CASSAZIONE: MARITO NON FA SESSO? SCATTA ADDEBITO SEPARAZIONE
ROMA - Scatta l'addebito della separazione nei confronti del marito che - come la Lisistrata di Aristofane, che organizzo' il primo sciopero delle donne - decide di non avere rapporti sessuali con la moglie con l'intento dichiarato di punirla. Lo sottolinea la Cassazione con la sentenza 6276 che ha confermato la responsabilita', nella crisi matrimoniale, di Francesco G., un siciliano che per sette anni aveva rifiutato di fare l'amore con sua moglie, Piera N., ''per ritorsione''. In questo modo il marito voleva punire la moglie, 'colpevole' di aver preso le difese dei suoi familiari in una lite sorta per motivi legati alla costruzione della loro abitazione.
Fin dal giudizio di primo grado, i magistrati di merito del Tribunale di Trapani non avevano avuto dubbi nell'attribuire la colpa a Francesco e dello stesso parere erano stati i giudici della Corte di Appello di Palermo e, adesso, anche la Suprema Corte ha stabilito definitivamente il torto del marito che, ostinatamente, non adempie al piu' piacevole tra i doveri coniugali. Rileva in proposito Piazza Cavour che non si puo' dubitare ''che il rifiuto, protrattosi per ben sette anni, di intrattenere normali rapporti affettivi e sessuali con il coniuge costituisca gravissima offesa alla dignita' e alla personalita' del partner e situazione che oggettivamente provoca senso di frustrazione e disagio, spesso causa, come e' notorio, di irreversibili danni sul piano dell'equilibrio psicofisico''.
Aggiungono gli 'ermellini' che il ''consimile contegno'' - del marito in sciopero a letto - ''configura e integra violazione del dovere di assistenza morale e materiale sancito dall'art. 143 del codice civile, nella cui nozione sono da ricomprendere tutti gli aspetti di sostegno nei quali, con riferimento anche alla sfera affettiva, si estrinseca il concetto di comunione, si tratta, peraltro, di un dovere che non puo' non essere il riflesso precettivo di quel legame sentimentale sul quale realmente puo' reggersi e prosperare il rapporto di coppia''. Spiega, inoltre, la Cassazione che ''ove volontariamente posto in essere, il rifiuto alla assistenza affettiva ovvero alla prestazione sessuale, non puo' che costituire addebitamento della separazione, rendendo impossibile all'altro il soddisfacimento delle proprie esigenze di vita dal punto di vista affettivo e l'esplicarsi della comunione di vita nel suo profondo significato''.
Cosi' il ricorso di Francesco G. - l'uomo che per sette lunghissimi anni ha bofonchiato a sua moglie 'cara, anche stasera ho mal di testa' - e' stato dichiarato ''inammissibile'' dalla Prima sezione civile, che lo ha anche condannato a pagare tremila euro di spese processuali. Adesso il marito renitente deve rassegnarsi a tenere l'addebito contro il quale aveva reclamato in Cassazione e a continuare a pagare l'assegno per la moglie e i figli, nati nei primi tempi dell'unione quando ancora andava a letto non solo per dormire.
(ANSA)

















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