che l'Urss offre ai turisti le ha fornite ieri il vice presidente dell'« Intourist » signor Khodorkov nel corso della conferenza tenuta nel salone del San Paolo agli agenti di viaggio, proprietari di albergo e titolari di agenzie turistiche torinesi. Alla manifestazione ha partecipato anche il presidente dell'Ente del turismo della provincia di Torino prof. Vernetti. L'Organizzazione delle Nazioni Unite ha dichiarato il 1967 « Anno internazionale del turismo » sottolineando che i rapporti turistici hanno sempre concorso a migliorare e ad ampliare i rapporti culturali, economici e commerciali tra i popoli. E' stato anche coniato uno slogan : « Turismo passaporto per la pace ». Per i sovietici il '67 coincide con i festeggiamenti del cinquantesimo anniversario della Rivoluzione socialista d'ottobre. Una occasione di più per aderire alla campagna dell'Orni e moltiplicare gli sforzi a favore dell'incremento delle correnti di visitatori da tutto il mondo. L'anno scorso l'Urss è stata visitata da 1 milione e mezzo di stranieri, mentre 1.280.000 sovietici si sono recati all'estero. « Rispetto ai 20 milioni di turisti stranieri che vengono annualmente in Italia — ha detto Khodorkov — sono cifre modeste. La nostra statistica diventa però molto eloquente se ricordiamo che il turismo straniero nel nostro paese è molto recente. Esso venne interrotto dalla guerra all'inizio del suo sviluppo ed è riapparso solo una decina di anni fa ». Nel '66 gli italiani che hanno visitato l'Urss sono stati 23.620 ed i sovietici venuti in Italia 32.118. « Questi dati — ha affermato il vicepresidente dell'Intourist — non rispecchiano l'interesse reciproco esistente tra i popoli dei nostri paesi. Tuttavia anche queste cifre offrono motivi di ottimismo, dato l'aumento regolare delle visite reciproche anno per anno. Le prospettive di ulteriore aumento sono abbastanza realistiche come, tra l'altro, è stato detto bette e in modo esplicito nel comunicato congiunto sovietico-italiano firmato dal presidente dell'Urss Podgorny e dal presidente italiano Saragat ». L'Intourist, il più grande organismo di viaggi dell'Urss, è in rapporti di affari con centinaia di agenzie turistiche in tutti i paesi del mondo. Chi decide di fare un viaggio in Russia non ha che da rivolgersi a uno di questi uffici. L'organizzazione provvede a tutto: prenotazione dei posti, mezzi di trasporto, programmi, visto sovietico. Su quest'ultimo punto ha insistito particolarmente il vice-presidente dell'Intourist: « Il visto d'ingresso nell'Urss viene rilasciato in non più di sei-sette giorni ». Il solo fattore che limita il rapido sviluppo del turismo verso l'Urss è la scarsa ricettività alberghiera. Mosca ha 30 mila posti-letto. Nell'immediato futuro entreranno in funzione l'albergo «Russia» capace di 6 mila posti e altri due alberghi per un totale di 3 mila posti. Fra due anni ci saran- r -gas La principale via d'accesso alla Russia è quella aerea. Il volo Roma-Mosca dura 3 ore no 10 mila posti-letto in più. | Nei negozi « Betulla » si vietiche del Baltico (Vilnius, Si punta anche sul turismo automobilistico: sono in costruzione 30 campeggi e 40 motel. I turisti possono usufruire di programmi e itinerari prestabiliti a prezzo fisso « tutto compreso ». Possono anche indicare itinerari particolari. Per i gruppi di almeno 15 persone si prevedono sconti di almeno il 20 per cento sulle tariffe normali. « Non abbiamo tracciati ufficiali — ha spiegato il signor Khodorkov — e la nostra organizzazione accorda la sua assistenza diretta per cento città sovietiche che giudichiamo turisticamente interessanti e dove abbiamo in funzione nostri uffici ». Egli ha anche indicato alcuni festival di particolare richiamo, come quello delle « Stelle di Mosca » dal 5 al 15 maggio, delle « Notti bianche di Leningrado» dal 20 al 29 giugno e dell'« Inverno russo » dal 20 dicembre ài 5 gennaio. Possono essere organizzati itinerari che comprendono « la caccia all'orso in Siberia» o piacevoli soggiorni sulle assolate spiagge dal Mar Nero dove il costo della pensione completa varia da 3600 a 4000 lire al giorno in camera doppia con lavabo ma senza bagno e 6000-6500 lire in camera doppia con bagno. Nel corso della conferenza sono state rivolte al vice presidente dell'« Intourist » numerose domande. Qual è il limite di soggiorno? Ha risposto sorridendo : « Trecentosessantacinque giorni all'anno ». Gli itinerari automobilistici sono prefissati? «Abbiamo cinquemila chilometri di tracciati automobilistici lungo i quali rispondiamo di tutto, dal rifornimento di carburante all'assistenza tecnica e medica. Se il turista esce fuori da questi tracciati è una cosa sua personale. Può capitare in qualche regione chiusa. Queste regioni sono poche. Il pericolo maggiore è di restare senza benzina o fermo per guasti tecnici. La benzina costa -40 lire il litro a 76 ottani e 70 lire il litro a 96 ottani ». Per chi visita l'Urss senza auto è possibile noleggiare macchine sul posto con e senza autista. A Mosca nei negozi « Betulla » si può acquistare solo in valuta straniera (lire italiane, dollari, sterline, eccetera). I prezzi sono definiti convenientissimi in quanto consentono al turista di risparmiare il 50 per cento rispetto al pagamento in rubli. può avere una stola di visone per 175 mila lire, una stoletta di zibellino per 76 mila lire, mezzo litro di vodka per 525 lire. Gli esperti del turismo sottolineano le possibilità di interessanti acquisti di opere di antiquariato e di oggetti d'arte. « I turisti possono visitare l'Urss dal Baltico al Pacifico ». Oltre a Mosca, Leningrado, Kiev sono consigliate moltissime città di particolare interesse: le capitali delle repubbliche so- Riga e Tallin) ; la capitale della Bielorussia, Minsk; le capitali delle repubbliche del Caucaso (Tiflis, Erevan e Baku) ; la capitale della Moldavia, Kisciniev; le capitali delle repubbliche del l'Asia Centrale (Taskent, Alma-Ata, Duscianbe, Frunze, le città di Bukhara e Sa marcanda). Sono anche in dicate le città del Caucaso settentrionale Krasnodar e Rostov sul Don; le stazioni balneari e climatiche del Mar Nero (Yalta, Soci, Ba turni) ; le città sul Volga (Kazan, capitale della Repubblica tartara, Volgogrado ecc.). In Siberia sono consigliate,. tra le altre, le città di Irkutsk e Bratsk, oppure il Lago Baikal che è il più profondo del mondo. Durante la conferenza di ieri il presidente dell'Ente del turismo di Torino prof. Vernetti ha ringraziato l'ospite sovietico ed ha sottolineato la possibilità di uno sviluppo del turismo dall'Urss verso il Piemonte. « Torino — ha detto Vernetti — merita di essere una tappa nei vostri itinerari. L'esperienza ci dice che se è difficile indurre i turisti a venire a Torino, la realtà che vi scoprono li invoglia poi a restare più a lungo del previsto ». Potrebbero essere alimentate forti correnti di turismo sovietico verso le stazioni di sport invernali della nostra cerchia alpina. C'è però una difficoltà da rimuovere : « In base alle norme in vigore — ha affermato il prof. Vernetti — i turisti sovietici non possono avvicinarsi a meno di venti chilometri dai confini. Tutte le nostre stazioni di sport invernali cadono sotto questo divieto. Per portare un russo a visitare la Sacra di San Michele occorre un permesso speciale delle nostre autorità. E' una incongruenza da eliminare ».
Viaggiare In Russia Nel 1967
Titolo: Viaggiare In Russia Nel 1967
Ultima modifica di Losagen il 04 Novembre 2011, 14:23, modificato 1 volta in totale
Ultima modifica di Losagen il 04 Novembre 2011, 14:23, modificato 1 volta in totale
Titolo: Re: Viaggiare In Russia Nel 1967
Grazie di questo contributo Losageno....ahh, altri tempi...doveva essere un'emozione viaggiare in URSS allora.
Quello era il Paese che mi aveva sempre attirato...ma che non ho mai conosciuto... :cry:
Gringox
Quello era il Paese che mi aveva sempre attirato...ma che non ho mai conosciuto... :cry:
Gringox
Titolo: Viaggiare In Russia Nel 1956
Anno XII Num. 18S LA NUOVA STAMPA Mercoledì 8 Agosto 1956
Viaggi turistici in Russia a mezzo milione a testa Si può risparmiare qualcosa viaggiando in seconda classe • La durala sarà di più di quindici giorni (Dal nostro inviato speciale) Roma, 7 agosto. I primi turisti italiani diretti in Russia partiranno da Venezia il 21 agosto prossimo. Sinora la « cortina di ferro » era stata superata solo da delegazioni ufficiali invitate dal governo sovietico o da esponenti comunisti. Le comitive turistiche saranno organizzate dalla C.I.T. che in questi giorni ha reso note le norme per i viaggi. Sono stati preparati quattro itinerari con partenza in epoche diverse, dal mese in corso ad ottobre. II primo viaggio sarà effettuato dal 21 agosto al 10 settembre. La quota individuale di partecipazione è di 435 mila lire e comprende: il trasporto in aereo ed in treno di prima classe: i pasti in viaggio; visite ed escursioni; percentuali di servizio, tasse, assistenza C.I.T., ecc.. La C.I.T. avverte che « 1 viaggiatori dovranno essere in possesso di passaporto personale ed assicurarsi del. la sua validità per gli Stati, anche di transitò, attraverso 1 quali il viaggio si svolge. Dovranno anche provvedersi dei visti eventualmente richiesti ». La partenza per questo primo viaggio avrà luogo da Venezia il 21 agosto. L'itinerario tocca Vienna, Budapest, Kiev, Mosca (chi lo desidera, con un supplemento di 30 mila lire può compiere una escursione a Leningrado), Varsavia, Praga, Zurigo e Milano. Il percorso da Venezia a Mosca e da Mosca a Praga viene effettuato in treno con la permanenza d'un giorno a Vienna, 3 a Budapest, 3 a Kiev, otto a Mosca, due a Varsavia e due a Praga. Da Praga si rientra a Milano in aereo. In ogni città sono previste visite a monumenti o luoghi di rilevante interesse storico o culturale. Nel programma del soggiorno moscovita sono segnate visite agli edifici del Kremlino, al Mausoleo di Lenin. all'Università di Stato, all Esposizione agricola dell'U.R.S.S. ed a gallerie d'arte, oltre ad un viaggio in battello sul canale Mosca-Volga. Vi sono anche « giornate libere » in cui i turisti potranno visitare i luoghi che meglio credono della capitale sovietica. In agosto la C.I.T. ha predisposto anche i programmi per « due itinerari economici » dal 26 agosto al 12 settembre e dal 2 settembre al 19 settembre. Il prezzo risulta però ancora elevato ed ammonta a 300 mila lire (più 30 mila di gita facoltativa a Leningrado). Occorre sempre il passaporto individuale. Il viaggio avviene tutto in treno in carrozze di seconda classe ed II soggiorno in alberghi di seconda categoria. L'itinerario è press'a poco uguale al primo. Partenza da Venezia, un giorno a Vienna, due a Varsavia, otto a Mosca, due a Kiev, due a Budapest, uno a Vienna (al ritorno). Dal 3 al 20 settembre partirà la quarta comitiva. E' il viaggio con costo più elevato: 510 mila lire. L'itinerario tocca non solo la Russia ed 1 Paesi del Centro Europa, ma anche la Svezia e la Finlandia. Viaggio in aereo da Milano a Stoccolma (due giorni di permanenza) ; aereo da Stoccolma ad Helsinki (due giorni e mezzo di permanenza); treno da Helsinki a Leningrado (quattro giorni di permanenza); treno da Leningrado a Mosca (cinque giorni di soggiorno). Nel viaggio di ritorno i turisti raggiungeranno in treno Varsavia (tre giorni di fermata) e °raga (tre giorni di permanenza), rientrando poi a Milano in aereo. I luoghi indicati nel programma di visite sono quelli già citati. Dal 10 al 28 settembre e dal 17 settembre al 5 ottobre, infine, verranno effettuati altri due viaggi con itinerario Venezia, Vienna, Budapest, Kiev, Mosca (eventualmente Leningrado), Varsavia, Praga, Zurigo e Milano. Il prezzo è di 395 mila lire (più 30 mila per la gita a Leningrado). Per ogni viaggio è ammessa l'esportazione di valuta Italian aper l'importo massimo di 50 mila lire. La valuta estera sarà provvista dalla C.I.T.
Viaggi turistici in Russia a mezzo milione a testa Si può risparmiare qualcosa viaggiando in seconda classe • La durala sarà di più di quindici giorni (Dal nostro inviato speciale) Roma, 7 agosto. I primi turisti italiani diretti in Russia partiranno da Venezia il 21 agosto prossimo. Sinora la « cortina di ferro » era stata superata solo da delegazioni ufficiali invitate dal governo sovietico o da esponenti comunisti. Le comitive turistiche saranno organizzate dalla C.I.T. che in questi giorni ha reso note le norme per i viaggi. Sono stati preparati quattro itinerari con partenza in epoche diverse, dal mese in corso ad ottobre. II primo viaggio sarà effettuato dal 21 agosto al 10 settembre. La quota individuale di partecipazione è di 435 mila lire e comprende: il trasporto in aereo ed in treno di prima classe: i pasti in viaggio; visite ed escursioni; percentuali di servizio, tasse, assistenza C.I.T., ecc.. La C.I.T. avverte che « 1 viaggiatori dovranno essere in possesso di passaporto personale ed assicurarsi del. la sua validità per gli Stati, anche di transitò, attraverso 1 quali il viaggio si svolge. Dovranno anche provvedersi dei visti eventualmente richiesti ». La partenza per questo primo viaggio avrà luogo da Venezia il 21 agosto. L'itinerario tocca Vienna, Budapest, Kiev, Mosca (chi lo desidera, con un supplemento di 30 mila lire può compiere una escursione a Leningrado), Varsavia, Praga, Zurigo e Milano. Il percorso da Venezia a Mosca e da Mosca a Praga viene effettuato in treno con la permanenza d'un giorno a Vienna, 3 a Budapest, 3 a Kiev, otto a Mosca, due a Varsavia e due a Praga. Da Praga si rientra a Milano in aereo. In ogni città sono previste visite a monumenti o luoghi di rilevante interesse storico o culturale. Nel programma del soggiorno moscovita sono segnate visite agli edifici del Kremlino, al Mausoleo di Lenin. all'Università di Stato, all Esposizione agricola dell'U.R.S.S. ed a gallerie d'arte, oltre ad un viaggio in battello sul canale Mosca-Volga. Vi sono anche « giornate libere » in cui i turisti potranno visitare i luoghi che meglio credono della capitale sovietica. In agosto la C.I.T. ha predisposto anche i programmi per « due itinerari economici » dal 26 agosto al 12 settembre e dal 2 settembre al 19 settembre. Il prezzo risulta però ancora elevato ed ammonta a 300 mila lire (più 30 mila di gita facoltativa a Leningrado). Occorre sempre il passaporto individuale. Il viaggio avviene tutto in treno in carrozze di seconda classe ed II soggiorno in alberghi di seconda categoria. L'itinerario è press'a poco uguale al primo. Partenza da Venezia, un giorno a Vienna, due a Varsavia, otto a Mosca, due a Kiev, due a Budapest, uno a Vienna (al ritorno). Dal 3 al 20 settembre partirà la quarta comitiva. E' il viaggio con costo più elevato: 510 mila lire. L'itinerario tocca non solo la Russia ed 1 Paesi del Centro Europa, ma anche la Svezia e la Finlandia. Viaggio in aereo da Milano a Stoccolma (due giorni di permanenza) ; aereo da Stoccolma ad Helsinki (due giorni e mezzo di permanenza); treno da Helsinki a Leningrado (quattro giorni di permanenza); treno da Leningrado a Mosca (cinque giorni di soggiorno). Nel viaggio di ritorno i turisti raggiungeranno in treno Varsavia (tre giorni di fermata) e °raga (tre giorni di permanenza), rientrando poi a Milano in aereo. I luoghi indicati nel programma di visite sono quelli già citati. Dal 10 al 28 settembre e dal 17 settembre al 5 ottobre, infine, verranno effettuati altri due viaggi con itinerario Venezia, Vienna, Budapest, Kiev, Mosca (eventualmente Leningrado), Varsavia, Praga, Zurigo e Milano. Il prezzo è di 395 mila lire (più 30 mila per la gita a Leningrado). Per ogni viaggio è ammessa l'esportazione di valuta Italian aper l'importo massimo di 50 mila lire. La valuta estera sarà provvista dalla C.I.T.
Titolo: Re: Viaggiare In Russia Nel 1967
Anno XII Num. 194 LA NUOVA STAMPA Domenica 19 Agosto 1956
I viaggi turistici in Russia non attraggono eccessivamente gli italiani: lo si può desumere dallo scarso successo che hanno ottenuto finora i viaggi in comitiva organizzati dalla C.I.T. in collaborazione con IV Intourist. Come è noto, erano state organizzate quattro combinazioni di viaggio, tutte di costo assai elevato per la classe media dei turisti. Il primo viaggio, la cui quota di Iscrizione ascendo a 435 mila lire, avrebbe dovuto partire il 21 agosto da Venezia, raggiungendo Mosca via Vienna - Budapest - Kiew, con ritorno a Milano attraverso Varsavia - Praga - Zurigo, ma'non è stata raccolta sino ad oggi alcuna adesione né a Roma né a Milano. La stessa sorte, sempre limitatamente a Roma e Milano, ha subito la seconda combinazione — la più costosa, essendo quella dp 510 mila lire — con partenza da Milano il 3 settembre ed Itinerario Milano Stoccolma - Helsinki - Leningrado - Mosca - Varsavia Praga - Zurigo e ritorno a Milano il 20 settembre. Un'adesione vi è stata, invece, a Roma per il terzo viaggio — il cui costo e più economico: 300.000 lire — che partirà da Venezia 11 2 settembre per raggiungere Mosca via Vienna - Budapest - Kiew con ritorno il 19 settembre a VeneEia. La quarta ed ultima combinazione di viaggio — costo 395.000 lire — avrebbe dovuto svolgersi due volte, la prima dal 10 al 28 settembre e la seconda dal 17 settembre al 5 ottobre. I viaggiatori partiranno da Milano e raggiungeranno Mosca attraverso Zurigo, Praga e Varsavia per ritornare a Milano via Kiew . Budapest - Vienna - Venezia. Anche per questa combinazione, però, almeno sino a questo momento, non vi sono state adesioni. La-C.I.T., comunque, ha già organizzato, sempre in collaborazione con l'«Intourist> viaggi individuali in Russia. Due turisti ne hanno già fruito. Questi viaggi isolati sono, però, ancor meno alla portata di chi non abbia somme relativamente forti da investire in un viaggio di piacere. Infatti l'U.R.S.S. per tale tipo di viaggi ammette solo la.« categoria di lusso » che costringe al pagamento di 18.750 lire giornaliere per la sola pensione, esclusi 1 viaggi, le escursioni, l'uso dei mèzzi di trasporto, eco-; Va ' tenuto, presente, al confronto, che 1 prezzi praticati dall'Italia per 1 turisti russi della «categoria lusso> non superano le 7 mila lire quotidiane. Domani arriverà a Milano un gruppo di sovietici. Si tratta di ventisei turisti e di una accompagnatrice, che si tratterranno in Lombardia fino a martedì mattina.
I viaggi turistici in Russia non attraggono eccessivamente gli italiani: lo si può desumere dallo scarso successo che hanno ottenuto finora i viaggi in comitiva organizzati dalla C.I.T. in collaborazione con IV Intourist. Come è noto, erano state organizzate quattro combinazioni di viaggio, tutte di costo assai elevato per la classe media dei turisti. Il primo viaggio, la cui quota di Iscrizione ascendo a 435 mila lire, avrebbe dovuto partire il 21 agosto da Venezia, raggiungendo Mosca via Vienna - Budapest - Kiew, con ritorno a Milano attraverso Varsavia - Praga - Zurigo, ma'non è stata raccolta sino ad oggi alcuna adesione né a Roma né a Milano. La stessa sorte, sempre limitatamente a Roma e Milano, ha subito la seconda combinazione — la più costosa, essendo quella dp 510 mila lire — con partenza da Milano il 3 settembre ed Itinerario Milano Stoccolma - Helsinki - Leningrado - Mosca - Varsavia Praga - Zurigo e ritorno a Milano il 20 settembre. Un'adesione vi è stata, invece, a Roma per il terzo viaggio — il cui costo e più economico: 300.000 lire — che partirà da Venezia 11 2 settembre per raggiungere Mosca via Vienna - Budapest - Kiew con ritorno il 19 settembre a VeneEia. La quarta ed ultima combinazione di viaggio — costo 395.000 lire — avrebbe dovuto svolgersi due volte, la prima dal 10 al 28 settembre e la seconda dal 17 settembre al 5 ottobre. I viaggiatori partiranno da Milano e raggiungeranno Mosca attraverso Zurigo, Praga e Varsavia per ritornare a Milano via Kiew . Budapest - Vienna - Venezia. Anche per questa combinazione, però, almeno sino a questo momento, non vi sono state adesioni. La-C.I.T., comunque, ha già organizzato, sempre in collaborazione con l'«Intourist> viaggi individuali in Russia. Due turisti ne hanno già fruito. Questi viaggi isolati sono, però, ancor meno alla portata di chi non abbia somme relativamente forti da investire in un viaggio di piacere. Infatti l'U.R.S.S. per tale tipo di viaggi ammette solo la.« categoria di lusso » che costringe al pagamento di 18.750 lire giornaliere per la sola pensione, esclusi 1 viaggi, le escursioni, l'uso dei mèzzi di trasporto, eco-; Va ' tenuto, presente, al confronto, che 1 prezzi praticati dall'Italia per 1 turisti russi della «categoria lusso> non superano le 7 mila lire quotidiane. Domani arriverà a Milano un gruppo di sovietici. Si tratta di ventisei turisti e di una accompagnatrice, che si tratterranno in Lombardia fino a martedì mattina.
Titolo: Re: Viaggiare In Russia Nel 1967
Anno XII - Num. 106 LA NUOVA STAMPA Venerdì 4 Maggio 1956
IL TURISMO NELL'URSS: UN LUSSO CHE POCHI POSSONO PERMETTERSI Quanto spende uno straniero in Russia Tre categorie di "buoni» per vitto e alloggio rispettivamente di 20.150, 13.950 e 9625 lire al giorno - Visitatori individuali e uomini d'affari devono pagare la prima classe - La retta esclude il vino che costa 6820 lire il litro - Pasti abbondanti ma di qualità scadente Nei negozi i prezzi sono più modesti: un chilo di arance 2480 lire, uno di mele 2000 - Chi compra i gioielli da quindici milioni? (Dal nostro corrispondente) Mosca, 3 maggio. Ad un giornalista che a Londra gli chiese: ci sarà un rublo più a buon prezzo per i turisti t, Kruscev rispose, come forse molti ricordano: il rublo costa quello che deve, costare. La frase, in sé, non spiega nulla, ci fa solo capire che, per iì momento almeno, i sovietici non hanno nessuna voglia di modificare il cambio ufficiale, stabilito in quattro rubli per un dollaro, nel nostro caso, in 155 lire per un rublo. Per farsi un'idea di quanto lo straniero viene a spendere durante il soggiorno in U.R.S.S. è forse opportuna una breve cavalcata attraverso i prezzi. Diritto alla macchina Limito il mio discorso al turista, all'uomo d'affari, i quali di solito si fermano un breve periodo di tempo, e non tengo conto di chi, per ragioni di lavoro, vive nell'Unione in pianta stabile e costituisce un caso diverso e di gran lunga più dispendioso. Il visitatore occasionale, infatti, contrariamente al permanente può comperare i coupon dell'Jnturist, che offrono qualche sensibile vantaggio economico; ma intendiamoci, anche con i coupon in tasca il soggiorno nella terra dei lavoratori è un lusso che solo pochi si possono permettere e costituisce, comunque, un sogno irraggiungibile per coloro che da noi sogliono chiamarsi lavoratori. Cominciamo da- principio. Il viaggio in aereo da Zurigo a Mosca viene a costare sulle 160 mila lire; da Parigi a Mosca press'a poco lo stesso, e forse è meno dispendioso del treno che invece di una giornata copre gli stessi percorsi in circa tre notule quattro giorni. Ai visitatori muniti di regolare visto temporaneo, l'Inturist mette a disposizione tre tipi di coupon, i quali costano rispettivamente ISO rubli il giorno (S0.150 lire), SO rubli il giorno (13.950 lire), 55 rubli il giorno (96X5 lire). La scelta, tuttavia, non viene fatta a talento dall'interessato o solo in minima parte. I/Inturist non assegna ai visitatori individuali, o agli uomini d'affari che pure ne facciano richiesta i coupon più econòmici, è stabilito che essi acquistino la prima classe. In linea di principio, i tagliandi di seconda classe vengono concessi solo ai turisti che formano comitiva, e quelli di terza classe, i più difficili da ottenere perché i meno cari, a gruppi di studenti, a membri di particolari associazioni o collegi. Il lettore si domanderà: che diavolo i russi danno in cambio di tariffe cosi elevate? La risposta è semplice: vitto e alloggio. Il trattamento varia secondo le classi. Chi paga io mila e più lire il giorno, riceve una stanza con bagno, di solito affacciata all'esterno, piuttosto comoda; tre pasti, che poi descriveremo in breve; e può usare per quattro ore il tassi. Negli altri due casi i turisti non hanno diritto né al bagno né all'uso dell'automobile; in quanto ai pasti, sempre in numero di tre, variano molto meno in qualità e quantità, rispetto a quelli della prima classe, di quel òhe non facciano pensare le differenze di prezzo. Come è il vitto t Non starò a descriverlo classe per classe, sarebbe lungo ed ho detto che non risultano molto diversi. Il mattino danno un pallido the con toast, burro e marmellata, oppure con .una omelette al prosciutto. A pranzo si può ordinare come antipasto caviale o salmone o insalata russa, poi una minestra (la più comune si chiama borseh, ed è un misto di manzo e salsiccia bolliti insieme al cavolo acido, e condita con crema di latte, ed è pesantissima), un secondo di carne o di pesce, un'arancia o una mela, un caffè. La sera, lo stesso. Si spendono, dunque, da 10 a to mila lire il giorno per dormire e per tre pasti abbondanti ma di qualità generalmente scadente. La carne e il pesce, per esempio, sprigionane sempre un odore grasso o poco invitante. Indispensabile la vodca Se desiderate accompagnare il pasto con un bicchiere di vino dovete pagare a parte, perché i coupon non danno diritto ad alcuna bevanda alcoolica. Il vino, generalmente georgiano, piuttosto denso e di non facile digestione (in Russia occorrono stomachi robusti), costa salato: 44 rubli una bottiglia da un litro, pari a 6880 lire. E se volete assaggiare la vodca, quasi indispensabile per demolire il cibo massiccio degli alberghi e dei ristoranti, dovete pagare a parte, e anche la vodca, bevanda nazionale, costa salata: una bottiglia da mezzo litro ve la caricano circa 40 rubli, più di 6 mila lire. I coupon, dunque, costituiscono appena la base di partenza, e chi abbia abitudini appena normali, troverà necessario ordinare gli textra* molto spesso. Ed ecco qualche prezzo. Un caffè alla turca costa 300 lire, un limone sfiora le 1000 lire, una arancia lo stesso, una mela circa "(00 lire, mezzo litro di birra della qualità migliore 1185 lire, una bottiglia di champagne sovietico intomo alle 7000 lire (ed è strano che costi poco più del vino). Questi sono prezzi d'albergo, ma H turista accorto può in parte aggirarli acquistando gli < extra », per quanto possibile, nei negozi, chiamati magazin o gastronom. Farà la coda, ma potrà comperare vino e vodca risparmiando il cinquanta per cento. Un chilo di arance gli costerà soltanto S.'/SO lire, un chilo di mele intorno alle S000 lire, un limone circa 600 lire. La frutta è indispensabile perché unica fonte di vitamine in un Paese quasi completamente sprov¬ visto di ortaggi per la maggior parte dell'anno, e che non conosce l'olio d'oliva e fonda la cucina sul burro cotto e sul disfritto di grasso di animale. Il negozio, se appare moderato rispetto all'albergo, è in realtà sempre astronomico per lo straniero costretto a comperare i rubli al prezzo' che secondo Nikita Kruscev devono avere. Una tavoletta di cioccolato da cento grammi, per esempio, costa irto lire, dieci volte più che in Italia. Bisogna dire che i dolci generalmente hanno prezzi amarissimi, ed è meglio tenersene lontani; ciò dipende, credo, dallo zucchero che, scuro, raffinato molto meno del nostro, costa quasi 2000 lire il chilo. E passiamo ai souvenirs, ai quali ogni turista è particolarmente interessato. Anche qui c'è di che tremare. Esperienze gastronomiche Nel campo dei souvenirs Mosca offre, fra i più caratteristici, la specialità di cofanetti di cartapesta laccata di nero, col coperchio dipinto a mano da artigiani che si richiamano ad una antica tradizione russa, raffigura scene di favole, celebri racconti letterari, quadri rinomati, vedute di Mosca. Abbiamo visto un cofano, trentacinque per venticinque, con una veduta del Cremlino al prezzo di 4158 rubli, pari a lire 646.01,0; un altro, dieci per quindici, con una fotografia di Puskin, 709 rubli, cioè 109.895 lire. I prezzi' di questi oggetti non scendono mai, comunque, sotto i 400 rubli. Le statuette di ceramica raffiguranti i personaggi della grande letteratura russa, da Cicicov a Onieghin, oppure i ballerini del Bolshoi, costituiscono un altro importante mercato dei souvenirs sovietici. Secondo la grandezza, i prezzi oscillano tra i 50 e i 300 rubli, come dire tra 7750 e 46.500 lire. Ecco qualche esempio. Una stafuina aJfa trenta centimetri raffigurante il ballerino che in Giulietta e Romeo di Prokofiev danza la parte di Mercuzio costa 46 mila lire. La statuina del Revisore, alta dodici centimetri, costa 7130 lire. Stiamo parlando di souvenirs di medio livello, scendendo più in basso possiamo trovare tipi in legno, con fiori oro e rossi dipinti su sfondo nero, al prezzo medio di 5000 lire. Circa 10.000 lire costa Matriosca, uno dei personaggi più popolari del mercato sovietico, e si tratta di una pupa di pezza, raffigurante una donna matura, prosperosa, con una gonna imbottita che serve a tenere calde le vivande. I negozi di Mosca offrono ai visitatori l'importante specialità dell'avorio lavorato. Si possono acquistare piccoli cervi, mute di cani che tirano slitte; è famoso il gruppo del contadino che non riesce ad estrarre dal terreno una rapa gigantesca e per aiutarlo sono attaccati uno dietro l'altro la moglie, la nipote, il cane, il gatto e il topo. I/intera fila misura un venti centimetri, il pezzo è dato a 1100 rubli, pari a lire 170.500. Salendo più in alto, troviamo il mercato dei preziosi. Per strano che possa sembrare, Mosca abbonda di negozi dove si espongono gioielli fastosissimi, profusioni di rubini, smeraldi, brillanti, topazi, zaffiri. Una spilla con uno smeraldo di 17 carati e due brillanti di complessivi 4,58 carati, costa 62.318 rubli, più di 9 milioni e mezzo. Un vezzo di settantanove perle naturali costa S4.914 rubli, come dire 3.863.860 lire. Un anello d'oro con un brillante paglierino 6,63 carati, costa 38.000 rubli, pari a 5 milioni 890.000 lire. Questi sono esempi di medio livello, ma i negozi sovietici offrono brillanti al prezzo di 100.000 rubli, nome dire 15 milioni e mezzo di lire. Poiché nessun straniero troverebbe conveniente comperarli, dato il cambio ufficiale, si tratta di brillanti destinati al consumo interno. Anche dall'angolo dei russi, 100.000 rubli sono una bella somma in un Paese in cui 1000 rubli il mese costituiscono un ottimo stipendio mensile che la maggior parte dei sovietici, per ora almeno, sognano. L'altro giorno ho chiesto di rivedere un brillante da 100.000 rubli che mi era stato mostrato un mese e mezzo fa in un negozio di via Piskin, e mi hanno detto: già venduto; significa che nell'odierna società sovietica c'è chi ha tanti rubli da spenderne 100.000 per ornare il dito della moglie, e comprendiamo, anche da questi particolari, quanto forti siano le differenze nel mondo dei compagni. Il turista che abbia voglia di allargare la sua esperienza gastronomica, abbandonerà almeno una volta la tavola dell'albergo e vorrà fare la conoscenza con qualche ristorante. La Russia ha raggiunto un quasi completo livellamento dei sapori, perché la cucina è statale e una bistecca al Metropol e più o meno identica ad una bistecca al National. Esistono, tuttavia, alcuni ristoranti < meridionali », vogliamo dire georgiani, dove cucinano certi piatti piccanti e speziati, molto gustosi che mangiate di tanto in tanto. Qui, se non si vuole tirare e si ordina il vino e il € dessert», non si spendono meno di 60, 70 rubli, come dire tra 9 e 11:000 lire. C'è poi il capitolo dei teatri, che per lo straniero è obbligatorio, perché a Mosca t balletti sono spettacoli d'alta qualità e poi il palcoscenico è una buona spia per capire meglio il Paese. Una poltrona di platea al Bolshoi, il primo teatro della capitale, costa 40 rubli, pari a esoo lire. Una poltrona di platea allo Stanislavschi, costa 35 rubli, cioè 5425 lire. I biglietti del cinema, che al centro sono come quelli rionali delle nostre città, in genere si aggirano sulle 775 lire. Anche i viaggi all'interno del Paese risultano cari, basti notare che il biglietto da Mosca a Leningrado (il per¬ corso è un po' più lungo di quello da Torino a Venezia) in treno ordinario costa, per la sola andata, £6.350 lire. Bisogna dire che nel treni sovietici è consuetudine l'uso del letto, in scompartimenti da quattro persone. Se si vuole viaggiare nel singolo, il biglietto Mosca-Leningrado costa 34.100 lire. Il giornalista londinese, dunque, non ebbe torto quando chiese ai capi sovietici, che si mostrano cosi ansiosi d'intensificare i rapporti culturali ed economici con l'Occidente, se i turisti potranno avere il rublo a più buon mercato. Kruscev rispose: il rublo costa quanto deve costare. Ora comprendiamo meglio il significato di questa frase.
IL TURISMO NELL'URSS: UN LUSSO CHE POCHI POSSONO PERMETTERSI Quanto spende uno straniero in Russia Tre categorie di "buoni» per vitto e alloggio rispettivamente di 20.150, 13.950 e 9625 lire al giorno - Visitatori individuali e uomini d'affari devono pagare la prima classe - La retta esclude il vino che costa 6820 lire il litro - Pasti abbondanti ma di qualità scadente Nei negozi i prezzi sono più modesti: un chilo di arance 2480 lire, uno di mele 2000 - Chi compra i gioielli da quindici milioni? (Dal nostro corrispondente) Mosca, 3 maggio. Ad un giornalista che a Londra gli chiese: ci sarà un rublo più a buon prezzo per i turisti t, Kruscev rispose, come forse molti ricordano: il rublo costa quello che deve, costare. La frase, in sé, non spiega nulla, ci fa solo capire che, per iì momento almeno, i sovietici non hanno nessuna voglia di modificare il cambio ufficiale, stabilito in quattro rubli per un dollaro, nel nostro caso, in 155 lire per un rublo. Per farsi un'idea di quanto lo straniero viene a spendere durante il soggiorno in U.R.S.S. è forse opportuna una breve cavalcata attraverso i prezzi. Diritto alla macchina Limito il mio discorso al turista, all'uomo d'affari, i quali di solito si fermano un breve periodo di tempo, e non tengo conto di chi, per ragioni di lavoro, vive nell'Unione in pianta stabile e costituisce un caso diverso e di gran lunga più dispendioso. Il visitatore occasionale, infatti, contrariamente al permanente può comperare i coupon dell'Jnturist, che offrono qualche sensibile vantaggio economico; ma intendiamoci, anche con i coupon in tasca il soggiorno nella terra dei lavoratori è un lusso che solo pochi si possono permettere e costituisce, comunque, un sogno irraggiungibile per coloro che da noi sogliono chiamarsi lavoratori. Cominciamo da- principio. Il viaggio in aereo da Zurigo a Mosca viene a costare sulle 160 mila lire; da Parigi a Mosca press'a poco lo stesso, e forse è meno dispendioso del treno che invece di una giornata copre gli stessi percorsi in circa tre notule quattro giorni. Ai visitatori muniti di regolare visto temporaneo, l'Inturist mette a disposizione tre tipi di coupon, i quali costano rispettivamente ISO rubli il giorno (S0.150 lire), SO rubli il giorno (13.950 lire), 55 rubli il giorno (96X5 lire). La scelta, tuttavia, non viene fatta a talento dall'interessato o solo in minima parte. I/Inturist non assegna ai visitatori individuali, o agli uomini d'affari che pure ne facciano richiesta i coupon più econòmici, è stabilito che essi acquistino la prima classe. In linea di principio, i tagliandi di seconda classe vengono concessi solo ai turisti che formano comitiva, e quelli di terza classe, i più difficili da ottenere perché i meno cari, a gruppi di studenti, a membri di particolari associazioni o collegi. Il lettore si domanderà: che diavolo i russi danno in cambio di tariffe cosi elevate? La risposta è semplice: vitto e alloggio. Il trattamento varia secondo le classi. Chi paga io mila e più lire il giorno, riceve una stanza con bagno, di solito affacciata all'esterno, piuttosto comoda; tre pasti, che poi descriveremo in breve; e può usare per quattro ore il tassi. Negli altri due casi i turisti non hanno diritto né al bagno né all'uso dell'automobile; in quanto ai pasti, sempre in numero di tre, variano molto meno in qualità e quantità, rispetto a quelli della prima classe, di quel òhe non facciano pensare le differenze di prezzo. Come è il vitto t Non starò a descriverlo classe per classe, sarebbe lungo ed ho detto che non risultano molto diversi. Il mattino danno un pallido the con toast, burro e marmellata, oppure con .una omelette al prosciutto. A pranzo si può ordinare come antipasto caviale o salmone o insalata russa, poi una minestra (la più comune si chiama borseh, ed è un misto di manzo e salsiccia bolliti insieme al cavolo acido, e condita con crema di latte, ed è pesantissima), un secondo di carne o di pesce, un'arancia o una mela, un caffè. La sera, lo stesso. Si spendono, dunque, da 10 a to mila lire il giorno per dormire e per tre pasti abbondanti ma di qualità generalmente scadente. La carne e il pesce, per esempio, sprigionane sempre un odore grasso o poco invitante. Indispensabile la vodca Se desiderate accompagnare il pasto con un bicchiere di vino dovete pagare a parte, perché i coupon non danno diritto ad alcuna bevanda alcoolica. Il vino, generalmente georgiano, piuttosto denso e di non facile digestione (in Russia occorrono stomachi robusti), costa salato: 44 rubli una bottiglia da un litro, pari a 6880 lire. E se volete assaggiare la vodca, quasi indispensabile per demolire il cibo massiccio degli alberghi e dei ristoranti, dovete pagare a parte, e anche la vodca, bevanda nazionale, costa salata: una bottiglia da mezzo litro ve la caricano circa 40 rubli, più di 6 mila lire. I coupon, dunque, costituiscono appena la base di partenza, e chi abbia abitudini appena normali, troverà necessario ordinare gli textra* molto spesso. Ed ecco qualche prezzo. Un caffè alla turca costa 300 lire, un limone sfiora le 1000 lire, una arancia lo stesso, una mela circa "(00 lire, mezzo litro di birra della qualità migliore 1185 lire, una bottiglia di champagne sovietico intomo alle 7000 lire (ed è strano che costi poco più del vino). Questi sono prezzi d'albergo, ma H turista accorto può in parte aggirarli acquistando gli < extra », per quanto possibile, nei negozi, chiamati magazin o gastronom. Farà la coda, ma potrà comperare vino e vodca risparmiando il cinquanta per cento. Un chilo di arance gli costerà soltanto S.'/SO lire, un chilo di mele intorno alle S000 lire, un limone circa 600 lire. La frutta è indispensabile perché unica fonte di vitamine in un Paese quasi completamente sprov¬ visto di ortaggi per la maggior parte dell'anno, e che non conosce l'olio d'oliva e fonda la cucina sul burro cotto e sul disfritto di grasso di animale. Il negozio, se appare moderato rispetto all'albergo, è in realtà sempre astronomico per lo straniero costretto a comperare i rubli al prezzo' che secondo Nikita Kruscev devono avere. Una tavoletta di cioccolato da cento grammi, per esempio, costa irto lire, dieci volte più che in Italia. Bisogna dire che i dolci generalmente hanno prezzi amarissimi, ed è meglio tenersene lontani; ciò dipende, credo, dallo zucchero che, scuro, raffinato molto meno del nostro, costa quasi 2000 lire il chilo. E passiamo ai souvenirs, ai quali ogni turista è particolarmente interessato. Anche qui c'è di che tremare. Esperienze gastronomiche Nel campo dei souvenirs Mosca offre, fra i più caratteristici, la specialità di cofanetti di cartapesta laccata di nero, col coperchio dipinto a mano da artigiani che si richiamano ad una antica tradizione russa, raffigura scene di favole, celebri racconti letterari, quadri rinomati, vedute di Mosca. Abbiamo visto un cofano, trentacinque per venticinque, con una veduta del Cremlino al prezzo di 4158 rubli, pari a lire 646.01,0; un altro, dieci per quindici, con una fotografia di Puskin, 709 rubli, cioè 109.895 lire. I prezzi' di questi oggetti non scendono mai, comunque, sotto i 400 rubli. Le statuette di ceramica raffiguranti i personaggi della grande letteratura russa, da Cicicov a Onieghin, oppure i ballerini del Bolshoi, costituiscono un altro importante mercato dei souvenirs sovietici. Secondo la grandezza, i prezzi oscillano tra i 50 e i 300 rubli, come dire tra 7750 e 46.500 lire. Ecco qualche esempio. Una stafuina aJfa trenta centimetri raffigurante il ballerino che in Giulietta e Romeo di Prokofiev danza la parte di Mercuzio costa 46 mila lire. La statuina del Revisore, alta dodici centimetri, costa 7130 lire. Stiamo parlando di souvenirs di medio livello, scendendo più in basso possiamo trovare tipi in legno, con fiori oro e rossi dipinti su sfondo nero, al prezzo medio di 5000 lire. Circa 10.000 lire costa Matriosca, uno dei personaggi più popolari del mercato sovietico, e si tratta di una pupa di pezza, raffigurante una donna matura, prosperosa, con una gonna imbottita che serve a tenere calde le vivande. I negozi di Mosca offrono ai visitatori l'importante specialità dell'avorio lavorato. Si possono acquistare piccoli cervi, mute di cani che tirano slitte; è famoso il gruppo del contadino che non riesce ad estrarre dal terreno una rapa gigantesca e per aiutarlo sono attaccati uno dietro l'altro la moglie, la nipote, il cane, il gatto e il topo. I/intera fila misura un venti centimetri, il pezzo è dato a 1100 rubli, pari a lire 170.500. Salendo più in alto, troviamo il mercato dei preziosi. Per strano che possa sembrare, Mosca abbonda di negozi dove si espongono gioielli fastosissimi, profusioni di rubini, smeraldi, brillanti, topazi, zaffiri. Una spilla con uno smeraldo di 17 carati e due brillanti di complessivi 4,58 carati, costa 62.318 rubli, più di 9 milioni e mezzo. Un vezzo di settantanove perle naturali costa S4.914 rubli, come dire 3.863.860 lire. Un anello d'oro con un brillante paglierino 6,63 carati, costa 38.000 rubli, pari a 5 milioni 890.000 lire. Questi sono esempi di medio livello, ma i negozi sovietici offrono brillanti al prezzo di 100.000 rubli, nome dire 15 milioni e mezzo di lire. Poiché nessun straniero troverebbe conveniente comperarli, dato il cambio ufficiale, si tratta di brillanti destinati al consumo interno. Anche dall'angolo dei russi, 100.000 rubli sono una bella somma in un Paese in cui 1000 rubli il mese costituiscono un ottimo stipendio mensile che la maggior parte dei sovietici, per ora almeno, sognano. L'altro giorno ho chiesto di rivedere un brillante da 100.000 rubli che mi era stato mostrato un mese e mezzo fa in un negozio di via Piskin, e mi hanno detto: già venduto; significa che nell'odierna società sovietica c'è chi ha tanti rubli da spenderne 100.000 per ornare il dito della moglie, e comprendiamo, anche da questi particolari, quanto forti siano le differenze nel mondo dei compagni. Il turista che abbia voglia di allargare la sua esperienza gastronomica, abbandonerà almeno una volta la tavola dell'albergo e vorrà fare la conoscenza con qualche ristorante. La Russia ha raggiunto un quasi completo livellamento dei sapori, perché la cucina è statale e una bistecca al Metropol e più o meno identica ad una bistecca al National. Esistono, tuttavia, alcuni ristoranti < meridionali », vogliamo dire georgiani, dove cucinano certi piatti piccanti e speziati, molto gustosi che mangiate di tanto in tanto. Qui, se non si vuole tirare e si ordina il vino e il € dessert», non si spendono meno di 60, 70 rubli, come dire tra 9 e 11:000 lire. C'è poi il capitolo dei teatri, che per lo straniero è obbligatorio, perché a Mosca t balletti sono spettacoli d'alta qualità e poi il palcoscenico è una buona spia per capire meglio il Paese. Una poltrona di platea al Bolshoi, il primo teatro della capitale, costa 40 rubli, pari a esoo lire. Una poltrona di platea allo Stanislavschi, costa 35 rubli, cioè 5425 lire. I biglietti del cinema, che al centro sono come quelli rionali delle nostre città, in genere si aggirano sulle 775 lire. Anche i viaggi all'interno del Paese risultano cari, basti notare che il biglietto da Mosca a Leningrado (il per¬ corso è un po' più lungo di quello da Torino a Venezia) in treno ordinario costa, per la sola andata, £6.350 lire. Bisogna dire che nel treni sovietici è consuetudine l'uso del letto, in scompartimenti da quattro persone. Se si vuole viaggiare nel singolo, il biglietto Mosca-Leningrado costa 34.100 lire. Il giornalista londinese, dunque, non ebbe torto quando chiese ai capi sovietici, che si mostrano cosi ansiosi d'intensificare i rapporti culturali ed economici con l'Occidente, se i turisti potranno avere il rublo a più buon mercato. Kruscev rispose: il rublo costa quanto deve costare. Ora comprendiamo meglio il significato di questa frase.
Titolo: Re: Viaggiare In Russia Nel 1967
Losagen, grazie infinite per questo documento, che mi ha commosso parola dopo parola.
Erano nel futuro...
Un'epoca comunque irripetibile, invidio coloro i quali hanno avuto la fortuna di toccare con mano
queste cose.
Mi ha particolarmente colpito il limite di soggiorno, se penso alle complicazioni che ci
sono oggi. Poi sicuramente ti controllavano con il pelo e contropelo, ma è la filosofia
che sta alla base che colpisce.
Losagen ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Losagen, grazie infinite per questo documento, che mi ha commosso parola dopo parola.
Erano nel futuro...
Un'epoca comunque irripetibile, invidio coloro i quali hanno avuto la fortuna di toccare con mano
queste cose.
Mi ha particolarmente colpito il limite di soggiorno, se penso alle complicazioni che ci
sono oggi. Poi sicuramente ti controllavano con il pelo e contropelo, ma è la filosofia
che sta alla base che colpisce.
Titolo: Re: Viaggiare In Russia Nel 1967
mi viene in mente quando presero il pilota americano dell'aereo spia :-D
comunque grazie veramente Losagenoide, e stato interesantissimo, l'ho letto tutto d'un fiato!
comunque grazie veramente Losagenoide, e stato interesantissimo, l'ho letto tutto d'un fiato!
Titolo: Re: Viaggiare In Russia Nel 1967
Complimenti, Losagen!! E' interessantissmo leggere oggi questi articoli degli anni '50 e '60!! Se ne hai altri, li leggerò più che volentieri.
Titolo: Re: Viaggiare In Russia Nel 1967
LaStampa - 05.02.1954 - numero 31 - pagina 3
Quest'estate i turisti italiani potranno visitare la Russia
Quest'estate i turisti italiani potranno visitare la Russia Quest'estate i turisti italiani potranno visitare la Russia Tre categorie di prezzi e pagamento in lire - Un complesso russo alla "Scala,, Accordo per lo scambio di film - Scienziati sovietici presenti alle "Giornate mediche,, - Nuotatori ai campionati europei di Torino e una squadra di calcio in Italia (Nostro scrmzio particolare) Roma, 4 febbraio. Nella prossima estate le pri-1 me comitive di turisti italiani potranno visitare la Russia sovietica. Cosi l'on. Orazio Barbieri, segretario generale della Associazione Italia-URSS, reduce da un viaggio a Mosca ed a Leningrado e da una serie di contatti con esponenti sovietici, ha riferito ai giornalisti nel corso di una conferenza-stampa, durante la quale ha diffusamente trattato delle prospettive di rapporti, specialmente culturali, fra il nostro Paese e la Russia. L'Inturist, egli ha detto, è entrata da tempo in contatto con vari organismi turistici italiani allo scopo di stabilire tali scambi di viaggiatori e di concordare le modalità per i visti, la dogana e le tariffe. Sono già in discussione gli itinerari, che comprendono, naturalmente. Mosca e Leningrado. Il viaggio potrà essere effettuato in tre classi, da quella di lusso a quella popolare, a prezzi relativamente modesti, accessibili, quindi, ai ceti poco facoltosi, come quelli impiegatizi e operai. Se qualche difficoltà imprevista può verificarsi per il viaggio in ferrovia, molto più facilmente realizzabile (e quindi quasi certa) appare la progettata « Crociera sul Mar Nero ». I russi avrebbero accettato che venga effettuata o con navi italiane o con piroscafi romeni o ancora con mezzi di trasporto sovietici. E' inoltre jgià stabilito che il prezzo globale del viaggio e del soggiorno sia pagato interamente in valuta italiana. Fra breve dovrebbe avvenire da parte delle compagnie di viaggio del nostro Paese il lancio di questi viaggi e la diffusione dei programmi particolareggiati. Sono allo studio, in compensazione, anche viaggi e crociere di cittadini sovietici in Italia. L'on. Barbieri ha Illustrato inoltre l'andamento ed i risultati di laboriose trattative per gli scambi culturali, condotte sotto il patrocinio dell'Associazione Italia-URSS. E' in progetto a Mosca l'accettazione di un invito fatto da tempo dall'Ente del Teatro «Alla Scala» affinchè un complesso teatrale russo venga ad esibirsi sul più celebre palcoscenico italiano. Mosca avrebbe deciso di inviare il corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Stato; inoltre, per una tournée nelle principali città della penisola, sarà mandato il più noto complesso di danze popolari russe, composto da 150 esecutori. Anche ad artisti singoli, cantanti, registi sarà accordato il permesso di venire nel nostro Paese a svolgere attività a tempo determinato. A sua volta il Governo sovietico inviterà in Russia un complesso della « Scala » per una serie di recite; a questo proposito il sovrintendente Ghiringhelli farà quanto prima un viaggio a Mosca insieme con i rappresentanti di altri enti lirici. Il nostro cinema si è già largamente affermato in Russia: una « Settimana del film italiano » si è svolta nel '53 nella capitale; «Ladri di biciclette» e « Non c'è pace tra gli ulivi » hanno raggiunto il primato degli incassi tra i lavori stranieri, superando 1 dieci milioni di spettatori. Oggi il presidente dell'Anica, avv. Eitel Monaco, di ritorno da Mosca, ha comunicato al sottosegretario on. Ermini che è stato stipulato con l'URSS un accordo bilanciato di film tra i due Paesi, con ampia libertà di scelta da ambo le parti. Detta scelta, nonché le operazioni di intercambio, mentre per la Russia si svolgerà attraverso il « Sovexport-Film », da parte italiana sarà attuata tramite un ente commerciale facente capo all'Anica». Prossimamente una delegazione di produttori, registi e attori italiani si recherà in Russia, ove i dirigenti del cinema sovietico si mostrerebbero disposti ad una più stretta collaborazione: si parla perfino di film in coproduzione. E non lontano, In un altro campo dell'arte, è l'allestimento a Mosca di una mostra della nostra pittura contemporanea, che dovrebbe ospitare le opere di un centinaio di artisti. Fioriscono in Russia le pubblicazioni sulla nostra pittura classica. La sala delle opere italiane allo * Hermitage » detiene il primato degli ingressi. L'on. Barbieri ha mostrato due recenti pubblicazioni: uno studio su Tiziano e una pregevole monografia su Tiepolo, opera della Scerbatzewa. Anche nel campo delle scienze si manifesta una rinnovata vitalità di rapporti: scambi di studi, di risultati, di monografie, di microfilm tra l'Accademia delle scienze di Leningrado, la biblioteca Lenin e moltissime Accademie scientifiche italiane. Una delegazione sovietica è già stata designata a partecipare quanto prima alle « Giornate mediche internazionali » indette a Torino; altre interverranno ai congressi di elettroradiologia e di studi demografici in preparazione a Roma. Questa è, in fondo, la prosecuzione dei rapporti scientifici felicemente iniziata dall'Italia con l'invio della delegazione di medici e chirurghi capeggiata dal prof. Dogliotti e di biologi agrari con a capo il prof. Pirovano. Non manca, in questo rinfocolato fervore di scambi, lo sport: l'S. S. Roma manderà in giugno (e cioè prima dei campionati del mondo) la sua squadra in Russia, per una serie di partite, ed un importante « undici » sovietico restituirà la visita in Italia per giocare prima a Roma e poi in altre città. Una notevole rappresentanza di nuotatori russi sarà presente a Torino alle programmate gare di nuoto e pallanuoto. A Mosca, infine, è stata accolta la richiesta, avanzata sotto gli auspici del C.A.I., di un gruppo di alpinisti italiani che intendono compiere, nella prossima estate, la scalata dell'Elbrus (metri 5633), nel Caucaso. A chiusura della sua esposizione, l'on. Barbieri ha fatto presente che molte trattative svolte finora tramite l'Associazione Italia-URSS, potranno e dovranno essere condotte direttamente, attraverso gli organi governativi o comunque ufficialmente competenti, avvertendo che numerose missioni di altri Paesi dell'occidente europeo, per motivi culturali o con scopi commerciali, sono oggi in Russia per trattare traffici di materie prime o scambi di altra natura.
Quest'estate i turisti italiani potranno visitare la Russia
Quest'estate i turisti italiani potranno visitare la Russia Quest'estate i turisti italiani potranno visitare la Russia Tre categorie di prezzi e pagamento in lire - Un complesso russo alla "Scala,, Accordo per lo scambio di film - Scienziati sovietici presenti alle "Giornate mediche,, - Nuotatori ai campionati europei di Torino e una squadra di calcio in Italia (Nostro scrmzio particolare) Roma, 4 febbraio. Nella prossima estate le pri-1 me comitive di turisti italiani potranno visitare la Russia sovietica. Cosi l'on. Orazio Barbieri, segretario generale della Associazione Italia-URSS, reduce da un viaggio a Mosca ed a Leningrado e da una serie di contatti con esponenti sovietici, ha riferito ai giornalisti nel corso di una conferenza-stampa, durante la quale ha diffusamente trattato delle prospettive di rapporti, specialmente culturali, fra il nostro Paese e la Russia. L'Inturist, egli ha detto, è entrata da tempo in contatto con vari organismi turistici italiani allo scopo di stabilire tali scambi di viaggiatori e di concordare le modalità per i visti, la dogana e le tariffe. Sono già in discussione gli itinerari, che comprendono, naturalmente. Mosca e Leningrado. Il viaggio potrà essere effettuato in tre classi, da quella di lusso a quella popolare, a prezzi relativamente modesti, accessibili, quindi, ai ceti poco facoltosi, come quelli impiegatizi e operai. Se qualche difficoltà imprevista può verificarsi per il viaggio in ferrovia, molto più facilmente realizzabile (e quindi quasi certa) appare la progettata « Crociera sul Mar Nero ». I russi avrebbero accettato che venga effettuata o con navi italiane o con piroscafi romeni o ancora con mezzi di trasporto sovietici. E' inoltre jgià stabilito che il prezzo globale del viaggio e del soggiorno sia pagato interamente in valuta italiana. Fra breve dovrebbe avvenire da parte delle compagnie di viaggio del nostro Paese il lancio di questi viaggi e la diffusione dei programmi particolareggiati. Sono allo studio, in compensazione, anche viaggi e crociere di cittadini sovietici in Italia. L'on. Barbieri ha Illustrato inoltre l'andamento ed i risultati di laboriose trattative per gli scambi culturali, condotte sotto il patrocinio dell'Associazione Italia-URSS. E' in progetto a Mosca l'accettazione di un invito fatto da tempo dall'Ente del Teatro «Alla Scala» affinchè un complesso teatrale russo venga ad esibirsi sul più celebre palcoscenico italiano. Mosca avrebbe deciso di inviare il corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Stato; inoltre, per una tournée nelle principali città della penisola, sarà mandato il più noto complesso di danze popolari russe, composto da 150 esecutori. Anche ad artisti singoli, cantanti, registi sarà accordato il permesso di venire nel nostro Paese a svolgere attività a tempo determinato. A sua volta il Governo sovietico inviterà in Russia un complesso della « Scala » per una serie di recite; a questo proposito il sovrintendente Ghiringhelli farà quanto prima un viaggio a Mosca insieme con i rappresentanti di altri enti lirici. Il nostro cinema si è già largamente affermato in Russia: una « Settimana del film italiano » si è svolta nel '53 nella capitale; «Ladri di biciclette» e « Non c'è pace tra gli ulivi » hanno raggiunto il primato degli incassi tra i lavori stranieri, superando 1 dieci milioni di spettatori. Oggi il presidente dell'Anica, avv. Eitel Monaco, di ritorno da Mosca, ha comunicato al sottosegretario on. Ermini che è stato stipulato con l'URSS un accordo bilanciato di film tra i due Paesi, con ampia libertà di scelta da ambo le parti. Detta scelta, nonché le operazioni di intercambio, mentre per la Russia si svolgerà attraverso il « Sovexport-Film », da parte italiana sarà attuata tramite un ente commerciale facente capo all'Anica». Prossimamente una delegazione di produttori, registi e attori italiani si recherà in Russia, ove i dirigenti del cinema sovietico si mostrerebbero disposti ad una più stretta collaborazione: si parla perfino di film in coproduzione. E non lontano, In un altro campo dell'arte, è l'allestimento a Mosca di una mostra della nostra pittura contemporanea, che dovrebbe ospitare le opere di un centinaio di artisti. Fioriscono in Russia le pubblicazioni sulla nostra pittura classica. La sala delle opere italiane allo * Hermitage » detiene il primato degli ingressi. L'on. Barbieri ha mostrato due recenti pubblicazioni: uno studio su Tiziano e una pregevole monografia su Tiepolo, opera della Scerbatzewa. Anche nel campo delle scienze si manifesta una rinnovata vitalità di rapporti: scambi di studi, di risultati, di monografie, di microfilm tra l'Accademia delle scienze di Leningrado, la biblioteca Lenin e moltissime Accademie scientifiche italiane. Una delegazione sovietica è già stata designata a partecipare quanto prima alle « Giornate mediche internazionali » indette a Torino; altre interverranno ai congressi di elettroradiologia e di studi demografici in preparazione a Roma. Questa è, in fondo, la prosecuzione dei rapporti scientifici felicemente iniziata dall'Italia con l'invio della delegazione di medici e chirurghi capeggiata dal prof. Dogliotti e di biologi agrari con a capo il prof. Pirovano. Non manca, in questo rinfocolato fervore di scambi, lo sport: l'S. S. Roma manderà in giugno (e cioè prima dei campionati del mondo) la sua squadra in Russia, per una serie di partite, ed un importante « undici » sovietico restituirà la visita in Italia per giocare prima a Roma e poi in altre città. Una notevole rappresentanza di nuotatori russi sarà presente a Torino alle programmate gare di nuoto e pallanuoto. A Mosca, infine, è stata accolta la richiesta, avanzata sotto gli auspici del C.A.I., di un gruppo di alpinisti italiani che intendono compiere, nella prossima estate, la scalata dell'Elbrus (metri 5633), nel Caucaso. A chiusura della sua esposizione, l'on. Barbieri ha fatto presente che molte trattative svolte finora tramite l'Associazione Italia-URSS, potranno e dovranno essere condotte direttamente, attraverso gli organi governativi o comunque ufficialmente competenti, avvertendo che numerose missioni di altri Paesi dell'occidente europeo, per motivi culturali o con scopi commerciali, sono oggi in Russia per trattare traffici di materie prime o scambi di altra natura.
Titolo: Re: Viaggiare In Russia Nel 1967
LaStampa - 30.06.1974 - numero 144 - pagina 13
Assicurazione automobilistica per i turisti italiani in Russia
Assicurazione automobilistica per i turisti italiani in Russia Firmata una convenzione tra le due nazioni Assicurazione automobilistica per i turisti italiani in Russia Le polizze saranno emesse in Italia o alla frontiera dell'Unione Sovietica L'Uci (Ufficio centrale italiano), ente responsabile per il rilascio della «carta verde», ha raggiunto un accordo con l'Unione Sovietica (che, a differenza degli altri Paesi dell'Est, non riconosce tale documento): riguarda la copertura assicurativa per gli automobilisti italiani che si recano nell'Urss. In base a questo accordo, le « polizze » possono esser emesse direttamente in Italia dall'Uci, anche tramite una compagnia, e pagate in lire italiane. I « premi » assicurativi richiesti variano in dipendenza della durata del viaggio e del tipo di rischio richiesto. Per auto sino a 14 hp (Fiat 124, Alfasud, ecc.) e per la durata di 30 giorni, la tariffa è di 13.500 lire (solo per la polizza di «responsabilità civile verso terzi », che in Unione Sovietica non è obbligatoria); c'è un premio supple¬ mentare di 11.700 lire per l'estensione alla garanzia « kasko » (danni propri). In quest'ultima assicurazione sono compresi il furto e l'incendio del veicolo. Per una « 132 », un'« Alfetta », ecc. il premio sale a 15 mila lire nel primo caso, e a 14 mila nel secondo. Le autorità assicurative sovietiche non gradiscono il solo « rischio » della « responsabilità civile », ma preferirebbero anche la polizza « kasko ». Ciò per poter garantire in ogni caso all'automobilista straniero il risarcimento dei danni eventualmente subiti in un incidente, evitando le complicazioni che possono nascere dal fatto che, come si è detto, l'assicurazione non è obbligatoria. E' anche possibile stipulare una polizza contro i furti dei bagagli a bordo dell'auto (cosa che è invece quasi impossibile in Italia e in molti ah tri Paesi). Evidentemente, il rischio non è molto grave, perché la tariffa è abbastanza modesta: 1600 lire per ogni 100 mila assicurate, sempre per la durata di un mese. Infine, esiste la possibilità di stipulare una polizza «infortuni trasportati» che costa, sempre per trenta giorni, 5000 lire e garantisce 7 milioni per morte o invalidità permanente. Le polizze possono anche essere stipulate alla frontiera, ma il fatto di poterle fare in Italia, oltre a dare un piccolo sollievo « valutario », evita le complicazioni di cambio e di interpretazione della polizza. Quei pochi che si recano con un'auto propria in Unione Sovietica possono quindi sistemare le loro pratiche assicurative prima di partire, e questo è il lato più interessante dell'accordo
Assicurazione automobilistica per i turisti italiani in Russia
Assicurazione automobilistica per i turisti italiani in Russia Firmata una convenzione tra le due nazioni Assicurazione automobilistica per i turisti italiani in Russia Le polizze saranno emesse in Italia o alla frontiera dell'Unione Sovietica L'Uci (Ufficio centrale italiano), ente responsabile per il rilascio della «carta verde», ha raggiunto un accordo con l'Unione Sovietica (che, a differenza degli altri Paesi dell'Est, non riconosce tale documento): riguarda la copertura assicurativa per gli automobilisti italiani che si recano nell'Urss. In base a questo accordo, le « polizze » possono esser emesse direttamente in Italia dall'Uci, anche tramite una compagnia, e pagate in lire italiane. I « premi » assicurativi richiesti variano in dipendenza della durata del viaggio e del tipo di rischio richiesto. Per auto sino a 14 hp (Fiat 124, Alfasud, ecc.) e per la durata di 30 giorni, la tariffa è di 13.500 lire (solo per la polizza di «responsabilità civile verso terzi », che in Unione Sovietica non è obbligatoria); c'è un premio supple¬ mentare di 11.700 lire per l'estensione alla garanzia « kasko » (danni propri). In quest'ultima assicurazione sono compresi il furto e l'incendio del veicolo. Per una « 132 », un'« Alfetta », ecc. il premio sale a 15 mila lire nel primo caso, e a 14 mila nel secondo. Le autorità assicurative sovietiche non gradiscono il solo « rischio » della « responsabilità civile », ma preferirebbero anche la polizza « kasko ». Ciò per poter garantire in ogni caso all'automobilista straniero il risarcimento dei danni eventualmente subiti in un incidente, evitando le complicazioni che possono nascere dal fatto che, come si è detto, l'assicurazione non è obbligatoria. E' anche possibile stipulare una polizza contro i furti dei bagagli a bordo dell'auto (cosa che è invece quasi impossibile in Italia e in molti ah tri Paesi). Evidentemente, il rischio non è molto grave, perché la tariffa è abbastanza modesta: 1600 lire per ogni 100 mila assicurate, sempre per la durata di un mese. Infine, esiste la possibilità di stipulare una polizza «infortuni trasportati» che costa, sempre per trenta giorni, 5000 lire e garantisce 7 milioni per morte o invalidità permanente. Le polizze possono anche essere stipulate alla frontiera, ma il fatto di poterle fare in Italia, oltre a dare un piccolo sollievo « valutario », evita le complicazioni di cambio e di interpretazione della polizza. Quei pochi che si recano con un'auto propria in Unione Sovietica possono quindi sistemare le loro pratiche assicurative prima di partire, e questo è il lato più interessante dell'accordo
Titolo: Re: Viaggiare In Russia Nel 1967
LaStampa - 25.10.1933 - numero 253 - pagina 3
I soldati italiani in Siberia
I soldati italiani in Siberia I soldati italiani in Siberia Una pagina poco nota nella storia della guerra » L'odissea di 25 mila irredenti = Un viag= gio attorno al mondo per tornare in Patria = Il Corpo di spedizione in Estremo Oriente formato di uomini « che si slanciavano furiosi all'assalto e combattevano in piedi » a a o a o , o n l e e a o o i e i o e ri L'estate del 1918 fu il periodo della massima crisi per la Russia rivoluzionaria, il periodo nel quale — secondo un'espressione di Trotzki — «pareva che tutto si squagliasse ». E' noto che i bolscevichi, giunti al potere grazie il colpo di stato del novembre 1917, firmata nel marzo del 1918, la pace di Brest-Litòwsk, sì trovarono impegnati a combattere su tre fronti i nemici della rivoluzione. Due Vandee — dice Fernand Grenard nel suo libro Lo Revolution Russe apparso in questi giorni — si erano sollevate contro i bolscevichi: una sulla riva sinistra del Volga e in Siberia, l'altra fra il Don e il Caucaso. A questi due fronti della guerra civile che si saldava in un cerchio sempre più stretto intorno a Mosca, doveva aggiungersi di 11 a poco quello della regione di Arcangelo, dove nell'agosto 1918 sbarcò un contingente di forze alleate. Se si pensi che i tedeschi — non soddisfatti del modo con cui i Sovieti rispettavano i patti del trattato di Brest-Litowsk — tenevano occupate l'Ucraina, le rive del Mar Nero e una parte del Caucaso, minacciando Mosca a cinquecento chilometri di distanza e che i Finlandesi vittortosi premevano su Pletrogrado, apparirà chiaro come la situazione dei nuovi padroni del Kremlino non fosse delle più invidiabili. La torte dei prigionieri Le opere su questo periodo sono numerose; si tratta, per Io più, di testimonianze dirette, dovute a persone che furono attori o spettatori del grande dramma, e, come tali, singolarmente cattivanti. Ci sono i libri di E. Dwinger, del generale Rouquerol e di A. Katomin sulla campagna dei. Bianchi in Siberia e su Kolciàk, di E. Laporte sulda prima sconfitta dei Rossi ih Finlandia, di C. Popof e di E. Savtchenko sulla guerra nel Caucaso e sulla rivolta nel Kuban, per non parlare delle molte narrazioni più o meno attendibili di uomini che vissero le più straordinarie avventure in margine al vasto conflitto. Ora, dopo tante testimonianze russe, inglesi, francesi, cecoslovacche, ecc., un grosso volume edito in questi giorni a cura delia « Legione Trentina » (Gaetano Bazzanl — Soldati italiani nella Russia in fiamme — Trento, 1933) ce ne offre una italiana non meno importante e interessante di quelle. Il Bazzani si è proposto di fare la storia del R. Corpo di Spedizione Italiano in Estremo Oriente che, nella primavera del 1919, prese parte, sia pure fugacemente, alla campagna siberiana contro le truppe bolsceviche e tenne alti l'onore e il nome d'Italia nelle lontane, sconfinate pianure dell'Asia. Questo Corpo di Spedizione ha un origine singolare su cui conviene soffermarsi. L'esercito austriaco scagliato nell'estate dell 1914 contro la Russia contava tra i suoi effettivi — appartenenti alle più svariate nazionalità dell'Impero — un numero stragrande di Irredenti italiani: i Trentini erano in massima parte incorporati nel reggimenti Tiroler Kaiser Jàger e Landesschiitzen del XIV Corpo di Armata; i Giuliani nei reggimenti di fanteria del HI Corpo d'Armata. La guerra sul fronte orientale assunse, fin dall'inizio, un aspetto tragicamente grandioso. I due eserciti, schierati su un fronte sterminato, mobile, sinuoso, conobbero rapide alternative dì vittoria e di sconfitta. I movimenti d'avanzata e di ritirata si svolgevano, sia da una parte che dall'altra, su centinaia di chilometri di profondità; ogni battaglia lasciava nelle mani del vincitore quantità enormi di prigionieri. La sola caduta di Przèmysl nel marzo del 1915, fece affluire ai campi di concentramento russi 130.000 uomini dell'esercito austriaco; l'offensiva di Brussilof del giugno 1916 fece seguire la stessa strada ad altri 358.000 uomini. Nelle lunghe colonne di prigionieri che si avviavano verso l'interno dell'immenso Impero Russo scortate dalla cavalleria cosacca, l'elemento italiano irredento era abbondantemente rappresentato. Tanto che — secondo riferisce il Bazzani — già nell'autunno del 1914 il Governo dello Zar propose a quello italiano di far trasportare in Italia i prigionieri Trentini e Giuliani esistenti nei campi dì conoentramento russi. L'offerta — dettata certo dalla speranza che l'Italia dovesse, prima o poi, affiancarsi agli Alleati — era generosa, ma il Governo Italiano, stretto ancora dalle pastoie della neutralità, dovette rispondere con un rifiuto. Intanto, di mese in mese, la massa degli Italiani prigioneri in Russia andava sempre aumentando: a ciò contribuiva potentemente la diserzione, che divenne bea presto una malattia en¬ dScsaepcsspcpuIsElspa demica dell'esercito austro-ungarico. Si calcola che tra il 1914 e il 1918 circa 25.000 nostri compatrlotti passassero nelle mani dei Russi; « ma — avverte il Bazzani — la cifra non può essere controllata, perchè molti, colpiti da malattie infettive, vaiolo, tifo, colera, morirono in cattività senza lasciar traccia di- sè ». Sarebbe stato facile radunare in un solo campo questa ingente massa dì prigionieri, ma nessuno, sino all'epoca della nostra entrata in guerra, ci pensò. H primo a occuparsi della possibilità dì far affluire gli Irredenti in un'unica località per poi avviarli in Italia, fu Virginio Gayda che, nel 1915, si trovava a Pletrogrado in missione. Egli scrisse anche alcuni articoli sull'argomento, che apparvero su La Stampa nella primavera del 1916, e s'adoprò con tanto fervore che ben presto fu creato il campo di Kirsànof, al quale i prigionieri Irredenti affluirono da tutti i punti della Russia. Il lavoro di rastrellamento nei campi di prigionieri fu tutt'altro che facile e venne ostacolato in tutti i modi da agenti austriaci che ammonivano gli Irredenti a non fidarsi degli Italiani. Ad onta di ciò, il campo di Kirsànof si andò popolando rapidamente. Nella piccola, tranquilla città russa gli Irredenti presero coscienza della loro vera nazionalità. Essi erano in maggioranza, scrive il Bazzani, « contadini nati e cresciuti in piccoli paesi dai quali, forse non si erano mai allontanati se non pel servizio militare, gente che l'Italia non l'aveva conosciuta che per quanto gliel'avevano dipinta le autorità austriache». Fu quindi necessaria un'intelligente opera di propaganda e di persuasione della quale si occuparono gli ufficiali irredenti e, in genere, i prigionieri più colti. I risultati ottenuti furono eccellenti: negli ultimi mesi del 1916 affluirono in Italia in varii scaglioni 4200 Trentini e Giuliani. Imbarcatisi ad Arcangelo, i prigionieri avevano attraversato il Mar Glaciale per discendere sino a Glascow e, di qui, a Londra; poi, per la Francia, erano giunti a Torino. Viaggio lungo e avventuroso, ai margini delle regioni artiche, in un mare nel quale la navigazione era insidiata dai sottomarini tedeschi. Ma gran parte dei loro compagni rimasti in attesa nel campo di Kirsànof erano destinati a compiere per tornare in Patria' un viaggio ben più lungo: semplicemente il giro del mondo! Attraverso l'Asia Nei primi mesi del 1917, il Bazzani — allora tenente di cavalleria addetto al Comando Genio della 6.a Armata — venne inviato in Russia insieme col maggiore dei carabinieri Cosma Manera e col tenente Icilio Bacie di Fiume, per continuare l'opera di rastrellamento e di rimpatrio degli Irredenti. Sbarcati nel marzo a Porto Romànof nella penisola di Kola, i tre uffi- ciall italiani ebbero le prime notizie della rivoluzione. A Pletrogrado giunsero proprio il giorno dell'abdicazione dello Zar (15 marzo 1917). Piombati in un mondo in convulsio¬ ne, 1 nostri ufficiali assistettero stupì- ti alla costituzione del governo prov visorio di Kerenski, disperarono dinanzi allo sgretolamento dell'Esercito Imperiale che toglieva un potente ausiliario agli Alleati e si rianimarono di una momentanea speranza quando, nel luglio del 1917, il generale Kornilof condusse per l'ultima volta alla vitto- ria i suoi soldati. L'opera di raccolta degli Irredenti e più ancora quella di evacuazione si facevano difficili. Il Bazzani e il Bacie si divisero il compito: il primo discese il Volga sino ad Astrakan; il secondo perlustrò l'Ucraina e si spinse fino a Odessa. Alla fine del 1917, all'epoca, cioè, del colpo di stato bolscevico, il campo di Kirsànof accoglieva sotto la bandiera italiana intorno al 2600 prigionieri perfettamente inquadrati e addestrati. Allora si presentò il problema del rimpatrio: la via del nord era ormai sbarrata dai ghiacci, quella del Mar Nero era bloccata dal Tedeschi, il tragitto per la Scandinavia si presentava irto di difficoltà diplomatiche: unico sbocco libero, quello verso le pianure asiatiche. La strada del ritorno attraversava tutta la Siberia fino a Vladlwostok, l'Oceano Pacifico dal Giappone a San Francisco, gli Stati Uniti dal Pacifico all'Atlantico, l'Atlantico da New York a Gibilterra, per risalire, poi, sino a Genova. Ma lo spirito avventuroso degli Italiani non si sgomenta per cosi poco: per quanto lunga e pericolosa fosse la strada, essa conduceva pur sempre in Italia emolti tra e-U IrrprlpnH tri hurine-nvsnn ra 01U tra gli irreaenu si lusingavano di giungere in Patria in tempo per in- dossare la divisa italiana e per combattere sul nostro fronte. La partenza fu decisa : 11 primo scaglione lasciò Kirsànof il 28 dicembre 1917; prima della fine dell'anno tutti gli ex-prigionieri avevano passato il confine tra l'Europa e l'Asia. La Campagna Siberiana La situazione degli Alleati in Siberia — dove si preparava la massima resistenza ai bolscevichi — dopo la pace di Brest-Litowsk era quanto mai delicata. Le nazioni dell'Intesa non volevano dare in nessun modo alla Russia l'impressione d'essere invasa; qualcuna esitava anche dinanzi alla possibilità di offrire il destro al Giappone di migliorare la propria situazione nella Russia asiatica. Perciò l'intervento alleato fu assai limitato. I soli reparti che combatterono a fianco dei Russi di Kolciàk furono quelli cechi e quello italiano. I reparti cechi — forti di circa 40.000 uomini — provenivano, come quello italiano, dai campi di prigionieri. Dopo la pace .di Brest-Litowsk il governo bolscevico, certo per istigazione degli Imperi Centrali, aveva ordinato ai Cechi di deporre le armi, col solo resultato di fare di essi gli alleati delle forze antibolsceviche che operavano in Siberia. Nel 1918 i Cechi parteciparono alla campagna che portò alla conquista di Kazàn e di Samara e alla costituzione del minaccioso fronte del Volga. Nella primavera del 1919 entrò in campo anche il reparto Irredenti che, nel frattempo, era stato incorporato all'Esercito Italiano con la qualifica di R. Corpo di Spedizione in Estremo Oriente. Riattraversata in tutta la sua lunghezza la Siberia, da Vladivostok a Krandjarsk, il Corpo di Spedizione prese parte alle operazioni intese a proteggere la Transiberiana dalle forze rosse che, nella zona tra i fiumi Jenissèj e Kan, minacciavano di impadronirsi della importantissima via di comunicazione asiatica. Si trattò, più che altro, d'un rischioso servizio di polizia in una zona difficile e propizia alle imboscate; ma bastarono i pochi, cruenti scontri dei nostri soldati coi Rossi, perchè tra questi ultimi si parlasse con stupore e ammirazione degli Italiani che «si slanciavano furiosi all'assalto e combattevano in piedi ». II giugno 1919 vide l'ultimo successo delle truppe di Kolciàk. La presa di Glazòf fece sperare prossima la con giungione dell'Esercito siberiano con quello che operava nella regione di Arcangelo, congiunzione che avrebbe saldato il cerchio di fuoco intorno a Mosca: ina fu un'illusione. La decadenza dell'Esercito di Kolciàk e la sua dia soluzione sotto i colpi di quello bolscevico, furono rapide e definitive Quali le oause? E' questa una questione molto complessa cui non si può rispondere qui. Il Bazzani, attento osservatore dei fatti, ne riassume molte, non ultima delle quali è il contegno incerto e dilazlcnatorio degli Alleati cui L-e gia aceennato. Fu appunto per sai- il rimpatrio. vaguardare la responsabilità dell'Italia che, molto opportunamente, il Comando delle nostre truppe risolvette di ritirare il R. Corpo di Spedizione e di chiederne Questo, però, non potè avvenire che nei primi mesi del 1920: i nostri ebbero quindi tutto il tempo di assistere al miserando epilogo dell'avventura siberiana e alla tragica fine dell'ammiraglio Kolciàk, fucilato dai bolscevichi a Ir- I kutsk il 7 febbraio, ] n io aprile 1920, dopo una lunga na j vigazione dal Mar Giallo al Mare A- driatico, i soldati del R. Corpo di Spe dizione in Estremo Oriente sbarcarono a Trieste. La lunga odissea era finita. Partiti dalle loro case sudditi austriaci nella lontana estate del 1914, vi ritornavano dopo sei anni cittadini italiani.
I soldati italiani in Siberia
I soldati italiani in Siberia I soldati italiani in Siberia Una pagina poco nota nella storia della guerra » L'odissea di 25 mila irredenti = Un viag= gio attorno al mondo per tornare in Patria = Il Corpo di spedizione in Estremo Oriente formato di uomini « che si slanciavano furiosi all'assalto e combattevano in piedi » a a o a o , o n l e e a o o i e i o e ri L'estate del 1918 fu il periodo della massima crisi per la Russia rivoluzionaria, il periodo nel quale — secondo un'espressione di Trotzki — «pareva che tutto si squagliasse ». E' noto che i bolscevichi, giunti al potere grazie il colpo di stato del novembre 1917, firmata nel marzo del 1918, la pace di Brest-Litòwsk, sì trovarono impegnati a combattere su tre fronti i nemici della rivoluzione. Due Vandee — dice Fernand Grenard nel suo libro Lo Revolution Russe apparso in questi giorni — si erano sollevate contro i bolscevichi: una sulla riva sinistra del Volga e in Siberia, l'altra fra il Don e il Caucaso. A questi due fronti della guerra civile che si saldava in un cerchio sempre più stretto intorno a Mosca, doveva aggiungersi di 11 a poco quello della regione di Arcangelo, dove nell'agosto 1918 sbarcò un contingente di forze alleate. Se si pensi che i tedeschi — non soddisfatti del modo con cui i Sovieti rispettavano i patti del trattato di Brest-Litowsk — tenevano occupate l'Ucraina, le rive del Mar Nero e una parte del Caucaso, minacciando Mosca a cinquecento chilometri di distanza e che i Finlandesi vittortosi premevano su Pletrogrado, apparirà chiaro come la situazione dei nuovi padroni del Kremlino non fosse delle più invidiabili. La torte dei prigionieri Le opere su questo periodo sono numerose; si tratta, per Io più, di testimonianze dirette, dovute a persone che furono attori o spettatori del grande dramma, e, come tali, singolarmente cattivanti. Ci sono i libri di E. Dwinger, del generale Rouquerol e di A. Katomin sulla campagna dei. Bianchi in Siberia e su Kolciàk, di E. Laporte sulda prima sconfitta dei Rossi ih Finlandia, di C. Popof e di E. Savtchenko sulla guerra nel Caucaso e sulla rivolta nel Kuban, per non parlare delle molte narrazioni più o meno attendibili di uomini che vissero le più straordinarie avventure in margine al vasto conflitto. Ora, dopo tante testimonianze russe, inglesi, francesi, cecoslovacche, ecc., un grosso volume edito in questi giorni a cura delia « Legione Trentina » (Gaetano Bazzanl — Soldati italiani nella Russia in fiamme — Trento, 1933) ce ne offre una italiana non meno importante e interessante di quelle. Il Bazzani si è proposto di fare la storia del R. Corpo di Spedizione Italiano in Estremo Oriente che, nella primavera del 1919, prese parte, sia pure fugacemente, alla campagna siberiana contro le truppe bolsceviche e tenne alti l'onore e il nome d'Italia nelle lontane, sconfinate pianure dell'Asia. Questo Corpo di Spedizione ha un origine singolare su cui conviene soffermarsi. L'esercito austriaco scagliato nell'estate dell 1914 contro la Russia contava tra i suoi effettivi — appartenenti alle più svariate nazionalità dell'Impero — un numero stragrande di Irredenti italiani: i Trentini erano in massima parte incorporati nel reggimenti Tiroler Kaiser Jàger e Landesschiitzen del XIV Corpo di Armata; i Giuliani nei reggimenti di fanteria del HI Corpo d'Armata. La guerra sul fronte orientale assunse, fin dall'inizio, un aspetto tragicamente grandioso. I due eserciti, schierati su un fronte sterminato, mobile, sinuoso, conobbero rapide alternative dì vittoria e di sconfitta. I movimenti d'avanzata e di ritirata si svolgevano, sia da una parte che dall'altra, su centinaia di chilometri di profondità; ogni battaglia lasciava nelle mani del vincitore quantità enormi di prigionieri. La sola caduta di Przèmysl nel marzo del 1915, fece affluire ai campi di concentramento russi 130.000 uomini dell'esercito austriaco; l'offensiva di Brussilof del giugno 1916 fece seguire la stessa strada ad altri 358.000 uomini. Nelle lunghe colonne di prigionieri che si avviavano verso l'interno dell'immenso Impero Russo scortate dalla cavalleria cosacca, l'elemento italiano irredento era abbondantemente rappresentato. Tanto che — secondo riferisce il Bazzani — già nell'autunno del 1914 il Governo dello Zar propose a quello italiano di far trasportare in Italia i prigionieri Trentini e Giuliani esistenti nei campi dì conoentramento russi. L'offerta — dettata certo dalla speranza che l'Italia dovesse, prima o poi, affiancarsi agli Alleati — era generosa, ma il Governo Italiano, stretto ancora dalle pastoie della neutralità, dovette rispondere con un rifiuto. Intanto, di mese in mese, la massa degli Italiani prigioneri in Russia andava sempre aumentando: a ciò contribuiva potentemente la diserzione, che divenne bea presto una malattia en¬ dScsaepcsspcpuIsElspa demica dell'esercito austro-ungarico. Si calcola che tra il 1914 e il 1918 circa 25.000 nostri compatrlotti passassero nelle mani dei Russi; « ma — avverte il Bazzani — la cifra non può essere controllata, perchè molti, colpiti da malattie infettive, vaiolo, tifo, colera, morirono in cattività senza lasciar traccia di- sè ». Sarebbe stato facile radunare in un solo campo questa ingente massa dì prigionieri, ma nessuno, sino all'epoca della nostra entrata in guerra, ci pensò. H primo a occuparsi della possibilità dì far affluire gli Irredenti in un'unica località per poi avviarli in Italia, fu Virginio Gayda che, nel 1915, si trovava a Pletrogrado in missione. Egli scrisse anche alcuni articoli sull'argomento, che apparvero su La Stampa nella primavera del 1916, e s'adoprò con tanto fervore che ben presto fu creato il campo di Kirsànof, al quale i prigionieri Irredenti affluirono da tutti i punti della Russia. Il lavoro di rastrellamento nei campi di prigionieri fu tutt'altro che facile e venne ostacolato in tutti i modi da agenti austriaci che ammonivano gli Irredenti a non fidarsi degli Italiani. Ad onta di ciò, il campo di Kirsànof si andò popolando rapidamente. Nella piccola, tranquilla città russa gli Irredenti presero coscienza della loro vera nazionalità. Essi erano in maggioranza, scrive il Bazzani, « contadini nati e cresciuti in piccoli paesi dai quali, forse non si erano mai allontanati se non pel servizio militare, gente che l'Italia non l'aveva conosciuta che per quanto gliel'avevano dipinta le autorità austriache». Fu quindi necessaria un'intelligente opera di propaganda e di persuasione della quale si occuparono gli ufficiali irredenti e, in genere, i prigionieri più colti. I risultati ottenuti furono eccellenti: negli ultimi mesi del 1916 affluirono in Italia in varii scaglioni 4200 Trentini e Giuliani. Imbarcatisi ad Arcangelo, i prigionieri avevano attraversato il Mar Glaciale per discendere sino a Glascow e, di qui, a Londra; poi, per la Francia, erano giunti a Torino. Viaggio lungo e avventuroso, ai margini delle regioni artiche, in un mare nel quale la navigazione era insidiata dai sottomarini tedeschi. Ma gran parte dei loro compagni rimasti in attesa nel campo di Kirsànof erano destinati a compiere per tornare in Patria' un viaggio ben più lungo: semplicemente il giro del mondo! Attraverso l'Asia Nei primi mesi del 1917, il Bazzani — allora tenente di cavalleria addetto al Comando Genio della 6.a Armata — venne inviato in Russia insieme col maggiore dei carabinieri Cosma Manera e col tenente Icilio Bacie di Fiume, per continuare l'opera di rastrellamento e di rimpatrio degli Irredenti. Sbarcati nel marzo a Porto Romànof nella penisola di Kola, i tre uffi- ciall italiani ebbero le prime notizie della rivoluzione. A Pletrogrado giunsero proprio il giorno dell'abdicazione dello Zar (15 marzo 1917). Piombati in un mondo in convulsio¬ ne, 1 nostri ufficiali assistettero stupì- ti alla costituzione del governo prov visorio di Kerenski, disperarono dinanzi allo sgretolamento dell'Esercito Imperiale che toglieva un potente ausiliario agli Alleati e si rianimarono di una momentanea speranza quando, nel luglio del 1917, il generale Kornilof condusse per l'ultima volta alla vitto- ria i suoi soldati. L'opera di raccolta degli Irredenti e più ancora quella di evacuazione si facevano difficili. Il Bazzani e il Bacie si divisero il compito: il primo discese il Volga sino ad Astrakan; il secondo perlustrò l'Ucraina e si spinse fino a Odessa. Alla fine del 1917, all'epoca, cioè, del colpo di stato bolscevico, il campo di Kirsànof accoglieva sotto la bandiera italiana intorno al 2600 prigionieri perfettamente inquadrati e addestrati. Allora si presentò il problema del rimpatrio: la via del nord era ormai sbarrata dai ghiacci, quella del Mar Nero era bloccata dal Tedeschi, il tragitto per la Scandinavia si presentava irto di difficoltà diplomatiche: unico sbocco libero, quello verso le pianure asiatiche. La strada del ritorno attraversava tutta la Siberia fino a Vladlwostok, l'Oceano Pacifico dal Giappone a San Francisco, gli Stati Uniti dal Pacifico all'Atlantico, l'Atlantico da New York a Gibilterra, per risalire, poi, sino a Genova. Ma lo spirito avventuroso degli Italiani non si sgomenta per cosi poco: per quanto lunga e pericolosa fosse la strada, essa conduceva pur sempre in Italia emolti tra e-U IrrprlpnH tri hurine-nvsnn ra 01U tra gli irreaenu si lusingavano di giungere in Patria in tempo per in- dossare la divisa italiana e per combattere sul nostro fronte. La partenza fu decisa : 11 primo scaglione lasciò Kirsànof il 28 dicembre 1917; prima della fine dell'anno tutti gli ex-prigionieri avevano passato il confine tra l'Europa e l'Asia. La Campagna Siberiana La situazione degli Alleati in Siberia — dove si preparava la massima resistenza ai bolscevichi — dopo la pace di Brest-Litowsk era quanto mai delicata. Le nazioni dell'Intesa non volevano dare in nessun modo alla Russia l'impressione d'essere invasa; qualcuna esitava anche dinanzi alla possibilità di offrire il destro al Giappone di migliorare la propria situazione nella Russia asiatica. Perciò l'intervento alleato fu assai limitato. I soli reparti che combatterono a fianco dei Russi di Kolciàk furono quelli cechi e quello italiano. I reparti cechi — forti di circa 40.000 uomini — provenivano, come quello italiano, dai campi di prigionieri. Dopo la pace .di Brest-Litowsk il governo bolscevico, certo per istigazione degli Imperi Centrali, aveva ordinato ai Cechi di deporre le armi, col solo resultato di fare di essi gli alleati delle forze antibolsceviche che operavano in Siberia. Nel 1918 i Cechi parteciparono alla campagna che portò alla conquista di Kazàn e di Samara e alla costituzione del minaccioso fronte del Volga. Nella primavera del 1919 entrò in campo anche il reparto Irredenti che, nel frattempo, era stato incorporato all'Esercito Italiano con la qualifica di R. Corpo di Spedizione in Estremo Oriente. Riattraversata in tutta la sua lunghezza la Siberia, da Vladivostok a Krandjarsk, il Corpo di Spedizione prese parte alle operazioni intese a proteggere la Transiberiana dalle forze rosse che, nella zona tra i fiumi Jenissèj e Kan, minacciavano di impadronirsi della importantissima via di comunicazione asiatica. Si trattò, più che altro, d'un rischioso servizio di polizia in una zona difficile e propizia alle imboscate; ma bastarono i pochi, cruenti scontri dei nostri soldati coi Rossi, perchè tra questi ultimi si parlasse con stupore e ammirazione degli Italiani che «si slanciavano furiosi all'assalto e combattevano in piedi ». II giugno 1919 vide l'ultimo successo delle truppe di Kolciàk. La presa di Glazòf fece sperare prossima la con giungione dell'Esercito siberiano con quello che operava nella regione di Arcangelo, congiunzione che avrebbe saldato il cerchio di fuoco intorno a Mosca: ina fu un'illusione. La decadenza dell'Esercito di Kolciàk e la sua dia soluzione sotto i colpi di quello bolscevico, furono rapide e definitive Quali le oause? E' questa una questione molto complessa cui non si può rispondere qui. Il Bazzani, attento osservatore dei fatti, ne riassume molte, non ultima delle quali è il contegno incerto e dilazlcnatorio degli Alleati cui L-e gia aceennato. Fu appunto per sai- il rimpatrio. vaguardare la responsabilità dell'Italia che, molto opportunamente, il Comando delle nostre truppe risolvette di ritirare il R. Corpo di Spedizione e di chiederne Questo, però, non potè avvenire che nei primi mesi del 1920: i nostri ebbero quindi tutto il tempo di assistere al miserando epilogo dell'avventura siberiana e alla tragica fine dell'ammiraglio Kolciàk, fucilato dai bolscevichi a Ir- I kutsk il 7 febbraio, ] n io aprile 1920, dopo una lunga na j vigazione dal Mar Giallo al Mare A- driatico, i soldati del R. Corpo di Spe dizione in Estremo Oriente sbarcarono a Trieste. La lunga odissea era finita. Partiti dalle loro case sudditi austriaci nella lontana estate del 1914, vi ritornavano dopo sei anni cittadini italiani.
Titolo: Re: Viaggiare In Russia Nel 1967
Sono stato a Mosca nel '72 ma ero giovane e non ricordo niente :cry:
Titolo: Re: Viaggiare In Russia Nel 1967
LaStampa - 15.09.1956 - numero 217 - pagina 3
Piemontesi in Russia
Piemontesi in Russia IL MOTO DECABRISTA DEL 1825 Piemontesi in Russia • Per quali oscure ragioni — forse un fatto di sangue, per una rivalità d'amore, ma forse anche qualche motivo politico — il medico Vittorio Poggio, negli ultimi decenni del Settecento, lasciasse la natia Novara e si trapiantasse in Russia, non è dato sapere. Il fatto, in sé; non era sorprendente. La Russia di Caterina II formicolava di commercianti, avventurieri, artigiani, istitutori giunti dall'Occidente: e non mancavano gli Italiani. Ma ben singolare fu il destino di questo Piemontese legatosi a uno dei più geniali avventurieri e pionieri dell'epoca, de Ribas, e, con lui, tra i primissimi fondatori di Odessa. Qui, in questo disordinato mondo cosmopolita, tra emigrati francesi e gente d'ogni risma e audaci notabili russi, nacquero, nel 1792 e 1798, Giuseppe e Alessandro Poggio. L'affascinante vicenda di questi due figli del medico novarese, che nella Russia riconobbero la loro vera patria, e nell'esercito di Alessandro I cospirarono sino ad essere anch'essi travolti dal tragico fallimento del moto decabrista del 1825, e finirono in Siberia per lunghi anni, ci è ora rivelata da Franco Venturi (// moto decabrista e i fratelli Poggio, Giulio Einaudi editore, 1956). Ma questo esiguo volume è ben più che la biografia dei due fratelli italo-russi: è anche un mirabile saggio storico sulle origini ideali e il significato europeo del «pronunciamento» del 14 dicembre 1825 sulla piazza del Senato di Pietroburgo: che fu l'ultimo atto, l'epilogo ormai disperato di quel ciclo insurrezionale che, fra il 1820 e il 1825, dalla Spagna all'Italia, dalla Grecia alla Russia, agitò l'Europa. Tra questi fili sotterranei e profondi che legavano i decabristi alla temperie pulturale e alle esperienze di altri tempi e di altri Paesi, e che il Venturi ha messo splendidamente in luce, uno è la diretta derivazione dall'illuminismo settecentesco. In Occidente, quella cultura era stata mediata, ostacolata, interrotta dalla rivoluzione, dall'occupazione napoleonica, dal romanticismo della Restaurazione. In Russia, gli ardori illuministici della età di Caterina II rifermentàvano intatti nei decabristi, li accendevano ancora di un ingenuo, giacobino entusiasmo. Le appassionate letture di economisti e costituzionalisti ottocenteschi non avevano attenuato, nelle loro coscienze, l'illimitato fervore del secolo dei lumi, l'efficacia suggestiva di un Montesquieu, di un Voltaire, di un Rousseau. La loro fede nella forza persuasiva e rigeneratrice delle idee, certi loro sconfinati programmi di trasfjarmazione non solo politica ma sociale, serbavano ancora l'arcaico sapore delle pagine avidamente lette nelle biblioteche paterne. Anche per 1 decabristi l'esercito era stato il terreno da cui erano germinate le idee liberali e rivoluzionarie. Essi sentivano l'orgoglio di appartenere all'armata che aveva occupato Parigi; e, in pari tempo, la delusa amarezza per il crollo delle grandi speranze suscitate dalla guerra contro Napoleone. Lo stesso orgoglio e la stessa amarezza erano negli ufficiali che in Occidente avevano vissuto, da una parte o dall'altra della barricata, l'epopea napoleonica: in Spagna come in Francia, in Italia come in Germania o in Polonia. Da ciò, tra i militari o gli ex-militari di tutti questi Paesi, il serpeggiare delle società segrete, e il loro propagarsi in Russia; e l'immenso valore che assunse, anche agli occhi dei decabristi, l'esempio della rivoluzione spagnola del 1820. Fu una sorta di fascinazione mitica. Dunque era possibile, grazie , al c pronunciamento» di un esercito, una rivoluzione senza sangue, senza sussulti sociali, senza Vandee: che non ricalcasse, insomma, le orme paurose della rivoluzione francese. E le rivoluzioni di Napoli e del Piemonte, e da ultimo la Grecia insorta, sembravano confermare la miracolosa novità. Fu la grande illusione di quegli anni, a cui solo il fallito pronunciamento del 1825 diede un colpo mortale. Ma ancor più sorprendente di questo estremo ravvivarsi in Russia del « mito spagnolo », è forse vedere i decabristi riprendere puntualmente, nelle loro interminabili discussioni e divergenze, gli stessi temi che allora dividevano i cospiratori occidentali: monarchia costituzionale o repubblica, assemblea costituente • governo provvisorio e dittatoriale per un congruo numero di bvsm anni, e perfino certe particolari istanze caldeggiate in taluni ambienti carbonari: come il directoire occulte o il sénat conservateur. Sotto i cieli più lontani, uno solo era il<travaglio-ideologico e morale; comuni erano le reminiscenze culturali e le aspirazioni politiche. I decabristi si sentivano affratellati ai carbonari d'Occidente da un eguale pensare e sentire. Le stesse peculiarità del movimento decabrista meglio risaltano se guardate su questo sfondo europeo: come l'idea del tirannicidio, dello < sterminio della famiglia reale», che anche l'ita-. Io-russo Alessandro Poggio aveva propugnata; o l'intuizione di Pestel, che il problema fondamentale in Russia sarebbe stato quello della liberazione dei servi, congiunta a una redistribuzione delle terre. In tutti, poi, era fortissima un'entusiastica volontà di dedizione alla sorte degli umili. Diceva Bestuzev-Rjumin: «L'entusiasmo trasforma il pigmeo in un gigante. Distrugge tutto e crea il nuovo ». L'idea del « sacrificio » era al centro della loro ideologia. Alla notizia del moto, un x'ecchio aristocratico russo disse: «Finora le rivoluzioni si erano fatte dai ciabattini che desideravano diventare signori; in questo caso erano i signori che tentavano di fare la rivoluzione per divenire dei ciabattini». Nicola I, con una durissima repressione, cercò di espellere dalla storia russa questi fermenti di libertà, che risalivano all'età di Caterina II e di Alessandro I. Con brutale tracotanza uno dei giudici, il ministro della guerra, cosi scherniva i decabristi arrestati: «Voi, signori, avete letto ogni cosa, e Destutt de Tracy, e Benjamin Constant, e Bentham, ed ecco dove siete andati a finire. Io, in vita mia, ho letto soltanto la Sacra Bibbia, ed ecco quel che ho ottenuto », e additava sul suo petto una fila di medaglie luccicanti. Ma. lo zar non potè impedire che i germi più fecondi del decabrismo riattecchissero, qualche decennio più tardi, nel populismo; che la tragedia del 182; si trasfigurasse in eroica leggenda. Alessandro Poggio fu dei pochi che sopravvissero a questa trasfigurazione. Per più di quarant'anni soggiornò in Siberia. Scriveva un contemporaneo: « La sua bella barba nera e i baffi sottolineano la sua fisionomia italiana, mentre il suo costume è un castellino russo». Da buon italiano, preferiva alla carne i legumi, e coltivava nel suo orto cavoli^ e meloni, rarissimi in Siberia. Qualche anno dopo l'amnistia del 1856, vecchio ormai, si stabili in Svizzera e in Italia. Herzen parlava con ammirazione di questo titano «maestoso ed energico», bianco e bellissimo. Si era rinchiuso nelle sue idee come «in una corazza»; ma aveva ormai abbandonato ogni proposito di lotta, e sconfessava i metodi insurrezionali. Un suo amico ci racconta che a Firenze, nella quotidiana pas¬ seggiata lungo l'Arno, Poggio soleva incontrare e salutare con un inchino Vittorio Emanuele II, che, dalla sua elegante carrozza, ogni volta si toglieva cortesemente il cilindro. Ed anzi, era il ire che si scappellava per primo, tanta simpatia gli ispirava quello sconosciuto vegliardo. Si sarebbe detto che l'ultimo dei decabristi, il cospiratore e il regicida di un tempo, si fosse ormai definitivamente acquetato alla nuova realtà delle monarchie costituzionali e liberali. dell'Occidente; e avesse finito per dimenticare la sua patria russa. Ma così non fu. A settantacinque anni Alessandro Poggio, sentendosi prossimo alla fine, volle tornare in Russia. Mori a Voronki, in «uno splendido e tepidp giorno di luglio », dopo avere ancora « trovato in sé la forza per esprimere la sua gioia di fronte allo spettacolo della ricca vegetazione della sua steppa nativa ».
Piemontesi in Russia
Piemontesi in Russia IL MOTO DECABRISTA DEL 1825 Piemontesi in Russia • Per quali oscure ragioni — forse un fatto di sangue, per una rivalità d'amore, ma forse anche qualche motivo politico — il medico Vittorio Poggio, negli ultimi decenni del Settecento, lasciasse la natia Novara e si trapiantasse in Russia, non è dato sapere. Il fatto, in sé; non era sorprendente. La Russia di Caterina II formicolava di commercianti, avventurieri, artigiani, istitutori giunti dall'Occidente: e non mancavano gli Italiani. Ma ben singolare fu il destino di questo Piemontese legatosi a uno dei più geniali avventurieri e pionieri dell'epoca, de Ribas, e, con lui, tra i primissimi fondatori di Odessa. Qui, in questo disordinato mondo cosmopolita, tra emigrati francesi e gente d'ogni risma e audaci notabili russi, nacquero, nel 1792 e 1798, Giuseppe e Alessandro Poggio. L'affascinante vicenda di questi due figli del medico novarese, che nella Russia riconobbero la loro vera patria, e nell'esercito di Alessandro I cospirarono sino ad essere anch'essi travolti dal tragico fallimento del moto decabrista del 1825, e finirono in Siberia per lunghi anni, ci è ora rivelata da Franco Venturi (// moto decabrista e i fratelli Poggio, Giulio Einaudi editore, 1956). Ma questo esiguo volume è ben più che la biografia dei due fratelli italo-russi: è anche un mirabile saggio storico sulle origini ideali e il significato europeo del «pronunciamento» del 14 dicembre 1825 sulla piazza del Senato di Pietroburgo: che fu l'ultimo atto, l'epilogo ormai disperato di quel ciclo insurrezionale che, fra il 1820 e il 1825, dalla Spagna all'Italia, dalla Grecia alla Russia, agitò l'Europa. Tra questi fili sotterranei e profondi che legavano i decabristi alla temperie pulturale e alle esperienze di altri tempi e di altri Paesi, e che il Venturi ha messo splendidamente in luce, uno è la diretta derivazione dall'illuminismo settecentesco. In Occidente, quella cultura era stata mediata, ostacolata, interrotta dalla rivoluzione, dall'occupazione napoleonica, dal romanticismo della Restaurazione. In Russia, gli ardori illuministici della età di Caterina II rifermentàvano intatti nei decabristi, li accendevano ancora di un ingenuo, giacobino entusiasmo. Le appassionate letture di economisti e costituzionalisti ottocenteschi non avevano attenuato, nelle loro coscienze, l'illimitato fervore del secolo dei lumi, l'efficacia suggestiva di un Montesquieu, di un Voltaire, di un Rousseau. La loro fede nella forza persuasiva e rigeneratrice delle idee, certi loro sconfinati programmi di trasfjarmazione non solo politica ma sociale, serbavano ancora l'arcaico sapore delle pagine avidamente lette nelle biblioteche paterne. Anche per 1 decabristi l'esercito era stato il terreno da cui erano germinate le idee liberali e rivoluzionarie. Essi sentivano l'orgoglio di appartenere all'armata che aveva occupato Parigi; e, in pari tempo, la delusa amarezza per il crollo delle grandi speranze suscitate dalla guerra contro Napoleone. Lo stesso orgoglio e la stessa amarezza erano negli ufficiali che in Occidente avevano vissuto, da una parte o dall'altra della barricata, l'epopea napoleonica: in Spagna come in Francia, in Italia come in Germania o in Polonia. Da ciò, tra i militari o gli ex-militari di tutti questi Paesi, il serpeggiare delle società segrete, e il loro propagarsi in Russia; e l'immenso valore che assunse, anche agli occhi dei decabristi, l'esempio della rivoluzione spagnola del 1820. Fu una sorta di fascinazione mitica. Dunque era possibile, grazie , al c pronunciamento» di un esercito, una rivoluzione senza sangue, senza sussulti sociali, senza Vandee: che non ricalcasse, insomma, le orme paurose della rivoluzione francese. E le rivoluzioni di Napoli e del Piemonte, e da ultimo la Grecia insorta, sembravano confermare la miracolosa novità. Fu la grande illusione di quegli anni, a cui solo il fallito pronunciamento del 1825 diede un colpo mortale. Ma ancor più sorprendente di questo estremo ravvivarsi in Russia del « mito spagnolo », è forse vedere i decabristi riprendere puntualmente, nelle loro interminabili discussioni e divergenze, gli stessi temi che allora dividevano i cospiratori occidentali: monarchia costituzionale o repubblica, assemblea costituente • governo provvisorio e dittatoriale per un congruo numero di bvsm anni, e perfino certe particolari istanze caldeggiate in taluni ambienti carbonari: come il directoire occulte o il sénat conservateur. Sotto i cieli più lontani, uno solo era il<travaglio-ideologico e morale; comuni erano le reminiscenze culturali e le aspirazioni politiche. I decabristi si sentivano affratellati ai carbonari d'Occidente da un eguale pensare e sentire. Le stesse peculiarità del movimento decabrista meglio risaltano se guardate su questo sfondo europeo: come l'idea del tirannicidio, dello < sterminio della famiglia reale», che anche l'ita-. Io-russo Alessandro Poggio aveva propugnata; o l'intuizione di Pestel, che il problema fondamentale in Russia sarebbe stato quello della liberazione dei servi, congiunta a una redistribuzione delle terre. In tutti, poi, era fortissima un'entusiastica volontà di dedizione alla sorte degli umili. Diceva Bestuzev-Rjumin: «L'entusiasmo trasforma il pigmeo in un gigante. Distrugge tutto e crea il nuovo ». L'idea del « sacrificio » era al centro della loro ideologia. Alla notizia del moto, un x'ecchio aristocratico russo disse: «Finora le rivoluzioni si erano fatte dai ciabattini che desideravano diventare signori; in questo caso erano i signori che tentavano di fare la rivoluzione per divenire dei ciabattini». Nicola I, con una durissima repressione, cercò di espellere dalla storia russa questi fermenti di libertà, che risalivano all'età di Caterina II e di Alessandro I. Con brutale tracotanza uno dei giudici, il ministro della guerra, cosi scherniva i decabristi arrestati: «Voi, signori, avete letto ogni cosa, e Destutt de Tracy, e Benjamin Constant, e Bentham, ed ecco dove siete andati a finire. Io, in vita mia, ho letto soltanto la Sacra Bibbia, ed ecco quel che ho ottenuto », e additava sul suo petto una fila di medaglie luccicanti. Ma. lo zar non potè impedire che i germi più fecondi del decabrismo riattecchissero, qualche decennio più tardi, nel populismo; che la tragedia del 182; si trasfigurasse in eroica leggenda. Alessandro Poggio fu dei pochi che sopravvissero a questa trasfigurazione. Per più di quarant'anni soggiornò in Siberia. Scriveva un contemporaneo: « La sua bella barba nera e i baffi sottolineano la sua fisionomia italiana, mentre il suo costume è un castellino russo». Da buon italiano, preferiva alla carne i legumi, e coltivava nel suo orto cavoli^ e meloni, rarissimi in Siberia. Qualche anno dopo l'amnistia del 1856, vecchio ormai, si stabili in Svizzera e in Italia. Herzen parlava con ammirazione di questo titano «maestoso ed energico», bianco e bellissimo. Si era rinchiuso nelle sue idee come «in una corazza»; ma aveva ormai abbandonato ogni proposito di lotta, e sconfessava i metodi insurrezionali. Un suo amico ci racconta che a Firenze, nella quotidiana pas¬ seggiata lungo l'Arno, Poggio soleva incontrare e salutare con un inchino Vittorio Emanuele II, che, dalla sua elegante carrozza, ogni volta si toglieva cortesemente il cilindro. Ed anzi, era il ire che si scappellava per primo, tanta simpatia gli ispirava quello sconosciuto vegliardo. Si sarebbe detto che l'ultimo dei decabristi, il cospiratore e il regicida di un tempo, si fosse ormai definitivamente acquetato alla nuova realtà delle monarchie costituzionali e liberali. dell'Occidente; e avesse finito per dimenticare la sua patria russa. Ma così non fu. A settantacinque anni Alessandro Poggio, sentendosi prossimo alla fine, volle tornare in Russia. Mori a Voronki, in «uno splendido e tepidp giorno di luglio », dopo avere ancora « trovato in sé la forza per esprimere la sua gioia di fronte allo spettacolo della ricca vegetazione della sua steppa nativa ».
Titolo: Re: Viaggiare In Russia Nel 1967
LaStampa - 26.08.1961 - numero 202 - pagina 3
Le cose che non accadevano in Russia al tempo di Stalin
Le cose che non accadevano in Russia al tempo di Stalin UN OCCIDENTALE PER LE VIE DI MOSCA Le cose che non accadevano in Russia al tempo di Stalin Bimbi che chiedono al forestiero biro o gqmma da masticare - Un cordiale colloquio con due tenentini: « Quale paese vi piacerebbe visitare? » - Vivo interesse per la letteratura ed il cinema italiani -1 giovani « dandies » della società proletaria - Malgrado la pena di morte è attivissimo il mercato nero del dollaro - La spinta popolare verso l'occidente (Da) nostro inviato speciale) Mosca, agi sto. « Give me biro ». « Give me chewing-gum» Sono tre mar. micchi, il maggiore nvrà otto anni, il più piccolo sei: occhi ceru'.ei, luminosi, e capelli color del grano maturo. Di inglése conósoonp solo quelle tre o quattro parole: quanto basta per chiedere ad un occidentale una penna a sfera e una utr'-^la di gomma americana. Si u ritti davanti a me seduto in una panchina del giardinetto prospiciente il Teatro Bolshoi, mi guardano negli occhi sema neppure un'ombra di soggezione: stanno eretti sulla personcina, sono seri. Stento a convincerli che io, sebbene occidentale, non uso pènne a sfera e non mastico gomme americane Per dimostrare che la mia non è cattiva volontà, metto sul palmo della mano alcuni nichelini. 1 tre marmocchi scuotono il capo, rapidi mi voltano le spalle. Al tempo di Stalin, queste cose non accadevano. Mi dicono che quando gli occidentali camminavano nelle strade di Mosca, i passanti voltavano la testa dall'altra parte: tanta era la paura che un poliziotto potesse accusarli di avere scambiato un cenno d'Intesa con uno straniero, un nemico potenziale, probabilmente una spia. Oggi invece potete discorrere ed intrattenervi . con i russi. Specialmente i giovani sono aperti e senza diffidenza. Eccomi, per esempio/ in un ristorante a conversare con due ufficiali usciti di fresco dall'Accademia militare ed in attesa di destinazione. Rispondono senza riserbo a molte mie domande, anche di carattere militare. Sorridono sempre, con premura. Vorrebbero visitare l'Occidentet E quali nazionit «Si, certamente », mi rispondono insieme I due tenentini. Poi si consultano tra di loro, ed uno aggiunge: « Gii Stati Uniti, perché ci piacerebbe vedere un sistema politico e sociale del tutto diverso dal nostro. Ma anche l'Italia e la Francia per la loro bellezza. Sono davvero cosi bellet ». Otto anni dopo la morte di Stalin, non basta dire che c'è curiosità per l'Occidente. Soprattutto in mezzo alle classi giovani, è più esatto par lare di attrazione per l'Occidente. Nel passato, tutto il buono era di qua, tutto il male di là. Oggi si vorrebbe capire, i libri e i film occidentali hanno una fortuna talora immeritata. Quando capito in ambienti di intellettuali sovietici, spesso non riesco a cavare una informazione: son loro che mi mitragliano di domande. Conoscono i nomi di decine di scrittori italiani e su ciascuno vorrebbero notizie precise sul modo in cui vivono, scrivono, quanto guadagnano, quale nuovo romanzo stanno preparando. Ci sono poi i cinematografari. La loro ammirazione non ha limiti per i maestri del neo-realismo italiano. Di certi film italiani ricordano scene secondarie, particolari minimi. E si capisce subito che anch'essi vorrebbero fare i film con una maggiore aderenza alla realtà ed alla verità. Sanno tuttavia che un film che cogliesse gli aspetti meno rosei della società sovietica, un film, per esempio, sulle miserie della coabitazione, non sarebbe mai permesso dalle autorità. E sospirano, sperano in tempi meno, conformisti. Parlate ora con gli archi.tetti sovietici. Non protestafno più quando un occidenti'le dice bhe i grattacieli di Mosca sono una modesta copia dei grattacieli che gli americani costruivano trenta o quarant'anni fa e che ora stanno demolendo. Non battono ciglio quando dite che le decine di miliardi spesi per i padiglioni permanenti all'Esposizione delle realizzazioni economiche a Mosca sono stati bruciati sull'altare del cattivo gusto. Non trovano neppure da ridire quando osservate che le costruzioni della metropolitana, orgoglio di Stalin, sono brutte cattedrali sotterranee, dove poca è l'arte, molta la pacchianeria. Gli architetti sovietici non protestano. Qualcuno, anzi, rincara la dose. La colpa viene data a Stalin, al suo culto per le pompe di carattere fastoso e funebre. Mi spiegano che Kruscev non ha la pretesa di dettar legge nelle cose di cui non s'intende, per. esempio le arti; e si rende conto che lUrss è rimasta indietro di mezzo secolo all'Europa sul piano artistico. Si propone perciò di dare agli artisti una libertà maggiore, di rendere più frequenti gli incontri con l'Occidente. Un esemplo: nei prossimi anni sarà tenuta a Mosca una grande Esposizione di architettura. Nella capitale saranno invitati i più noti architetti dell'Occidente, anche i più arditi od astrusi, e incaricati di costruire edifici destinati ai più diversi scopi. Ritorniamo ora per le strade di Mosca, fra la gente comune. Qui l'attrazione per l'Occidente palpita da mille indici. La musica jazz ha travolto tutti gli argini della censura e straripa in ogni luogo.- Le canzoni occidentali sono le grandi favorite: il motivetto dell'italiana « Marina » irronpe persino nelle celebrazioni ufficiali, alla presenza di Kruscev. Ormai le automobili dell'Occidente si incontrano frequentemente: eppure la gente non manca mai di adunarsi intorno ad esse, contemplarle, studiarle con occhi avidi. Capannelli si formano persino intorno alle vetture più modeste. Ogni mattina, quando esco dall'albergo, trovo gruppetti di persone che scrutano con sguardi melanconici e toccano con dita trepide una « eoo > targata Pescara. Ci sono poi gli aspetti meno belli, più chiassosi o ribaldi dell'influenza occidentale sulla Russia di Kruscev. Mettiamoci un sabato sera al ristorante situato all'ottavo ■ piano dell'albergo Moskva. C'è l'orchestra, si balla. Ci sono tavoli occupati da comitive di ventenni; devono essere xeìativamenip ricchi, dal momento che .tn una sera possono scialare il salario che alcune categorie di lavoratori guadagnano in quindici giorni. Osserviamoli un po' più da vicino . questi azzimati dandies di una società proletaria e tuttavia protesa verso modi di vivere borghesi. Nessuno più porta i tradizionali pantaloni larghi, a vela: i pantaloni di questi ragazzi sono strettissimi, aderenti in m.aniera ridicola. E poi giacche tunghe attillate. Colletti stretti e che salgono fino alle orecchieCapelli arricciati sul collo, basette lunghissime. Le loro compagne s'atteggiano a divette: capelli gonfi, a criniera, gonne ampie e inamidare, labbra cariche di rosso, occhi bistrati. E quanto bevono: cominciano con vino zuccherato e gelato, poi subito vodka, molta vodka, poi champagne russo che è dolce, poi vino comune, anche quello dolciastro, e poi di nuovo vodka, champagne, i-ino gelato. Di solito ballano' il cha-cha-cha, i più audaci accennano passi di rock' n' roll, il ballo, proibito. Vorrebbero essere disinvolti, ma si capisce subito che sono i primi a sentirsi come la parodia d'un modello vagheggiato. Se non tutti hanno la possibilità di andare il sabato sera a ballare in un ristorante di lusso, molti sono i giovani che incontrate nelle strade delle città, a Lenin¬ grado specialmente, vestiti come lo sono da noi i giovani di vita: maglioni neri, stretti ed accollati, capelli scarruffati, una maniera malandrina di camminare e di guardare. Volentieri si adunano in bande, spesso le loro compagne sono ragazze della stessa- pasta. Pare che attualmente il loro passatempo preferito consista nel picchiare i miliziani, ossia le bonarie guardie civiche. Una notte ho assistito a una rissa fra due bande di ragazzacci (qui li chiamano « stiliaghi ■») ; si picchiavano di santa ragione, ' dall'altra parte della strada un miliziano si affannava a soffiare dentro un fischietto. Però si guardava bene dall'intervenire. Faceva bene, quel miliziano sapeva il fatto suo. Quando le guardie civiche s'intromettono in un regolamento di conti fra bande rivali, ne buscano da tutte e due le parti. Nei giorni scorsi hanno fucilato due ragazzi appunto perché ave/vano percosso guardie civiche. Ma dove attingono il denaro per la loro vita scioperata questi figli degenerati delia rigida morale sovietica? Soprattutto dal mercato nero Ai turisti stranieri isolati offrono rubli o piaceri peccaminosi contro scarpe e cravatte occidentali, calze di nailon, rossetti, dischi, capi di biancheria intima. Oppure oggetti che non si producono nell'Urss e che di conseguenza non sono in vendita: come le penne a sfera e la gomma americana. Oppure offrono tre rubli per un dollaro, sebbene al cambio ufficiale un dollaro valga novanta centesimi di rublo. Questa faccenda dei rubli c dei dollari sta diventando una calamità. Fino a pochi mesi fa i trafficanti di valuta erano puniti con condanne che non potevano superare i quindici anni di detenzione: ora invece c'è la fucilazione, Plotoni di esecuzione hanno già dato i primi esempi. Tuttavia si direbbe che la fame di dollari siq,, ptù forte di qualsiasi mwtac-. eia o paura. Nelle ^traile*e< nei musei, negli alberghi e nei ristoranti, vivace si man¬ tiene l'incetta di dollari e di altre valute straniere. Afa dove vanno a finire i dollari raccolti a rischio di morte f Una parte serve ad alimentare il contrabbando di merci occidentali. Un'altra parte viene acquistata dai russi che ottengono il permesso di visitare paesi dell'Occidente: ed infatti l'anno scorso, in occasione delle Olimpiadi romane, il dollaro al mercato nero ebbe un'improvvisa impennata. Mi dicono però che la parte piU considerevole dei dollari raccolti illegalmente viene tesaurizzata dai russi danarosi: hanno fiducia nella moneta americana, oppure sono persuasi che verrà un tempo in vai russi e americani potranno visitarsi con maggior libertà d'ora. Ci sono poi motivi occasionali impellenti. Per esempio otto mesi fa il governo decise di effettuare il cambio della moneta: per ogni dieci rubli vecchi portati alle banche, 4 cittadini avrebbero ricevuto un rublo, nuovo. Fu un cataclisma per coloro che avevano accumulato ingenti fortune. Come giustificarle agli occhi delle autorità t Molti risolsero il problema acquistando dollari: a qualsiasi prezzo. Chiamatela come volete: curiosità per l'Occidente, attrazione, tentazioni. Il nome non interessa. Importa di più registrare il fenomeno, sottolineare la sua novità. Queste cose, al tempo di Stalin, non accadevano: oggi ow«ngono. Ma come dobbiamo interpretare il fenomenol Come una spinta irresisfiWJe e destinata ad allargarsi sempre di piùt Oppure come qualcosa dt effimero e che una stretta di frpni dovrà, prima o dopo, eliminare f E' difficile pronunciarsi. La Russia sta attraversando un periodo delicato, di transizione. Non vuole essere più quale era al tempo di Stalin, ed è incerta sulla strada da imboccare. Personalmente ritengo che, se i ci sarà la pace, la spinta popolare verso Occidente nei prossimi anni diventerà più robusta. Potrà perfino contribuire al . crollo di molte barriere
Le cose che non accadevano in Russia al tempo di Stalin
Le cose che non accadevano in Russia al tempo di Stalin UN OCCIDENTALE PER LE VIE DI MOSCA Le cose che non accadevano in Russia al tempo di Stalin Bimbi che chiedono al forestiero biro o gqmma da masticare - Un cordiale colloquio con due tenentini: « Quale paese vi piacerebbe visitare? » - Vivo interesse per la letteratura ed il cinema italiani -1 giovani « dandies » della società proletaria - Malgrado la pena di morte è attivissimo il mercato nero del dollaro - La spinta popolare verso l'occidente (Da) nostro inviato speciale) Mosca, agi sto. « Give me biro ». « Give me chewing-gum» Sono tre mar. micchi, il maggiore nvrà otto anni, il più piccolo sei: occhi ceru'.ei, luminosi, e capelli color del grano maturo. Di inglése conósoonp solo quelle tre o quattro parole: quanto basta per chiedere ad un occidentale una penna a sfera e una utr'-^la di gomma americana. Si u ritti davanti a me seduto in una panchina del giardinetto prospiciente il Teatro Bolshoi, mi guardano negli occhi sema neppure un'ombra di soggezione: stanno eretti sulla personcina, sono seri. Stento a convincerli che io, sebbene occidentale, non uso pènne a sfera e non mastico gomme americane Per dimostrare che la mia non è cattiva volontà, metto sul palmo della mano alcuni nichelini. 1 tre marmocchi scuotono il capo, rapidi mi voltano le spalle. Al tempo di Stalin, queste cose non accadevano. Mi dicono che quando gli occidentali camminavano nelle strade di Mosca, i passanti voltavano la testa dall'altra parte: tanta era la paura che un poliziotto potesse accusarli di avere scambiato un cenno d'Intesa con uno straniero, un nemico potenziale, probabilmente una spia. Oggi invece potete discorrere ed intrattenervi . con i russi. Specialmente i giovani sono aperti e senza diffidenza. Eccomi, per esempio/ in un ristorante a conversare con due ufficiali usciti di fresco dall'Accademia militare ed in attesa di destinazione. Rispondono senza riserbo a molte mie domande, anche di carattere militare. Sorridono sempre, con premura. Vorrebbero visitare l'Occidentet E quali nazionit «Si, certamente », mi rispondono insieme I due tenentini. Poi si consultano tra di loro, ed uno aggiunge: « Gii Stati Uniti, perché ci piacerebbe vedere un sistema politico e sociale del tutto diverso dal nostro. Ma anche l'Italia e la Francia per la loro bellezza. Sono davvero cosi bellet ». Otto anni dopo la morte di Stalin, non basta dire che c'è curiosità per l'Occidente. Soprattutto in mezzo alle classi giovani, è più esatto par lare di attrazione per l'Occidente. Nel passato, tutto il buono era di qua, tutto il male di là. Oggi si vorrebbe capire, i libri e i film occidentali hanno una fortuna talora immeritata. Quando capito in ambienti di intellettuali sovietici, spesso non riesco a cavare una informazione: son loro che mi mitragliano di domande. Conoscono i nomi di decine di scrittori italiani e su ciascuno vorrebbero notizie precise sul modo in cui vivono, scrivono, quanto guadagnano, quale nuovo romanzo stanno preparando. Ci sono poi i cinematografari. La loro ammirazione non ha limiti per i maestri del neo-realismo italiano. Di certi film italiani ricordano scene secondarie, particolari minimi. E si capisce subito che anch'essi vorrebbero fare i film con una maggiore aderenza alla realtà ed alla verità. Sanno tuttavia che un film che cogliesse gli aspetti meno rosei della società sovietica, un film, per esempio, sulle miserie della coabitazione, non sarebbe mai permesso dalle autorità. E sospirano, sperano in tempi meno, conformisti. Parlate ora con gli archi.tetti sovietici. Non protestafno più quando un occidenti'le dice bhe i grattacieli di Mosca sono una modesta copia dei grattacieli che gli americani costruivano trenta o quarant'anni fa e che ora stanno demolendo. Non battono ciglio quando dite che le decine di miliardi spesi per i padiglioni permanenti all'Esposizione delle realizzazioni economiche a Mosca sono stati bruciati sull'altare del cattivo gusto. Non trovano neppure da ridire quando osservate che le costruzioni della metropolitana, orgoglio di Stalin, sono brutte cattedrali sotterranee, dove poca è l'arte, molta la pacchianeria. Gli architetti sovietici non protestano. Qualcuno, anzi, rincara la dose. La colpa viene data a Stalin, al suo culto per le pompe di carattere fastoso e funebre. Mi spiegano che Kruscev non ha la pretesa di dettar legge nelle cose di cui non s'intende, per. esempio le arti; e si rende conto che lUrss è rimasta indietro di mezzo secolo all'Europa sul piano artistico. Si propone perciò di dare agli artisti una libertà maggiore, di rendere più frequenti gli incontri con l'Occidente. Un esemplo: nei prossimi anni sarà tenuta a Mosca una grande Esposizione di architettura. Nella capitale saranno invitati i più noti architetti dell'Occidente, anche i più arditi od astrusi, e incaricati di costruire edifici destinati ai più diversi scopi. Ritorniamo ora per le strade di Mosca, fra la gente comune. Qui l'attrazione per l'Occidente palpita da mille indici. La musica jazz ha travolto tutti gli argini della censura e straripa in ogni luogo.- Le canzoni occidentali sono le grandi favorite: il motivetto dell'italiana « Marina » irronpe persino nelle celebrazioni ufficiali, alla presenza di Kruscev. Ormai le automobili dell'Occidente si incontrano frequentemente: eppure la gente non manca mai di adunarsi intorno ad esse, contemplarle, studiarle con occhi avidi. Capannelli si formano persino intorno alle vetture più modeste. Ogni mattina, quando esco dall'albergo, trovo gruppetti di persone che scrutano con sguardi melanconici e toccano con dita trepide una « eoo > targata Pescara. Ci sono poi gli aspetti meno belli, più chiassosi o ribaldi dell'influenza occidentale sulla Russia di Kruscev. Mettiamoci un sabato sera al ristorante situato all'ottavo ■ piano dell'albergo Moskva. C'è l'orchestra, si balla. Ci sono tavoli occupati da comitive di ventenni; devono essere xeìativamenip ricchi, dal momento che .tn una sera possono scialare il salario che alcune categorie di lavoratori guadagnano in quindici giorni. Osserviamoli un po' più da vicino . questi azzimati dandies di una società proletaria e tuttavia protesa verso modi di vivere borghesi. Nessuno più porta i tradizionali pantaloni larghi, a vela: i pantaloni di questi ragazzi sono strettissimi, aderenti in m.aniera ridicola. E poi giacche tunghe attillate. Colletti stretti e che salgono fino alle orecchieCapelli arricciati sul collo, basette lunghissime. Le loro compagne s'atteggiano a divette: capelli gonfi, a criniera, gonne ampie e inamidare, labbra cariche di rosso, occhi bistrati. E quanto bevono: cominciano con vino zuccherato e gelato, poi subito vodka, molta vodka, poi champagne russo che è dolce, poi vino comune, anche quello dolciastro, e poi di nuovo vodka, champagne, i-ino gelato. Di solito ballano' il cha-cha-cha, i più audaci accennano passi di rock' n' roll, il ballo, proibito. Vorrebbero essere disinvolti, ma si capisce subito che sono i primi a sentirsi come la parodia d'un modello vagheggiato. Se non tutti hanno la possibilità di andare il sabato sera a ballare in un ristorante di lusso, molti sono i giovani che incontrate nelle strade delle città, a Lenin¬ grado specialmente, vestiti come lo sono da noi i giovani di vita: maglioni neri, stretti ed accollati, capelli scarruffati, una maniera malandrina di camminare e di guardare. Volentieri si adunano in bande, spesso le loro compagne sono ragazze della stessa- pasta. Pare che attualmente il loro passatempo preferito consista nel picchiare i miliziani, ossia le bonarie guardie civiche. Una notte ho assistito a una rissa fra due bande di ragazzacci (qui li chiamano « stiliaghi ■») ; si picchiavano di santa ragione, ' dall'altra parte della strada un miliziano si affannava a soffiare dentro un fischietto. Però si guardava bene dall'intervenire. Faceva bene, quel miliziano sapeva il fatto suo. Quando le guardie civiche s'intromettono in un regolamento di conti fra bande rivali, ne buscano da tutte e due le parti. Nei giorni scorsi hanno fucilato due ragazzi appunto perché ave/vano percosso guardie civiche. Ma dove attingono il denaro per la loro vita scioperata questi figli degenerati delia rigida morale sovietica? Soprattutto dal mercato nero Ai turisti stranieri isolati offrono rubli o piaceri peccaminosi contro scarpe e cravatte occidentali, calze di nailon, rossetti, dischi, capi di biancheria intima. Oppure oggetti che non si producono nell'Urss e che di conseguenza non sono in vendita: come le penne a sfera e la gomma americana. Oppure offrono tre rubli per un dollaro, sebbene al cambio ufficiale un dollaro valga novanta centesimi di rublo. Questa faccenda dei rubli c dei dollari sta diventando una calamità. Fino a pochi mesi fa i trafficanti di valuta erano puniti con condanne che non potevano superare i quindici anni di detenzione: ora invece c'è la fucilazione, Plotoni di esecuzione hanno già dato i primi esempi. Tuttavia si direbbe che la fame di dollari siq,, ptù forte di qualsiasi mwtac-. eia o paura. Nelle ^traile*e< nei musei, negli alberghi e nei ristoranti, vivace si man¬ tiene l'incetta di dollari e di altre valute straniere. Afa dove vanno a finire i dollari raccolti a rischio di morte f Una parte serve ad alimentare il contrabbando di merci occidentali. Un'altra parte viene acquistata dai russi che ottengono il permesso di visitare paesi dell'Occidente: ed infatti l'anno scorso, in occasione delle Olimpiadi romane, il dollaro al mercato nero ebbe un'improvvisa impennata. Mi dicono però che la parte piU considerevole dei dollari raccolti illegalmente viene tesaurizzata dai russi danarosi: hanno fiducia nella moneta americana, oppure sono persuasi che verrà un tempo in vai russi e americani potranno visitarsi con maggior libertà d'ora. Ci sono poi motivi occasionali impellenti. Per esempio otto mesi fa il governo decise di effettuare il cambio della moneta: per ogni dieci rubli vecchi portati alle banche, 4 cittadini avrebbero ricevuto un rublo, nuovo. Fu un cataclisma per coloro che avevano accumulato ingenti fortune. Come giustificarle agli occhi delle autorità t Molti risolsero il problema acquistando dollari: a qualsiasi prezzo. Chiamatela come volete: curiosità per l'Occidente, attrazione, tentazioni. Il nome non interessa. Importa di più registrare il fenomeno, sottolineare la sua novità. Queste cose, al tempo di Stalin, non accadevano: oggi ow«ngono. Ma come dobbiamo interpretare il fenomenol Come una spinta irresisfiWJe e destinata ad allargarsi sempre di piùt Oppure come qualcosa dt effimero e che una stretta di frpni dovrà, prima o dopo, eliminare f E' difficile pronunciarsi. La Russia sta attraversando un periodo delicato, di transizione. Non vuole essere più quale era al tempo di Stalin, ed è incerta sulla strada da imboccare. Personalmente ritengo che, se i ci sarà la pace, la spinta popolare verso Occidente nei prossimi anni diventerà più robusta. Potrà perfino contribuire al . crollo di molte barriere
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