“ Per uso in tempo di emergenza, il Governo degli Stati Uniti d’America e il Governo della Repubblica Socialista Sovietica sono d’accordo nello stabilire, nei tempi tecnici necessari, un collegamento per la comunicazione diretta tra i due Governi”. Era il 20 giugno del 1963.
Cominciava cosi' il Memorandum d’intesa firmato a Ginevra dalle due potenze che istituiva quella che per anni fu chiamata la linea rossa. La necessita' di una comunicazione diretta senza intermediari tra i due paesi, era urgentemente venuta alla ribalta nel 1962 durante la crisi di Cuba e della mancata installazione dei missili sovietici nell’isola, quando si ando' ad un passo da una guerra.
Immortalata da film e documentari come un telefono rosso a disposizione dei presidenti americano e sovietico in realta' era un sistema, messo a punto dalla Harris Corporation della Florida comprendeva due telescriventi, un circuito per il telegrafo a doppio filo (Washington-Londra-Copenhagen-Stoccolma-Helsinki-Mosca) e un secondo circuito a doppio filo per il radio-telegrafo (Washington-Tangeri-Mosca), entrambi attivi 24 ore su 24.
La prima occasione di utilizzare il sistema fu nel 1967, durante la Guerra dei Sei Giorni tra Israele ed Egitto, Giordania e Siria. Ci fu una trasmissione di 20 messaggi: in America c’erano Bob McNamara, ministro della Difesa e il presidente Lyndon Johnson, in Russia il Premier Alexei Kosyghin. Un telefono fu installato tre anni dopo, nel 1970, con l’aggiunta di due sistemi satellitari e di un cavo sottomarino.

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