qui a chelny ancora peggio ma almeno la vita e meno cara... ma da qua vai a passare del tempo a Mosca e spendere i soldi di qui li...
La Russia e' questa... niente servizi, se ci sono si fanno strapagare e fanno pena.... per andare a vivere in Russia cosi' senza un piano preciso e da stupidi... o ti trova la donna che ha i soldi e ti fa avere un tenore di vita accettabile per lo meno nella citta in cui vivi oppure hai tu moltissimi soldi dall'Italia e riesci a far business pure qui... ma prendere e decidere di andare a vivere in Russia cosi' su due piedi perche fa figo, nostalgia... e da pazzi e da masochisti...
poi son tutti bravi a parlare i nostalgici, pero intanto girano in macchina, in caso hanno prodotti italiani e lavorano per ditte italiane con contributi e pensioni italiane....
io invece i nostalgici me li vedrei bene a mangiare solo e esclusivamente prodotti del posto, spostarsi con i mezzi tutti i giorni e paghe e pensione russe :-D
Io invece credo che Batir si rincitrullisca sempre di più a stare in Russia malvolentieri e a bofonchiare sempre come un vecchio decrepito che vede sempre, ovunque e dappertutto nero. Egli sta peggiorando sempre più, ed il vortice di negativismo in cui è piombato lo sta strangolando sempre di più facendogli perdere quell’ultimo squarcio di senno che ha! Se la sua condizione di vita in Russia è penosa, come lui descrive sempre, ciò non significa che deve essere a tutti i costi penosa per tutti, e schifosa, e alienante! Egli deve pure avere l’intelligenza di comprendere che gli esseri umani sono diversi e hanno sensibilità diverse, oltre che esigenze, aspettative, età, stimoli, motivi diversi, ecc.!
Se lui in Russia ci è finito suo malgrado, dopo aver girato mezzo mondo e ora sta subendo una situazione che non è una sua scelta, egli deve capire che ci sono altri casi, altre situazioni, fortunatamente più positive della sua, di gente che ha fatto una scelta, o di gente che si è aperta delle possibilità; di gente che ha lottato per realizzare un sogno; di gente che ha avuto la forza, le palle, il culo perché no (aiutati che il ciel ti aiuta! :lol: ), l’intelligenza, la passione…per raggiungere e ralizzare ciò a cui aspirava; di gente in giovane età che segue una passione e se ne fotte del soldo ma ha sete di avventura, esperienza, conoscenza e chi più ne ha più ne metta…
Ora, come il forum capisce Batir, lo asseconda, lo compatisce…così Batir deve comprendere, o almeno sforzarsi di comprendere altre situazioni diverse dalla sua.
Che la Russia oggi sia il regno delle contraddizioni estreme lo si sa; che sia il regno dell’anarchia dei servizi, dell’organizzazione della società, lo si sa; che presenta un divario drammatico tra città e campagne lo si sa; che sia il regno del’individualismo e del capitalismo selvaggio lo si sa…ecc, ecc…ma ciò non toglie che vi siano motivi interiori che spingono una persona ad amare questo paese, a comprenderlo, a provare quella “toska” che fa parte dell’essenza e dell’animo russi! Ad andare oltre il concreto, l’aspetto materiale…Se una persona non arriva a percepire queste sensazioni, nessuno lo accusa di niente, nessuno lo rimprovera…ma ciò deve valere anche al contrario, ossia ci vuole il rispetto anche per chi è “strano”, è “diverso” e prova delle emozioni interiori non comuni!
A me dà parecchio fastidio essere additato come “figo” perché parlo di “nostalgia” del tempo che fu, mentre giro in macchina per Kiev o lavoro in una ditta italiana e ho un’occupazione degna, rispettata…io non pretendo che nessuno sia uguale a me in fatto di sensibilità o di passione russofila, ci mancherebbe altro, ma pretendo per lo meno il rispetto. E non mi sento di dare nessuna giustificazione a nessuno, perché sono coerente con la mia passione e con la mia interiorità. Quando io – colui che gira in macchina e che ha un lavoro in una ditta italiana - nella quotidianità kieviana e ucraina, dico che godo nel vivere più che posso alla russa, cerco le situazioni “nostalgiche”, vivo le mia quotidianità alla russa, esprimo un concetto che si concretizza nell’integrazione umana con la realtà, nella condivisione di una vita semplice, fatta di lavoro in mezzo a gente ucraina/russa, di vita sociale attiva in mezzo ed insieme alla gente locale, di frequentazione di ambienti non per stranieri, di adeguamento ad un modus vivendi che sento come mio, dalla cucina (a casa mangio spesso italiano, ma in giro solo ucraino) ai ritmi, alle tradizioni…
Il fatto di vivere in un paese non significa affatto il sentirlo proprio! È l’approccio che fa la differenza. Si può vivere da expat, senza manco sapere la lingua del paese che ti ospita, e ci si può arricchire bene e divertirsi, ma ciò non signifca “vivere” il paese. Si può altresì vivere alla Batir, ossia vivere totalmente immerso nella realtà come un “locale”, ma se ciò non costituisce una scelta di vita bensì si subisce una condizione, allora la testa non è neppure “libera” ed oggettiva nei suoi pensieri e nelle sue considerazioni; e neanche questo caso a mio parere definisce il “vivere” un Paese, forse sarebbe più adatta la parola “sopravvivere”.
“Vivere” veramente un Paese significa sentirlo nel profondo, sentire la sua storia, il suo passato, comprenderlo nel presente; giudicarlo sì, anche criticarlo, ma al tempo stesso cercarlo, sentire che senza di esso non si può vivere, sentirne la mancanza quando si è via, godere della quotidianità fatta di arretratezza, di contraddizioni, di stranezze, di burocrazie; sentirsi dunque parte di un sistema ed esserne felice di farne parte!…credo che solo una passione ed una ipersensibilità senza “se e senza ma” – una passione innata, renda possibile il “vivere” davvero un Paese.
Beh…scusate lo sfogo…ma era solo per puntualizzare il mio umile pensiero…
Gringox