Ma la guerra ha anch’essa delle “regole”, un modus operandi, se vogliamo un’etica…si fonda su delle motivazioni, siano esse territoriali, siano esse economiche, siano esse religiose…
Ma per giungere ad una soluzione del problema, occorre anzitutto capire quale sia il problema. L’ottenimento di uno Stato (da parte dei terroristi) per far sì che in quello stato nuovo ci viva un popolo, liberato dal giogo di un altro popolo? (es: Cecenia indipendente, liberata da Russia?) Oppure il problema non è lo Stato, bensì una concezione di superiorità di una delle parti (musulmani) che vuole imporre la sua verità e il suo modello agli altri Paesi? Oppure il problema è una risorsa economica (es: petrolio) che una parte di uomini vuole gestire per il proprio tornaconto a discpito di altri uomini che al momento la gestiscono? E dunque non un desiderio di autodeterminazione?
Concludo dunque con due domande: è giusto parlare di guerra? La Russia è un Paese in guerra? L’america è un Paese in guerra? Esiste la guerra al terrorismo? Si possono definire i terroristi come una parte in guerra?
E poi: che obiettivo ha questo “combattere”, e da una parte, e dall’altra? E chi ha iniziato questa guerra?
Sono problematiche complesse che toccano temi profondi, quali la religione, le usanze, la sovranità, il territorio, l’economia…
Gringox
Gringox, il tuo intervento contiene punti di analisi molto equilibrati, oserei dire che mi ricordi
il mio prof di Relazioni internazionali....non avrai mica frequentato anche tu il cortile di via Conservatorio?
Condivido sul "rispetto" verso la guerra, elemento che non si può ignorare nella storia delle relazioni umane.
è difficile stabilire se ciò che accade nel Caucaso da 15 anni, e che si ripercuote in altri luoghi,
sia una guerra.
Io sintetizzando, vedo i seguenti elementi:
- un'aera superstrategica, porta tra due continenti, aree di influenza, punto importante nella
geopolitica energetica
- un crogiuolo di etnie incredibile, sarebbero addirittura 200, terreno di scontro tra religioni
(sono anche aree, e lo sentivo nelle parole di un documentario russo, dove il combattimento e la guerra
sono vissuti e considerati in maniera diversa dal mondo occidentale,
come un elemento naturale e irrinunciabile della vita)
- una potenza in via di erosione, la Russia, che tiene duro per evitare che
l'uscita di un pezzo possa causare esodo, indebolimento e disordine
- la ricerca di imporre la sharia e una entità statuale con il sostegno dei talebani e dell'Arabia Saudita
(soldi e guerriglieri inviati, alcuni capi afghani e arabi sono stati
catturati dagli speznas), e di infliggere una sconfitta agli "infedeli" e vendicare le violenze in
Cecenia (è una spirale di eventi)
- l'interesse americano, ufficialmente non provato nei fatti, all'indebolimento della Russia nel Caucaso
Ora, dividere la STRUTTURA dalla SOVRASTRUTTURA è un'operazione di lucidità intellettuale.
Quando accadono eventi che scuotono l'anima più che il cervello, si tende a concentrarsi sulla
seconda........
....come ho fatto io qualche intervento fa.
Ciò che volevo dire è che si ha a che fare con un attore che compie atti di guerra,
ma non ha il minimo rispetto di quelle regole non scritte che ci sono anche in guerra.
Ecco perchè ho provocatoriamente rivendicato il diritto al "razzismo",
perchè ciò che i jihadisti hanno fatto a Beslan o lunedì scorso va, a parer mio,
fuori dai confini etici anche del più cinico dei realisti.