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Putin vola in Dagestan: il vulcano
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Messaggio Putin vola in Dagestan: il vulcano 
 
Notizia del 18 luglio 2005 - 11:17
Putin vola in Dagestan
 
[b:aab79ffcb3]Con 70 attacchi in sei mesi, la situazione è a livello di guerra civile
di Flavio Grassi[/b:aab79ffcb3]

L'inviato di Putin nel Caucaso Dmitry Kozak [i:aab79ffcb3]http://www.pfaall.com/articoli/1029/dagestan[/i:aab79ffcb3]  sapeva quello che faceva quando ha fatto trapelare il suo rapporto segreto ai giornali prima di consegnarlo al Cremlino. Come aveva giustamente previsto Yulia Latynina la pubblicità  era il modo migliore, e forse l'unico, per far ingoiare al presidente l'amara verità  che, contrariamente a quanto vorrebbe la propaganda ufficiale, da quelle parti le cose non vanno affatto bene.

Il messaggio è arrivato a destinazione e venerdì Putin si è precipitato nella capitale del Dagestan Makhachkala per una visita a sorpresa. Ha incontrato i responsabili locali della sicurezza, si è fatto fare un rapporto sulla situazione, soprattutto relativamente al controllo delle frontiere, ha raccomandato di fare di più e ha preso il tè a casa di un soldato. Le solite cose che fa un capo per cercare di motivare i suoi in una situazione di emergenza.

L'emergenza è seria davvero, come spiega il rapporto del capo del dipartimento di Geopolitica dell'Accademia russa delle scienze Igor Dobayev pubblicato ieri:

Ben 70 attentati terroristici hanno colpito il Dagestan nella prima metà  del 2005 soltanto. Di questi, oltre 40 sono si sono verificati nella capitale Makhachkala. Un attentato su due nel periodo in quesitone è stato eseguito piazzando congegni esplosivi, uno su quattro con l'impiego di armi automatiche e lanciagranate, e in alcuni casi sono state usate automobili imbottite di esplosivi.

Non è che prima la situazione fosse esattamente tranquilla, ma in tutto il 2004 gli attentati erano stati "solo" 30. Ora, con 70 attacchi in sei mesi, la situazione è a livello di guerra civile.

Giusto per confermare le preoccupazioni di Dobayev e mostrare a Putin quanto si sono spaventati per la sua visita, proprio ieri pomeriggio i ribelli hanno fatto saltare un'autobomba mentre passava un camion carico di poliziotti in una via nel centro di Makhachkala. Non ci sono state vittime, ma l'esplosione ha rotto tutte le finestre di un edificio di nove piani. E mostra un impressionante controllo del territorio.

Intanto per i nostri giornali il Dagestan non esiste. Si sveglieranno di soprassalto al prossimo attentato da venti morti in su. Se ci sono di mezzo dei bambini magari arriva anche in prima pagina.

Moscow Times, Reuters, Mosnews.com, Interfax

tratto da: [b:aab79ffcb3]Pfaall[/b:aab79ffcb3]
http://www.pfaall.com/?c=Caucaso

[color=red:aab79ffcb3]da vedere anche (scritto da Flavio Grassi)[/color:aab79ffcb3]

[b:aab79ffcb3]-LA GUERRA IN CAUCASO SI ALLARGA 08/07/2005[/b:aab79ffcb3]
http://www.pfaall.com/articoli/1027...caso-si-allarga

[b:aab79ffcb3]-IL DAGESTAN A TUTTA VELOCITA' VERSO IL PRECIPIZIO 13/07/2005[/b:aab79ffcb3]
http://www.pfaall.com/articoli/1029/dagestan
 




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[b:409cb046ee]La guerra non è finita in Cecenia: attentato fa 14 morti[/b:409cb046ee]

Almeno 14 persone sono morte oggi in un attentato nell'insanguinata repubblica autonoma del Caucaso russo. A rivendicare l'attacco la guerriglia indipendentista. Un commando ha prima sparato contro il mezzo della polizia uccidendo un agente, per poi far esplodere una bomba mentre altri poliziotti sopraggiungevano da un vicino commissariato. Una trentina i feriti.

L'attentato a Znamenskoye, villaggio a una sessantina di chlometri a nord ovest del capoluogo ceceno Grozny.

Per il presidente russo Putin non vi sono dubbi: i confini vanno ulteriormente rafforzati per tutelarsi dall'infiltrazione di guerriglieri islamici provenienti da sud. "[color=red:409cb046ee]L'incidente odierno, ha detto, ha mostrato ancora una volta la necessità  di portare a termine quanto previsto per la frontiera meridionale russa. Chiederò al governo di fornire tutti gli strumenti necessari a tal fine."[/color:409cb046ee]

Per il presidente ceceno, il filo russo Alu Alkhanov, l'agguato è opera di guerriglieri agli ordini di Shamil Basaiev, comandante indipendista che ha rivendicato l'assalto di Beslan.

Il villaggio di Znamenskoye è considerato relativamente tranquillo. L'ultimo attentato risale al maggio di due anni fa: allora i morti furono più di cinquanta.
 




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Ultima modifica di muslim il 22 Luglio 2005, 22:59, modificato 2 volte in totale 
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Messaggio 'Putin come Milosevic' intervista a Andrè Glucksmann 
 
[b:5535cc7393]Cecenia (Russia) - 15.7.2005
''Putin come Milosevic''
Intervista al filosofo francese Andrè Glucksmann sulla guerra russa in Cecenia    [/b:5535cc7393]
FONTE: http://www.peacereporter.net/dettag...idt=&idart=3223


[i:5535cc7393]*Alan Tskhurbaiev è un giornalista di Chechen Society, testata con sede a Nazran che ha pubblicato questa sua intervista il 4 luglio concedendone la riproduzione a PeaceReporter.
http://www.chechensociety.net/  [/i:5535cc7393]
[i:5535cc7393]link al forum: http://chechensociety.fastbb.ru/[/i:5535cc7393]

The French philosopher and publicist Andre Gluksmann fights totalitarian regimes from all over the world. In Russia he is famous for his extremely negative attitude towards the actions of the federal forces in the North Caucasus. His proposals to extend the war in Chechnya sometimes sounds very radical indeed and go as far as sending arms to Chechnya. This kind of anti-Kremlin position has lead to this French defender of the people of the Caucasus being declared as persona non-grata in Russia. This was shown in 2002, for example, when Andre Gluksmann was only able to get onto Chechen Territory illegally.
[u:5535cc7393](to be continued http://www.chechensociety.net/cho/cho37/037_03_en.htm)[/u:5535cc7393]

***
Il filosofo e pubblicista francese Andrè Glucksmann è noto in Russia per un atteggiamento estremamente critico verso le azioni delle forze federali nel Caucaso settentrionale. Proprio per la sua posizione decisamente ostile alla politica del Cremlino, questo difensore francese dei popoli del Caucaso è stato dichiarato 'persona non gradita' dalle autorità  russe.
 
Lei è probabilmente il più ardente difensore della Cecenia in Europa: come mai?
Sono ormai 35 anni, dall'inizio degli anni Settanta, che scrivo libri sui dissidenti dell'impero sovietico e m'impegno per aiutarli. Ho scritto un libro in difesa di Solzhenitsyn e del suo 'Arcipelago Gulag', criticando il fatto che gli europei, e in particolare i partiti della sinistra europea e francese, non abbiano mai protestato contro i gulag, sebbene li considerassero campi di prigionia terribili, simili a quelli nazisti. Sostenevo infatti che per chi si trova in prigione o in esilio, non fa differenza se la bandiera che lo imprigiona sia rossa o nera. I sentimenti sono gli stessi, sia che uno stia soffrendo per mano dei fascisti o dei comunisti. Affermavo che bisognasse mettersi nei panni dei prigionieri politici.
All'inizio degli anni novanta, subito dopo la caduta del muro di Berlino, dei dissidenti russi mi dissero che non era ancora finita. Mi spiegarono che restava un pericolo, che all'epoca chiamavano 'rosso-nero': una dittatura non comunista ma che del comunismo avrebbe ripreso tutte le pratiche nefaste. E questo valeva sia per la polizia che per l'esercito e la nomenklatura.
Non mi ci volle molto tempo per rendermi conto che avevano ragione.
Nell'ex Jugoslavia, infatti, il leader comunista Milosevič non solo mantenne il potere, ma organizzò anche una campagna di pulizia etnica che costò la vita ad almeno 200 mila persone. Ha organizzato torture, persecuzioni e creato un regime dittatoriale unendo l'estrema destra nazionalista, razzista e fascista e l'estrema sinistra. Alla base di tutto questo non c'era l'ideologia, bensì una pratica della politica che era, nella sua essenza, stalinista.
Poi, quando ho visto in che modo veniva scatenata la guerra in Cecenia, mi sono detto che Milosevič stava facendo proseliti: la sua lezione è passata da Belgrado a Mosca. Dal primo momento ho quindi preso posizione contro tutto ciò.
 
Che cos'è la Cecenia per lei?
Per me la Cecenia rappresenta un popolo che ha sofferto il peggio del peggio, la guerra più cruenta e sanguinaria che stia devastando il pianeta. Non è certo l'unico conflitto che ci sia oggi al mondo, ma è sicuramente il più sanguinario: nessun altro popolo al mondo ha perso, negli ultimi dieci anni, qualcosa come un quarto o un quinto della sua popolazione. La Cecenia non è una nazione numerosa, e se paragoniamo il numero complessivo dei Ceceni al numero delle vittime, dei feriti e dei bambini uccisi, osserviamo che questa è la cosa più spaventosa che stia accadendo sul nostro pianeta. Ed è orrendo vedere che stia succedendo nel più totale silenzio del mondo.
 
Che cosa pensa del popolo ceceno?
Penso che sia un popolo valoroso, che sta affrontando coraggiosamente il periodo peggiore della sua storia con enorme coraggio, opponendosi a ciò che viene inflitto utilizzando tutti i mezzi possibili, non solo dal punto di vista militare. E non resiste soltanto all'invasione, ma anche alla tentazione di lasciarsi andare alla follia del dolore. Confrontiamo la situazione dei palestinesi a quella dei ceceni: i palestinesi vivono una sorte mille volte meno drammatica, sebbene dolorosa, rispetto ai ceceni. D'altro canto proprio questi ultimi soffrono mille volte di più per il terrorismo russo e le aggressioni perpetrate contro i civili palestinesi. Ovviamente sono contrario alla presa di ostaggi, come nei casi del teatro di Dubrovka o a Beslan. Lo considero un crimine contro l'umanità , poichè tali atti sono una minaccia alla vita di cittadini innocenti. Ma apprezzo il fatto che per il momento avvenimenti simili siano rari. E tutti i ceceni che conosco, con cui sono in contatto grazie soprattutto a internet e che mi tengono al corrente di quanto accade a Grozny, sono assolutamente contrari ad azioni di questo tipo. Ciò che mi stupisce dei ceceni, quello che trovo ammirevole, è che non solo resistono alla peggiore aggressione perpetrata oggi nel mondo, ma riescono anche a resistere alla tentazione di impazzire dal dolore e mettersi ad ammazzare chiunque.
 
Che cosa ha significato per lei la morte di Maskhadov? Quali ne saranno le conseguenze?
Quello che accadrà  dipenderà  dai ceceni stessi e dai paesi occidentali. Il senso della morte di Maskhadov sta nella volontà  dei suoi assassini di continuare questa guerra fino alla fine, distruggendo qualsiasi possibilità  di negoziazione e di pace. E' stato ucciso proprio mentre stava per dimostrare che poteva ordinare un cessate il fuoco, scatenando un desiderio selvaggio di distruzione da parte di Putin. Due fattori lo confermano. In primo luogo il fatto che Putin non abbia mai presentato scuse per l'uccisione di Maskhadov, non ha mai detto che sarebbe stato meglio prenderlo prigioniero. Non ci ha nemmeno pensato. L'ordine era di ucciderlo, come dimostra l'esistenza di una taglia sulla sua testa. Il secondo fattore è il modo assolutamente vile in cui hanno fatto sfoggio del suo corpo, seguito dal rifiuto di renderlo alla sua famiglia. Sono prove del fatto che non si è trattato di un incidente ma del desiderio cosciente di uccidere l'uomo che avrebbe potuto avviare i negoziati di pace. Conosco il piano di Maskhadov per la Cecenia, per i negoziati di pace. Esisteva già  da tre anni e lo trovo assolutamente corretto, esemplare. Era una vera soluzione antiterrorismo e credo sia terribile che Putin abbia voluto dimostrare, col suo assassinio, che non era intenzionato a negoziare la pace.
 
Pensa quindi che la morte di Maskhadov aggraverà  la situazione?
Certo! Per questo tutti i ceceni e le persone che amano la pace e la libertà  hanno pianto la sua morte.
 
Che cosa pensa degli altri piani proposti per porre fine al conflitto ceceno?
Credo che il progetto proposto da Maskhadov e pubblicato da Ilyas Akhmadov fosse assolutamente il più ragionevole. Prevedeva il disarmo di entrambe le parti attraverso il ritiro dell'esercito russo e la consegna delle armi da parte dei ceceni sotto supervisione internazionale. Penso che fosse assolutamente il tipo di pace appropriata per porre fine a questo conflitto. Ha funzionato in Kosovo, proponendo quindi un precedente. E' un'idea ben pensata, proprio il tipo di pace che dobbiamo ricercare nel ventunesimo secolo, in questo periodo segnato dal terrorismo internazionale. La mancanza di sostegno a questo piano da parte delle diplomazie occidentali è stata assolutamente criminale.
 
Crede che Shamil Basayev sia un terrorista o una vittima della politica  russa? Non nutro alcuna simpatia per Basayev. E non credo sia una vittima della politica russa. E' piuttosto un burattino nelle mani del Cremlino. Già  membro dell'Fsb (i servizi segreti russi) in Georgia, ha ricevuto finanziamenti sia da Eltsin che da Putin, e in particolare da Berezowsky. E' stato la scintilla che ha permesso a Putin di accendere la miccia che ha dato il via alla seconda guerra cecena, e ora lo sta aiutando in maniera oltraggiosa a trasformare il volto di questo Paese in quello di un mostro brutale. Penso che Basayev lavori per Putin, non so se di sua spontanea volontà  o meno. Se non lavora per lui di sua spontanea volontà , come d'altronde ritengo, si capisce quanto sia incompetente. Se invece lavora per lui per scelta, sarebbe il colmo. L'atto terroristico di Belsan è stato usato da Putin come scusa per zittire le critiche che l'occidente democratico muoveva alla sua politica in cecenia. E' stata la cosa migliore che avrebbe potuto fare per Putin prendendo in ostaggio degli innocenti. Credo che se Putin ha un alleato, questo sia proprio Basayev.
(Segue seconda parte) Alan Tskhurbaiev*  

[b:5535cc7393]Cecenia (Russia) - 20.7.2005
''La Russia si scava la fossa in Cecenia''
Seconda parte dell'intervista al filosofo francese Andrè Glucksmann sulla guerra russa in Cecenia [/b:5535cc7393]
Segue dalla prima parte
FONTE: http://www.peacereporter.net/dettag...idt=&idart=3271
 
Che previsioni ha a proposito delle relazioni russo-cecene?
La Russia si sta scavando la fossa in Cecenia. Non solo perchè si comporta in modo immorale e disumana, ma anche perchè distrugge il proprio futuro. Sono probabilmente un milione i soldati russi che sono andati in Cecenia durante gli ultimi dieci anni. Sono stati tutti ‘deviati'. Hanno imparato ad uccidere, hanno imparato a vendere cadaveri, a torturare, a non aver alcun rispetto per i civili. Quando si imparano cose del genere, poi le si ripetono una volta tornati nel proprio paese. E' quindi una minaccia per la pace civile in Russia. Cosa faranno questi soldati esasperati di ciò che fanno, abituati a torturare, a violentare? Continueranno in un modo o nell'altro a fare queste cose diventando agenti di sicurezza, banditi o poliziotti. Tutto ciò è già  stato osservato in Russia con i soldati che tornavano dall'Afghanistan, attraverso  statistiche e inchieste ufficiali. Ora è la stessa cosa. Inoltre, Putin utilizza la guerra in Cecenia per limitare libertà  che sono già  abbastanza ristrette in Russia. Ad esempio, dopo Beslan ha soppresso le elezioni dei governatori e non solo: ha concentrato nelle sue mani il potere dei mass media. La Cecenia è l'occasione per ristabilire una dittatura che non può dirsi comunista solo perchè le idee comuniste sono morte, ma che è staliniana nella pratica, nel suo operato.
 
Le ultime trasformazioni, come la soppressione delle elezioni,  fanno sembrare la Russia come una macro-Cecenia. Cosa ne pensa di queste riforme del Cremlino?
Penso che la Cecenia non sia solo una guerra coloniale o una guerra per un po' di petrolio. E' prima di tutto una guerra pedagogica. Cioè il Cremlino, che sia quello degli Zar, di Stalin, di Beria o di Putin, vuole dare un esempio, ma non ai ceceni, bensì ai russi. Vuole insegnare ai semplici cittadini russi quale sia il costo di disobbedire al Cremlino. “Se voi non obbedite ai miei oukazat, ai miei ordini, dice lo Zar, dice Stalin, dice Putin, la vostra sorte sarà  quella riservata ai ceceni.” Per questo è una grande esperienza pedagogica. E io non sono il primo a dirlo visto che Iermolov, che fu il generale dello Zar che ha poi fondato Grozny, ha spiegato che la Cecenia è un esempio spaventoso d'insubordinazione, d'insolenza, che rischia di dare il brutto esempio a tutti i sudditi di Sua Maestà . E Tolstoà¯, nel suo ultimo racconto, ha affermato esattamente la stessa cosa: lo Zar non poteva sopportare di avere di fronte guerrieri ceceni che fossero liberi, che avessero il senso della dignità . Tutta la grande letteratura russa ammira del Caucaso la bellezza delle donne e la dignità  e la libertà  degli uomini. Una bellezza che viene persa assieme alla libertà , che sparisce quando si diventa schiavi, perchè si tratta della bellezza della libertà . Questo è ciò che del Caucaso è degno d'ammirazione e questo viene ripetutamente martirizzato da tutte le guerre della Cecenia. La Cecenia è un l'esempio di libertà  e di dignità  per  l'intera popolazione russa.
 
Recentemente alla Duma è stato proposto di sopprimere le autonomie del  Caucaso russo, considerate come inutili residui del passato.
Penso che sia la Duma ad essere un inutile residuo del passato. Sembra uno studio di registrazione: quando propone qualcosa a Putin, in realtà  è Putin che parla… Penso che si potrebbe economizzare sulla Duma facendo sì che Putin parli a se stesso in televisione. Ma la Duma ha anche altre grandi idee, in particolare quella di restringere tutte le libertà , cosa che ormai succede ogni due o tre mesi. Quando la Duma parla, è Putin che si gratta la testa e lancia una idea. Già  i greci antichi ai tempi di Erodoto parlavano del Caucaso e della molteplicità  dei popoli che lo abitano. Non bisogna dimenticare che Prometeo, il mezzo-dio che rubò il fuoco a Zeus, subì il supplizio su una montagna del Caucaso. Si tratta di una civiltà  antica, multiculturale e multietnica, una civiltà  molto più preziosa… della Duma.
 
[color=red:5535cc7393]Perchè queste culture caucasiche così antiche non riescono a comprendersi tra loro?
Questo non è vero. Prendiamo il Daghestan. Ci sono sicuramente molte tensioni, ma comunque alla fine esistono tra le 40 e le 80 etnie o origini differenti, a seconda di come le si contano, in ogni caso tantissime lingue [u:5535cc7393]e tuttavia finora il Daghestan non è esploso[/u:5535cc7393]. Quindi, al contrario, io penso che il Caucaso rappresenti un esempio di coesistenza tra culture, lingue e tradizioni diverse che è certamente ammirevole.[/color:5535cc7393] Perciò è naturale che le grandi potenze, in primo luogo la Russia, cerchino di dividerle per regnare. Questa, senza dover aspettare Putin, era già  stata la tattica degli Zar e poi di Stalin. La deportazione di ingusci e ceceni del 1944 costituisce per esempio una vera causa di tensione con le altre popolazioni locali. Da quei fatti sono nate dispute territoriali che durano ancora oggi. Conosco dei ceceni che mostrano ancora ai loro figli la fattoria dei loro nonni ai quali non appartiene più a causa della deportazione staliniana. Dal Cremlino è sempre stato alimentato e organizzato uno stato di tensione. Trovo quindi ammirevole il fatto che, malgrado tutto, Putin non sia ancora riuscito a mettere a ferro e fuoco l'intero Caucaso.
 
Che ricordo ha del Caucaso?
Mi ricordo del Caucaso, della Cecenia, dove  sono andato illegalmente nel giugno-luglio del 2000. Mi ricordo della guerra e della civiltà  con cui era vissuta. Ogni ceceno coltivava un orto, se poteva,  dove spuntavano zucche, frutta, tutto. I caucasici, se fossero lasciati tranquilli, penso che sarebbero molto più civilizzati degli stessi russi. Sono bravi nel commercio, nell'agricoltura, nelle costruzioni. Sono stati, per esempio, i muratori ceceni ad aver costruito le case in Siberia, e sono state le donne cecene ad andare a commerciare in Corea, in Cecoslovacchia ai tempi di Brezniev e negli Emirati appena hanno potuto, prima le donne e poi gli uomini quando sono potuti uscire. Trovo che il Caucaso sia una regione estremamente civilizzata. E' il Mediterraneo della Russia. Dopo tutto, se Mosca ha potuto mangiare del cibo durante l'epoca staliniana o brezneviana è perchè il Caucaso ne produceva. C'è l' ingegnosità , l'astuzia di una civiltà  antica che trovo ammirevole, come trovo ammirevole l'eroismo dei ceceni. E' un popolo che ha resistito a tre campagne di sterminio e che da trecento anni lotta contro un nemico 150 volte più grande. L'unica cosa che posso dire è che mi inchino davanti a tanta grandezza e che spero che riescano ad attendere la caduta di Putin. E Putin cadrà , spinto da quella corrente di libertà  che emerse nel 1953 quando Berlino si rivoltò contro all'armata rossa, nel 1956 quando in Polonia gli operai e il popolo si ribellarono, nel 1968 quando Praga è insorta. E' un fenomeno fondamentale per il XXI secolo, un fenomeno al quale i despoti, che siano grandi come Putin o piccoli come Kadirov, cercano di resistere ma, poco a poco, questo movimento vince.
Alan Tskhurbaiev*
(Traduzione di Natascia Pratizzoli)

[b:5535cc7393]Scheda del conflitto in corso in Cecenia
http://www.peacereporter.net/dettag...&idt=&idart=100

Scheda-paese della Cecenia
http://www.peacereporter.net/dettag...=3&menu_aree=57[/b:5535cc7393]
 




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Messaggio Terrorismo: Putin ai servizi segreti, piu' prevenzione 
 
MOSCA, 12.16
Terrorismo: Putin ai servizi segreti, piu' prevenzione
27/07/2005 12.16.00
[Notizie dal mondo]

 
(ANSA) - MOSCA, 27 LUG - Il presidente russo Putin chiede a servizi segreti e polizia piu' efficienza e capacita' preventiva contro le minacce terroristiche. 'Le recenti esplosioni a Londra, gli attentati in Iraq, Turchia, Israele ed Egitto, i crimini contro gli esponenti del potere in Cecenia e Daghestan mostrano - sottolinea - che il terrorismo resta una delle principali minacce nel mondo'. Putin in particolare chiede che siano stroncati sul nascere i tentativi della guerriglia separatista cecena. KQW (Riproduzione Riservata)
 




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Messaggio Scoperto un libro elettronico di Al Qaeda 
 
[b:f0ab300669]Il terrore corre sulla Rete[/b:f0ab300669]
FONTE: http://www.lapadania.com/PadaniaOnL...pDesc=44993,1,1
 
 
 [quote:f0ab300669][color=red:f0ab300669]*I RUMORS: ANCHE IL DAG??? IO NON CREDO[/color:f0ab300669][/quote:f0ab300669]


Roma - E' di ieri la rivelazione riportata dal Sole 24 Ore sull'esistenza di un network internazionale di terrorismo islamico su Internet. Questa volta non si tratta semplicemente di un sito di fondamentalisti ma di un libro elettronico ben nascosto all'interno del Web. Accedervi è quasi impossibile, bisogna sapere dov'è oppure capitarci per caso, e in questo caso i motori di ricerca risultano essere praticamente inutili. Eppure un giovane informatico di lunga esperienza è riuscito, con molto intuito e un pizzico di fortuna, a scovare la porta d'accesso del libro, che si trovava appoggiata su tre pagine Internet, due delle quali giapponesi.
A quanto pare, la strategia seguita dai costruttori di questa rete di comunicazione nascosta è stata studiata in ogni piccolo dettaglio con l'obiettivo ultimo di non lasciare traccia e non dare possibilità  alcuna di essere identificati.
Uno dei sistemi più utilizzati per nascondere l'indirizzo del proprio computer, che altrimenti sarebbe facilmente recuperabile, è quello di servirsi di un "proxy" poco protetto, ossia di un computer che si collega a Internet per conto di altri computer. Gli hacker più talentuosi adottano proxy a cascata: si connettono a un primo proxy, di lì a un secondo, poi a un terzo e così via fino a costruire un percorso impossibile da ricostruire. Bisogna infatti considerare che questi proxy sono localizzati in paesi differenti, per cui è facile che vi siano continui passaggi dall'Asia all'America, dalla Cina all'Australia.
Ma veniamo ai contenuti di questo libro elettronico, la sezione informatica di Al Qaeda in Iraq, proclamatasi Rete sulla lealtà  islamica. Il documento, che si compone di una serie di pagine scritte in html indipendenti, ossia non collegabili ad alcun sito, comprende una sezione dedicata alle rivendicazioni del gruppo di Zarqawi, il luogotenente di Bin Laden in Iraq. In quest'area ogni evento viene ripercorso azione dopo azione con descrizioni dettagliate e si accompagna con le motivazioni riguardanti le uccisioni delle diverse vittime.
Un'altra sezione del libro riporta una serie di video, alcuni artigianali della durata di pochi minuti, altri più strutturati di 40 minuti circa, in cui sono contenute immagini di repertorio: azioni di martirio di kamikaze e attacchi contro convogli americani. I video sono suddivisi a seconda dell'area geografica: Bosnia, Cecenia, Indonesia, [b:f0ab300669]Daghestan[/b:f0ab300669], e sono piuttosto aggiornati, tanto che tra gli ultimi compare quello con l'uccisione dei due diplomatici algerini avvenuta mercoledì 27 luglio.
Ma non finisce qui. Il libro contiene altri documenti, come le lettere di Zarqawi, link a forum islamici, tattiche su come entrare nei siti dei nemici, istruzioni militari, rubriche di proselitismo e pagine di riviste pubblicate dalle organizzazioni terroristiche.
Tra i documenti rinvenuti, anche l'ultimo numero della rivista di Al Qaeda "Cima della gobba del cammello" che, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, parlerebbe di un'«Incursione», definita come «attacco veloce e a sorpresa di un obiettivo fisso e isolato secondo un piano ben preciso».
Insomma, il puzzle del fondamentalismo islamico si ricompone pezzo dopo pezzo in un mondo parallelo, indipendente e all'apparenza inattaccabile. Finalmente si scoprono i mezzi maggiormente utilizzati come strumento di proselitismo e di reclutamento. E, nella realtà  virtuale del web, si scopre con crescente preoccupazione, il nascere di un calendario del terrore per i tempi futuri: un susseguirsi di giorni, settimane e mesi fino a gennaio 2006 ancora vuoti, ma pronti per essere colmati e firmati dalla Rete della lealtà  islamica.
 




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Messaggio CECENIA: IL MIRAGGIO DI UN CAMBIAMENTO 
 
[b:5f880bf803]Cecenia: il miraggio di un cambiamento sostanziale [/b:5f880bf803]
Cecenia      
Inviato da Nico Guzzi    
FONTE: http://www.warnews.it/index.php/content/view/1786/37/
 
lunedì, 27 giugno 2005 16:15
La Commissione Internazionale per la Salvezza (IRC) che lavora dal 1933 informando sulle guerre in corso e gli stati che si trovano in una situazione post-bellica di transizione ha pubblicato, il 23 Giugno, un rapporto sulla Cecenia.

A seguire nell'articolo sono proposti i passaggi chiave della relazione.

Le 2 guerre in Cecenia

Tra il 1994-96, durante la prima guerra cecena i morti civili sono stati stimati intorno a 50,000, migliaia sono rimasti senza casa e gran parte del territorio è andato incontro alla distruzione.

Nell'Ottobre 1999 i separatisti ceceni hanno compiuto incursioni nella Repubblica del Dagestan e diversi attacchi nelle città  russe con bombe uccidendo centinaia di persone. Il governo russo ha risposto con raid aerei in supporto alle operazioni di terra. Così 300,000 ceceni hanno lasciato la loro casa alloggiando per la maggior parte nei campi per i rifugiati allestiti nella Repubblica di Ingushetia, alcuni di essi sono ritornati successivamente in Cecenia ma la situazione rimane fortemente instabile e sembra estendersi a tutti gli stati del Nord-Caucaso. Altre 170,000 civili si sono spostati all'interno della Cecenia in zone che considerano più sicure rispetto alla loro residenza abituale.

I rifugiati in Ingushetia

La popolazione in Ingushetia è quasi raddoppiata con l'arrivo dei rifugiati ceceni peggiorando ulteriormente le condizioni già  misere di questa regione. I ceceni vivono in accampamenti con tende e in edifici abbandonati ricevendo scarsa assistenza. Il governo russo ha organizzato l'ultimo accampamento di tende nel Giugno del 2004, in questo modo il resto della gente ha dovuto spostarsi verso gli stabilimenti spontanei, oppure cercando aiuto e alloggio presso la popolazione locale, o ancora tornando in Cecenia visto che nessun'altra possibilità  si è aperta. Vi sarebbero 32.000 persone che tornerebbero per questo motivo a casa ma vi sono problemi tra i quali ad esempio quelli di ottenere i documenti di registro.

Violazioni dei diritti umani

Le organizzazioni per la tutela dei diritti umani hanno riportato quotidianamente serie violazioni e abusi come arresti ingiustificati, rapimenti, torture, violenze e omicidi. Sono stati commessi principalmente da forze di polizia e agenti privati che operano in Cecenia. L'organizzazione non governativa russa Memorial ha riferito di 396 persone sparite nel 2004, di cui 187 sono state rilasciate, 24 sono state ritrovate morte e 175 sono tuttora disperse.

Crescita dell'instabilità  e diffusione del terrorismo

L'instabilità  della situazione cecena si starebbe estendendo alle altre repubbliche del Nord-Caucaso, con scontri tra le forze federali russe e/o la polizia locale e i gruppi ribelli come nel Nord Ossetia, Dagestan e Kabardino-Balkaria. Le attività  terroristiche riescono a diffondersi facendo leva sulle tensioni tra i gruppi etnici e alimentandole a loro volta.

Tutto ciò si lega a un deterioramento progressivo della situazione politica, economica e sociale dell'intera regione che è potenzialmente il seme per un escalation di violenza e di conflitti, cioè il contesto ideale in cui il terrorismo internazionale può espandersi. La mancanza di speranza per il futuro si diffonde tra i giovani trasformandosi in una tragica pulsione emotiva verso l'estremismo, sono infatti numerose le informazioni secondo le quali in Afghanistan ed Iraq sarebbero presenti combattenti ceceni.

Corruzione

Il programma russo di ricostruzione della Cecenia si muove a rilento e in un sistema corrotto. Le famiglie le quali hanno vista distrutta interamente la loro casa per la politica della compensazione russa dovrebbero essere risarcite ma i fondi si disperdono tra i diversi ufficiali governativi a partire da Mosca. Inoltre le case solo parzialmente distrutte non rientrano nei piani di compensazione dei danni e dunque le famiglie proprietarie non ricevono indennizzi. Si calcola che soltanto il 50% delle persone che vivono nelle peggiori condizioni nei vari alloggi temporanei allestiti in Cecenia riceveranno fondi grazie alla politica della compensazione. In aggiunta il governo e le amministrazioni locali sono percepite come largamente corrotte e insensibili. Negli ultimi mesi si sono verificate numerose manifestazioni nelle repubbliche del Nord-Caucaso, esclusa la Cecenia, affinchè vi sia un cambiamento al sistema dei governi corrotti.

Alto tasso di povertà  e di disoccupazione

Il dipartimento del Lavoro ceceno riferisce di un tasso di disoccupazione in Cecenia dell'80%. Quello dei rifugiati in Ingushetia secondo l'Onu si attesterebbe al 90%. L'Onu all'inizio del 2005 ha stimato nel 63% della popolazione le persone cecene le cui condizioni possono essere considerate di povertà  e di forte povertà ; le più povere vivono nelle aree urbane. Il WHO(Organizzazione Mondiale della Sanità ) ha riferito che il tasso di mortalità  infantile in Cecenia ed Ingushetia è il doppio rispetto a quello della Federazione Russa nel suo insieme.

Ostacoli alle Ong da parte degli agenti governativi

Nei primi due mesi del 2005 agenti governativi avrebbero incrementato le azioni contro le Ong per impedire di svolgere il loro operato efficacemente ed in piena autonomia. Per i membri delle Ong espatriati è diventata una vera sfida poter rinnovare il loro visto e conseguentemente entrare in Cecenia. Il registro delle Ong deve essere rinnovato ogni 6 mesi contro i 12 del passato aumentando i già  citati problemi di rinnovo dei visti. Vi sono frequenti controlli da parte delle forze di polizia per vedere computer, liste dei membri e altri documenti. In molti casi queste visite sono compiute illegalmente senza l'esposizione di un'autorizzazione e di una documentazione.

Conclusioni

Alla descrizione fin qui riportata del contesto ceceno l'IRC conclude con un appello rivolto alle organizzazioni internazionali e alla Russia perchè si valutino attentamente tutte le problematiche che riguardano la regione e si discuta per un cambio di rotta politica che porti alla tutela dei diritti umani del popolo ceceno, alla sua sicurezza e conseguentemente ad una pace sostanziale.

Il susseguirsi di rapporti e relazioni sulla Cecenia rappresentano, dal punto di vista dell'informazione, un buon segno ma ciò che dovrebbe preoccupare è il fatto che nella maggior parte dei casi cambiano i titoli ma i contenuti risultano tragicamente gli stessi; nulla sembra evolversi, la speranza di un cambiamento diventa all'orizzonte un miraggio lontano.
(Ultimo aggiornamento lunedì, 27 giugno 2005 19:08 )

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gli articoli - 05.8.2005 Cessate il fuoco
Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.30 - 2005 dal 29/7 al 4/8
FONTE: http://www.peacereporter.net/dettag...dc=0&idart=3399

[b:5f880bf803]Cecenia (Fed. Russa)[/b:5f880bf803].
Il 29 una pattuglia della milizia filogovernativa è stata attaccata mentre era di servizio sulla strada Primo Maggio a Grozny: un morto ed un ferito. Nella regione di Vedenskeye, vicino al villaggio di Makhkety, in uno scontro tra milizia filogovernativa e ribelli rimane ferito un governativo, mentre tra i ribelli si contano un morto e un ferito. Il 30, nella regione di Vedenskeye, i ribelli colpiscono il battaglione speciale ‘Vostok', uccidendo 2 persone e ferendone 6. Nei dintorni del villaggio di Gansanchu, nella regione di Nozhoy Yurtovskeyeo, tre militari rimangono gravemente feriti durante una operazione di sminamento, per l'accidentale esplosione di un ordigno.

Il 31 due veicoli motorizzati dell'esercito russo vengono attaccati da un gruppo ribelle nella regione di Sunzhenskeye. I soldati feriti gravemente sono 5. Il ministro della Salute ceceno ha dichiarato che più di 18mila persone nel paese sono malate di tubercolosi. Di queste, 3mila sarebbero bambini. Il ministro ha anche ammesso che il numero sarà  destinato a crescere nei prossimi mesi, dal momento che un ammalato da solo può infettare dozzine di persone. Inoltre, sembra che non ci siano le condizioni per effettuare le opportune attività  di prevenzione in tempi brevi, vista la condizione disastrata della regione.

Il 3, nella regione di Shatoskeye viene ucciso dai ribelli Shirvani Israpilov, capo della intelligence per conto del comandante militare della regione, Umarova. Nella regione di Staroprodyslovskeye un gruppo di uomini armati ha attaccato uno squadrone di miliziani filogovernativi, uccidendone uno e ferendone tre e requisendo loro le armi. Si crede il gruppo armato appartenga all'antiterrorismo.  In un combattimento urbano è morto un soldato dell'esercito e tre suoi commilitoni sono rimasti feriti. Nello stesso giorno, nelle regioni di Kurchaloyevskeye e Nozhoy Yurtovskeye sono stati uccisi 8 ribelli dalle forze governative.

[b:5f880bf803]Russia[/b:5f880bf803]. Il primo agosto, un sottomarino contenente almeno due reattori nucleari è esploso in uno stabilimento addetto al mantenimento di sottomarini nucleari nell'estremo nord russo, nella regione di Archangelsk, 960 chilometri a Nord di Mosca. Il bilancio delle vittime ufficiali è di un morto e di una decina di feriti gravi.

[b:5f880bf803]Daghestan[/b:5f880bf803]. Nella regione orientale di Makhachkala, una autobomba azionata vicino ad un appartamento usato dai ribelli ha causato un ferito civile e un ferito tra i ribelli.
 




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Messaggio Cecenia: Mufti proclama guerra santa contro wahabismo 
 
[b:3e6d50e22f]Cecenia: mufti proclama guerra santa contro wahabismo[/b:3e6d50e22f]
di Redazione (redazione@vita.it) - 04/08/2005
Sabato, 6 agosto 2005 Ore:19 50
FONTE: http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=58687
  
Clamorosa decisione presa dal Consiglio religioso islamico ceceno contro il movimento religioso che ispira il terrorismo islamista  
 
Il consiglio dei mufti' della Cecenia, regione del Caucaso russo insanguinata da oltre un decennio dal conflitto contro la guerriglia islamico-secessionista, ha proclamato oggi formalmente il jihad (guerra santa) nei confronti del wahabismo: corrente religiosa fondamentalista coltivata in Arabia saudita e collegata nel Caucaso al crescente radicalismo delle bande ribelli. ''Il wahabismo e' la peste del XX e del XXI secolo e chi lo combatte e' sulla vera strada di Allah'', ha proclamato oggi il capo mufti' della Cecenia, Sultan Mirzaiev, leale alle autorita' locali unioniste. Secondo Mirzaiev, citato dall'agenzia Interfax, ''i wahabiti e i terroristi'' sono dei bestemmiatori della fede che ''portano il male in tutto il mondo, e il mondo deve resistere loro''. I mufti' della Cecenia - riunitisi in una vasta assemblea a Tsentoroi, vicino a Grozny - hanno emanato ''un fatwa in modo da togliere ogni dubbio a tutti i musulmani che combattono il terrore e il wahabismo''. I terroristi che ''hanno le mani sporche di sangue e che non si ravvedono - ha sottolineato Mirzaiev - devono essere bloccati, messi in prigione o anche annientati. In qualsiasi maniera''.

Il leader spirituale ceceno ha infine ricordato che i ribelli hanno ucciso negli ultimi anni ben 16 imam considerati ostili al secessionismo, ferendo gravemente lui stesso e ha aggiunto di essere pronto in prima persona, in nome delle bellicose tradizioni caucasiche, ''a prendere in mano un'arma se necessario per combattere gli assassini''.

Il vicepremier filo-russo Ramzan Kadyrov ha ringraziato i mufti' e ha assicurato che la fatwa rafforzera' lo spirito combattivo dei poliziotti (ceceni) inquadrati nelle temute milizie anti-guerriglia ai suoi ordini. Il wahabismo ha preso piede fin dagli anni '90 nelle file dei ribelli ceceni ed e' diventato ormai, secondo gli avversari, il loro aggressivo paravento ideologico.
 




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