Losagen
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 Re: Monumenti Piu' Brutti , Uno E' A Mosca
TUTTA MOSCA INORRIDISCE PER LA STATUA DI PIETRO IL GRANDE
Repubblica — 25 maggio 1997 pagina 30 sezione: CULTURA
Mosca Pietro il Grande non amava Mosca. La considerava una prigione, rinserrata nelle sue tradizioni, dalla quale prima o poi bisognava evadere. L' evasione, che avrebbe segnato la storia della Russia, cominciò nel 1703, quando lo zar fondò San Pietroburgo, sulle rive del mar Baltico, in una landa paludosa infestata dai lupi: dieci anni più tardi la avrebbe eletta a residenza, trasferendovi la capitale per farne la "finestra sull' Europa" del suo immenso impero. Adesso, tre secoli dopo aver ripudiato Mosca, Pietro I è tornato nella città che disprezzava: ma corre il rischio di venirne rapidamente espulso.
Non si tratta di una vendetta dei moscoviti, che pure avrebbero qualche motivo per serbargli rancore. Probabilmente sarebbe stato accolto meglio, se il suo ritorno non avesse assunto proporzioni tanto ingombranti. E' un Pietro alto sessanta metri, infatti, quello riapparso da qualche mese nel cuore della vecchia Mosca, sull' ansa di un canale della Moscova, tra la galleria Tretjakova e la "casa sul lungofiume", il più celebre palazzo della nomenklatura artistica dell' Urss. Il Cremlino, con le sue torri sormontate da stelle di rubino, con le sue cupole dorate, sorge proprio di fronte alla statua dello zar, ritratto in piedi, accanto all' albero maestro di una nave, con le mani sul timone, simbolo della prima flotta russa, da lui creata giusto trecento anni or sono. Nella Mosca sovietica non c' erano monumenti dei Romanov, tantomeno di Pietro il Grande, lo zar delle prime riforme, della modernizzazione, dell' apertura all' Occidente. Crollata l' Urss, mentre da un capo all' altro della nazione rotolavano teste di Lenin e busti di Stalin, le autorità della capitale hanno pensato di rimediare. Il sindaco, Jurij Luzhkov, ha affidato a uno scultore di sua fiducia, il georgiano Zurab Tsereteli, il progetto di una statua di Pietro I. I lavori sono durati un anno e mezzo, e costati una fortuna, pari a 30 miliardi di lire. Ma solo recentemente, da sotto le impalcature, è sbucata l' opera pressoché conclusa. E immediatamente sono partite le polemiche.
Lo zar in formato gigante non è piaciuto a nessuno. "Gulliver, Terminator, il Ciclope", lo ha soprannominato la stampa locale. "Un orribile pugno negli occhi", ha sentenziato la critica, architetti, urbanisti, artisti. Marat Gelman, proprietario di una avviatissima galleria d' arte, ha mobilitato l' intellighenzia, specie sociale in letargo dai tempi migliori della perestrojka, minacciando di raccogliere le 100 mila firme necessarie a indire un referendum per smantellare il monumento-mammuth. A questo punto è sceso in campo anche Boris Eltsin. "Sono andato a dargli un' occhiata di persona, in incognito, senza scorta", ha raccontato il presidente a un gruppo di direttori di giornale. "Ebbene, è veramente brutto". E ha concluso con una stoccata a Tsereteli, lo scultore: "Non abbiamo altri artisti che lui, cui commissionare opere pubbliche?". Per Zurab Tsereteli, georgiano di origine ma trapiantato a Mosca da anni, non è il primo scandalo. Forte dell' amicizia personale con il sindaco Luzhkov, che lo definisce "il Michelangelo dei tempi moderni", in questi anni è diventato lo "scultore di corte" della capitale: ruolo che gli ha permesso di arricchirsi ma che ne ha fatto un regolare bersaglio della cittadinanza. Suo è il faraonico Memoriale, in fondo al Kutuzovksij Prospekt, che ricorda la vittoria sul nazismo, inaugurato due anni or sono dopo decenni di progetti bocciati, intrapresi, di nuovo interrotti: un colonnato simile a quello di San Pietro in Vaticano, un obelisco alto più di cento metri che svetta al centro di un piazzale sterminato, alle spalle di un gruppo marmoreo intitolato "la Pietà", che ritrae uomini, donne e bambini, tutti alti dieci volte più del normale, ridotti pelle e ossa dai patimenti della guerra. Dopo un' ondata di proteste, il sindaco ha ordinato di rimuovere almeno le statue: "Erano", ha ammesso, "troppo deprimenti".
Ora sarà probabilmente costretto a far traslocare anche la statua di Pietro il Grande. Gli dispiace, perché il monumento allo zar è uno dei gioielli del rinnovamento architettonico di Mosca, in vista dell' 850esimo anniversario della fondazione della città, che sarà celebrato con cinque giorni di feste, parate, manifestazioni, all' inizio del prossimo settembre. Un anniversario singolare: avrebbe avuto più senso celebrare i 900 anni della nascita di Mosca. Ma qualcuno, nel suo staff, deve essersi accorto che gli 850 anni cadevano durante il secondo (e ultimo) mandato di Luzhkov come primo cittadino della capitale, e il sindaco non si è voluto lasciar sfuggire l' occasione di un appuntamento solenne, utile a lanciare le sue ambizioni politiche. Nel 2000, Luzhkov conta di candidarsi alla presidenza, per diventare il successore di Eltsin: il compleanno di Mosca potrebbe servirgli ad allargare il consenso. Sotto di lui, indubbiamente, Mosca si è trasformata. E' diventata più pulita. Le strade sono state riparate, e meglio illuminate. I bei palazzi dai colori pastello dell' epoca pre-rivoluzionaria vengono restaurati, il numero dei nuovi condomini popolari si moltiplica di anno in anno, risolvendo, per la prima volta, il cronico problema degli alloggi. La notte, sapienti giochi di luce danno una magica suggestione ai sette grattacieli dell' era staliniana. Grazie agli sponsor privati trovati da Luzhkov, sta per essere completata la ricostruzione della cattedrale del Cristo Salvatore, la più grande chiesa di Russia, edificata in segno di gratitudine per la vittoria su Napoleone, demolita con la dinamite da Stalin negli anni Trenta durante la campagna contro la religione, e ora rifatta esattamente identica all' originale. Lo stadio Lenin avrà presto un tetto avveniristico come San Siro. Sotto la piazza del Maneggio sarà pronto, per settembre, un gigantesco shopping-center con ristoranti, negozi, parcheggi. E l' elenco delle "grandi opere" pubbliche potrebbe continuare. Il sindaco era stato criticato per il modo in cui ha finanziato la rinascita di Mosca, legandosi a banchieri e speculatori, chiudendo un occhio su una corruzione rampante e una efferata criminalità che fanno della capitale russa una delle città più violente del mondo. Ora la polemica sulla statua di Pietro il Grande segnala un altro fenomeno: dopo decenni di realismo socialista, il gusto artistico dei russi sta cambiando. Il 60enne Luzhkov appartiene a una generazione che predilige l' arte grandiosa, monumentale, agiografica, tipica del periodo sovietico. Ma i moscoviti più giovani rivelano inclinazioni differenti. L' idea che più una cosa è grande, maestosa, più è bella, non va più di moda. "Vogliamo una città dinamica, moderna", dice il promotore della rivolta, il gallerista Gelman. E del resto, una riproduzione di se stesso alta sessanta metri non sarebbe piaciuta nemmeno allo zar più dinamico e moderno della storia russa: Pietro I, che era "Grande" di statura e di genio, ma aveva il senso delle proporzioni, come dimostra la meravigliosa città che ci ha lasciato. - Enrico Franceschini
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