Messaggi: 14832 Residenza: Kiev - Milano
01 Aprile 2009, 10:00
Tu Rago secondo me sei fuori dal mondo, nemmeno controbatto perché perdo tempo...
Il Gringox ha ragione, teoricamente/romanticamente... Sul lato pratico però il mondo degli expats è fatto delle cosidette Ivory Towers ovvero di milioni di professionisti in giro per il mondo che vivono in sorte di ghetti e del contatto con la cultura locale non gliene potrebbe fregare di meno. Nemmeno l'azienda sarebbe disposta a finanziare i loro contatti: io ne ho conosciuti abbastanza, la loro vita iniziava alle 7 col driver sotto casa e finiva alle 10 di sera. Tempo libero zero, responsabilità enormi.
Quelli che più si divertivano (soprattutto a Mosca :D :D :D ) erano i lavoratori alla metà della scala gerarchica o quelli in trasferta breve anch'essi spessissimo sprovviste di alcuna base di russo.
Non capisco su cosa stiamo discutendo visto che almeno per ciò che concerne Mosca il discorso di come si sono evoluti le cose è abbastanza chiaro: servizi in inglesi per le comunità di expats incluse donne delle pulizie bilingue, scuole internazionali che non sanno più dove sistemare i bambini, interi quartieri sorti attorno a scuole per stranieri (il caso degli appartamenti intorno alla scuola americana di Mosca), agenti immobiliari quadrilingui, etc... Per non parlare poi (povero Sky-boh che probabilmente è cieco) di tutte le multinazionali che prima della crisi affittavano appartamenti per expats a prezzi esosi mandando in malora tanti altri (russi in primis) visto che al finale tuttichiedevano prezzi assurdi.
Gli occidentali a Tokyo parlano giapponese? Gli expats a Dubai parlano arabo? Mi domando perchè Mosca debba essere esclusa dai grandi circuiti economici del mondo dove sempre più spesso il business è in inglese e la lingua non una barriera se si è mediamente o altamente qualificati.
Suvvia, ora so già chi arriva con un commento da fischi per fiaschi...
Ragazzi, la mia versione illuminante rispecchia effettivamente il "mio" approccio verso la società che mi circonda e la mia personale ed eterna romantica ricerca della conoscenza e della verità...
Il sapa mi conosce ed ha usato anche un termine giusto, se vogliamo, cioè il "romanticismo" che delinea la mia personalità ed il mio stile di vita.
Quello che ho detto cozza in effeti con la nuova generazione di - come li chiamate voi - expat, cioè quella massa umana che viene spedita a destra e manca magari per poco tempo a gestire, amministrare, avviare, ecc...filiali o uffici in altri Paesi. Beh, io non mi ritengo come loro e non voglio essere confuso con quella gente.
Per carità, io rispetto tutti, ma pretendo che venga rispettata la mia sensibilità di emigrante che ha cercato con tutte le sue forze di realizzare il suo sogno di vita in terra russofona, che ha studiato, e che tuttora, riupeto, tuttora, cerca di approfondire la propria conoscenza. E più si approfondisce, più si capisce come il buco è profondo...
Io amo il mondo russo, e la sua lingua. Ora sono in Ucraina e mi sono dovuto adeguare alla realtà ucraina, imparando un pò d'ucraino, per lo meno comprenderlo...perchè è giusto così per me. Il russo lo parlano tutti, vero! Ma la "державна мова" (lingua statale) è l'ucraino e io vivo qui ed è giusto che almeno sappia qualcosa.
Certo, a livello pratico serve poco? Embè...io lo faccio per me. E la gente, soprattutto nell'Ovest Ucraina, quando sentono che io capisco o parlo in Ucraino, mi rispettano ancora di più, mi concedono uno "spazio" sociale al loro interno, che non concederebbero a nessun altro straniero, e ciò mi permette di capire, in una parola di di VIVERE intensamente la mia vita.
Quegli expat che vengono tirati in ballo dal mio amico sapetto, sono gente che vive forse per il denaro, che forse neanche ripetta il Paese dove si trova a lavorare, che forse tende a "sfruttralo" e a sfruttrane le potenzialità e stop. Forse mi sbaglio, ma sicuramente pochi di quelli hanno uno spirito ed una tensione culturale che li porta a cercare cio' che cerco io dalla vita.
Siamo su due pianeti diversi!
Ovvio poi che il soldo fa comodo a tutti. Io per primo non mi posso lamentare della vita che faccio a KIev (che certamnete non mi potrei permettere in Italia). Lo ammetto e devo essere onesto con me stesso su questo. In fondo lavoro, mi faccio il c..o e guadagno i miei soldi senza rubarli a nessuno e fortunatamnete qui il mio potere d'acquisto mi permette un certo tenore di vita. Ma ciò non toglie che l'approccio psicologico resta fortemente indirixzzato verso l'integrazione e non verso la "ghettizzazione" o l'esclusione dalla società che mi circonda.
Un abbraccio da Kiev.
Gringox