Fiaba popolare russa
La principessa ranocchia
In un regno lontano, in un remoto staterello viveva un re che aveva tre figli. Il più giovane si chiamava Ivan.
Un giorno il re chiamò i figli e disse loro:
- Cari figli miei, tutti voi ora siete nell’età giusta per pensare di fidanzarvi!
- Padre, e chi noi chiederemo in sposa?
- Voi prenderete delle frecce, tenderete i vostri archi tesi e le rilascerete in differenti direzioni. Dove il dardo cadrà – lì, vi fidanzerete.
I fratelli andarono nel grande cortile del padre, tesero i loro archi tesi e scagliarono i dardi.
Rilasciò la freccia, il fratello maggiore. Essa cadde nel cortile del boiardo, e fu raccolta dalla figlia del boiardo.
Scagliò la freccia, il fratello di mezzo - ed essa s’involò nel cortile di un ricco mercante. Fu raccolta dalla figlia del mercante.
Rilasciò la freccia, il principe Ivan – la sua freccia volò direttamente in una palude fangosa, ed essa fu raccolta dalla raganella- gracidella…
I fratelli maggiori andarono a cercare le loro frecce, e subito le trovarono: uno, nel castello del boiardo, l’altro nel cortile del mercante. Invece Ivan ci mise molto a trovare la sua freccia. Egli camminò per due giorni, sia nelle foreste, sia sui monti, e il terzo giorno andò nella palude fangosa. Vide seduta lì una raganella-gracidella, che teneva la sua freccia.
Il principe Ivan in un primo momento voleva correre via e rinunciare al proprio bottino, ma la raganella-gracidella disse:
- Kra-kra, principe Ivan! Vieni da me, raccogli la tua freccia, e sposami.
Afflitto il principe Ivan, rispose:
- Come posso io sposarti? La gente mi prenderà in giro!
- Sposami principe Ivan, non te ne pentirai!
Pensa e ripensa il principe Ivan prese la raganella-gracidella, la avvolse in un fazzolettino e la portò nel suo reame.
I fratelli maggiori andarono dal padre raccontando dove la freccia di ognuno era caduta.
Lo stesso fece anche il principe Ivan. Successe che i fratelli lo derisero, ma il padre disse:
- Prendi la raganella-gracidella, altro non si può fare!
E così si celebrarono tre nozze, si unirono in matrimonio: il principe maggiore con la figlia del boiardo, il mezzano con la figlia del mercante, e il principe Ivan con la raganella-gracidella.
Il giorno dopo le nozze, il re chiamò i suoi figli e disse:
- Ora miei cari figlioli, siete tutti sposati. Io vorrei capire se le vostre mogli sanno cucinare il pane. Loro per domani mattina mi dovranno preparare una pagnotta.
I principi salutarono il padre con un inchino e se ne andarono. Il principe Ivan tornò nelle sue stanze per niente allegro, con il capo così chino che avrebbe potuto toccare terra.
- Kra-kra, principe Ivan, - disse la raganella-gracidella, - che cosa ti affligge così? Hai forse udito da tuo padre parole dure?
- Come posso non affliggermi? – rispose il principe Ivan. - Mio padre ha ordinato che tu stessa per domattina dovrai cucinare una pagnotta.
- Non rattristarti principe Ivan! Su, stenditi, meglio dormire in pace: la notte porta consiglio!
La raganella-gracidella mise a dormire il figlio del re, si tolse la pelle da rana e si tramutò in una bella ragazza: Vasilisa Premudraia – ed era bella, ma così bella, che nessuna fiaba poteva narrare, e che nessuna penna avrebbe potuto descrivere!
Lei prese il crivello a maglie fitte, un piccolo setaccio, passò la farina di grano, lavorò la pasta bianca e cucinò la pagnotta – friabile e morbida, e la decorò con diversi ornamenti complicati: sul fianco –città, palazzi, giardini, e ancora delle torri, e sopra uccellini volanti, mentre sotto – c’erano animali che correvano…
Il mattino la raganella-gracidella svegliò il principe Ivan:
- È ora principe Ivan, alzati e vai a consegnare la pagnotta.
Lei depose la pagnotta in un piatto d’oro, e accompagno il principe Ivan dal padre.
Arrivarono anche i fratelli maggiori, consegnarono le loro pagnotte, che non avevano nulla di particolare: il pane della figlia del boiardo era bruciacchiato, quello della figlia del mercante era riuscito crudo e in più sbilenco.
Il re per primo ricevette il pane del principe maggiore, lo guardò e ordinò che fosse dato ai cani nel cortile.
Ricevette la pagnotta dal figlio di mezzo, le gettò uno sguardo e disse:
- Codesta pagnotta solo chi sarà in carestia potrà mangiarla. Arrivò il turno del principe Ivan. Il re ricevette la sua pagnotta e disse:
- Ecco! Questa pagnotta la mangerò solamente durante le feste.
E immediatamente diede ai figli un nuovo ordine:
- Desidero sapere, come le vostre mogli sono in grado di lavorare con l’ago e il filo. Prendete della seta, oro e argento, e che esse con le loro mani durante la notte mi tessano un tappeto!
I principi più grandi ritornarono dalle loro mogli, riferendo l’ordinanza reale. Le mogli cominciarono con il chiamare le balie, le tate e delle serve – perché dessero loro una mano a tessere i tappeti.
Subito le balie, le tate e in più le serve si raccolsero e si misero a tessere i tappeti, oltre che a ricamarli – chi con l’argento, chi con l’oro, chi con la seta.
Il principe Ivan mogio-mogio andò a casa, con il capo chino che quasi toccava terra.
- Kra-Kra principe Ivan, - disse la raganella-gracidella, - perché sei così afflitto? Tu forse hai sentito da tuo padre parole cattive?
- Come posso non struggermi! – rispose il principe Ivan. – Mio padre ha ordinato che in una notte gli dovrai tessere un tappeto riccamente adornato!
- Non rattristarti principe Ivan! Stenditi, meglio che ci dormi sopra: la collera della sera serbala per la mattina!
La raganella lo mise a dormire, e si tolse d’addosso alla propria pelle quella di rana, e divenne una bellissima fanciulla, Vasilisa Premudraia, e cominciò a tessere il tappeto. Dove ella toccava una volta con l’ago, un fiore sbocciava, dove toccava con un altro, intricati decori andavano, e dove toccava con il terzo – gli uccellini volavano…
Il sole non era ancora sorto, che il tappeto era già pronto.
Ed ecco che tutti e tre i fratelli andarono dal re, portando ciascuno il proprio tappeto. Il re per primo prese il tappeto del principe più grande, lo guardò e dichiarò:
- Questo tappeto va bene per riparare i cavalli dalla pioggia!
Ricevette quello del mezzano, lo guardò e disse:
- Va bene solamente da stendere presso il portone.
Accettò quello del principe Ivan, lo guardò e disse:
- Ah ecco, questo tappeto nel mio salone durante le grandi feste si stenderà!
E senza indugio, il re diede un nuovo ordine, che tutti e tre i principi si presentino al banchetto con le loro mogli: egli vuol guardare, chi di loro meglio sa danzare.
Tornando, il principe Ivan era rabbuiato, dentro di se pensava: “Come condurrò io, la mia raganella al banchetto reale?...”
Egli tornò a casa triste. La raganella gli domandò:
- Come mai principe Ivan, sei di nuovo triste, con il capo così chino che potrebbe toccare per terra, che cosa ti rattrista?
- Come posso non rabbuiarmi! – disse il principe Ivan. Mio padre - ha ordinato che io domani, al banchetto reale ti dovrò portare…
- Non angosciarti principe Ivan! Sdraiati e dormi: il mattino porta consiglio!
Il giorno seguente, come arrivò il tempo di andare al banchetto, la raganella disse al figlio del re:
- Ebbene principe Ivan, andrai da solo al banchetto reale, io invece, ti seguirò. Come sentirai il rumore di un tuono – non spaventarti, dii solamente: “Questa chiaramente è la mia raganella che sta arrivando in scatoletta!”
Il principe Ivan andò al banchetto reale da solo.
I fratelli maggiori arrivarono al palazzo con le loro mogli, agghindate in pompa magna. Essi si rivolsero al principe Ivan ridacchiando:
- Allora fratello, sei venuto senza moglie? Almeno potevi portarla in un fazzolettino, affinché tutti sentano come lei gracida!
Di punto in bianco si levò il rumore di un tuono – tutto il palazzo cominciò a dondolare e a scuotersi. Tutti gli ospiti si agitarono, balzando in piedi dai loro posti. Allora il principe Ivan disse:
- Non temete cari ospiti! Questa chiaramente è la mia raganella che arriva nella sua scatoletta!
Tutti accorsero verso le finestre e videro: arrivavano i corridori veloci, cavalcavano i messaggeri, e dietro di loro andava una carrozza dorata con attaccata una troica di cavalli bai.
La carrozza si avvicinò all’ingresso, e da essa uscì Vasilisa Premudraia – Era fulgida come il sole.
Tutti erano ammaliati da lei, la ammiravano, e dallo stupore non riuscirono a proferire una sola parola.
Vasilisa Premudraia prese il principe Ivan per le mani e lo condusse al tavolo di quercia rivestito da una tovaglia decorata…
Gli ospiti cominciarono a bere e a mangiare, e a divertirsi.
Vasilisa Premudraia bevve dalla coppa – non finì di sorseggiare, che si versò l’eccedenza dentro la manica sinistra. Mangiò del cigno arrostito – e gli ossicini ella li gettò dentro la manica destra.
Le mogli dei principi più anziani si accorsero di questo – e la imitarono: quello che non finirono di bere – nella manica versarono, quello che non finirono di mangiare – nell’altra misero. Ma, a che scopo –esse non capivano.
Come si alzarono gli ospiti da tavola, si cominciò a suonare la musica, e si diede inizio alle danze. Vasilisa Premudraia iniziò a danzare con il principe Ivan. Agitando la manica sinistra – ne uscì un lago, agitando la destra ne uscirono nuotando, dei cigni bianchi. Il re e tutti gli ospiti ne rimasero meravigliati. E come lei smise di ballare, tutto sparì: sia il lago sia i cigni.
Andarono a ballare le mogli dei principi maggiori.
Come agitarono le loro maniche sinistre, schizzarono tutti gli ospiti; come sventolarono le maniche destre, masticature e ossi si sparsero, e proprio il re per poco, non ci rimise un occhio.
Egli indispettito comandò che fossero cacciate via dal salone.
Verso la fine del banchetto, il principe Ivan trovò un momento buono e corse a casa.
Scoprì la pelle di rana e la bruciò sul fuoco.
Arrivò a casa Vasilisa Premudraia, e si accorse che non c’era più la pelle di rana!
Ella si mise a cercarla. Cercava-cercava – ma la pelle di rana non trovava, e disse al principe Ivan:
- Ah!, principe Ivan, che cosa hai fatto! Se tu avessi pazientato ancora tre giorni, eternamente sarei stata tua. Ma ora perdonami, dovrai cercarmi in capo al mondo, ai confini del mare, alla fine del regno, da Koshej l’Immortale. Quando tu avrai consumato tre paia di stivali di ferro, quando tu avrai rosicchiato tre pani di ferro, solo allora mi troverai…
Detto questo, si trasformò in un bianco cigno, e volò via verso la finestra.
Il principe Ivan cominciò a disperarsi. Egli si equipaggiò, prese un arco e le frecce, indossò gli stivali di ferro, collocò in un sacco da spalla tre pani di ferro e partì alla ricerca di sua moglie, Vasilisa Premudraia.
Camminò in lungo e in largo, velocemente narra la favola, ma, in realtà, tutto andava a rilento, due paia di stivali di ferro consumò, e due pani di ferro egli rosicchiò, e cominciava il terzo. A quel punto incontrò un vecchio.
- Buongiorno, nonno! - Disse il principe Ivan.
- Buongiorno, bravo giovane! - Che cosa cerchi, dove ti porta il cammino?
Il principe Ivan raccontò al vecchio la sua penosa storia.
- Ecco principe Ivan, - disse il vecchio, - perché hai bruciato la pelle di ranocchio? Se tu non gliel’hai fatta indossare, tu non gliela dovevi togliere! Vasilisa Premudraia crebbe più intelligente e saggia, di suo padre, Koshej l’Immortale e dopo che se ne fu accorto, si arrabbiò con lei, e le ordinò di essere una rana per tre anni. Non si può fare nulla, non è possibile riparare la disgrazia con le parole. Eccoti un gomitolo: dove egli rotolerà, lì, tu andrai.
Il principe Ivan ringraziò il vecchio, e andò dietro al gomitolo.
Esso rotolò su alti monti, in foreste tenebrose. Rotolò su dei verdi prati e paludi fangose, e in luoghi selvaggi, ma il principe Ivan nonostante ciò andava, camminava dietro di lui, non si fermò per rifocillarsi, nemmeno per un’ora.
Cammina-cammina, egli usurò il terzo paio di stivali di ferro, e rosicchiò la terza pagnotta di ferro, quando arrivò in una fitta foresta di pini. Gli venne incontro un orso.
“Ora ucciderò l’orso!” pensò il principe Ivan, giacché non aveva niente da mangiare.
Egli prese la mira, ma di punto in bianco l’orso con voce umana gli disse:
- Non uccidermi principe Ivan! Un giorno o l’altro io ti sarò utile.
Il principe Ivan impietositosi dell’orso non lo colpì, e si avviò allontanandosi.
Arrivò in un campo aperto quand’ecco che sopra di loro volò una grande anatra.
Il principe Ivan tese l’arco, voleva colpirla con la freccia appuntita, ma l’anatra gli parlò come un umano:
- Non uccidermi principe Ivan! Verrà il tempo in cui io ti aiuterò.
Il principe Ivan ebbe compassione del germano reale e non lo toccò. S’incamminò allontanandosi.
A un tratto gli venne incontro una lepre strabica.
“Ucciderò questa lepre!” – pensò il principe. “Assai io voglio mangiare…”
Tendendo il suo teso arco, cominciò a prendere la mira, ma la lepre gli disse con voce umana:
- Non distruggermi principe Ivan! Verrà il tempo in cui io servirò.
Il principe, provò pena, e se né andò lontano.
Egli arrivò al mar turchino, sulla riva, tra la sabbia gialla, giaceva un pesce-luccio.
Il principe Ivan disse:
- Ah, ora mi mangerò questo pesce! Non posso più sopportare la fame – voglio mangiare!
- Ah, principe Ivan, disse il luccio, - abbi pieta di me, non mangiarmi, sarebbe meglio se mi lanciassi nell’azzurro mare!
Impietositosi del luccio il principe Ivan, lo gettò in mare, e continuò il suo cammino sulla riva dietro il gomitolo.
Passò ancora tempo, - il gomitolo rotolò nel bosco verso una piccola isbà. Questa piccola isbà era sostenuta da due zampe di gallina, e si girava tutt’intorno a se stessa. Disse il principe Ivan:
- Isbuckà, isbuckà, girati col posteriore verso il bosco, e col davanti innanzi a me!
L’isbuckà alle sue parole si girò con il dietro verso il bosco e il davanti verso di lui. Il principe Ivan entrò nell’isbuckà e vide, coricata sulla stufa Baba Iagà – detta “la storpia”. Lei scorse il principe Ivan e disse:
- Perché ti fai vivo al mio cospetto bravo giovane? Per piacere o per dovere?
- Ah Baba –Iagà storpia, tu prima mi dovrai nutrire, far bere, inoltre rilassare nella bagna, allora potrai chiedermi notizie!
- Anche questo è vero! Rispose Baba-Iagà.
Ella rifocillò il principe Ivan, lo abbeverò, e nella bagna egli si rilassò, e così il principe le raccontò che stava cercando sua moglie, Vasilisa Premudraja.
- Lo so, lo so, - disse Baba-Iagà. –Ella ora è dal malvagio Koshej l’Immortale.
Sarà difficile raggiungerla, non è facile spuntarla con Koshej: tu non lo ucciderai, né con i dardi né con le pallottole perché egli non teme nessuno.
- Esiste un modo per ucciderlo?
- La sua morte – si trova sulla punta dell’ago – quell’ago si trova dentro un uovo – quest’uovo è dentro un’anatra – l’anatra è dentro una lepre – la lepre è in uno scrigno - lo scrigno si trova sulla cima di una vecchia quercia. E la quercia cresce in una fitta foresta.
Baba-Iagà raccontò al principe Ivan, come passare attraverso le foreste, e arrivare davanti alla quercia. Egli la ringraziò e se ne andò.
Tempo dopo s’inoltrò nelle folte foreste, s’impantanò nelle paludi fangose, e alla fine arrivò davanti alla quercia di Koshej. Quella quercia era così grande che la sua cima sorreggeva le nuvole, e le sue radici si stendevano per cento verstà, i suoi rami oscuravano perfino il sole splendido, e sulla sua sommità – c’era lo scrigno di ferro battuto.
Il principe Ivan guardava la quercia, e non sapeva come fare per prender lo scrigno.
“Eh, - pensò, - se fosse qui il mio orso, ora mi sarebbe utile!”
Al solo pensarci ed eccolo qua: l’orso, arrivò e rovesciò la quercia comprese le radici.
Lo scrigno cadde dalla sua cima, e si ruppe in tanti piccoli pezzettini.
Da esso balzò fuori la lepre che si mise a correre.
“Se avessi la mia lepre – pensò il principe Ivan. – sicuramente la lepre lo avrebbe raggiunto…”
Non fece nemmeno in tempo pensare, che eccola qua: arrivò la lepre che raggiunse l’altra lepre, la afferrò e la squarciò a metà. Dalla lepre volò fuori l’anatra, che s’innalzo in alto-in alto nel cielo.
“Se avessi ora il mio germano reale” – pensò il principe.
E già il germano reale era dietro l’anatra – e direttamente la beccò sulla testa. L’anatra lasciò cadere un uovo, e quell’uovo finì nell’azzurro mare…
Il principe Ivan cominciò ad angosciarsi, rimasto sulla riva, prese a dire:
- Se ci fosse il mio luccio… Egli mi tirerebbe fuori l’uovo dal fondo del mare!
Improvvisamente si avvicinò alla riva il pesce-luccio che teneva tra i denti l’uovo.
- Prendi principe Ivan!
Rallegratosi, il principe ruppe l’uovo, prese l’ago e ne spezzò la punta. Al solo spezzarsi Koshej l’Immortale morì, diventando così cenere.
Il principe Ivan andò al palazzo di Koshej. E lì, gli venne incontro Vasilisa Premudraja che gli disse:
- Bene, principe Ivan, tu sei riuscito a trovarmi, ora io per tutta la vita sarò tua!
Il principe Ivan scelse il miglior cavallo dalla stalla di Koshej, si sedette su di lui con Vasilisa Premudraia e fece ritorno nel suo regno.
E successe così, che loro vissero in accordo, armonia e amore.
Traduzione S.Tamara Revisione P.Aleksandr












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